La violenza sulle donne: poesie e altri contributi


Femminicidio

Non farlo ti prego non farlo

soccombo ai miei futili orrori

nelle balaustrate di nebbia

perdonami la colpa sottile

il tuo livido mi fiorisce la pancia

fuori tempo l’arcobaleno dolente

non farlo non tornare non ho

nulla che possa piacerti

il tuo posto è là dove manca

la mia ombra dove non hai mani

e  gli occhi si sono mutati

in gocce di risacca sulla riva del mare

non farlo non quest’ultima volta

la volta finale di sangue sul petto

mi è fiorita una rosa sul ventre

e il sangue è tiepido e dolce

l’hai fatto l’hai deciso l’hai fatto

l’amata  muore nel buio imploso

dal lucore dei tuoi occhi – la femmina

inerte più non profferisce parole.

Che nessuno ella ami – da nessuno sia amata.

Narda Fattori

***

 Por una cabeza

Mi troveranno l’8 marzo, all’alba
La pioggia generosa della notte
avrà lavato via le foglie e il fango
Così almeno diranno : è una ragazza
Suonavano del jazz a pochi passi
- Kind of blue – ( forse ) e lui mi offrì da bere
S’inebriò della mia voglia scialba,
s’innamorò delle mie calze rotte
La musica cambiò, l’aria di un tango
Sangue e calore – Por una cabeza -
L’ultima nota, l’ultimo bicchiere.

Sara Ferraglia

***

Biancaneve non c’è più

Biancaneve era il suo nome
gonfio il suo cuore
alimentato d’ amore e speranza
d’incontrare il principe della sua vita
Padre, marito, amante di sentimento
e di pietà
Fu un soffio, e le chimere volarono
leggere nell’aria
Biancaneve era a terra, nel sangue di un bel rosso vermiglio
che  dava quel tocco così femminile al suo corpo
per lui che finalmente la possedeva fino alla fine
Biancaneve non c’è più

“Biancaneve e il principe azzurro vissero felici e contenti”.
Si sa. E’ il sogno di tutte le bambine, di tutte le ragazze e di tutte le donne, di ogni età, ceto e religione. Ma le favole nella realtà purtroppo cambiano imprevedibilmente il finale e da principe azzurro, spesso, l’uomo si trasforma nell’orco cattivo e una bella favola d’amore si trasforma in una favola rosso sangue.

Ne vogliamo una prova?
In Italia nei primi sei mesi del 2012, le donne uccise sono state 71, mentre nel 2011 si è registrato un incremento delle violenze del 6% rispetto all’anno precedente, per un totale di 127 omicidi, ovvero una donna uccisa ogni tre giorni.
Omicidi, frutto di’ un conflitto che, prima di finire sulle pagine dei giornali, nasce spesso dentro le mura domestiche, nelle famiglie: i luoghi che dovrebbero essere i più’ sicuri e protetti, che si trasformano, invece nei più’ pericolosi.

Perché vengono uccise? Sembra incredibile ma In Italia le donne continuano ad essere uccise in quanto donne. Una conseguenza estrema della violenza di genere, intesa come totale controllo sulla donna, di chi pensa di poter disporre anche materialmente ed impunemente del suo corpo, considerato oggetto di esclusiva proprietà. Un corpo inteso anche come merce di scambio, senza diritti, compreso quello della libertà e di questo corpo se ne può disporre anche materialmente.

E più in generale,  nel mondo, come si manifesta la violenza di genere  nell’arco della vita delle donne?
La violenza nei confronti delle donne assume varie forme. Essa comprende  la violenza domestica, gli stupri, il traffico di donne e bambine, l’induzione alla prostituzione e la violenza perpetrata in occasione dei conflitti armati, quali omicidi, stupri sistematici, schiavitù sessuale e maternità forzate.
In questo genere di violenza rientrano inoltre i delitti d’onore, la violenza collegata alla dote, gli infanticidi femminili e la selezione prenatale del sesso a favore dei bambini di sesso maschile, le mutilazioni dell’apparato genitale femminile, e altre pratiche e tradizioni dannose.
“La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fin tanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace.” (Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite).

