Risalirò la corrente dei sogni
Risalirò la corrente dei sogni per potervi abbracciare. Lo farò questa notte, a Capodanno. Dal mondo che esplode di botti e bisogni vi verrò a cercare, un viaggio siderale senza affanno, anzi leggero Con i balzi eleganti del salmone lame di luna su squame argentate vi troverò alla sorgente di tutto. Sfere di luce nel ventre di Orione voi, anime sorelle illuminate dal passaggio nel buio del lutto mi mostrerete il vero e l’anno nuovo.“Il paradigma della vita” di Valerio Varesi – Dedalus- puntoacapoeditrice
E’ il fiume il paradigma della vita. Non solo perché è acqua vivificante. Soprattutto perché è un percorso tra la sorgente e l’inesorabile confluenza verso la morte di una foce. Quella del fiume è un’acqua matura, pacata, che conserva il ricordo dei ghiacci, dei monti, delle gronde, dei salti tra i sassi, ma si è acquietata nella pianura tra gli argini alti che ne contengono l’ozio e il furore.
“Ho preso il cielo e ho tessuto la terra” – Sergio Zanone: l’esperienza est(a)tica della mostra

“Ho preso il cielo
e ho tessuto la terra”
L’ esperienza est(a)tica della mostra
.
Santorso, alle pendici del Monte Summano ; un filo sottile si svolge dalla pianura , attraversa il paese e sale lungo il sentiero dei monaci Gerolimini. Lasciando alla nostra destra la Grotta paleoveneta di Bocca Lorenza arriviamo finalmente all’ apice della vetta bipartita del monte . Qui gli scavi archeologici hanno portato recentemente alla luce la ricca stratificazione dei santuari che dal Paleolitico in poi si sono sovrapposti nel corso dei secoli; qui sono riemerse dall’ oblio dei secoli le piccole statuine in argento della Dea Madre e di Ercole. Il Summano è il luogo di incontro e scontro di tradizioni e di miti : le antiche rappresentazioni autoctone legate alla figura della Grande Madre furono sostituite , come successe anche in altri popoli mediterranei, dagli Eroi solari dei popoli vincitori: l’ Ercole/Eracle dei Greci e dei Romani , il Cristo del Cattolicesimo.
C’è un tempo per la poesia
Eravamo in tanti a guadare il fiume quegli anni,
quegli anni di pace e di guerre e di piccole tregue,
di minuscole storie di grandi scenari solo intravisti
fra le ciglia dei sogni.
Ketti era bella, nei suoi occhi di bambola viva
PRESENZA CERCANDO di Maria Stella Fabbri
Non considero sempre salutare, personalmente, la cosiddetta, compiuta, “elaborazione del lutto”. Il fatto che, a volte perentoriamente, il congiunto scomparso, continui ad esistere, ad essere “presente” nella realtà quotidiana dell’amato vivente, può rappresentare per me una vera, ulteriore ricchezza, una risorsa vitale inestimabile e liberatoria, non un legame limitante e distruttivo.
Il percepire ancora per mesi, a volte per anni, la sua fisionomia accanto a noi, l’ostinarci, magari nei primi confusi momenti che seguono il risveglio mattutino, a parlargli per condividere il minimo dono di un’emozione, è, accanto al conforto, ricerca di senso.
La presente raccolta di poesie si offre, su questa linea, come testimonianza contenuta, pudica,
LA NOTTE DI NATALE DI LUCA di Narda Fattori
LA NOTTE DI NATALE DI LUCA
La luna svirgolava alta, algida e fredda
e
irrideva l’abete addobbato per Natale sulla piazza grande del paese.
Palla, pallina, la notte s’avvicina, la fiamma traballa,…
Sotto l’arco il bue e l’asinello avevano un’espressione ebete.
Intorno un silenzio di belva in agguato.
L’anima degli alberi era stata sradicata e adesso fremeva
un freddo di fronde senza vita. Aghi. Punte. Lance. Lame.
Gli auguri di VDBD – L’albero del futuro
L’albero del futuro – 36 – Villa Dominica Balbinot

E giunse così la prima notte:
dalla finestra entrava
una luce boreale…
Nell’ermetica stanza
(come se dalla febbre a lei fosse,
la calcinata carne)
la sala operatoria, l’obitorio, il purgatorio
tutto sembrava a un passo,
asfissiata essa nei pozzi ciechi,
nella dissolutio sua,
con la svuotata orbita,
quel morbo,
tutte le abominazioni pallide.
Aveva veduto,
la triste terra solitaria,
l’elemento possente
- e quel fuoco celeste,
il silenzio degli uomini…
L’albero del futuro – 35 – Paola Puzzo Sagrado
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Nessuno sa se è un caso
Ci sono cose che non posso dirti
senza toccarti.
Che la primavera e la morte
passeggiano insieme nel bosco
che anche il diavolo piange
che lo sguardo di Cristo è verde
che dall’urlo si può passare
al sussurro.
Ci sono cose che non posso dirti
senza sporcarti.
Che ripeterò il tuo nome
e nessuno sa se è un caso.
Paola Puzzo Sagrado
L’albero del futuro – 33 – Antonella Tavarella

