Nina, l’amore non ha artigli per aggrapparsi alla camera dodici.


L’amore non ha artigli per aggrapparsi alla camera dodici credo

dovrebbe poter cedere il pezzo migliorato di un appropriamento

che salta sui corpi e sull’intero consenso al nostro lupo dio, lo vedo

ici, sereno, girovagare fuori dalla camera dodici di porcellini tre.

 

Un signore e le sue vittime in fila precisa all’obitorio di Concanera

hanno voluto per Sé un lungo guanto bianco che si poteva sgualcire

l’amante non ha artigli per quell’armata arresa ma involucrata si era

sottoposta a più miti consigli non sa perché perché Percée diceva :

 

” tu signora ha battezzato le tue bambole col nome del papaleone

oh tu prendi e disegna un lungo limite nuovo catapultato di là da

bella sborrida cornice che incornicia la stradina la casetta bruciali

Nina, l’amore non ha artigli per aggrapparsi alla camera dodici.”

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5 risposte a Nina, l’amore non ha artigli per aggrapparsi alla camera dodici.

  1. iole scrive:

    graffiati gli artigli denudati i nervi e qui resta l’amore sanguinario che folle implora altro

    finalmente ti ritrovo silvia, ma dove scrivi ora? dove ti trovo in poesia e ?

    ciao, iole

  2. Molesini scrive:

    Ciao Iole! Sentirti è sempre un regalo. Pubblico qui su vdbd, e raramente altrove , però sono molto presente su fb, adesso va così. Ho messo Nascita e morte su altervista. Ma quando vuoi ci si sente via mail!

  3. lellademarchi scrive:

    silvia molesini, è, per me, una tra le poche degna della collana bianca di einaudi. sembra un complimento, ma non lo è.
    amo molto Iole, a tal punto da non desiderare di imitarla. Iole cozza, senza volerlo, su una necessità pseudo-femminile di cui non si è accorta e di cui la Plath, non è che un epigono.
    silvia se ne frega altamente e, con mirata consapevolezza, scrive versi suoi.

  4. iole scrive:

    silvia – non sono iscritta a fb per una sorta di (infantile?) rifiuto.
    ti scrivo.

    lella – la plath – come altre ( sexton, dickinson, ma anche dapunt, gualtieri e altre)
    l’ho letta moltissimo, ammirata, ne ho anche scritto. Se c’è un’influenza è –
    come dici tu – involontaria – e solo forse per alcune cose scritte nel passato.
    Cercare un proprio linguaggio appartiene all’essere intero – sia quando scrive
    che quando è. nella poesia esprimo una parte di me che esiste e – ne sono
    certa – mi appartiene ( che poi non sia originale il modo di dirlo questa è
    un’altra faccenda)
    ciao, grazie :)

  5. Molesini scrive:

    iole si risponde da sola e io ringrazio lella del non-complimento :)

    ma sul fatto della “necessità pseudo-femminile di cui Plath non è che un epigono” avrei da dire, perché da diverse parti questo ogni tanto emerge come critica alla poesia delle donne e non mi ha mai convinta; io credo che un elemento centrale del produrre buona scrittura sia l’accordo profondo con una corda fonatorio-ideativa che si trovi in noi. Che quella corda sia agganciata ai morsetti di qualunque idea abbia la persona del suo stare-al-mondo è soprattutto un colore, un timbro, e con quel timbro si farà molta musica molto differenziata.

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