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“Ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta
è stata data in proposito.
Ma io non lo so,non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. “Wislawa Szymbowska
Sfronda le molte parole che ti vengono in mente,
non farne d’una cento, ma di cento, una:
la parola è come la perla e il poeta n’è il palombaro;
non è facile cosa afferrare una perla speciale![Nezāmī in Khosrov-o-Shīrīn]
Eh, ironia con te la disperazione è filosofia! Ma senza di te, ahinoi, la poesia è pura (mera) melanconia. (Pietro Pancamo)
"Il poeta è prima di tutto cittadino" Antonio Fiori
"Io credo che una poesia al giorno tolga il conformismo di torno..." Narda Fattori
"Cos’è la poesia? non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu." (La tigre e la neve, R.Benigni)
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Archivi autore: Villa Dominica Balbinot
DAL CELLARIO DELLA CARNE- recensione di Narda Fattori
NOTE DI LETTURA di NARDA FATTORI su VILLA DOMINICA BALBINOT La poesia è il farmaco che apre ogni volta la ferita e ne spinge fuori la materia in eccesso, il marciume, l’infetto. Per i poeti che hanno coraggio. Medicina e … Continua a leggere
SOLO LE ACQUE ERANO
In quelle lontananze bluastre vi era come la rovina di tutte le rovine, un annientamento, la fascinazione tetra ( e una flussione di excorticature, quell’escare
” Quarantacinque ” poesia di EMILIO VILLA
ex- libris di Roberto Matarazzo A ormai 10 anni dalla sua scomparsa ricordiamo il poeta Emilio Villa ( 21 settembre 1914- 14 gennaio 2003 ) Quarantacinque di Emilio Villa Stavano schiacciati sotto il portone come una pigna di sassi, ma … Continua a leggere
L’ASCOLTATORE INTENTO
L’imperatore impotente si ottunde a scrivere poemi in un giardino e intanto i suoi eserciti uccidono e bruciano. Ma noi, in povertà senza amore, serbiamo qualche intesa
QUEL LUOGO DELLE SABBIE
In un desiderio eterno -in un dolore eterno- essi tutti scorticati rosi erano a metà, dalle rivelazioni, della dispietata dottrina. E guardavano,
VENNERO- DUNQUE
E vennero- dunque- quelle incessanti variazioni dei venti, la bruna incisione invernale la infossata piega, – una tremenda velocità segreta. Eccolo- allora- quel candido abrupto muro
LINDE INCORROTTE ( E VUOTE)
Linde incorrotte – e vuote- perfino certe sue amplificazioni retoriche ( le giaculatorie orazioni) parevano riverberare, quali un luccichio marmoreo su nude pareti,
QUALE TREMENDO – E BELLISSIMO
Nel lungo tramonto blu del deserto blu il loro grido sembrava nascere dalla notte stessa quale tremendo e bellissimo – come il carnivoro fiore… In questo scorticatoio – e tra i flegmi,
DE GLI “INCONCRETI FURORI”- note di AUGUSTO BENEMEGLIO
Dominique Villa INCONCRETI FURORI NOTE DI LETTURA DI AUGUSTO BENEMEGLIO 1.L’arte suprema della parola Quando leggiamo i versi cupi tenebrosi angosciosi dolorosi malinconici( “la malinconia è la vera scienza del dolore e dell’angoscia”)versi funebri, grotteschi, satanici , apocalittici , talora … Continua a leggere
E GIUNSE COSI’ LA PRIMA NOTTE
E giunse così la prima notte: dalla finestra entrava una luce boreale… Nell’ermetica stanza (come se dalla febbre a lei fosse, la calcinata carne) la sala operatoria, l’obitorio, il purgatorio tutto sembrava a un passo,
VI ERANO SOLO LE MORTE TORRI
“Ecco il fiume di parole di tempo di sangue quelle visioni, gli angeli e la città di ghiaccio – oscuri nello splendore…” Nei grandi inghiottitoi il popolo degli abissi non osava emettere le meditazioni vaste e ingrate,
ERA FINITA LA BREVE FIORITURA
Era finita la breve fioritura, e era il culmine del giorno sopra il riflesso della montagna in fiamme: il suo vero significato, il momento della resa… Qui era l’infiammato punto,
OH VOI CHE AVETE MORTI
Oh , voi voi che avete morti seppelliti sotto l’erba verde – all’ingiù, verso lo sconvolto fondo ( dentro la terra, dentro la terra, dove è buio…) Questo fu, l’iniziale deliquio del sotterraneo uomo ( è la anima tutta che … Continua a leggere
LA LUNGA CONVULSIONE SENTE
Malata di morva la lunga convulsione sente, quel biancore ardente di gelo: fermato il deflusso del sangue come da una arteria aperta risulta inerzia agli apicali -e con crepitazioni, i piccoli fuochi mai spenti… Dileguava ora quel pallore,
