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………………………….Gypsy Caravan on a Journey to Heaven

On the second deck of the steamer from Finland to Sweden
in the bunk beneath mine a Gypsy of twenty sprawls.
Tino is his name (five foot eleven, hair smooth and black,
eyes toasted almonds, shoe size ten and a half –
one of my favorite numbers). He and his tribe
crammed into the cabin are delighted to find I’m a Hebrew and try to convince me of the family ties that bind
God and Jesus, but I’m off to my love who’s in Greece.
Meanwhile my gaze lingers on Tino’s tan fingers.
Once a week they strum the strings of the Trembling Spirit
at the Pentecostal Church in the Swedish capital’s heart.
Beautiful fingers, of Indian origin, but what in fact does it matter.
On journeys there’s always beauty, and the way is passed along.

(From Men at the Crossroad, 1991)
Translated from the Hebrew by Vivian Eden

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…………………………..Carovana di zingari in un viaggio al cielo

Al secondo ponte del piroscafo tra Finlandia e Svezia
uno zingaro di vent’anni si dimena nella cuccetta sotto la mia.
Tino si chiama (1.80 m di altezza, capelli lisci neri,
occhi di mandorla tostata, 41 di scarpe –
uno dei miei numeri preferiti). Lui e la sua tribù
stipati nella cabina sono felici di scoprire che io sia ebreo e cercano di convincermi
dei rapporti di famiglia tra
Dio e Gesù, ma sono già partito per il mio amore che sta in Grecia.
Nel frattempo il mio sguardo si ferma sulle dita brune di Tino.
Una volta alla settimana strimpellano le corde dello Spirito Fremente
della Chiesa Pentecostale nel cuore della capitale svedese.
Belle dita, d’origine indiana, ma che differenza fa.
In viaggio le bellezze sono tante, mentre la strada passa oltre.

(Da Uomini all’incrocio, 1991)
Tradotto dall’inglese da Arnold de Vos

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…………………………..Los Declarados

Always with that look in their eyes, the look that says it all
in the buses, the markets, the yards, the streets.
It’s there at the busy corners – that probing look
which exposes those who’ve come out: those who are condemned
to hanging in Teheran, to torture in Oradea, to life elsewhere,
but the cruising continues despite it all. Mostly they don’t
have children, they or you or we, apart, perhaps from poems,
for they are boys who’ve come out, and they – the girls who’ve come out.
All the time more and more are born; the race will not be wiped out:
born with that look in their eyes, with the purple thirst in their hearts.

(From Men at the Crossroad, 1991)
Translated from the Hebrew by Vivian Eden

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…………………………..Los Declarados

Sempre con questo sguardo nei loro occhi, lo sguardo che rivela tutto
sui bus, ai mercati, nei cortili, nelle strade.
È lì, agli angoli affollati – lo sguardo indagatore
che espone quanti hanno fatto il coming out: quanti vengono condannati
all’impiccagione a Teheran, alla tortura a Oradea, alla vita in altri posti,
ma il cruising va avanti nonostante tutto. Di solito non
tengono figli, loro o voi o noi, se non forse da poesie,
ché sono i ragazzi hanno fatto il coming out, e loro – le ragazze che hanno fatto il coming out.
Ne nascono sempre più: la razza non verrà sterminata:
nati con questo sguardo nei loro occhi, e la sete purpurea nei loro cuori.

(Da Uomini all’incrocio, 1991)
Tradotto dall’inglese da Arnold de Vos

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…………………………..In the Little House on Halafta Street

In the little house on Halafta street, the evenings pass with ease.
Friends come and go, and their taste is like the fragrance of myrrh.
The palm tree has a transparent rain-crown.
The roses almost break into the house.
On the evenings of this endless autumn I’m always on the porch, watching the lights of Talpiot opposite and thinking
what stations you are in now
and how you disappeared the way life did.

(From The Route of the Bold Pain, 1997)
Translated from the Hebrew by Vivian Eden

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…………………………..Nella piccola casa di via Halafta

Nella piccola casa di via Halafta, le sere passano leggere.
Amici vanno e vengono, e il loro sapore ha la fragranza di mirra.
Il palmo porta una corona spiovente trasparente.
Le rose invadono la casa o quasi.
Nelle sere di quest’autunno senza fine sto sempre nella veranda, che guardo le luci
di Talpiot dall’altra parte e penso
in quali stazioni ti troverai ora
e come sei svanito a pari passo con la vita.

(Da La via del tremendoto dolore, 1997)
Tradotto dall’inglese da Arnold de Vos

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…………………………..In a Remote Village

In Albanian, a living room is a “friends’ room,”
and in this house there is only one windowless room
with a single wooden door to the outside.
This is how they’ve always built here,
you’re happy to tell me:
for fear of strangers and bloodletting. Even today
the world is sly and cruel,
life a hostile environment. Yet in the middle of the room
a fire burns, black coffee steams and boils.
You pour, glance and see: night won’t be
an island of sleep. Four will lie down on this floor –
your brothers, and you , and my body (from the four winds
I alone was meant to arrive in this remote village).
There’ll be no rest in the friends’ room, just
a bit of comfort and we’ll go on our way;
the nights piling exhausted around us
won’t quiet our blood.