Contraccolpo
Affollate di terra queste dita
e toccare il suono di un tuono
nello spazio spaccato dai denti
scuote il seme nei cavi d’acqua
occhi e corpo in alberi stancati
e il fondale marino – pregato
un contraccolpo d’ombra
sulla corteccia vanificata.
L’albero del futuro – 32 – Doris Emilia Bragagnini

hungry sweet melody
sweet, sweet, my hungry sweet melody, sweet…
osserverò le piume alzate contro il vento che
il tuo gorgheggio solleverà nel vuoto intabarrato
e lì, a colpire dove il fianco è muto e
cola l’ombra – rovesciata -
sulla rotondità del giglio oscuro
reciderò gli stami
scivolando al fondo di quel ringhio d’altro canto
da serrare, tra le mie parole nude
erano i giorni delle unghie scheggiate
tra gli spazi tanto freddo e
il ruvidore precipitava l’ululo
a lisciarle sulla faccia ma, non era la paura
a stringere nei nastri l’andirivieni di quel fronte
che vedevo nei suoi occhi
piuttosto un velo, patinato su quel bianco
sopraggiunto come schiuma di
- distacco -
L’albero del futuro – 31 – Francesca Canobbio

Diva
che dormi discinta
dimenati docile
divarica il derma
denudati desta
dardeggia desueta
dipingiti donna
distesa su un drappo
diventa declivio
dirupo / e decolla
L’albero del futuro – 30 – Sara Ferraglia
.(( (Quando mi chiederai se è vero.
.
Quando mi chiederai
dove si son nascoste le farfalle
che nei prati non vedi
ma volano nei libri che tu sfogli,
che cosa ti racconterò?
.
Come potrò spiegarti il nero
del petrolio sulla sabbia
e fra le dita dei tuoi piedini?
.
Come potrò spiegarti la fame,
l’arroganza e le guerre
che vedrai sullo schermo
fra le pubblicità di un latte
e di nuovi cioccolatini
e chiederai se è vero?
L’albero del futuro – 29 – Maurizio Manzo

AZZURRINE
per un periodo le insolite
azzurrine mattine
accompagnate a nuvole burine
si presero gioco dell’aspro
iodio che avevo sulla pelle
ed erano terribili
i dolci pianti
fotosensibili
che destavano clorofilliane
tartarughine arringhiate sull’arenile.
L’albero del futuro – 28 – Marina Raccanelli
Fosse un frutto
.
Una tazza di thè, forte e chiara
con un vortice in fondo -
il suono del cucchiaino
.
nei suoi umidi panni, la notte
si sbriciola
.
fosse un frutto, il giorno che viene
o ciambella fragrante, sangue d’amore
nelle parole e nei segni
rosignolo selvatico nella bruma, liuto nel bosco
L’albero del futuro – 27 – Margherita Gadenz
.
viaggio
.
non viaggio abbastanza da conoscere
tutti trucchi delle docce negli hotel
però m’incanto nei buffet della prima colazione
e mi riempio di piccole brioches
.
c’è sempre una piazza bianca d’attraversare
con vecchi olmi e semafori intermittenti
nell’ora in cui guardo il cielo
.
all’angolo un negozio di vestiti a caro prezzo
la luce dei lampioni tratteggia strisce pedonali
come scialuppe in mezzo al mare
L’albero del futuro – 26 – Clara Serra

IDENTITA’
“Il corpo dell’uomo contiene del sangue, del flegma, della bile gialla e della bile nera. Ecco cosa costituisce la natura del corpo; ecco la causa della malattia o della salute. In queste condizioni, vi è salute perfetta quando questi umori sono in giusta proporzione tra di loro
sia dal punto di vista della qualità che della quantità e quando la loro mescolanza è perfetta. Vi è malattia quando uno di questi umori, in troppo piccola o in troppo grande quantità, si isola nel corpo invece di rimanere mescolato a tutti gli altri”. Polibio (Cos, ca. 410 a.C.), Sulla natura dell’uomo
I
La mano sinistra prova coi polpastrelli la grana
fine della pelle che ricopre la destra percorre i segni
blu delle vene si rappresenta i pori come squame
imbricate del tempo ormai in fuga da tant’anni
una luce opalescente ritarda le cose ungendole di
bianco lattescente – poste di là – senza più urgenza
L’albero del futuro – 25 – Lucianna Argentino
.
Scrivo di nascosto da Dio
che nella bocca voglio parole mie
e niente niente
nel passaggio dalla fronte alla spalla
dal gomito alle dita alla punta della penna
al suo muoversi sul foglio
per mio sentire altro
per meditato silenzio e pulsare di tempie
per il mio stare accovacciata
presso lo scavo con l’angelo geometra
L’albero del futuro – 24 – Anna Maria Bonfiglio
.
LE STANZE
.
Chissà chi verrà dopo di me
ad abitare queste stanze,
chi si sveglierà all’occhio dorato
del sole e s’addormenterà con lame
di luna impresse sul letto.
Qualcuno girerà per la casa,
dirà ch’è bella o brutta,
ma non udrà le voci
rimaste attaccate sui muri,
non saprà che l’umido alle pareti
è il segno lasciato dal pianto
nei giorni dei tanti abbandoni.




















