
per la tua anidride purissima
il male/la storia
il moto precipiziale
della goccia
della faccia liquido
fatta
fatto quasi perfetto
se non fosse per questo
restare del resto
(che il respiro non passa) Continua a leggere »
25 venerdì mag 2012
Posted in Gian Maria Annovi, Poesia

per la tua anidride purissima
il male/la storia
il moto precipiziale
della goccia
della faccia liquido
fatta
fatto quasi perfetto
se non fosse per questo
restare del resto
(che il respiro non passa) Continua a leggere »
16 mercoledì mag 2012
Posted in 2 - Arti visive, Maria Korporal, Paolo Fichera, Poesia, Viviana Scarinci
Dormi come visibile è il frutto di un progetto lungamente meditato. Il punto di partenza sono state 9 opere di Mirco Marcacci. L’ipotesi di lavoro è stata quella che da queste opere potesse farsi poesia, potesse secondo due distinte sensibilità, quella di Paolo Fichera e la mia, avverarsi una traduzione che dall’immagine virasse alla parola. Si è proceduto autonomamente a due scritture che solo in un secondo momento si sono confrontate per mutarsi di poco. Mirco Marcacci, dopo la lettura delle poesie, ha consegnato all’opera una copertina originale e Maria Korporal ne ha curato il progetto grafico. vs
clic sulla copertina per leggere l’eBook
12 sabato mag 2012
Posted in Marcia Theophilo, Maria Korporal
Un video di Maria Korporal tratto dall’omonima poesia di
Marcia Theophilo
Nella foresta esistono
più occhi che foglie
più cuori che pietre
è la notte dell’armonia
una notte soltanto
una notte dell’anno
e non si sa quale
i cuori di tutti gli animali
si accendono luminosi
scompaiono i corpi
e tante luci vagano nel bosco
quante le stelle nel cielo
è la notte dell’armonia
non si divorano, né si conoscono
si incontrano il giaguaro e il tapiro
il coccodrillo e il pirarucù
il tucano e l’anaconda
la farfalla e l’iguana
il falco reale e il macaco
è la notte dell’armonia
per una notte soltanto
nella foresta esistono
più occhi che foglie
più cuori che pietre.
06 domenica mag 2012
Posted in Giovanna Sicari
un’energia assoluta e dettagliata della materia di fronte a cui soccombeva qualsiasi congegno narrativo. dalla prefazione Roberto Deidier
Tre poesie d’amore da “Il giorno fu pieno di lampi”
*
Vorrei prenderti e chiederti e avere
come si chiede alla morte di parlare
avere ancora calore ancora guardare il taglio
dei tuoi occhi bellissimi, guardarlo per sempre
come si fissa uno sguardo che non vuoi che svanisca Continua a leggere »
04 venerdì mag 2012
Posted in Viviana Scarinci
da La creatura che non ti sono somigliante, incipit
testo: viviana scarinci, immagini: alessandro provenzano, voci: daria manetta, angelo zito, viviana scarinci
Troppo crescevano, denudato il nome, le cose
l’evo diaccio del viaggiatore finiva in bruma
l’ultimo ovale. Tra noce e gheriglio e piccole
incommestibili punte, compariva Terza
nel disegno del mondo, comandata dalla maceria
e mondata all’estremo di ogni spuntare
se ne stava in ascolto: archi, getti,
averi solitari e corde di metro invernale
sconfinavano e affacciava una ragazza
che teneva il nascere capofitto nell’ordine. Continua a leggere »
19 giovedì apr 2012
Posted in Segnalazioni
Introduzione a cura di
L’evento avrà luogo presso La Libreria Libra
Via San Michele, 63 Morlupo RM tel 069071120
°
Márcia Theóphilo, poeta ed antropologa, è nata a Fortaleza in Brasile. Rappresenta l’Unione Brasiliana di Scrittori in Italia.
Fra i numerosi premi ricevuti: “Nactional de Contos Editoria, 1969”; “Minerva, ‘83”; “Città di Roma, ‘92”; “Premio Fregene per la Poesia, ‘96”; “Nuove Sant’Egidio 2000”; Continua a leggere »
18 mercoledì apr 2012
Posted in Giorgio Manganelli
11 mercoledì apr 2012
Posted in Segnalazioni
Tag
Anna Maria Carpi, Antonio Loreto, Federico Federici, Francesco Filia, Giuseppe Fonte, Lisa Cadamuro, Luca Minola, Luca Stefanelli, Paolo Giovannetti, Poesia, Rosaria Lo Russo, Tommaso Di Dio, Vincenzo Frungillo, Viviana Scarinci
Venerdì 13 Aprile 2012, ore 21
Libreria Popolare, via Tadino 18, Milano
Alessandro Broggi, Stefano Salvi e Italo Testa
presentano “La forma del poema” Quindicesima uscita
de L’Ulisse – Rivista di poesia, arti e scritture
Saranno presenti, con interventi critici e letture di testi, propri e di autori tradotti:
Lisa Cadamuro, Anna Maria Carpi, Tommaso Di Dio, Federico Federici, Francesco Filia, Giuseppe Fonte, Vincenzo Frungillo, Paolo Giovannetti, Antonio Loreto, Rosaria Lo Russo,Luca Minola, Viviana Scarinci, Luca Stefanelli
21 mercoledì mar 2012
amore durissimo, articolarsi delle ossa, scorrevole
rotolarsi delle ossa dalla pelle, solitarie per quel loro esistere
la diramazione, incantare, mettersi nel canto, mettersi
tutte nel canto, nell’aspro canto del sangue, nell’angolo
appuntito dei nervi, nello schiocco delle membrane, nelle arterie,
nella violenza delle arterie, per quel lasciarsi ricoprire, isole
bianchissime nella carne, per la loro modestia di impalcatura,
di scheletro schivo, di lungo fiore sotterraneo, di radice – a.c.
Il solfeggio è una pratica che consiste nel leggere, ad alta voce e a tempo, uno spartito. Nel solfeggio parlato le note sono lette ritmicamente con il proprio nome, ma non intonate. Mentre viceversa nel solfeggio cantato esse sono intonate in un canto. E anche tra spartito e partitura è bene segnare una differenza. Una partitura, cioè un insieme di parti, è l’organizzazione grafica verticale di più righi musicali contemporaneamente, mentre uno spartito è la riduzione per canto e pianoforte di una composizione concepita per una forma di coralità vocale e strumentale. Continua a leggere »
24 venerdì feb 2012
Posted in Poesia, Questi tempi
≈ Commenti disabilitati

Un concorso riservato alle pubblicazioni di poesia, narrativa e comics e la presentazione del n. 91 di Leggendaria. Il nostro impegno nell’ambito della poesia e a sostegno delle pubblicazioni indipendenti prosegue questo mese con la proposta del Premio per Opere Edite Isola di Ustica 2012 e sabato 25 febbraio alle 21 con SENSIBILI GUERRIERE, presentazione dell’ultimo numero di LEGGENDARIA dedicato alle giovani donne. Un numero particolarmente importante, in cui le nuove generazioni si raccontano, si interrogano e offrono il loro sguardo sul mondo.
