E GIUNSE COSI’ LA PRIMA NOTTE


E giunse così la prima notte:
dalla finestra entrava
una luce boreale…

Nell’ermetica stanza
(come se dalla febbre a lei fosse,
la calcinata carne)
la sala operatoria, l’obitorio, il purgatorio
tutto sembrava a un passo,
asfissiata essa nei pozzi ciechi,
nella dissolutio sua,
con la svuotata orbita,
quel morbo,
tutte le abominazioni pallide.
Aveva veduto,
la triste terra solitaria,
l’elemento possente
- e quel fuoco celeste,
il silenzio degli uomini…

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22 risposte a E GIUNSE COSI’ LA PRIMA NOTTE

  1. Narda scrive:

    Poesia di drammatica potenza, “nella dissolutio sua” la triste terra solitaria, il fuoco celeste, il silenzio degli uomini fra le abominazioni pallide: che resta da dire, da fare: dirci e stringerci, fare cielo azzurro.
    narda

  2. Grazie cara Narda: sei stata profonda a voler definire il mio testo come “poesia di drammatica potenza”, pur nel tuo augurio finale di auspicata speranza

    grazie molte, un caro saluto, ciao

    dominica

  3. cristinabove scrive:

    l’avevo già letta e mi aveva molto emozionata.
    rileggo approfondendo ancora una volta la tematica, in un coinvolgimento a me noto di trascorsi ospedalieri, di sofferta rassegnazione.
    e anche nella speranza di “fare cielo azzurro” come dice Narda…
    un caro saluto a entrambe
    cristina

  4. fulviosguerso scrive:

    Fra i tanti e le tante meritevoli autori e pregevoli autrici di versi che affiorano ininterrottamente sulle pagine bianche di questo benemerito blog letterario, mi pare che svetti (sia detto senza voler menomamente sminuire gli altri autori e le altre autrici, ciascuno dei quali e ciascuna delle quali, traccia il proprio disegno stilistico ed esistenziale con rara efficacia e maestria invidiabile) la voce scabra, petrosa, profonda di Villa Dominica Albinot; non una sillaba di più, non una sillaba di meno nei suoi canti per contralto solo che toccano da un lato l’illimitato spazio e, dall’altro, l’infinito silenzio delle anime in ascolto…

  5. Attonita leggo il generosissimo( all’infinito!!:-)), nei mie confronti, ritengo) commento meditato di Fulvio Sguerso ( piacere di conoscerla), e rispondo che la sua lettura mi pare di osservazioni che ben delineano la mia scrittura e le mie tematiche, e questo certamente per me è un grande generoso dono , di cui non posso che ringraziare
    un saluto, grazie

  6. fulviosguerso scrive:

    Nel contraccambiare il saluto, mi scuso per il mio lapsus calami: ho eliso la prima “b” del suo cognome, forse per associazione inconscia con Albi, patria dei “catari”, i “puri” che predicavano la povertà evangelica in umiltà, povertà e, appunto, purezza di cuore, e che proprio per questo furono perseguitati dalla Chiesa di allora…Chissà come mai, vero? Ecco, la sua poetica “febbre lessicale” la percepisco come espressione pura di una “follia d’amore” per quel misterioso “fuoco celeste” e terrestre dal quale mi pare nascano i suoi versi che sembrano scritti, come voleva lo Zarathustra di Nietzsche, con il sangue…

  7. Le dirò così, gentile Fulvio Sguerso:-)) anche perchè non potrei che rispondere così, visto l’alta impegnatività ( per me, ehh) dei suoi argomentati commenti; io penso che lei abbia letto – e al meglio- la mia poetica “febbre lessicale” , il complesso del mio dire, , non unicamente questa specifica ultima poesia, e l’abbia letto “veramente” , io – se qualcuno mi costringesse, ehh-mi autodefinirei eretica, idiosincratica, ribelle ontologicamente ( diciamo, ehh riassuntivamente), potentemente tragica. drammaticamente pura, ebbene sì: il termine stesso “puro”- accompagnato a “irriducibile” compare varie volte miei testi( !!), quindi, con le sue ulteriori chiarificazioni “definitorie”( che mi terrò a futura memoria certo..) rimango definitivamente- verso la sua disamina acutissima oltre che molto empatica e generosa “intellettualmente”-”attonita”, sia pur nel senso positivo, ehh( visto anche il valore suoi accostamenti)

    grazie, grazie tantissime
    un saluto.. ( interessante, del resto, il cosidetto “refuso”:-))

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  9. 00chicca00 scrive:

    già letta anche per me, e sì versi di straordinaria forza dove quel silenzio degli uomini ne chiudi quasi il cerchio
    sempre ammirata

  10. un abbraccio alla gentile oochiccaoo, che mi segue davvero generosamente , grazie tantissime,
    (anche voi che commentate in tal modo usate parole piene di “forza”, per cui sono molto riconoscente

  11. una “prima notte” nella quale si genera, in quella stanza “ermetica”, alchemica, fra i lembi (di “carne calcinata”, di morbi) la copula fra il cupio dissolvi e il “fuoco celeste” al quale avvampare, rimanendo nelle carni…

    Qui la “potenza” non è solo dei lemmi, ma dell’insieme.

