Una punta d’incenso per amare le belle forme, l’odore sublime della rappresentazione, il soave respiro del giorno appena sorto.
La tenera e dolce comprensione che al prossimo permette di risorgere dall’oscura morsa in cui spesso si caccia, complice, la dama armata dell’avere.
In tanti tempi e in molti luoghi ci siamo perduti nel convincimento che le nostre fossero scelte vane, i cui bisogni e i cui risultati non valessero lo sforzo, finendo così per offendere il lavoro che le aveva create.
La strada custodisce il cammino, al cui giaciglio i sogni appendiamo a uno a uno, affinchè chi, giunto dopo di noi, possa profumarsi, con l’aria nuova dei nostri convincimenti antichi.
Il privilegio del vedere è dono e sintesi della nostra anima riconciliata con la natura, essenziale purità di ogni nostro pensare. Nell’arte e pare solo in quella, lo spirito partecipa all’imprevedibile congiunzione tra passato e futuro, aporetica luce che sapienza invoca a piene mani.
Il tempo della nostra riflessione non è già perduto, il tempo della nostra posizione non è ancora passato, il tempo del nostro inizio si compie incessantemente, il tempo del nostro costruire è il nostro tempo. Coraggio e fragilità sono le due parti della stessa propulsione, verità alveari della nostra discendenza di nodi e legamenti.