Libreria Libra di Monica Maggi
via San Michele, 63Morlupo RM
tel 069071120
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08 mercoledì feb 2012
Posted in Viviana Scarinci
Un’intervista di Viviana Scarinci a Cony Ray, Gabriele Peritore e Marco Orlandi
1.La Poesia E’ Reale si può definire un sodalizio di tre poeti Cony Ray, Gabriele Peritore e Marco Orlandi. Quando è nata l’idea di dar vita a questo progetto?
Cony Ray: Il progetto è nato nel Maggio 2010. A seguito di una cena con Marco Orlandi e di una mia conversazione telefonica a tarda notte con Gabriele Peritore, e nei giorni successivi nel susseguirsi di e-mails fra di noi abbiamo messo a fuoco le linee guida del nostro progetto. L’idea di formare una Poetry Band composta da tre poeti che attraverso l’esibizione “live” delle loro liriche con un approccio nuovo nella declamazione delle stesse, proponesse una performance poetica con l’impatto e la dinamica di un concerto musicale, in forma di ConcertoPoesia : una sorta di partitura per tre voci e tre poeti senza supporto musicale, poiché la musica è nelle parole e nei differenti timbri vocali dei tre poeti, con l’obiettivo fondamentale di coinvolgere e interagire con il pubblico. Continua a leggere »
30 lunedì gen 2012
su Stati di assedio, di Mariangela Guàtteri, Anterem Edizioni, Verona, 2011
pubblicato su Carte nel Vento n 16 , Anterem edizioni
[un dolore solo]
un frattàle di una nota
che organizza il tempo
e in ogni altra dimensione mg
Ascoltare Mariangela Guàtteri che legge Stati di assedio, fa delle parole un’enormità visibile: è fare esperienza dell’enormità di una visione inversamente proporzionale al numero delle parole usate per dirla. Stati di assedio è ideato, secondo precise restituzioni architettoniche a una gigantiasi, nel senso di deformità per eccesso, ben compresa nel singolo dettaglio e riprodotta secondo precisi stadi. In questo lavoro, che l’autrice stessa definisce articolato dalla paura, la costante a stordire del terrore è arginata da un controllo lineare in un assemblaggio plausibile che risolve l’espressione algebrica dell’emotività innescata nel concetto di paura. Nel pixel infinitesimo di un frantume verbale c’è già l’affresco di tutta l’opera. Ma non su di uno schermo. Tutto l’affresco della Guàtteri non si compone per schermate. Continua a leggere »
24 martedì gen 2012
Posted in Viviana Scarinci
Tag
Associazione PoEtica, Corrado Videtta, Edo Notarloberti, giornata della memoria, Libreria Libra, Morlupo, Rignano, Vivianan Scarinci

Un’intervista di Viviana Scarinci a Corrado Videtta degli ARGINE
1. In che misura le tue esperienze precedenti ti hanno portato a concepire il progetto musicale ARGINE secondo collaborazioni cui è consentita, da come si evince dal vostro background, una contaminazione profonda e condizionante del risultato? Ossia che valore e potere ha per te il dialogo artistico in corso d’opera?
A dire il vero le mie esperienze musicali precedenti alla creazione del gruppo Argine sono poche, suonavo spesso con alcuni amici con cui mi esibivo alla chitarra e alla voce presso case private in occasione di feste e ritrovi. Avevamo circa sedici anni e affiggemmo in tutta la città dei volantini in cui ci offrivamo gratis solo per feste private. Invece di andare il sabato con i compagni di classe a mangiare la pizza, suonavamo in case meravigliose tra long drinks e belle ragazze. Ciò che ha formato il mio credo musicale è stato semmai lo studio della musica durante la frequentazione del Conservatorio. In quegli anni capii che usare delle dissonanze con il suono di strumenti tipo il violino o il sassofono soprano era più stimolante per me rispetto all’ utilizzo del suono distorto di una chitarra elettrica, benché ne abbia fatto comunque largo uso. Il valore della collaborazione per me è alla base del suonare. Il concetto di squadra mi piace. Applicato alle discipline artistiche o a quelle sportive o della ricerca in generale ritengo che conferisca una componente esaltante al risultato finale della rappresentazione.
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22 domenica gen 2012
Posted in Fina Garcìa Marruz, Viviana Scarinci
Riferirsi all’acqua come tramite per intendere un transito autonomo che da una condizione conduca più che a un’altra, a una proprietà mutevole dell’essere. Riferirsi all’acqua come un elemento capace di una contaminazione che una sola goccia può infondere fino a permanere in chi è colpito, nel profondo, come un segno caduto per guadagnare una fuga dello sguardo su un passaggio conchiuso come quello quotidiano. E’ questo il battesimo essenziale con cui le cose si danno al loro Dio in un aspetto assunto solo per mentirsi. L’immagine di questa singola goccia, del potere che significa cadendo sul capo di una persona, definisce più che molte pagine, la poesia di Fina Garcìa Marruz. poetessa cubana nata nel 1923 e voce femminile tra le più significative della poesia ispanoamericana del secolo scorso. Il potere battesimale di una goccia d’acqua, caduta su una certa strada percorsa sempre, è in grado anche di cauterizzare l’elargizione di un entusiasmo, come di quelle magie eccessive che le persone si scambiano volentieri a dimostrazione di qualcosa. La goccia è una cattura magica dell’eccesso, stana dal sogno delle cose, per ridare loro una verosimiglianza al reale. L’esattezza della trappola cui la goccia ti destina o ti libera mirandoti, è data dalla pratica alchemica dell’acqua come se di volta in volta quell’unica goccia che ti colpisse dall’alto, fosse un distillato di innocenza, deprivazione, necessità, una metamorfosi del creato che secerne in una goccia lo stato d’anima più terribile, quello che monta un agguato sempre. Continua a leggere »
17 martedì gen 2012
Posted in Società, Viviana Scarinci
Tag
Amal al-Juburi, antonella foderaro, Enheduanna, filosofi per caso, francesco colia, Joumana Haddad, lilith, pier paolo pasolini, poesia arba, Rita El Khayat, Viviana Scarinci
Su un memorabile articolo che Antonella Foderaro scrisse qualche tempo fa, l’autrice condusse un’avvincente disamina sulla figura dello straniero. Circumnavigando tematicamente Pasolini, attraverso uno dei suoi racconti più intensi come Atti impuri, la Foderaro culminò il discorso in questi termini “Non è più sufficiente parlare di razzismo (in tutte le sue declinazioni), gridare e piangere l’ingiustizia del sistema, poetizziamo piuttosto, “reinventiamo” il linguaggio, solo così rivoluzioneremo il sistema che abbiamo ereditato e che ci veste male, anzi che denuda le nostre deficienze.” La mancata poetizzazione del linguaggio denuncia quindi le nostre deficienze anche sociali. Questo in primo luogo però dovrebbe rassicurare sul fatto che la poetizzazione delle cose è accessibile almeno quanto la facoltà che tutti hanno di cambiare il linguaggio attraverso cui si esprimono, seguendo un’evoluzione non solo mimata. La terminologia corriva, il ripetersi di immagini che riducono il pensiero a stereotipi svuotati di senso, imprigionano in una deficienza che non crea vera azione o che rende le azioni inaccessibili al cambiamento, e il linguaggio incapace di rinnovare un senso delle cose che pure essendo il medesimo di prima, prende le sfumature precipue del caso in ogni minuzia e solo in ciò trova la differenza che permette di narrare una storia vera. Non ho potuto pensare che questo quando mi è stato comunicato che il tema del secondo numero della rivista cartacea Filosofi per caso, di cui Antonella Foderaro è cofondatrice insieme a Francesco Colia, sarebbe stato Lo straniero. Continua a leggere »
08 domenica gen 2012
Posted in Viviana Scarinci
Appartengo a una categoria di lettori tra le più inquiete e difficili. Leggo poesia, quasi solo poesia. Procurarmela spesso risulta un’operazione difficile e vagamente losca come l’accesso a una sostanza illegale. Gli editori più piccoli mi figuro che la tengano impilata nelle loro stanze di case. Gli editori meno piccoli me li vedo costretti a estenuanti trattative per inoculare negli scaffali delle grandi librerie, almeno due o tre loro perle, meglio se di autori dipartiti. Spesso per avere i libri che mi interessavano, ho parlato direttamente con chi li ha stampati, se non con chi li ha scritti o mi sono aggirata per librerie di tutte le metrature, con l’aria torva di chi tanto sa che non troverà mai quello che cerca.