    E l’insieme è dato anche dalle letture e dai commenti!
    Grazie dunque Dominica per il testo e grazie a tutti.
    un caro saluto

  12. mi dispiace, carissima Margherita:-)) ho intenzione di appropriarmi di quel “copula tra il cupio dissolvi e il “fuoco celeste”al quale avvampare, rimanendo nelle carni”, frase tua che meglio non poteva essere “detta”!!complimenti ricambiati, quindi!!:-))

    ciao, grazie, un caro saluto a te, ciao

  13. di grande intensità questi versi calcinati, la stanza ermetica e il silenzio degli uomini nella luce boreale diventano metafora dell’eterno dramma dell’essere umano
    marina

  14. grazie alla cara attenta Marina:-)), che dimostra con le sue frasi di commento una comprensione del mio dire, in questo caso ponendo l’attenzione sull’”eterno dramma dell’essere umano” e sui “versi calcinati” ( bellissima osservazione, questa!)

    grazie nuovamente, e un carissimo affettuoso saluto

  15. baci scrive:

    Non ci deludi mai, cara Dominica, con i tuoi versi arcani e profondamente evocativi(per non dire altro)
    un abbraccio
    lucetta

  16. e io, carissima lucetta, ti sono grata per il tuo “confermarmi” anche questa volta il tuo “apprezzamento”:-))( e anche io a questo proposito avrei qualcosa da dire..:-))

    un abbraccio a te, speciale!

    dominica

  17. monica martinelli scrive:

    Cara Dominica, leggendo questa poesia non posso che riconfermare l’apprezzamento e l’emozione e che suscitano i tuoi versi così densi e magmatici che entrano nel cuore e nella carne…e che danno voce a quel silenzio degli uomini che rappresenta la “malattia mortale”, emblema degli esseri viventi.
    Un saluto
    monica

  18. non so, carissima Monica, quale sia il modo più giusto per rispondere a tale tuo commento:-)) posso però dirti che nelle tue parole trovo un convincimento appassionato e di compartecipazione -adesione alla visione che cerco di portare a espressione
    di queste tue bellissime parole non posso che esserti molto grata, onorata, grazie tantissime

    un bacione un saluto

    dominica

  19. gisy. scrive:

    Hai saputo fotografare con la forza delle parole una situazione, uno stato d’animo, l’angoscia di “quel morbo”, che ci perseguita. E io, che ti conosco da tanto, condivido il tuo “verbo scabro ed essenziale” e mi compiaccio anche del dipanarsi nel tempo del tuo discorso poetico sempre più comunicativo, pur nella sua ricchezza di originalità e suggestione.
    gisella

  20. anche le tue considerazioni -ad ampio raggio e che tengono conto dello sviluppo del mio scrivere nel tempo- non “scherzano affatto” , carissima Maria Gisella: e risultano di “impegno” per me!!:-))
    un grazie a tutto campo per quanto mi dici
    un caro saluto, ciao

    dominica

  21. sebastiano scrive:

    contrazioni tra il movimento del giungere della notte e la stasi della carne calcinata, contrazioni che impressionano la pellicola dell’anima dove la brava Dominique si insedia toccando quei punti che lasciano riflettere sulle fragilità, sull’effimero che rappresentiamo ma, soprattutto, su quel silenzio che, di fatto, determina la “fine “ reale.
    “Aveva veduto” lei aveva veduto! mi mette in soggezione questa affermazione e mi rattrista allo stesso tempo perché è nel ripasso finale della propria vita che si comprendono i fuochi celesti atti a purificare e la dissolutio che libera dall’involucro un’anima ora pronta a procedere nel suo cammino eterno. Aveva veduto già fin dalla “ermetica stanza” lo scioglimento delle due entità che la componevano… impressionante come in 21 versi si possano descrivere tante sensazioni.

  22. Gentilissimo Sebastiano, eccoci: “contrazioni che impressionano la pellicola dell’anima”,( bella, questa!) “stasi della carne calcinata”" aveva veduto”( termine- tono da te sottolineato perchè è un po’decisivo e riassuntivo dell’intera tonalità della conclusione tutta, epperò – secondo la tua acutissima osservazione- riporta poi ai versi iniziali relativi all’”ermetica stanza, ) tutti riferimenti che riescono a centrare il dire di questi versi, se poi questo dire- certo su realtà dolorose. riesce a esprimere un che di “Impressionante”(!)è una constatazione che mi viene da considerare- criticamentte, ma non solo- molto importante[ e di cui non posso che ringraziarti- e molto]

    Un caro saluto a te, grazie molte

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