L’amore non ha artigli per aggrapparsi alla camera dodici credo
dovrebbe poter cedere il pezzo migliorato di un appropriamento
che salta sui corpi e sull’intero consenso al nostro lupo dio, lo vedo
ici, sereno, girovagare fuori dalla camera dodici di porcellini tre.
Un signore e le sue vittime in fila precisa all’obitorio di Concanera
hanno voluto per Sé un lungo guanto bianco che si poteva sgualcire
l’amante non ha artigli per quell’armata arresa ma involucrata si era
sottoposta a più miti consigli non sa perché perché Percée diceva :
” tu signora ha battezzato le tue bambole col nome del papaleone
oh tu prendi e disegna un lungo limite nuovo catapultato di là da
bella sborrida cornice che incornicia la stradina la casetta bruciali
Nina, l’amore non ha artigli per aggrapparsi alla camera dodici.”






graffiati gli artigli denudati i nervi e qui resta l’amore sanguinario che folle implora altro
finalmente ti ritrovo silvia, ma dove scrivi ora? dove ti trovo in poesia e ?
ciao, iole
Ciao Iole! Sentirti è sempre un regalo. Pubblico qui su vdbd, e raramente altrove , però sono molto presente su fb, adesso va così. Ho messo Nascita e morte su altervista. Ma quando vuoi ci si sente via mail!
silvia molesini, è, per me, una tra le poche degna della collana bianca di einaudi. sembra un complimento, ma non lo è.
amo molto Iole, a tal punto da non desiderare di imitarla. Iole cozza, senza volerlo, su una necessità pseudo-femminile di cui non si è accorta e di cui la Plath, non è che un epigono.
silvia se ne frega altamente e, con mirata consapevolezza, scrive versi suoi.
silvia – non sono iscritta a fb per una sorta di (infantile?) rifiuto.
ti scrivo.
lella – la plath – come altre ( sexton, dickinson, ma anche dapunt, gualtieri e altre)
l’ho letta moltissimo, ammirata, ne ho anche scritto. Se c’è un’influenza è –
come dici tu – involontaria – e solo forse per alcune cose scritte nel passato.
Cercare un proprio linguaggio appartiene all’essere intero – sia quando scrive
che quando è. nella poesia esprimo una parte di me che esiste e – ne sono
certa – mi appartiene ( che poi non sia originale il modo di dirlo questa è
un’altra faccenda)
ciao, grazie
iole si risponde da sola e io ringrazio lella del non-complimento
ma sul fatto della “necessità pseudo-femminile di cui Plath non è che un epigono” avrei da dire, perché da diverse parti questo ogni tanto emerge come critica alla poesia delle donne e non mi ha mai convinta; io credo che un elemento centrale del produrre buona scrittura sia l’accordo profondo con una corda fonatorio-ideativa che si trovi in noi. Che quella corda sia agganciata ai morsetti di qualunque idea abbia la persona del suo stare-al-mondo è soprattutto un colore, un timbro, e con quel timbro si farà molta musica molto differenziata.