Poi un giorno, nel paese di provincia in cui abito ho notizia che no, non è stata aperta un’altra cartolibreria, un’edicola che vende pure tascabili, né una libreria soltanto, ma niente meno che un caffè letterario. Penso, ma quali vuoi che siano le attività di un caffè letterario qui? In un posto in cui la gente torna dal lavoro stanca dopo ore di treno o di traffico e ha solo voglia di chiudersi, bambino e cane compresi, nel suo giardino, a decespugliare fino all’ultimo ciuffo d’erba? Continua a leggere »
21 venerdì ott 2011
Posted in Senza meta
≈ Commenti disabilitati
*
Moderatore: Daniele Macheda (Rainews24)
Relatori: Francesco Colia (Filosofipercaso La Rivista)
Viviana Scarinci (Associazione PoEtica)
Monica Maggi (La Libreria Libra)
di Francesco Colia
È l’epoca in cui l’informazione riesce a penetrare con forza in ogni casa, i social network (facebook e twitter in testa) e il web in generale sono un propulsore inaspettato di notizie, idee, movimenti e tutto ciò fino a un decennio fa era impensabile. Continua a leggere »
19 mercoledì ott 2011
Posted in Senza meta
22 giovedì set 2011
Posted in Segnalazioni, Società, Viviana Scarinci
Tag
Associazione PoEtica, Libreria Libra di Morlupo, Libreria specializzata in poesia, Poesia, Viviana Scarinci

infoPoEtica vivianascarinci@gmail.com
L’Associazione PoEtica in questo momento sta organizzando, in sinergia con la Libreria Libra, il contatto diretto con gli editori di poesia al fine di rendere più fluido l’accesso dei libri di poesia di medi e piccoli editori in libreria. A breve la Libreria Libra darà la possibilità a tutti di acquistare online, tramite il suo sito, i libri già presenti nella sua sede e quelli che giornalmente perverranno dagli editori che credono nel progetto Libra PoEtica.
PoEtica ha iniziato il suo lavoro di divulgazione, catalogazione, custodia e salvaguardia dei luoghi e dei materiali poetici, con 3 precise specificità:
. archivio degli inediti: testi inediti ritenuti meritevoli di essere evidenziati e conservati; Continua a leggere »
08 giovedì set 2011
forse la verità sono queste due giovani mani/ queste due giovani mani sepolte sotto la neve cadente/ e l’anno prossimo, quando sarà primavera/si incontreranno col cielo attraverso la finestra/ steli e spine dai loro corpi/fontane di fragili verdi steli/fioriranno/amore mio/ solo e amore mio più caro FF
Tratto da La dea immediata, un libro inedito di Viviana Scarinci. Consulenza linguistica Angelo Michele Piemontese
Forugh Forroxzād è conosciuta essenzialmente come una tra le più significative voci femminili della poesia persiana moderna. La più tradotta senz’altro. I suoi versi intimisti ed insieme realistici, si possono considerare perfettamente intrinseci al sentimento di una dignità femminile di assoluta avanguardia. La sua unicità risiede nel fatto che attraverso l’evocazione poetica della reale condizione della donna, corroborò tra i suoi contemporanei il libero sentire di una femminilità non convenzionale. Al di là, come vedremo, della solidità della sua poetica, l’importanza di Forugh Forroxzād risiede nel aver saputo riprodurre in poesia un effetto fenomenale coniugandosi semplicemente al coraggio di articolare l’oppressione femminile con lucidità. Esibendo il volto tangibile della sua vita intima nella società, attraverso la forte controreazione che la tradizione le oppose, marcò per mezzo di interventi puntuali, i guasti relativi alle contraddizioni che animavano tanto la sua cultura d’appartenenza che la vita politica del suo paese. Grazie alla poesia intesa come strumento totale del dire, la poetessa è anche annoverata tra le esponenti di spicco del nuovo corso che la letteratura erotica femminile prese dalla metà del ventesimo secolo presso la cultura islamica. Da quel punto in poi la produzione letteraria femminile entrò in una nuova fase che aveva escluso fino ad allora le emozioni private che concernevano la sessualità come soggetto letterario. Forugh fu tra quelle scrittrici che attraverso la sua poesia la esplicitò con maggior pregnanza. Esplorazione di genere immediatamente dopo preclusa, a seguito della rivoluzione del 1978-1979 che portò alla cancellazione di qualsiasi riferimento alla sessualità anche in ambito letterario. Mentre gli scrittori fuoriusciti, e gli interni più o meno clandestinamente, continuarono in quel senso e in altri percorsi non asserviti politicamente, il regime regolava e centralizzava anche la produzione letteraria in accordo coi codici morali fondamentalisti. Forugh Forroxzād in questo senso è ancora al centro di un’istanza sociale estremamente moderna: da una parte l’integrità della persona come individuo esponente la propria singolarità, dall’altra il potere non democratico che impone un codice morale e etico condiviso che la collettività è formalmente tenuta a accettare. Continua a leggere »
25 giovedì ago 2011
foto di Enzo Eric Toccaceli
Se si dovesse pensare a un unico cardine su cui far ruotare quella frenesia plurima che è l’inventiva linguistica di Jolanda Insana, credo che l’ossimoro possa essere annoverato come costante di una sorta di moto perpetuo che ne caratterizza l’intima sfrenatezza. L’ossimoro è una figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini in forte antitesi tra loro. A differenza della figura retorica dell’antitesi, i due termini sono spesso incompatibili. Si tratta di una combinazione scelta deliberatamente o comunque significativa, tale da creare un originale contrasto, ottenendo spesso sorprendenti effetti stilistici (wikipedia). E’ Jolanda stessa a svelarne apertamente la meccanica, definendo la sua scrittura “libertà, spudoratezze e coprolalie, in funzione di mascheramento protettivo, per troppo pudore del sentimento, per troppa tenerezza” (1). Troppo pudore sembra essere l’assunto da cui partono tutte le sue violazioni. Allo stesso controverso modo, l’invettiva sviando l’attenzione dalla pena, conferma la gravità dell’offesa, qualificandola nel dna di una parola del tutto nuova affinché ciò renda la misura esatta di una dolenza inaudita; tanto da essere bestemmiata per dissimularne l’insopportabilità. Continua a leggere »