(From The Book of Life, 2001)
Translated from the Hebrew by Lisa Katz

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…………………………..In un villaggio perduto

In albanese, il salotto si chiama la “stanza degli amici,”
e questa casa ha solo una stanza senza finestre
con un’unica porta di legno verso l’esterno.
È così che costruiscono qui da sempre,
mi racconti allegramente:
per paura di gente da fuori e fatti di sangue. Ancor oggi
il mondo è furbo e crudele,
la vita un paese ostile. Comunque, al centro della stanza
il fuoco è acceso, il caffè nero è fuma e bolle.
Lo versi, ti guardi intorno e capisci: la notte non sarà
un’isola di quiete. In quattro si stenderanno sul pavimento della stanza –
i tuoi fratelli, tu, e il mio corpo (dai quattro venti
ero destinato solo io a piombare in questo villaggio perduto).
Non si dormirà nella stanza degli amici, giusto
un po’ di conforto, e faremo fagotto;
la pila delle notti esausta a noi dintorno
non quieterà il nostro sangue.

(Da Il libro della vita, 2001)
Tradotto dall’inglese da Arnold de Vos

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…………………………..Rings of the Years

People are always asking me, mother,
about the black ring around
my ring finger, a gift from you.
I’m not ashamed to admit
that it’s yours, a sign that I’m single
and married to you, divorced from you,
your widower. They always keep asking
about the black ring
and the black rings around my eyes,
a present from life
and restless nights.
I wear all of them –
deep furrows plowed by age.
You definitely were and still are
the wonderful widow of my years.

Translated from the Hebrew by Lisa Katz

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…………………………..Gli anelli degli anni

Sparano sempre domande, madre,
sull’anello nero al
mio dito, un regalo da te.
Non ho difficoltà a ammettere
che me l’hai dato tu, a indicare che sono single
e sposato con te, divorziato da te,
vedovo di te. Sparano sempre domande
sull’anello nero
e sulle mie occhiaie,
un regalo dalla vita e da
notti movimentate.
Me li porto tutti –
profondi solchi arati dall’età.
Tu eri e a tutt’oggi sei
la splendida vedova dei miei anni.

Tradotto dall’inglese da Arnold de Vos

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…………………………..Taiga

Homes peeled from the riverbank
are swept away just like that.
It’s not a movie, my dear,
but the terrors of weather.

Whoever is born now
may live to witness
an age of wonders:
bird flu, driving rain,
worlds coming to an end.

Whoever survives us
may one day see the poles free of snow,
iceless glaciers,
an island turned into an abyss
on the bottom of the ocean,
the mountain at the top of the range
a remote and forgotten shoal,
without any sign of my desire
for Elijah’s cake
and his jar of water.1

To me, in any case,
your face is
the most beautiful thing
when together we watch
the news of this world.

When the homes peel away from the riverbank
their inhabitants can’t even drag
an aging grandmother on their backs
or carry a beloved dog in their arms.

And I’m not at all surprised
when I look at your face, my darling, my dog,
one touch of your tongue is worth more
than a thousand academics.

I Kings 19:6: “And he looked, and behold, there was at his head a cake baked on hot stones and a jar of water. And he ate and drank and lay down again.” Chapters 17-19 contain a story of several natural disasters, including a drought and famine; steadfast Elijah, who goes against the idol-worshipping crowd, is rewarded by God with food.

Translated from the Hebrew by Lisa Katz
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…………………………..Taiga

Case strappate dalla riva del fiume
spazzate via di colpo.
Non è un film, mia cara,
sono calamità causate dal maltempo.

Chi è nato ora
vivrà magari per essere testimone
di un’era di miracoli:
l’aviaria, piogge torrenziali,
mondi che stanno per finire.

Chi ci sopravvive
vedrà magari un giorno i poli liberi da neve,
ghiacciaie senza ghiaccio,
un’isola cambiata in abisso
in fondo all’oceano,
la montagna più alta della catena
in una secca lontana e perduta,
senza segno alcuno della mia brama
della focaccia di Elia
e la sua orcia d’acqua.

Per me, comunque,
la tua faccia è
la cosa più stupenda
quando guardiamo insieme
le notizie di questo mondo.

Quando le case vengono strappate dalla riva del fiume
i loro abitanti ce la fanno appena a trascinare
una nonna anziana sulle spalle
o un cane amato nelle braccia.

E non mi stupisce affatto
se ti guardo in faccia, mia diletta, mio cane:
un buffetto della tua lingua vale più
di mille accademici.

