Ivan V. Lalić: due poesie


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Il monologo del corvo
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La colomba, credo, è molto più idonea
a svolgere il compito, a portare la novella
nel piccolo becco stanco, già raddensata in simbolo,
in ramoscello, speranza, modello per pittori
nei manifesti di pace. Perciò scelgo l’assenza,
ora che sono chiuse le sorgenti all’abisso
e le cateratte del cielo. Scelgo limpida coscienza:
prima di me il diluvio. Sulle piume nere porto il sole,
guardo acuto i fatti miei, sotto il limo
becco abilmente gli occhi al peccatore. Gracchio,
mi pingeranno sugli stemmi, e dritto sulla neve
nero come una parola. M’insegneranno a dire
nevermore. Sarò famoso. La colomba, tuttavia,
è proprio fatta per svolgere questo compito:
si ricopra di piume nel suo volto la speranza,
nelle mie piume acquisti sembianze l’orrore.
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Critica di Pilato
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Poteva, forse, tentare un’altra volta
di fermare il meccanismo, di spostare lo scambio
e andarsene così, in beato oblio. Poteva,
certamente, impedire almeno ai suoi mascalzoni
di burlarsi così dell’arrestato,
e di uccidere così all’inizio la metafora
della corona di spine. Poteva, infine,
essere più prudente nel porre le domande,
magari anche retoriche; è un pericolo cercare
cos’è la verità quando la storia,
come vento innanzi all’alba, muta direzione,
e tintinnano gli anemometri. E disse, tuttavia:
ciò che scrissi, scrissi, e in tal modo salvò
un poco di autostima, una briciola d’oro,
schiacciata nella polvere, al patibolo.
Ciò che non disse va sofferto
nel quotidiano sforzo di rispettabilità,
e questo è il peggio: come aggirare
il suo modello fissato di comportamento,
il rinnovare l’equità dentro scodella d’acqua
e la coscienza tranquilla: il delitto, sono gli altri.
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da Lalić   Poesie, Jaca Book, 1991 a cura di Aleksandar V. Stefanović, traduzione Eros Sequi
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per i testi in originale (e il libro): QUI
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per leggere un’intervista al poeta: questo link
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e da un cartellone classe 3°elementare: "vai,vai,vai/ leggi e scrivi/ corri, corri, corri/ i verbi che dobbiamo studiare/ ma a me non va e/ accetto solo la felicità"
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5 risposte a Ivan V. Lalić: due poesie

  1. fattorina1 scrive:

    E’ unq poesia che sa d’antico e h contenuti di grande attualità. Il poeta sa ben coniugare il verso lungo, quasi didascalico, con la metafora e la visione; la riglessione espressa non cozza con la poesia, al contrario la sostiene, pare farla più vera, più sincera.
    Forse noi abbiamo perso il coraggio di essere “antiquati”.
    Narda

  2. Grazie Narda per le tue preziose riflessioni!
    Sicuramente Lalić è fortemente legato alla tradizione poetica europea (studioso e traduttore ad es. di Dante, Petrarca, Baudelaire, Rilke) che, da poeta ottimo, ha saputo proseguire e rinnovare (per es. sulla via del verso libero).

    Ho scelto queste due poesie perché mi parlano di ciò che accade, a partire, dall’orrore (penso agli accadimenti in Siria, ma non solo).

    In senso più ampio, tengo stretto ciò che viene detto a proposito di Lalić: “Lalić non sopportava il nichilismo, è noto che la sua posizione era quella di dire sì al mondo, anche nel momento della tragedia, e di considerare quindi l’amore come l’emozione più importante”

    un grazie a te e a tutti gli “I like”!

  3. baci scrive:

    belle poesie, grazie Margherita per averci ricordato Lalìc che ha fermezza nel suo andamento versificatorio,poesia mai antiquata ma sempre classica : credo sia questo che Nadia ha inteso sottolineare dicendo anche con esattezza che “la riflessione non cozza con la poesia,anzi,la sostiene.”
    un abbraccio
    lucetta

  4. baci scrive:

    ovviamente intendevo dire Narda, e non Nadia.
    Narda cara, SCUSAMI
    Lucetta

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