17 mercoledì ago 2011
14 domenica ago 2011
di Monica Maggi
“Mi scusi, dove trovo lo scaffale della poesia?” “Giù in fondo, a destra” Il giù in fondo a destra significava quasi vicino all’uscita di sicurezza, il che significava quasi alla fine della libreria. E poco importava che fosse Feltrinelli, Mondadori o altro. La poesia era esiliata, relegata, all’angolo e pure zippata. Due scaffali o poco più. “Mi scusi, ma perchè così poca poesia?” “Perchè non si vende, non piace, non la capiscono” Mah, pensavo tra me e me uscendo, a me sembra più incomprensibile una formula matematica…. Così succedeva sempre, perchè da sempre ho letto e cercato poesia. Così poi sono andata a cercare libri di poesia tra l’usato, e ho tirato il fiato per un po’. Ma anche lì poco, trovavo sempre poco. E mi rammaricavo: possibile che il mondo fosse così aspro e dal cuore rancido, da non amare la poesia? Continua a leggere »
11 giovedì ago 2011
Posted in 2 - Arti visive, Maria Korporal
04 giovedì ago 2011
Piccolo albero “Albero della castagna nel lago di Costance” Egon Schiele
La speranza di alcuni che scrivono poesia, come quella di Lucianna Argentino, credo, sia rivolta a una certa compostezza formale, per quanto amena o irregolare, che salvi le cose dal nulla, dal tempo, da una realtà che le significa in modo deficitario o offensivo. Il poeta mette in scena un secondo mondo “un’immensa approssimazione dell’inespresso” (A.M.Ortese) che culmina nei toni di una rivelazione. Ancora di più per certi poeti, questa salvazione, si palesa nella visione di un assente, nello strazio o nell’apice di una vicenda che Lucianna Argentino sa di poter esprimere nella sua rarefazione, nella sua dissolvenza solo da quel fattore estremo che è la poesia annidata come una spora tra le pieghe viventi di una ferita comune a molte donne. Continua a leggere »
01 lunedì ago 2011
Posted in Senza meta, Viviana Scarinci
Ipotizzando che un’interpretazione di una figura consista nel legame imponderabile tra essa e la facoltà da parte di chi l’approccia di tracciarla, anche l’esattezza della riproduzione sarebbe una variabile che dipende dalla propensione di chi si accinge a farlo; una variabile non esente dall’intensità del desiderio che ne prepara le linee e la coloritura originaria nell’ambito di chi soprattutto l’ha cercata. Il desiderio prepara l’incognita inscritta nell’emisfero di chi la cerca, e quell’emisfero pure smette di essere conosciuto, espanso verso ciò che anela, perde necessariamente conoscenza del proprio, così chi rappresenta, come chi ama, si lega alle figure ignote che detengono il suo fuoco. Continua a leggere »
27 lunedì giu 2011
Posted in Daniela Assunta Zini, Letture, Ritratti di donne
“Angelo in molte cose, donna in qualcuna.”
di
Daniela Assunta Zini
Nel salone del suo appartamento di rue du Mont Blanc, a Parigi, arredato secondo l’ultima moda greco-pompeiana, una giovane donna dal corpo slanciato, avvolto in una veste rosa e bianca, dal volto graziosissimo, dall’aria dolce e verginale, ballava per i suoi amici la famosa danza dello scialle, messa di moda da Madame Tallien, la procace Egeria del Direttorio. Gli intimi ammessi allo spettacolo si sentivano trasportare, a poco a poco, in un mondo di sogno; seguendo il ritmo molle della musica, la bianca figura avvolgeva e svolgeva attorno a sé le spire di una lunga sciarpa trasparente e, nel momento culminante di questa magica danza, i lunghi capelli castano chiari le si scioglievano di colpo attorno al corpo e tutto scompariva in un alitare di spume bianche e bionde.
Allora, ansante, si arrestava e fuggiva nella sua camera, dove sdraiata su un divano e coperta da una vestaglia rosa e bianca accoglieva arrossendo, tra il chiarore discreto delle luci velate, le lodi dei suoi ammiratori. Continua a leggere »
20 lunedì giu 2011
“Gli amori vivono una sostanza priva di sopralluoghi” m.g.c.
Atto di vita nascente è un libro generato da un’occasione catartica. Catarsi dal greco katharsis κἁθαρσις, “purificazione” è un termine utilizzato per indicare la cerimonia di purificazione che si ritrova in diverse concezioni religiose ed in rituali magici che prescrivevano di solito il sacrificio di un capro espiatorio (Wikipedia) allo scopo di addivenire a qualcosa di ulteriore che assuma una forma di maggiore purezza. L’espiazione polarizzata nel capro ne fa l’oggetto rituale dell’impurità da cui si vuole prescindere. Anche il capro in quanto razza animale ha un valore simbolico importante. E’ il segno zodiacale il cui geroglifico viene definito firma di Dio, proprio per via del suo definitivo valore trascendente e conclusivo nell’arco dell’anno. Continua a leggere »
13 lunedì giu 2011
Posted in Daniela Assunta Zini, Recensioni e note di lettura, Società
≈ Commenti disabilitati
Tag
Daniela Assunta Zini, De Gasperi, Giulio Paggio, Hitler, Junio Valerio Borghese, Massimo Recchioni, partigiani, tenente Alvaro, Togliatti
Il passato – diciamo “il lascito culturale”, poiché è fondamentalmente di ciò che si tratta – non è una identità prefabbricata e fissata una volta per tutte. È una identità in divenire a pari titolo del presente. Ogni epoca e ogni gruppo umano legge il passato in funzione dei propri bisogni. E se un gruppo umano di una qualunque epoca si mostra incapace di leggere il proprio passato in funzione dei propri bisogni, la colpa non ricade sul passato, ma sullo stesso gruppo umano. In generale, la colpa è di non conoscere il proprio passato e, quindi, di non essere in grado di riconoscere ciò di cui si avrebbe bisogno. E anche quando ciò di cui si avesse bisogno fosse fare tabula rasa, non si farebbe ignorando il passato o fingendo di ignorarlo. dz
una recensione di Daniela Assunta Zini
Come Stendhal, che, spesso, tornava sulla storia della sua vita “senza illusioni in proposito”, in quegli scritti segreti destinati alla posterità, anche noi dovremmo essere curiosi di sapere chi eravamo.