Primo libro dei Re 19:6: “Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un’orcia d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi.” I capitoli 17-19 narrano di vari disastri naturali, ivi compresi una siccità e una carestia; l’imperturbabile Elia, che si mette contro la folla idolatra, viene ricompensato da Dio con cibo.

Tradotto dall’inglese da Arnold de Vos

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…………………………..Konstandinos Sets Out on the Way

Just before you leave,
not son, not brother,
not friend, not lover, yet
more than a touch of these –
hold my firm hand
in your fine hand that has known pleasure
and bitterness and stormy nights.
More than anything all of me wants
(all of me, not again) to hold you tight,
for one moment
to be one flesh and blood
and one seed and all things that are one.
However, yes, however,
I take your good hands in mine
and lead you to the door,
send you out like a dove, Konstandinos,
to the wide world.
In the storms you meet,
the bitterness and joy you will bear,
my brother and son, my friend and lover,
my affection will accompany you forever,
impure, perhaps, at times,
but happy for the joy you find.
May the heavens help you, watch
over you, my man, to the end of the way.

Translated from the Hebrew by Lisa Katz

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…………………………..Konstandinos se ne va

Poco prima di andartene,
né figlio, né fratello,
né amico, né amante, e però
un po’ tutto questo–
prendimi la mano ferma nella tua,
la tua buona mano che ha conosciuto piacere
e amarezza e notti di tempesta:
più di ogni cosa con tutto me stesso desidero
(con tutto me stesso, ma non più) stringerti,
un momento
essere una sola carne, un solo sangue
e un solo seme e tutte le cose che sono uno.
Con ciò sì, con ciò
prendo le tue buone mani nelle mie
e t’accompagno alla porta,
ti lascio andare come una colomba, Konstandinos,
nel grande mondo:
perché in tutte le tempeste che incontrerai,
nell’amarezza e nella gioia che saranno la tua parte,
mio fratello e figlio, mio amico e amante,
il mio affetto ti accompagnerà per sempre,
impuro, forse, a volte,
ma felice per la gioia che provi.
Possa il cielo venire in tuo aiuto, e prendersi cura
di te, mio uomo, fino alla fine della strada.

Tradotto dall’inglese da Arnold de Vos

Rami Saàri (b. 1963, Petah Tikva, Israel) is a poet, translator, linguist and literary critic. He studied and taught Semitic and Uralic Languages at the Universities of Helsinki, Budapest and Jerusalem and got his PhD degree in Linguistics at the Hebrew University of Jerusalem (2003). His doctoral thesis, “Maltese Prepositions”, was published in 2003 by Carmel Publishing House.
By January 2006 Saàri has published seven books and translated almost forty books, both prose and poetry, from Albanian, Estonian, Finnish, Greek, Hungarian, Portuguese and Spanish. Since 2002 Saaài has been the national editor of the Israeli pages of the poetry web-site www.poetryinternational.org . In 1996 and 2003 he was awarded the Prime Minister’s Prize for Literature and in 2006 the Tchernikhovsky Prize for his translations.

Books Published in Hebrew

Behold, I’ve Found My Home (poetry), Alef, 1988 [Hine, matzati et beyti]
Men at the Crossroad (poetry), Sifriat Poalim, 1991 [Gvarim ba-tsomet]
The Path of Bold Pain (poetry), Schocken, 1997 [Maslul ha-ke'ev ha-no‛az]
The Book of Life (poetry), Hakibbutz Hameuchad, 2001 [Ha-sefer ha-xay]
So Much, So Much War (poetry), Hakibbutz Hameuchad, 2002 [Kama, kama milxama]
The Maltese Prepositions (doctoral thesis), Carmel, 2003 [Millot-ha-yaxas ha-Malteziyyot]
The Fifth Shogun (poetry), Hakibbutz Hameuchad, 2005 [Ha-shogun ha-xamishi]
Rings of the Years (poetry), 2008
 

Rami Saàri
(da http://www.lietocolle.info/upload/scrittori_israeliani_tradotti_in_italiano)
Nato a Petach Tikva, nei pressi di Tel Aviv, nel 1963, Rami Saari ha trascorso l’infanzia tra Israele e l’Argentina. Si è laureato all’Università di Helsinki in semitistica e uralistica, completando poi un dottorato di ricerca in linguistica all’Università Ebraica di Gerusalemme. Ha pubblicato trentasei libri di traduzioni dall’albanese, estone, finlandese, ungherese, greco, portoghese e spagnolo. Dal 2002 dirige la pagina israeliana del sito di poesia poetryinternational.com. Nel 1996 e nel 2002 gli è stato assegnato il Premio del Primo Ministro per la Letteratura e nel 2006 il Premio Tchernichovsky per la traduzione.
Libri tradotti in italiano:
Singole poesie compaiono nella raccolta Poeti israeliani a cura di Ariel Rathaus, Einaudi 2008

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