Ma anche se nel 1993 l’Assemblea generale dell’Onu si è espressa approvando la  Dichiarazione sull’eliminazione della Violenza nei confronti delle Donne, quale riconoscimento internazionale del fatto che la violenza contro di esse costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione nei confronti delle donne, la violenza di genere continua ad esistere ed aumentare in modo esponenziale ovunque.

Ecco perché è necessario, per contribuire ad  una trasformazione culturale profonda, che ogni spazio vada riempito, ogni luogo utilizzato ed ogni parola  gridata affinché  i muri dell’ignoranza e dell’omertà possano incrinarsi.

Marta Ajò

***

Un sussulto

Un sussulto, concediti un sussulto

di dignità, di misericordia:

non sono carne da godere o da macello

sono creatura, come te

contraddittorio impasto

di cielo e di terra, di miele e di dolore.

Devi accettarmi, non plasmarmi

-come argilla il vasaio-

sono pesanti le tue mani

magli che illividiscono

e spaccano la pelle, aprono rivoli

di sangue, lacrime ed orrore.

Non appartengo a te

né a nessun altro, sappilo:

io sono della stessa materia delle stelle

degli acini che si gonfiano nel grappolo

della linfa che vivifica i tronchi

e fiorisce gemme a primavera.

La mia anima è ovunque, credilo:

nelle maree lievitate dalla luna

nei movimenti delle posidonie sui fondali

nel frullìo d’ali degli uccelli

nel vibratile sussurro della neve.

Non è forza la tua, è solo debolezza

vigliacca, che m’umilia e t’umilia

che recide ogni filo della trama

tessuta un giorno insieme.

Perché l’anima, sai, non si possiede

non si possiede mai.

E questo corpo su cui cantasti

un giorno, forse, una canzone d’amore

è diventato una sfida e una prigione.

E’ sbocciato l’odio nel mio cuore

e lo coltivo come fosse un fiore.

E mi ripeto che questa non è vita

è un cadavere senza sepoltura

un incubo perverso e allucinante

l’inferno, senza averne colpa.

Maria Gisella Catuogno

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23 risposte a La violenza sulle donne: poesie e altri contributi

  1. r.m. scrive:

    nella tristezza e nella malinconia dei testi poetici qui presentati, vorrei ricordare che la Donna è colore, è poesia, è vita.. no, non si può violare l’essere che, nell’amore,, ci ha messo al mondo..
    r.m.

  2. gisy scrive:

    Mi sembra che dai testi emerga tutto il suo valore, la sua “sacralità”, il suo colore; e che proprio per questo violarla, oltre ad essere folle, è disumano è “sacrilego”, come del resto offendere qualsiasi altra creatura, a prescindere dal genere. Grazie a r.m per il suo intervento.

  3. ipazia55 scrive:

    La liberazione è ancora lontana, persiste il modello semipatriarcale, anche nie pseso occidentali.
    Vi avevo inviato una recensione di una nuova eccellente scrittrice napoletana, che s’inserisce nella tradizione delle grandi autrici:ortese, Ferrante, Ramondino, Morante (d’adozione’ etc. Spero vi piaccia. Grazie
    .

  4. gisy scrive:

    Grazie, Ipazia. La recensione è stata programmata o è già stata pubblicata? Inevitabilmente, qualcosa sfugge…

  5. lux.frisa@libero.it scrive:

    Dio, perdona loro perché non sanno quello che fanno- così dice Gesù Cristo,in agonia, sulla Croce.
    Ma loro lo sanno benissimo.
    In quel momento forse non sanno di uccidere,insieme alla donna, la loro anima.Quella parte di loro sempre inafferrabile che appartiene al Mistero e che va tutelata. Ma…

  6. luciannaargentino scrive:

    Un tema che come donna sento molto e ne ho scritto anche… Un grazie alle “colleghe” per questi testi che mantengono viva l’attenzione che si deve a una piaga come quella della violenza sulle donne.