Quanto a me, sono decisa a rimediare a questa lacuna.
Il passato – diciamo “il lascito culturale”, poiché è fondamentalmente di ciò che si tratta – non è una identità prefabbricata e fissata una volta per tutte. È una identità in divenire a pari titolo del presente. Ogni epoca e ogni gruppo umano legge il passato in funzione dei propri bisogni. E se un gruppo umano di una qualunque epoca si mostra incapace di leggere il proprio passato in funzione dei propri bisogni, la colpa non ricade sul passato, ma sullo stesso gruppo umano. In generale, la colpa è di non conoscere il proprio passato e, quindi, di non essere in grado di riconoscere ciò di cui si avrebbe bisogno. E anche quando ciò di cui si avesse bisogno fosse fare tabula rasa, non si farebbe ignorando il passato o fingendo di ignorarlo. Quanto a noi italiani, se mai vi è colpa, non è certo nostra, ma di chi avrebbe dovuto elaborare i programmi delle scuole e non dimenticare, con tanta disattenzione, quanto è accaduto in Italia, sui monti, nelle valli e nelle città, tra il 1943 e il 1945. La storia d’Italia non ha avuto solo Enrico Toti, ha avuto qualcuno e qualcosa di più del lancio di una stampella: ha avuto chi ha fatto l’eroe non perché avesse ricevuto la cartolina precetto, ma perché in montagna era andato di sua spontanea volontà, per “salvare la faccia”, se non altro di fronte ai nazisti che “la facevano” da padroni e ai fascisti che “la facevano” da servi.
La Liberazione dell’Alta Italia, negli ultimi giorni di aprile del 1945, fu, sempre, caratterizzata dal rilievo che vi assunsero i protagonisti di grande spicco e gli avvenimenti di determinante portata. I capi militari della Va e della VIIIa Armata alleate, i generali tedeschi, Benito Mussolini (1883-1945) e i suoi, i comandanti partigiani delle montagne e delle città sono i grandi comprimari di quei giorni in cui si consumò, per noi, l’estrema tragedia della guerra. Continua a leggere »
06 lunedì giu 2011
Posted in 3 - Cinema, Erick Zonca, Viviana Scarinci
Tag
Agnès Godard, Elodie Bouchez, Erick Zonca, Francine Massenhave, Frédérique Hazard, Grégoire Colin, Jo Prestia, Louise Motte, Lyazid Ouelhadj, Murielle Colvez, Natacha Régnier, Patrick Mercado, Roger Bohbot, Virginie Wagon, Yannick Kergoat, Zivko Niklevski
Se l’angelo fosse una creatura di qui quale sarebbe il suo aspetto? Quale il risultato visibile della sua forma? Il suo sguardo sulle cose? Il mondo che vedrebbe a dispetto dell’evidenza? Nella realtà Isa e Marie sono due emarginate nel senso veritiero in cui lo sono gli spiriti irregolari. Si incontrano, capiscono al volo la loro sorellanza. Finiscono per abbandonare il lavoro che le lega alla realtà vessatoria del loro ceto sociale infimo. E si librano in un volo potenzialmente suicida. Il film di Erick Zonca ha un impianto narrativo portentoso al di là dei quadri volutamente dimessi che rappresentano gli ambienti. Lo svolgersi è il corsivo di una speciale elettricità che emanano i movimenti di Isa frammista a una regia che scova nel dettaglio della pelle, degli sguardi, nelle pieghe degli abiti la disperazione febbrile, quasi epica, di Marie. Il film principalmente si dà a questo incrocio, è la costante atmosferica che serve alla narrazione per dire molto di più dei fatti. Lille, in cui è ambientato, è una città, cioè sguardo al limitare ossesso dei propri parametri, tuttavia la città degli angeli è fatta soprattutto di vie sfuggenti alla toponomastica. Accade perciò che Isa, praticamente una vagabonda abbia la virtù divina dello scherzo epifanico che la irradia come una costante e la rende capace di tutto, anche di disegnare la geometria cromatica che farà risvegliare Sandrine, una coetanea che neanche conosce, dal coma, ponendosi semplicemente al suo tavolo. Continua a leggere »
30 lunedì mag 2011
Posted in Federico Federici, Letture
Tag
di Federico Federici
Una parola dura e indecifrabile è attratta dai nostri silenzi. Questa è la poesia che sappiamo di scrivere, in una vigilia perpetua di silenzio. Qualcosa ci sfiora continuamente la bocca, ci sfida alla pronuncia del senso, ha il soffio vivo e frontale di un affetto, ma non si spiega e non è forse solo parola. Ci sono cose che nelle parole si pongono vicine al compimento. Ma la vera parola nasconde le lettere. La vera preghiera passa tra le corde della voce e trova il suo Dio. f.f.
cara *,
lo stile non ci protegge. Una parte di noi si lega alle cose dalle parole, l’altra parte invece è solo parole. Certi accadimenti somigliano a una fitta nevicata che sigilla il paesaggio così che diventa impossibile descriverlo. Dal basso in alto nulla allora è distinguibile. Tutto ricade entro il limite assoluto della neve, in una rivelazione imminente, come osservare un punto preciso sul muro nelle tonalità della luce.
Non per un eccesso del sentire si scavalca il perimetro del mondo. Anzi è la capacità di trattenere le parole e i gesti a perfezionarci, la liturgia dell’esercizio. Continua a leggere »
27 venerdì mag 2011
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![187888_102021286548366_1003764_n[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/05/187888_102021286548366_1003764_n1.jpg?w=529)
corner di degustazione
sweet & wine
ingresso libero
“(…) L’autrice si muove molto a suo agio in questa dimensione metateatrale, e ad ascoltare i suoi versi nello spettatore cresce una tensione che lo porta ad immedesimarsi e a farsi trasportare emotivamente dalle vicende e dalle malesorti delle protagoniste femminili che l’autrice descrive in modo così vigoroso e suggestivo (…)”.
