Non saprò mai trattenere la freschezza dell’acqua
né il tepore delle ali
nelle mie mani contratte.
Il mio sguardo è fisso sull’infelicità
lontana polvere che il mondo diventa.
Non restare nel carcere
del mio amore e della mia vita.
Il mio sguardo è fisso sul destino e la morte
e cancella il nastro delle ore di puro sole
e di neve e di fiore.
Je ne saurai jamais
Je ne saurai jamais retenir la fraîcheur de l’eau
dans mes mains crispées
ni la tiédeur de l’oiseau.
Mon regard est fixé sur le malheur
poussière lointaine qui devient le monde.
Ne reste pas dans la prison
de mon amour et de ma vie.
Mon regard est fixé sur le destin et la mort
et supprime tout le ruban des heures de pur soleil
et de neige et de fleur.
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Scrive Lucetta Frisa nella sua bella e ricca introduzione “Perché presentare adesso a un pubblico italiano un poeta come Alain Borne, che può apparire, a un’occhiata superficiale, quasi antiquato nella sua cifra malinconicamente romantica? Quanti sono “romantici” come lui? Sarà forse la sua visione della vita così totalmente laica, il suo ateismo senza speranza, un ulteriore elemento di attrazione?
Tenterò una risposta: perché la sua poesia, oggi, ci appare di una visionaria e sensuale inattualità, lontana da fasti surrealisti e manierismi lirici e intellettuali frequenti in una certa cultura francese del dopoguerra. Poesia ingenuamente e orgogliosamente disperata: «So che tutto è nulla ma amo il nulla e lo canto». Se è vero che ogni autentica arte non appartiene mai al suo tempo ma al suo tempo si contrappone, spesso restandone esclusa o fraintesa, allora Borne, anche solo per questo motivo, è un autore autentico che molto ci intriga e merita interesse anche da parte di un pubblico non francese.”.
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Preferire alla neve
Preferire alla neve il tuo biancospino
a questo inverno candido il tuo odore di primavera
che nasconde l’umana spinosa natura
Lislei il sangue dell’inverno è rimasto nero
sotto la ferita bianca
mentre il tuo sangue continua a sfogliare
sotto l’ombra pura una peonia rossa.
Preferire alla notte
la tempesta che le tue vene rivelano,
all’oscura minaccia
la speranza della tua folgore.
La tua presenza Lislei allarga tutti i muri
penetra tutti i deserti
cancella le smorfie
che attentano al tuo volto.
Préférer à la neige
Préférer à la neige votre aubépine
à cet hiver immaculé votre odeur de printemps
cachant la ronce humaine
Lislei le sang de l’hiver est demeuré noir
sous la blessure blanche
tandis que votre sang ne cesse d’effeuiller
sous l’ombre pure une pourpre pivoine.
Préférer à la nuit
l’orage que dénouent vos veines
à la sombre menace
l’espoir de votre foudre.
Lislei votre présence écarte tous les murs
et fend tous les déserts
effaçant les grimaces
qui montent à l’assaut de votre ressemblance.
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Sotto il tetto del tuono
Sotto il tetto del tuono ho dormito
sotto il sangue ansioso di finire ho dormito.
Ho dormito in me stesso
ho dormito senza aprire la vita
dormito senza temere la morte
eppure il cane nero
con la sua rabbia e il suo silenzio d’ombra
mi correva incontro
eppure nello scrigno si muoveva la pietra
ero senza desiderio e paura.
Ma un giorno
la testa vuota del cane mi si mise sulle ginocchia
e io gridai nel sogno
e mi svegliò il mio grido.
Vidi la breve spiaggia prima del mare infinito
i pochi passi prima dell’abisso.
Mi raggiunse il tuo bagliore Lislei
e la vela dei giorni
si tenne sopra la barca del vivere e del morire
dove stavi tu.
E ti presi la mano
bianco nastro divino
sedetti nella casa trasparente
che sugli scogli creava il tuo sguardo sicuro.
Sous le toît du tonnerre
Sous le toit du tonnerre j’ai dormi
sous le sang pressé de finir j’ai dormi.
J’ai dormi en moi-même
j’ai dormi sans ouvrir la vie
j’ai dormi sans craindre la mort
et pourtant le lévrier noir
avec toute sa rage et son silence d’ombre
courait vers moi
et pourtant dans le coffret s’agitait l’émeraude
j’étais sans peur et sans désir.
Mais un jour
la tête creuse du chien fut sur mes genoux
et je criai en rêve
et mon cri m’éveilla.
Je vis la courte plage avant la mer sans fin
les quelques pas avant le gouffre.
Mais votre éclair passa Lislei
et se tenait la voile des jours
au-dessus de l’esquif du vivre et du mourir
où vous étiez assise.
Et je pris votre main
ce blanc ruban de Dieu
je m’assis dans la transparente maison
que bâtissait sur les récifs votre regard sûr.