IN QUESTE SPORADICHE SILENTI RADURE
…””Essi dunque raccoglievano le parole della agonia, le parole spremute, ma anche nel confortatorio – fin sul patibolo – prevaleva l’insensatezza delle cose”… …In queste sporadiche silenti radure
SOLO QUELL’ESTREMO TAGLIO
Non c’è poi nessun padre sulla terra, forse invece l’odio tremendo della dottrinaria dello gnostico. Avrei solo e sempre dovuto sentire l’estremo taglio della morte,
QUELL’UNICA GOCCIA di Villa Dominica Balbinot
Mi colpisce quella singola goccia che, scendendo dalla grondaia, continua a cadere. Ce n’è una sola di goccia, ed è testarda, e risuona metallica – a ondate che paiono cronometrate a intervalli identici –sul bordo di ferro dipinto di bianco … Continua a leggere
LE DUE SORELLE FRANCESI di Villa Dominica Balbinot
QUEL PRESEPE di Villa Dominica Balbinot- n.20
Per un po’ aveva smesso di nevicare, e ne aveva approfittato per andare in cerca di muschio, e di vischio. Gli servivano per fare il “suo” presepe, sistemato come ogni anno su di un lungo tavolo rettangolare, in un … Continua a leggere
E I FIORI SFOLGORAVANO
Tu eri la sua creatura amata, e era l’odore dei pini e dell’erba falciata, dei fiori, e dell’acqua… E si consumavano, si sfolgoravano allora, nel precipitante elemento.
E NE SAREBBE STATA AFFETTA di Villa Dominica Balbinot
Era l’odore della terra in fiore: la sua splendente bellezza permaneva, le faceva amare cose inermi Si sentiva tutta riarsa – e con suo stesso orrore- fino al midollo di una sua magra esistenza selvatica.
LASCIATI PORTARE INTATTA di Villa Dominica Balbinot
“Lasciati portare intatta alla barca dei morti: la terra è già come arsa, sotto tutta quella folta erba…” E ecco che lei si miserava,
UN UNICO CIELO di Villa Dominica Balbinot
Ma la carne le tremò: come fosse uscita da una casa in fiamme l’accendeva un incendio lento e spettrale… Nessuno si condoleva, un unico cielo pallido rimbombava tra le pareti cave.
QUEI CALICI PURPUREI di Villa Dominica Balbinot
Davanti a un cristo crudelmente incoronato la polvere delle parole cadeva, come da disegni smagnetizzati Dunque tutto era crudo e diffidente, in quell’immensa rimembranza della morte,
THE INFINITE JEST di David Foster Wallace
Lenz indossa un cappotto di lana pettinata e i pantaloni scuri e i mocassini Brasiliani lucidati al massimo e una parrucca che lo fa assomigliare a un Andy Wharol abbronzato. Bruce Green indossa una brutta giacca di scadente pelle dura … Continua a leggere
E ALLA FINE POI VI FU di Villa Dominica Balbinot
Alla fine poi vi fu, quella macerazione, con quei suoi deliquescenti eccessi… Nella mente si sfaceva, smoriva come in una prateria sommersa, in quelle paludi dei cipressi, nelle stagnanti acque. Tutto era divenuto elusivamente grande,
NELL’AZZURRA FIORITURA di Villa Dominica Balbinot
Nell’azzurra fioritura del suo recesso (meraviglia vi era stata – all’inizio-, dell’ immacolata bellezza) i fiori erano ormai scuri per l’ombra della notte, come alghe viola le ombre stesse. Le parole dunque scritte
UN RITRATTO di Villa Dominica Balbinot
QUELLA VOLTA, QUELLA FOTOGRAFIA di Villa Dominica Balbinot
Sulla parete, e ben centrato al di sopra di quel comò di legno chiaro e con il ripiano coperto da carta fiorata ridotta a uno spessore minimo- da tagliuzzamenti manuali forse fatti con una lametta di rasoio , niente in … Continua a leggere
LE ASCESE ERANO INTERMINABILI di Villa Dominica Balbinot
…E arsero quei fiori di fiamma, sembravano una cascata rossa… Lei non temeva quella stagione, – di limo e di erba esausta sotto il sole- con gli elicrisi che durano tanto. E cercò il tepore impuro,
TUTTO TUTTO E TUTTO GLI ARIDI MONDI SOLLEVANO di DYLAN THOMAS
Tutto tutto e tutto gli aridi mondi sollevano, Piattaforma del ghiaccio, il solido oceano, Tutto dal petrolio, dal pestare della lava. Città di primavera, il fiore governato, Ruota nella terra che fa girare in tondo, Le città incenerite su una … Continua a leggere
ANDAMMO POI VERSO LE LAGUNE NERE
Con gesti lenti e catatonici ( punteggiati da un silenzio immobile) andammo noi verso le lagune morte – le zattere di fiori, le gondole- quella città incastrata tra i giacinti acquatici… Ogni cosa nell’oscurità era in muto avvicinamento:
LE BENEVOLE di Jonathan Littell