Monica Martinelli RadioLand
Libreria Libra
Centro commerciale L’antica via (ancora per poco)
Via San Michele 22
06 90 19 2808
Morlupo (Roma)
23 lunedì mag 2011
[Quale è la differenza che intercorre tra il mostrarsi e l’esibirsi dell’ambito stringente di questa contemporaneità? Vincenzo Cuomo con uno scritto intensamente poetico esamina la situazione del corpo oggi. Il suo dibattersi all’esterno e all’interno della visibilità. L’essere perennemente visibili nel modo ingannevolmente risolto della virtualità. In questa possibilità di essere visibile e invisibile insieme, toccabile e intoccabile, il corpo, come scrive Cuomo, è anche quello escluso, dimenticato dello straniero, ridotto al silenzio dal lavoro manuale coatto, quello che ospita la sofferenza psichica o le pause che difficilmente si accettano come non performative. Al di là della stringente sintesi filosofica, lo scritto di Cuomo risulta essere profondamente poetico, proprio perché alieno alle sclerosi che rendono filosofia, poesia e società materia fredda, riservata a chi se ne aggiudichi lo studio esclusivo, nella misura di una “esibizione” di contenuti, piuttosto che nel suo mostrare questi “esponendosi” nel divenire di una ricerca che come mozione ha il mantenimento del “segreto” che l’ha ispirata. Lo scritto di Cuomo in questo senso procede in perfetta coerenza con i suoi enunciati. “Solo la danza” scrive Cuomo “una danza capace di dis-orientare il corpo e di dis-organizzarlo, è capace di mettere definitivamente fuori gioco il sistema del giudizio, perché danza intorno al vuoto, al pericolo, al segreto. Pura scrittura intorno al nulla”. ]
§
Ma che cosa intendiamo qui per “invisibilità”? Né più né meno che il “segreto” di cui ogni corpo, ciascun corpo è, più o meno consapevolmente, portatore. vc
di Vincenzo Cuomo
Qual è la condizione attuale dei corpi? Quali sono i caratteri del loro attuale essere al mondo? Ma, prima di tutto, che cosa fa di un corpo un corpo? Oltre ad essere qualcosa che nasce e muore, un corpo è qualcosa che si vede e si tocca, e il luogo di tale visibilità “che si tocca” è la pelle. I corpi che ci circondano sono innanzitutto la loro pelle. Lì essi si rendono visibili, lì essi si rendono “toccabili”. È la pelle che definisce il loro limite materiale, oltre il quale c’è solo la loro distruzione violenta; ed è la pelle che rende “visibile” la loro alterità, la loro distanza irriducibile, la loro “intangibilità”, la loro invisibilità. Nel tocco della loro pelle, si tocca l’invisibilità dei corpi, vale a dire la loro intimità, la loro segretezza. È di questo paradosso che, come è noto, Jean-Luc Nancy è il pensatore indiscusso. Continua a leggere »
16 lunedì mag 2011
Posted in 4 - Fotografia, Edward Weston, Imogen Cunningham, Letture, Viviana Scarinci
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Andrea Sirotti, Anne Sexton, antonia pozzi, Edward Weston, Imogen Cunningham, Loredana Magazzeni, Margrethe Mather, Maria Grazia Lenisa, Michel de Certeau, Monica Maggi, Patrizia Valduga, Rainer Maria Rilke, Viviana Scarinci
Margrethe Mather e Edward Weston (Imogen Cunningham, 1922)
olmo. Olmedo. Viola.
Canarino
brusio – petraia –
biancore del grigio
cammino – silhouette –
tenerezza m.m. (1)
La poesia intrapresa dal corpo femminile è qualcosa che ha sempre, più o meno volutamente, un significato politico. E’ attraverso il corpo del poeta che la poesia costruisce o ricostruisce l’identità dell’individuo universale cui si rivolge, definendo in primo luogo la dignità di chi scrive nel rispetto delle asserzioni che i versi hanno reso dicibili. In questo modo diventa peculiare il fatto che sia una donna e non un uomo a intraprendere il genere erotico, ossia una parola poetica che non porta a definirsi come genesi ma che esprime in un ambito visibile la materia dei corpi attraverso il piacere ricercato, espresso, vagheggiato, lacrimato. Questa espressione verbale della fisicità svia il rischio che la poesia si faccia voce soltanto, principio di irrealtà, pulsione inattendibile o comunque concernente un’astrazione, per ridiscendere, la sfera plausibile ed insieme magica delle infinite possibilità che la parola rappresenta. Continua a leggere »
09 lunedì mag 2011
Posted in 2 - Arti visive, Giacomo Cerrai, Maddalena Sisto, Racconti
Se uno ascolta, viene posseduto g.c.
di Giacomo Cerrai
Pazze, solo pazze. Alias riesce a conoscere soltanto pazze, una bionda ossigenata pazza, una bruna smagrita dalla pazzia, una dolce pazza ragazza triste con manie di persecuzione. Tutte le donne che incontra sono pazze o sono in procinto di diventarlo. Tutte hanno problemi, o se non li hanno se li inventano, perché per loro la vita è un sistema di relazioni dove c’è solo da perdere. Lui le incontra, qualche volta le cerca, le scova come un rabdomante, seguendo strani segni astrali. Ogni tanto invece gli capitano. Perché loro? Non potrebbe essere altrimenti. Alias non è bello, né ricco e neanche socialmente ben piazzato. Lavora in un archivio, una specie di borgesiana biblioteca piena di memorie perdute e di merda di piccioni. Ha una sola qualità: ascolta, e poi, quando ha smesso di ascoltare, ricomincia da capo, con la stessa o con un’altra. Alle normali non importa, ma quando le pazze se ne accorgono non c’è più niente da fare, è il delirio. Per loro è un bene prezioso, più dell’amore o del sesso. Un uomo che le ascolta, è molto meglio di una donna, perché la donna ascolta e giudica. L’uomo ascolta e intanto pensa a qualcos’altro, magari all’eventualità di farsi una bella scopata alla fine di quel gorgo di parole. Anche Alias non giudica, sta attento a non essere giudicato, per calcolo o difesa. Non crede che la povera pazza ignori la cosa. Forse la preferisce, come un surrogato accettabile di un rapporto con un uomo, senza, apparentemente, troppe complicazioni. Diciamo che così lui ha scoperto una nicchia di mercato, in cui soddisfa la sua curiosità delle donne. Continua a leggere »
30 sabato apr 2011
Posted in Daniela Assunta Zini, Ipazia, Letture
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Anastassia Baburova, Anna Frank, Anna Kuliscioff, Anna Politkovskaja, artemisia gentileschi, Aung san suu kyi, Carla Capponi, Diane Fossey, Edith Stein, Emily Davison, Fania Fénelon, Gesù di Nazareth, Gina Galeotti Bianchi, Giovanna d’Arco, Giovanni di Nikiu, Ilaria Alpi, Indira Gandhi, Irina Khalip, Liliana Segre, Mafalda di Savoia, Malalai Kakar, Marisa Musu, Meena Keshvar Kamal, Michael Deakin, Milena Jesenská-Polak, Nadia Anjuman, Narges Mohammadi, Nasrin Sotoudeh, Natalya Estemirova, Neda Aqa Soltan, Oksana Chelyscheva, Olympe de Gouges, Rigoberta Menchú, Rosa Luxemburg, Shadi Sadr, Shirin Ebadi, Simone Veil, Soheila Ghadiri, Tahereh Qurratu’l-Ayn, Tahmineh Mousavi, Taisija Osipova, Uma Singh, Zahra Rahnavard, Zarema Sadulayeva
di Daniela Assunta Zini
I lavori di Ipazia ci sono noti attraverso sette lettere la 10, la 15, la 16, la 33 (frammento), la 81, la 124 e la 154.
Dal IV al XVIII secolo, il cristianesimo è ridotto al rango di religione di Stato. Si addice che tutti gli abitanti di un territorio aderiscano alla stessa confessione, tengano per indiscussi pretesi dogmi e si conformino ai riti in vigore: la sanzione dei dissidenti è il rogo.