  7. viviane ciampi scrive:

    D’ARANCIO, I FIORI

    Che fanno le spose dell’abito
    usato una volta soltanto
    lo abbandonano nell’armadio sul ripiano più alto
    o lo fanno a brandelli spaccandosi l’unghie?
    Amare è un male così vasto
    che prende il sentiero della mano sinistra
    attinge l’anima
    e la interpella con parole riciclate?
    Da grande – mater – se scenderà
    l’amore in malo modo
    se beceri gli eventi
    pregherò l’angelo del Gustave Doré
    che attira la luce con eroica cantica.

  8. api scrive:

    andavo a dormire, a leggere un po’. forse era solo stanchezza, quell’attimo prima del dormiveglia, forse l’ho solo sognato, ma alla tv sentivo, lontano, di un’altra donna uccisa. forse era solo un incubo. ieri.

  9. gisy scrive:

    grazie a cittadiniprimaditutto, lucetta, Lucianna , Viviane e api per i loro interventi.

  10. Apocalisse 23 scrive:

    Ma se gli uomini vogliono uccidere le donne, perchè le donne continuano a stare con gli uomini?

  11. Liliana Zinetti scrive:

    Il commento di Michele potrebbe apparire un poco superficiale, messo così, ma solleva una domanda importante, che anch’io mi sono posta. Premesso che sono consapevole del fatto che la donna, ancor oggi, nonostante le lotte per l’eguaglianza, è ancora ben lontana da questa per ragioni culturali, sociali e in quanto madre (spesso) vive condizioni molto dure: la fatica del lavoro e la responsabilità di crescere figli (spesso da sola, poiché al partner viene riconosciuta sempre e solo la responsabilità del lavoro) . Reagire alla violenza, in condizioni così stressanti, è difficilissimo. Ma è possibile. Certo, ci vogliono coraggio e coscienza del proprio valore. Senz’altro la strada sarà ancor più in salita, da principio, ma il rispetto di se stessi è irrinunciabile. Con questo non voglio dire che debbano essere ancora le donne a farsi carico del problema dei maschi violenti, assolutamente no. Parte dalla società, dalla famiglia, la spinta al cambiamento. Dai padri.
    Ma quando succede, quando si vive questa condizione, per cambiare le cose, purtroppo, da sempre, è il debole che deve alzare la testa. L’aguzzino per sua natura, non smetterà mai.

  12. sandrapalombo scrive:

    Ho molto apprezzato questo post ricco di contributi di denuncia sulla violenza , anche estrema fino alla morte, della donna. E’ una guerra continua spesso silenziosa perché non è sempre facile affrontare il problema. Talvolta l’attacco arriva inaspettato, talvolta l’uomo è violento, ma la donna o non viene creduta o le si chiede di pazientare. E’ difficile anche trovare il coraggio di denunciare.
    Manca anche una giusta attenzione a tali eventi, l’attenzione morbosa i media la riservano alla singola violenza, non alla somma di violenze.
    C’è bisogno di denuncia sociale, di far urlare quelle voci, di educare le generazioni alla non violenza e al rispetto.

  13. luigi paraboschi scrive:

    vi mando questa mia vecchia poesia, in segno di condivisione, e complimenti a tutte per i vostri testi.

    Stupro

    Vorrei tornare ad essere normale,
    forse dovrei,
    com’è normale vivere ogni giorno
    ma come posso essere normale
    davanti a cento e cento fototessera
    di volti dagli occhi fissi ed inchiodati ?