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[da Inchiostri]
*
Se sapessi cos’è l’amore
tacerei a lungo
Si je savais ce qu’est l’amour
je me tairais longuement
*
Infine trovare occhi
che solo io possa riempire
Trouver enfin des yeux
que seul je puisse emplir
*
Tu tieni in pugno
non l’uccello né il fiore
ma l’osso beffardo del tuo antico fratello
Tu as au poing
non l’oiseau non la fleur
mais l’os rieur de ton frère ancien
*
Scrivere fuori dalle poesie
come un uccello che spezzi sulla roccia le sue uova
Qual è questo grido
di cui si può fare una canzone
Écrire hors des poèmes
tel un oiseau cassant ses oeufs sur le roc
Quel est ce cri
dont on peut faire une chanson
*
Uno sguardo
e tutti i libri vanno al rogo
e tutte le parole tremano di freddo
nelle lunghe caserme
dell’inverno impietoso
Un regard
et tous les livres sont au bûcher
et tous les mots grelottent
dans les longues casernes
de l’hiver sans pitié
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Alain Borne: «Poeta al suo tavolo» a cura di Lucetta Frisa, I libri dell’Arca, Joker, 2011
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Rimando a la Dimora di Francesco Marotta per un post analogo su Borne con altri testi, nonché il libro, a cura di Lucetta Frisa, in pdf
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immagine da “Oddmentes” di Duane Kaiser
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mi sono piaciute molto queste poesie, molto vicine al mio gusto poetico.grazie, Lucetta, operazione meritoria
anna
Imaginifici i testi, magnifiche le versioni in italiano. E un grazie! per la bella (ri)scoperta.
Arnold de Vos
Poeta veramente interessante cche hai saputo tradurre in modo mirabile. L’apparente semplicità della sua poesia nasconde pluralità di significati e mi pare più dura di quanto si presenti “morbida”: forse per il dettato, intenso e placato, per il metro, musicale e accordato,…”Tu tieni in pugno / non l’uccello né il fiore/ ma l’osso beffardo del tuo antico fratello” Caino o Abele. Ma Abele fu ucciso e noi siamo la discendenza di Caino, è lui il nostro lontano padre-fratello.
Azzardo. Forse.
Narda
Se sapessi cos’è l’amore
tacerei a lungo
Già questo dice tutto.
una poesia davvero d’impatto e visiva.
una traduzione molto importante.
Complimenti a Lucetta, di cuore.
Antonio B.
sono sinceramente molto felice che questo poeta trovi degli ammiratori come voi che vi spendete in modo assolutamente disinteressato per puro amore verso la poesia. Massima la condivisione e perfetti i vostri commenti
Povero Borne, se esiste un aldilà, forse sarebbe felice quanto e più di me.
GRAZIE a Nuska, ad Arnold de Vos, Narda(d’accordissimo.come sempre ) e Antonio Bux
un abbraccio
lucetta
E un grande GRAZIE a Margherita,ovviamente, che ha preso su di sè l’ònere di postare.
lucetta
Comment te dire, Lucetta, le bonheur de lire Alain Borne en italien, alors que trop de gens le méconnaissent en France!
Merci et quel beau travail de traduction. Grazie a te!
Belle in francese e in italiano, concordo con la definizione di “autore autentico”.
Angela
Borne. Per eufonia si arriva al verbo inglese “to burn” e al “burn out” che offusca le menti. Versi che bruciano, dunque: “non m’importa della poesia / se non è che parole sull’assenza”. E poi “Sìì pianta, ritorna viva, ed entriamo insieme nel fuoco”. Non è mai facile ammettere l’impossibilità della speranza. Hai ragione Lucetta, si pensa anche a Gérard de Nerval e (facendo un bel salto) ad un poeta morto tragicamente come Ghérasim Luca: “Personne à qui pouvoir dire / que nous n’avons rien à dire / et que le rien que nous disons / continuellement / nous nous le disons / comme si ne nous disions rien”. Sarà una bella scoperta per il lettore italiano anche perché la traduzione restituisce in pieno questa “ebbrezza assurda e saggia”, fa sentire il binomio Eros/Thanatos. La parola “borne” in francese è anche un paracarro (che delimita quindi le distanze). Stranezza delle lingue! Distanze che la traduzione accorcia?
Grazie a Viviane, il suo commento sulla lingua mi pare giusto, la lingua e la traduzione…la distanza e la prossimità nuova, la parola Borne significa anche il confine. La frontiera tra la poesia e la lingua, tra una lingua e l’altra…
C’est vrai, Sylvie la borne est aussi cette frontière. Merci à toi !
bellissimi versi di Ghérasim Luca, e grazie per le cose che ho imparato da voi, mes chères amies.
Alain Borne forse era consapevole dei suoi limiti… Un destino il suo cognome.
un abbraccio italo-francese
lucetta
Un autore che personalmente mi “attrae”, versi che mi giungono come intagliati in un sostanziale biancore ( di freddo consapevole)
il freddo, il ghiaccio raggiunti dopo l’attraversamento del fuoco.
“Il caldo e il freddo scottano allo stesso modo”. Non è così?
Borne è un poeta passionale ma la sua passione si è infranta, tutto è rimasto a livello di desiderio e dal desiderio inappagato al delirio il passo è breve.
Un poeta che sono stata felice di “scoprire”, anche se non tutto è allo stesso livello.
Immaginavo ti piacesse, cara Dominica, tu che ami in particolare i sentimenti e i colori “forti”.
buona giornata !
lucetta
Bel poeta, che la traduzione fedele di Lucetta ci fa conoscere in tutta la sua malinconia e che io non trovo nè antiquato nè romantico. Vado a leggere il sito (ma credo di esserci già passata tempo fa) di Sylvie Durbec e di Viviane Ciampi. Lo sai che quella della lingua, della poesia francese e della sua traduzione è una passione che ci accomuna.
Blumy carissma, che piacere rileggere le tue parole. Mi dai una gioia dicendo di non trovare Borne “antiquato”.Romantico, nel senso di passionale,si,però e, in certi punti-non certo in queste poesie- si lascia un po’andare a qualche “sentimentalismo”, ma sempre stilisticamente controllato.
(Grazie, per chi desiderasse leggere il libro intero non ha che da chiederlo alla sottoscritta o alla Joker nella persona di Gennaro Fusco-con sconto speciale: 10 euro.)
un grande abbraccio a te e a tutte voi/noi e buona giornata
lucetta