“Fratelli umani, lasciate che vi racconti com’è andata. Non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non vogliamo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l’assicuro. Rischia di … Continua a leggere
TUTTI QUEI DESERTI ROVENTI
Nella luce cruda dell’alba ( nei deserti roventi) era scaduto il tempo vincolato, faceva ora la scoperta dei recessi: enormi ninfee galleggiavano mostruose, e tutto era inconsueto , troppo dolce, troppo grande…
OPERE IN CONCLUSIONE di Villa Dominica Balbinot
Accanto a un gruppo nutrito di quelle che ho definito “OPERE IN CONCLUSIONE”. – che mi azzardo a postare in una specie di anteprima ma solo perchè sono abbastanza avanti per potersene fare un’opinione-
QUELLA VOLTA – prima parte- di Villa Dominica Balbinot
Quella fu la mattina in cui, proprio al di sotto di un materassino di gommapiuma rivestito di una specie di rivestimento multicolore che pareva fin incollato nonostante una cerniera attestasse che si trattava di un coprimaterasso di quelli sfoderabili– vi … Continua a leggere
LA VITA CHE SALVI PUO’ ESSERE LA TUA di Flannery O’ Connor
“La nonna non voleva andare in Florida.Voleva far visita a certi suoi lontani parenti nel Tennessee orientale e approffittava di tutte le occasioni per far cambiare idea a Bailey. Bailey era il figlio con cui viveva, il suo unico maschio. … Continua a leggere
IL NOBEL PER LA PACE
Ultima ora: il premio Nobel per la pace è andato al presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con la motivazione principale “Ha rafforzato la diplomazia”
IL VINCITORE PREMIO NOBEL per la LETTERATURA
Si è appena avuta notizia che il vincitore del premio Nobel di quest’anno è una vincitrice, è la scrittrice rumena -ma ora trapiantata in germania- HERTA MULLER Per sapere qualcosa di più sulla sua biografia e sulle sue opere ecco … Continua a leggere
E LE PAREVA DI NON AVERE MAI FISSATO di Villa Dominica Balbinot
Era il paesaggio chiaro, di una notte ghiacciata: aspettava solo il sorgere del sole, e quelle colline azzurre, il cielo come un grande uccello… E le pareva di non avere fissato mai nulla così a lungo – come quinte nella … Continua a leggere
UN CASO TERRIBILE- ETHAN FROME di Edith Wharton
“Questa storia l’ho ricostruita pezzetto per pezzetto dai racconti di diverse persone, sebbene, come accade di norma in simili casi, da ogni bocca uscisse in modo diverso. Se conoscete Strakfield, nel Massachusetts, conoscete anche l’ufficio postalr. Se conoscete l’ufficio postale, … Continua a leggere
LUNGO QUEL NERVO OMBELICALE di Villa Dominica Balbinot
In una specie di chiarezza mistica ( la più insopportabile forma di innocenza) gli occhi suoi vuoti erano, a percorrerla tutta lungo quel nervo ombelicale – a far da mezzeria-.
E L’OMBRA NON SAREBBE STATA di Villa Dominica Balbinot
” E l’ombra, non sarebbe stata sola – nuda e sguarnita- a pronunciare la fatidica frase…” Sembrava vivere – in lei- come una superfetazione, un organismo che avesse a che fare con i sibili:
NIENTE PLACA LA SUA SETE di Villa Dominica Balbinot
In quei giorni , niente placa la sua sete, rimane solo quel respiro ripetitivo – lì al centro- da crespi segnali è attraversata, la notte: ovunque è un luogo di foglie.
E DELLA CONSUNZIONE – SUA- di Villa Dominica Balbinot
Nel periodo primo della consunzione sua ( e per una qualche affezione del corpo: i nervi delle mucose aride, della tensione istologica del moto linfatico per ogni dove le scorie di sfaldamento) contemplava lei la forma impudica dell’essere,
QUELLA VOLTA di Villa Dominica Balbinot
Quella fu la mattina in cui, proprio al di sotto di un materassino di gommapiuma ricoperto di una specie di rivestimento multicolore che pareva fin incollato nonostante una cerniera attestasse che si trattava di un coprimaterasso di quelli sfoderabili– vi … Continua a leggere
DALLE SPECOLE SOLE di Villa Dominica Balbinot
Dalle specole sole lo si vedeva, presagendolo dove non stava, quel feu sacrè cauterizzato, l’angelo condannato al marciume… Nell’inconcepibile sospetto – che lei stessa fosse poi mortale- e per sfuggire anche, all’indecenza dell’amore






DEI DISFATTI COLORI
Succhiò la bellezza dei disfatti colori la vitrea barriera di misteriosi cieli sulle rovine: il sereno sulle cime -su tutti quei loro devastati orli- era atroce…