Era il cane a cui avevano tagliato le canne.
Era l’osseto il ceceno l’afgano impelagati.
Era la musica di ritorno del quarto d’ora di gloria.
Era l’eroina mischiata di a un bel rave giocare.
Era la cangiante struttura dell’apocrifo ratto.
Era il sempre nel mezzogiorno dell’indice.
Era il bisogno d’uno e solo, d’uno e solo, duro.
Era il cuoco di Salò che prepara la pasta alle lucciole.
Era la morte vera con le zanne di fuore.
Era la morte, vera, senza niente da dire.
Erano entrambe: la solita cosa che potentemente affiora dalla palla quieta del vivere.
Era il dio buttafuoco.
Era la dea corona.
Era la bellezza bambina.
Era la porca matrona che la divora.
Era che il porco è uno e abita dentro la bellina.
Era che il diavolo sbrana per chi vorrebbe, mille operosetti ogni mattina.
Era la rima, a fare il verso alla mannaia delle madri.
Erano le madri inginocchiate ardenti.
Era il pregare la distruzione degli altari degli altri.
Era sbattere il pugno sulle tavole dei denti.
Erano i denti di chi ci aveva mangiato l’amore.
Era l’amore che ci aveva dato qualcosa da succhiare.
Era quel latte buono solo per noi rosellini porcelli.
Era prima di tutto, era sempre, era il dio dei furori.
Era il cane degli altri che abbaia la notte di fuori.
Era il cane.
03 martedì apr 2012


Per cui con l’astratto si può dire tutto. Non presa posizione definita il mondo svolge spirali e non s’incaglia.











E’ passato un anno dalla morte di Fabrizio Pittalis, giovane autore fondatore di Karpos. Molti amici, in un modo o nell’altro, hanno voluto testimoniare quanto sia stato importante per loro, condividere con lui il progetto Karpos e soprattutto frequentarlo come uomo e poeta. Dai vari interventi che ho letto in rete, sembrerebbe che l’artista non abbia voluto coinvolgere gli altri compagni di viaggio, su quanto gli stava accadendo come essere umano. Ora gli stessi “amici”, oltre ad aver dedicato una serata di letture poetiche, nella sua Porto Torres con “Molto spiacenti, Sir”, dispensano letture dei suoi testi nei vari reading che presenziano, o nei loro blog. Un modo per donare agli altri le sue cose, segno d’affetto e di stima, ma anche, secondo me, per sentirlo, in qualche modo ancora vicino.