Si deve rendere tutto a Dio, che trasmette tutto a Cesare.
Gesù di Nazareth, crocifisso in nome della legge romana, nel 30, diviene la cauzione di tutti i poteri, a partire dal 315.
24 domenica apr 2011
Posted in Daniela Assunta Zini, Ipazia, Letture
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Apollonio di Pergamo, Cirillo di Alessandria, Daniela Zani, Ipazia, Lucien Polastron, San Clemente di Alessandria, Sinesio
“Piaccia a Dio che io cessi di vivere o di ricordare la perdita dei miei figli! Abbi cura di te e saluta da parte mia i tuoi felici compagni, il venerabile Teocteno, innanzitutto, e il mio caro Atanasio, poi, tutti gli altri. Se il loro numero si è accresciuto di qualche nuovo venuto, che merita il tuo affetto, io devo essergli grato di meritarlo: è mio amico; riceva anche lui i miei saluti. Mi porti ancora qualche interesse? Te ne sono riconoscente, mi hai dimenticato? Io, nondimeno, non ti dimenticherò.”
di Daniela Assunta Zini
Socrate scrive venti o trenta anni dopo gli avvenimenti che riferisce e a una distanza di mille chilometri dal luogo, ma vive nella capitale dell’impero e si può presumere che abbia avuto facile accesso ai documenti della curia.
17 domenica apr 2011
Tag
Ammiano Marcellino, Antologia Palatina, Blaise Pascal, Charles Marie Lecomte de Lisle, Cirillo di Alessandria, Claude Lepelley, Cristianità, Daniela Assunta Zini, filosofia, Giovanni di Nikiu, Ipazia, Pallada, Platone, Sant’Agostino, Sinesio di Cirene, Socrate lo scolastico, Voltaire
ὅταν βλέπω σε, προσκυνῶ, καὶ τους λόγους.
τῆς παρθένου τὸν οἶκον ἀστρῷον βλέπων
εἰς οὐρανὸν γάρ ἐστι σοῦ τὰ πράγματα,
Yπατία σεμνή, τῶν λόγων εὐμορφία,
ἄχραντον ἄστρον τῆς σοφῆς παιδεύσεως.Quando ti vedo mi prostro davanti a te e al tuo verbo,
Vedendo la casa astrale della Vergine,
Infatti, verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza del verbo,
Astro incontaminato della sapiente cultura.Pallada, Antologia Palatina, IX, 400
di Daniela Assunta Zini
Vi sono creature che mi fanno credere che l’anima esista.
Il mio intervento di questa sera si incentra su Ipazia.
Perché Ipazia? Continua a leggere »
08 venerdì apr 2011
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Sabato 9 aprile ore 18
GUIDA ALLE LIBRERIE INDIPENDENTI
DI ROMARoberta Barbi, Sara Regimenti, Egilde Verì
LIBRA – CENTRO COMMERCIALE L’ANTICA VIA
via San Michele 22 – 00060 MORLUPO (ROMA)
06-90192808 mob. 347 7618417
INGRESSO LIBERO
saranno presenti le autrici
“Niente è più prezioso per chi lavora per l’arte e per la cultura che la garanzia dell’indipendenza e della libertà dei contenuti”
*
Dalla prefazione di Andrea Satta
La mia sala di lettura è sempre stata il tram. Il 30 per essere precisi, che mi portava all’Università, e il 14, dalla mia amichetta dove andavo a studiare e a fare l’amore. Leggevo, seduto in piedi attaccato al corrimano come a un ramo, una scimmia, dondolando con il libro in mano, giocando sul piede d’appoggio. Continua a leggere »
02 sabato apr 2011
[sulla felicità in tre quadri di Sergio Padovani]
Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.
Epicuro, Sulla felicità
1. La finzione. Queste bestie …
Che c’entra il male con la felicità? Possibile che paradossalmente la purifichi dall’etica e la dia per quella rivelazione tronfia, inaudita che non dà neanche piacere? Quello che articola Sergio Padovani è un terzo grado, un iter attraverso una sua propria terna in cui i livelli di un senso astruso sembrano indicare qualcosa di indefinibile attraverso tre immagini altamente definite. Un totale capovolgimento che riguarda anche la morfologia dei corpi e che riduce tutto a pensare due semplici parole, come felicità e piacere in un rapporto tra loro, molto meno noto di quello che si è creduto fin qui e più arduo di quanto si sia disposti a credere. Che c’entra il piacere con la felicità nel mondo pittorico di Sergio Padovani? Forse nulla. Continua a leggere »
23 mercoledì mar 2011
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Angelo Maria Ripellino, Casa della Letteratura di Roma, Corriere della Sera, critica letteraria, Giovanni Raboni, Parga, pier paolo pasolini, Poesia, Vladìmir Holan, Vladimir Justl
di seguito un estratto da Il poeta murato, pubblicazione che realizzarono nel 1991 le Edizioni “Fondo Pier Paolo Pasolini”
dalla prefazione di Giovanni Raboni
(…) Nessuno di noi vuole per altro nascondersi, o nascondere al lettore, che non solo la copertina di questo libro, ma il libro stesso – la sua esistenza, la sua comparsa in questa collana – è o può sembrare una sorta di ossimoro. Quando, nel 1975, compì settant’anni Holan, una rivista italiana (…) pubblicò, assieme a una sua breve poesia inedita (…) anche dei versi, pure inediti, di Pasolini, intitolati “Guardo la finestra chiusa della casa Holan”. E questi versi erano, anzi sono (anzi possono sembrare) un attacco a Holan, che Pasolini descrive come un eremita “divenuto venerabile” la cui privatezza è “vezzeggiata e protetta” dalle “migliori signore borghesi”, un vecchio malato le cui mani “non gli servono più se non a tremare” e che sorbisce “brodi e tè/ come un piccolo sublime porco ferito/ ingrugnato e affabile” un “poeta da teatro” che fa “il gesto di scrivere poesia anziché scrivere poesia” … Nella decisione di pubblicare questo libro nei “Quaderni di Pier Paolo Pasolini” qualcuno potrebbe vedere, una volontà di paradosso, una bizzarra e un po’ sconsiderata provocazione. Come interpretare come giudicare altrimenti, la presenza di un poeta che Pasolini non amava, al quale Pasolini si rivolgeva con dura estraneità e quasi con ripugnanza, nella collana che porta il suo nome? Continua a leggere »
03 giovedì mar 2011
Forugh Forroxzād:una, nessuna, centomila
Lunedì 7 marzo alle ore 17:30
Libreria OdradekVia dei Banchi vecchi 57, Roma
a cura di Daniela Zini
In un momento culturale, politico e sociale, così carico di tensioni abbiamo voluto porre un accento di riflessione su quello che universalmente, troppo spesso, viene sottovalutato: la conquista attraverso i secoli dei diritti delle donne. Per contro, il raggiungimento di tali privilegi in una società che tende al multietnico e al globale, si scontra con realtà in cui essere donna equivale a non avere alcun peso sociale, alcun diritto e alcuna possibilità di affermazione personale. Continua a leggere »
26 sabato feb 2011
René Magritte, Il vaso di Pandora
O madre segreta.