    -cerchi di ricordare, signorina,
    che faccia aveva, ce lo descriva un po’ –

    e sotto sotto leggo un poco di sorriso
    come per dire “ l’hai voluta,
    con quella gonna cosi’ corta “

    Ma io non ce l’ ho più la testa
    da quella sera, resto per ore
    con gli occhi fissi sul soffitto
    e poi mi tocco giù, metto la mano
    tra le cosce e ve la chiudo
    per mascherare la ferita

    e non c’è nulla ch’io possa fare
    risento le sue mani addosso
    il pugno che mi lacera lo stomaco
    vedo la fuga e lui che si dimena .

    -controlli, la prego , signorina,
    ci dia una mano, lo prenderemo –

    ed io guardo la foto di gruppo
    in quell’interno di commissariato
    ma quella carne, quel chiodo
    io ce l’ ho dentro il cuore
    e mi schianto ancora
    nella pazzia di quella sera.

  14. gisy scrive:

    Luigi, perché non la inserisci nei commenti? Grazie Gisella

    ________________________________

  15. gisy scrive:

    Grazie a Luigi, Sandra, Liliana e Michele delle loro domande, riflessioni, versi.

  16. viviane ciampi scrive:

    Certo bisogna dire “chapeau” anche a quelle decine e decine di donne che in questo momento, dalla Libia al Togo, da Mosca a Teheran rivendicano i loro diritti
    sapendo di rischiare la vita. Un tempo abituate al silenzio, oggi prendono il megafono e vanno sulle piazze. E lo fanno usando la disobbedienza pacifica. Altra grande lezione. Grazie alla piccola Malala (14 anni) che ha dato la vita affinché le sue coetanee potessero aver accesso agli studi sotto l’indifferenza di molti.

  17. gisy scrive:

    Condivido in pieno la tua riflessione, viviane. Grazie.

  18. baci scrive:

    anch’io,perfettamente.
    e un abbraccio a Gisy e a tutte Voi/Noi.
    lucetta

  19. zinetti scrive:

    Essere cosa.

    Accadde che l’immagine penetrò lo specchio.
    Vi si stabilì incurante del suo patire
    e degli scricchiolii, di un inutile contorcersi.
    C’è una sofferenza che attiene anche agli oggetti.
    Invano lo specchio tentò di cacciare
    l’oscuro intruso, invano si sforzò di rimanere
    intatto. Cedette, si frantumò
    in minute schegge, così
    lesta l’immagine scivolò via, si diresse altrove.

    Ma era solamente uno specchio,
    una cosa
    e questa non è una poesia.

    (perché la violenza non è solo fisica. Esiste un tipo di violenza che non lascia segni visibili, ma pure quella uccide)

  20. gisy scrive:

    Grazie anche a Lucetta e zinetti, di cui apprezzo i versi. Voglio ricordare l’ennesima innocente vittima della violenza maschile: Carmela, la ragazza di 17 anni che ieri è morta a Palermo per aver tentato di salvare la sorella di 18, ferita ma viva.

  21. api scrive:

    lo so, so di aver scritto in modo terribile, ma dopo Carmela…e le altre, non ho più parole.
    - Non di sola rabbia -
    Un giorno si un giorno no,

    fasi alterne.

    La mattanza continua.

    Forse i pesci sono protetti dal fermo biologico,

    tu no.

    E l’umano’ perde la testa, si sa.

    Oppure è passionale, possessivo,

    ge lo so!

    O madri di tutti per sempre

    oppure muori, mille e mille volte.

    E devi essere anche madre che tace e protegge

    le sue piccole orribili violenze d’ogni giorno

    della notte, ogni secondo col fiato sospeso…

    altrimenti, altrimenti t’uccide, non solo!

    devasta il tuo corpo che così tanto suo

    si rifiutò d’esserlo, suo.

    Ora lo è, ché ti diceva, bisbigliandoti all’orecchio,

    tutto il terrore possibile, sempre.

  22. Blumy scrive:

    bellissime prove su un tema doloroso e dolorosamente quotidiano

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