e prima
che le labbra si volgano all’ingiù
nel tramontare dei sorrisi
prima che gli occhi si offuschino nel declinare
delle speranze
isserò la mia fragile vela,
questo fazzoletto spiegazzato,
per navigare attraverso pianure e città e castelli
per attraversare fossati e mura e torrioni
seguirò il suono pallido
la tua voce lontana
che mi arriva a fiotti
a sussulti
e ci congiunge ancora,
benché sempre più
remota e improbabile
mi arrivi
e si spenga talora a lungo
e taccia ottusa,
ma issate le vele e preso il largo
seguirò quel silenzioso grido,
quel fioco lume
che mi acceca
(e incendia)
e capitombolando per strade senza tracciato
veleggiando per spiagge senza bagnino
riuscirò infine a ri/trovarti
e allora ti porterò in una culla di mare
ti svelerò le parole mai dette
e tu alzando i pezzi della scacchiera
completerai le caselle vuote
ridendo
mi aiuterai a comporre il puzzle mai finito
e infine,
prima della fine,
ogni cosa combacerà
2
la vita la vivo di corsa
il piede sul piede
e case e strade e incertezze
abbattute e via tra gli errori
errando svagata
sognatrice che poi deve fare i conti
coi fatti
venire a patti
ma poi c’è sempre
il tempo oscillante
il tempo che non va di fretta
ma si ferma e sorride
e ancora si flette si inarca dondola e non si decide
a uscire dagli incunaboli caldi del sogno
il tempo oscillante
che esce sfrontato dagli hard discount
dai supermercati
dai carrelli voraci
dai giardini ancora da innaffiare di sogni
il tempo oscillante
che sosta fiorisce e rifiorisce
e non ci sono stagioni
a novembre gli arbusti
s’inventano una gialla primavera
e a luglio nasce e rinasce il vento
pianterò il tempo oscillante tra le siepi
perché possa crescere un piccolo giardino
per ripararci le ossa dai colpi del mondo
e lì mi troverai un giorno

La voce poetica di Marina Torossi si fa “sentire”, per il timbro personale, per quella velata “malinconia del vivere” riscattata dall’osservazione puntuale e talvolta ironica della realtà che la/ci circonda. Complimenti Marina, è sempre un piacere leggerti
anna
malinconia del vivere e, forse, qualcosa di più forte, qualcosa di lacerante che traspare dai versi e il tentativo di andare oltre, o di riincontrare antiche felicità.
il mare di Trieste scompiglia i versi di Marina, li rende oscillanti come il tempo…che “non si decide
a uscire dagli incunaboli caldi del sogno”…una splendida lettura
marina
Ho letto una buona poesia sulla malinconia del vivere detta pianamente , per brevi sgcuarci di visioni, per un baluginare lontano di burrasca, già giunta . Un lessico semplice, un ritmo che asseconda la voce e il contenuto..
E’ un bel biglietto di presentazione per me, che non ti conosco..
Narda
grazie Anna Maria, Giusy, Marina e Narda della vostra attenta lettura e del vostro apprezzamento. Condivido l’intrigante osservazione di Marina che c’è qualcosa di “triestino” nel concetto di “tempo oscillante”(che dà il titolo a una piccola raccolta di poesie di cui vi ho mandato le prime due), qualcosa del nostro mare freddo-inquieto, della nostra bora, del nostro essere su un tormentato confine
marina
…ho dimenticato Blumy. Grazie!
“La poesia” di Marina è essa stessa tempo oscillante, vela spiegata a navigare mari conosciuti e mari che verranno ;si esprime perfino nel camminare di fretta, nel vivere la vita di corsa, quel “piede sul piede” , poesia anche quando è difficile trovarne, in situazioni di plastica,fredde e impersonali :
“il tempo oscillante
che esce sfrontato dagli hard discount
dai supermercati
dai carrelli voraci”
E’ poesia.
Brava e davvero benvenuta a pieno titolo.
Sara
grazie Sara. è vero, mi piace far poesia con l’impoetico, come nei versi che hai opportunamente segnalato
Ciao Marina,
ben approdata