O madre silenziosa e attenta. O madre ruvida
e tagliente come una polvere di vetro.
Sai che resistere al dolore è una forma di vita
assai distratta m.r.
di Marco Ribani
Il miracolo di questa vita tutta stropicciata
sgangherata è un miracolo che non è di lampo
viene da una poesia che deborda dalla pentola
in cui l’alchemico apprendista mescola grumi
di coscienze strappate con le unghie al volere
del signore. E allora aggiunge e schiuma e toglie
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22 martedì feb 2011
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Felix Guattari, Gilles Deleuze, Giorgio Passerone, Gwyneth Lewis, Massimo Carboni, pittura, Poesia, Sergio Padovani, Viviana Scarinci
opera di Sergio Padovani
***
Allora seppi che
le madri non vivono su rette vie.
Il suo mondo era ripiegato, aveva il dono
Della tenerezza, della sveltezza e del saper mentire.
La mia fede nella schiettezza fu minata.
Sempre con passo pesante ero indietro di molto.
Gwyneth Lewis
[una nota di lettura su L’assassino della lingua di Gwyneth Lewis]
Cosa si intende per autore minore? Su che piano si gioca la minorità di un autore? Se “l’autore minore” può essere visto come “uno straniero nella propria lingua” (1) nel caso di Gwyneth Lewis, la minorità si esprime in primo luogo nella reale appartenenza a una minoranza linguistica, quella gallese.
Ma la Lewis pur partendo da questo presupposto estende la sua “minorità” fino al paradosso di renderla un assunto universale. Ossia minorità di una lingua infinitesima che nella lingua data si cerca. L’opera è quindi la ricerca, il moto a luogo, lo spasmo iniziatico che glissa anche tematicamente sull’intenzione che lo motiva.
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25 martedì gen 2011
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Adrian Henri, albatro, Bernardino Nera, Brian Patten, Floriana Marinzuli, Liverpool, Poesia, Prosa, Roger McGough, Viviana Scarinci
“In pubblico la poesia dovrebbe spogliarsi dei vestiti e salutare la persona più vicina; (…) Alla vista dei matematici dovrebbe sganciare l’algebra dalle loro menti e rimpiazzarla con la poesia; alla vista dei poeti dovrebbe sganciare la poesia dalle loro menti e rimpiazzarla con l’algebra; dovrebbe toccare chi non sopporta di essere toccato, dovrebbe innamorarsi dei bambini e corteggiarli con le fiabe; per due anni dovrebbe aspettare sul pianerottolo il ritorno a casa dei suoi compagni poi uscire fuori e trovarli tutti morti ” (1)
Sono rimasta piacevolmente sorpresa di trovare sul numero di Dicembre di Poesia, un articolo molto interessante completamente dedicato a Brian Patten e all’esperienza dei poeti di Liverpool. Nell’articolo si indicano precisamente le vicissitudini familiari e sociali che nella prima parte della vita di Patten per sua stessa ammissione, hanno avuto, più di una formazione classica, un ruolo chiave in quello che sarà il futuro del suo intendere la poesia. L’esperienza di Liverpool coinvolge altri due poeti, Roger McGough e Adrian Henri, nel decennio tra gli anni 1960 e 70. “Uno degli aspetti socio-culturali più rilevanti emersi da quella cultura giovanilistica si manifestò nell’orgoglio Continua a leggere »
28 martedì dic 2010
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di Paola Abeni
1
Finire in questa poca
luce
come piccoli stormi i nodi
che raccolgono i nomi
colpi che finiscono in niente
come un respiro corto
le pillole infrante tutte
allineate
se ascolto l’armonia del vuoto
l’ombroso sentiero della vita
e ricordo di aver visto
questo è un giorno che non ho. Continua a leggere »
01 mercoledì dic 2010
Posted in Recensioni e note di lettura, Viviana Scarinci
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Jacob Zuma, Natalia Molebatsi, raphael d’abdon, Silvia Camilotti, spoken word poetry, Thabo Mbeki, Viviana Scarinci
Il libro si intitola “Roba da donne”, la curatrice Silvia Camilotti per le edizioni Compagnia delle lettere. Per la verità all’inizio mi ha attratto la copertina, la veste editoriale che, sebbene sia quella di un tascabile, lascia intendere anche dall’aspetto la preziosità dei contenuti. Poi sfogliando il libro mi sono resa conto dell’operazione inconsueta in cui mi fossi imbattuta.
23 sabato ott 2010
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The Waltz, un video di Maria Korporal, © 2010
“Il video fa parte del ciclo Korporal Zoo: una serie di brevi video che trattano il rapporto tra animali e esseri umani da diversi punti di vista – culturale, sociale, ambientale. Nel video The Waltz figurano uccelli che volano liberi, e una coppia di donne (possono essere sorelle, amiche, amanti) che sono rinchiuse in una gabbia e ballano infinitamente sul ritmo di un valzer. Alla fine riescono a liberarsi…” M. K.
Il video è stato proiettato il 24 aprile 2010, durante l’evento Female Power, e il 10 luglio al Festival Miden, Kalamata, Grecia.
10 domenica ott 2010
“e sarò il tuo concetto
d’amore, debole, senza persona” G. P.
§
Già il letto
è colmo della mia febbre,
per questo addio
prima non saputo:
l’amore, tardi
per amore riconosciuto,
e abbandonato,
mi spoglia del mio avere.
Tanto ho acquistato
e perduto,
ho tanto misurato
che ho consumato
i cicli della vita
in una breve corsa. Continua a leggere »
06 lunedì set 2010
Illustrazione di Anna Bernasconi
Leggo su D, l’inserto del sabato del quotidiano La repubblica, il titolo: “Vorresti davvero che tua figlia facesse una vita come la tua?”. Sotto ci sono due foto: una rappresenta una giovane donna bionda in abiti pratici. È Gaby Insliff, ex editorialista dell’Observer e attualmente mamma, stando alla didascalia. A fianco alla foto di Gaby c’è quella del figlio, un bambino di neanche due anni. Potrei limitarmi alla lettura del titolo e alle foto corredate da didascalia, per avere un’idea abbastanza precisa del contenuto ma anche del taglio con cui la giornalista italiana, prende a scusa la vicenda della collega inglese, per dire la sua. Potrei fermarmi qui, ai volti di questi due, madre e figlio, e capire tutto, senza comporre a mia volta la versione della madre che spaccia la scelta di scrivere per alternativa e più indipendente, rispetto a quella delle madri che scelgono volontariamente, ammesso che ancora ce ne siano, la casalinghitudine, come abbracciando la croce. Ma l’argomento mi preme troppo perciò comincio la lettura. In realtà apprendo dalla giornalista italiana più i fatti suoi che quelli di Gaby. Continua a leggere »