Sogno di un dì d’estate -Giovanni Pascoli
Quanto scampanellare
tremulo di cicale!
Scendea tra gli olmi il sole
in fasce polverose;
erano in ciel due sole
nuvole..
Due bianche spennellate
in tutto il ciel turchino.
***
D’estate – Giovanni Pascoli
Le cavallette sole
sorridono in mezzo alla gramigna gialla;
i moscerini danzano nel sole
trema uno stelo sotto una farfalla.
***
Tiepide sere estive – Hermann Hesse
Adesso i tigli sono rifioriti davvero e la sera, quando
comincia a far buio ed è finito il faticoso lavoro,
giungono le donne e le fanciulle, salgono in cima alle scale
appoggiate ai rami e riempiono un cestino di fiori di tiglio.. .
Dai vecchi alberi, attraverso le tiepide sere estive,
giunge sempre un profumo dolce come il miele…
I bambini cantano giù sulla spiaggia e giocano con le
girandole di carta rossa e gialla… Nella polvere rosso- ,
-dorata della strada, api e bombi ronzano in cerchi
diffondendo una dorata risonanza.
***
Estate chiara e ardente – Nikolay Aseev
Delle quattro stagioni dell’anno
l’estate è la più chiara e la più
ardente, fa maturare i frutti
e sparge risa e luce.
Com’è bello, discendendo al fiume,
fermarsi sopra l’acqua,
per ascoltare in lontananza il cuculo,
per vedere la giovane luna.










da Bestia di gioia di Mariangela Gualtieri
Non c’è scatto in cielo
Solo il fulmine ha spigoli e fuoco
Solo il fulmine viaggia nervoso
Ma guarda ora – che pace -
A me pare di averlo percorso
tutto a volo – questo azzurro
che si dispiega pacato. Mi pare
un luogo che conosco. Che è stato
di me. E lo è ancora.
Seguardo – entra nella radice
da da bere al mio
alimenta il mio fuoco.
Dolce l’estate! Profumo di fichi maturi
e more che scuriscono lente sul rovo
di polverosi sentieri; e rosso di mele
che occhieggia tra il verde; e grappoli
d’uva che bevono insaziabili il sole.
Il mare si scorda il tormento invernale
e parlotta sommesso agli scogli riarsi
incurante del chiasso che ha intorno.
Il cielo ha perso le sue nubi trionfali
e dispensa testardo una luce infinita
fino alla resa notturna, stellata di buio
d’ansia di vita, malinconia d’amore.
MGC estate 2008
E bello questo stare in poesia, Gisy, vedo che continua…potremmo pensare davvero a farlo continuare.
Grazie!
Giorni di luglio, cristalli di sciroppo,
quando guerrieri nudi sulle spiagge
indossano l’elmo del sole e sin troppo
sono invischiati i meriggi nella tenace
gelatina del silenzio torpido.
Nasce nei miei sogni un’Alpesinia,
una contrada a me vietata,in cui primeggiano
tronfi taralli, gravide tartine,
arborescenti velluti di latte rappreso,
berlingozzi bambocci, lingue di gatta,
fontane incrostate di argento vanesio.
Lo zucchero molesto dell’estate
si appiccica agli occhi e li imbratta.
Ed io, capocaccia,
accarezzo foreste di frappe melate,
mi bagno in gelidi fiumi di vernaccia.
Da “Lo splendido violino verde” di Angelo Maria Ripellino
o ancora:
“Se avete molto caldo,
prendete un ramoscello di follia
e piantatevelo negli occhi.”
Alda Merini
Bozzetto d’estate
Un angolo di minuscolo giardino:
la mia gattina-tutta nera-
in fibrillazione
per il refolo di vento
che muove i fili d’erba;
Jack lasciato in casa
dai suoi padroni sulla spiaggia
che abbaia di tanto in tanto
quasi rassegnato;
i fringuelli che si sgolano
imperterriti
tra il fogliame del leccio
a pochi passi;
la salsa quasi pronta
che borbotta sul fuoco
profumata di basilico
e ricordi;
io seduta pigramente
all’aperto
tra libri e appunti
dell’eterno inglese
ad annusare anche i minuti
per rallentare il tempo
a scrivere queste righe
rammentando i fasti
delle antiche estati:
il sole stampato sulla pelle
i capelli infiniti quasi biondi
nel cuore l’allegrezza
che non ha motivo
se non quello dell’attesa
e della giovinezza
intrepida.
MGC 2011
Vibrava già nella marina di oggi
un che di languido e stanco:
la foschia allontanava i colli
l’orizzonte lambiva controvoglia il mare;
il sole pareva una stella lontana.
Soltanto il rosarancio degli oleandri in fiore;
il rigoglio, ancora, delle tamerici;
le more già nere alla sommità dei rovi;
i grappoli di rubino sulla vite
ai lati della strada di campagna
raccontavano l’estate e il suo trionfo.
MGC 2009
“Ode all’estate” di Pablo Neruda
Estate, violino rosso,
nuvola chiara,
un ronzio
di catena montuosa
o di cicala
ti precede,
il cielo
a volta,
liscio, luccicante come
un occhio,
e basso il suo sguardo,
estate,
pesce del cielo
infinito,
elitra lusinghiera,
pigro
letargo
pancino
di ape,
sole indiavolato,
sole terribile e paterno,
sudato
come un bue lavorando,
sole secco
nella testa
come un inaspettato
garrotoazo,
sole della sete
camminando
per la sabbia,
estate,
mare deserto,
il minatore
di zolfo
si riempie
si riempie
di sudore giallo,
l’aviatore
percorre
raggio a raggio
il sole celeste,
sudore
nero
scivola
dalla fronte
agli occhi
nella miniera
di Lota,
il minatore
si stropiccia
la fronte
nera,
ardono
le sementi,
scricchiola
il grano,
insetti
azzurri
cercano
ombra,
toccano
la freschezza,
sommergono
la testa
in un diamante.
Oh estate
abbondante,
carro
di mele
mature,
bocca
di fragola
in mezzo al verde, labbra
di susina selvatica,
strade
di morbida polvere
sopra la polvere,
mezzogiorno,
tamburo
di rame rosso,
e a sera
riposa
il fuoco,
la brezza
fa ballare
il trifoglio,entra
nell’officina deserta;
sale
una stella
fresca
verso il cielo
cupo,
crepita
senza bruciare
la notte
dell’estate.