Già lo intuimmo dal freddo pungente
di mattinate ansiose;
dal profumo di muschi
appena spuntati
dal terriccio umido;
Blog letterario collettivo
Già lo intuimmo dal freddo pungente
di mattinate ansiose;
dal profumo di muschi
appena spuntati
dal terriccio umido;
Conficcato dietro la finestrella del bagno, di quelle che si aprono lasciando una fessura verso l’alto, e la cesta dei panni sporchi, un polpaccio si tende e si stende quasi senza tregua. Un ragazzo, un adolescente per la precisione, è rapito in ogni sua parte infinitesimale verso un trancio di gamba femmineo che s’intravvede dal balcone del palazzo di fronte.
E giunse così la prima notte:
dalla finestra entrava
una luce boreale…
Nell’ermetica stanza
(come se dalla febbre a lei fosse,
la calcinata carne)
la sala operatoria, l’obitorio, il purgatorio
tutto sembrava a un passo,
“Scrivo proprio perché sono un chimico, si può dire che il mio vecchio mestiere si è largamente trasfuso nel nuovo“

Tutti conosciamo Primo Levi (1919-1987) per la sua opera come scrittore concentrazionista. Le sue lucide e preziose testimonianze sugli orrori dell’Olocausto, racchiuse nei testi Se questo è un uomo (1947) e La tregua (1963)1 costituiscono tuttavia solo un aspetto della sua produzione letteraria. Nel corpus delle opere di questo autore sono presenti due costanti: ispirazione scientifica e ispirazione di origine autobiografica. Tali tematiche, pur costituendo due entità separate e in apparenza contrastanti, risultano, come vedremo, complementari tra loro.

POESIE DI FINE MONDO
(1988-2009)
Candelaria Romero
LietoColle, 2011
“Il viaggio non è iniziato
né il cammino concluso,
i saggi non hanno raggiunto l’esilio
né gli esiliati la saggezza”
Mahmud Darwish
.
.
A partire dal “Foglio bianco”, che l’autrice esorta a diventare “rete” (a trattenere e salvare), per “il salto mortale” (in una riuscitissima definizione di esistente)
ecco il “nero della gola” farsi nero di china che risale (la gola-china) di una parola in divenire, aprendosi, via via, al colore:
Venezia – Sono gli ultimi giorni della 54° Biennale d’Arte, quest’anno votata al tema dell’illuminazione. Illuminazione, come la bella nozione dei principi ispiratori che dovrebbero governare uno Stato, come il Nume tutelare dell’immaginazione, propria dei classici greci e latini, Luce come percezione della sua assenza.
Dialettica dei contrari che ha generato una Biennale composta, elegante anche se a tratti borghese; alla soglia del finissage, arriva il momento di tirar le fila per questa novella Penelope (Bice Curiger) cui può esser conferito il merito di aver evitato di divedere “alla facilona” i buoni dai cattivi, i vincitori dai perdenti, i sacri dai profani. La sua è stata una Biennale ermeneutica, linea per la costruzione di un pensiero in divenire, spirituale architettura per immagini.
Oh!
Ci si può sbagliare quando il sole
troppo assedia gli occhi,
ma quando si fa sera
e l’ombra cala spessa
della notte amica
più vede il terzo occhio
aperto come ferita sulla fronte
e lì di meraviglia urlo di pietra
scandisce il gesto, lo sminuzza tutto
e incarta l’errore come preziosa gemma
dentro il ricordo
per farne insegnamento a inveramenti d’albe,
a lusinghe di basilisco
sempre acquattato subdolo sotto il suo sasso.
Filippo Davoli- Come all’origine dell’aria (L’arcolaio,2010)
Nota critica di Lucetta Frisa
Le copertine sono importanti. Invitano alla lettura o respingono. Oppure danno un’immagine deviata rispetto al testo che aspetta l’attenzione del lettore. Questa di Come all’origine dell’aria, l’ultimo libro di poesia di Filippo Davoli (L’arcolaio, 2010), mostra un bellissimo bambino dallo sguardo intenso e lievemente interrogativo: è una foto in bianco e nero che ci riporta a un tempo quasi fiabesco, ma che fiabesco non è : è il tempo dell’infanzia – nulla di più imprescindibilmente reale – ma, appunto perché irrimediabilmente lontano, assume un’aria originaria, in cui il poeta fa iniziare tutte le cose.
dopo aver conquistato lustri
in libertà di sangue e cartellini
cifre da disavanzi
avanzi da
ricucinare in maniera proponibile
ho risparmiato inesorabilmente
il fiato di accensioni
ho dato fondo agli anni cherubini
altre che andavano in carrozza, io no,
sempre appiedata.
e all’improvviso scalpita una voce
reclama l’attenzione
- noi che vestiamo nuvole d’inverno
Al Ponticello
una penna d’argento
un orologio rotto
una pipa e poco più
è quello che rimane
dell’epoca paterna
prima che il suono
dei suoi passi sparisse
nell’appartamento
in affitto – come la vita -
al Ponticello.
*
Livorno via Ugo Conti 12
Io so d’alte scale semioscure
d’ un corrimano in legno chiaro
di bossoli in ottone con i fiori.
Io so dell’oltre dell’ingresso
di lenzuola calde di trabiccolo
di nonna che chiamava cocca.
Io so d’ essere stata
a Livorno in via Ugo Conti 12
uno scricciolo al sicuro.
Ricevo da Giulio Passerini e volentieri diffondo.
L’amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità.
L’autrice scava intanto nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame.
Sarà presentata per la seconda volta in Italia, durante la Rassegna della Microeditoria
(11 – 13 novembre 2011) a Chiari (Brescia):
l’antologia Maternità possibili che offre uno spaccato sul fenomeno esclusivamente femminile, demandando ad oltre 100 donne di esprimere i loro sentimenti, le loro gioie e sofferenze, il loro modo di essere e di porsi con riferimento alla maternità.
Omaggio a Roberto Rossellini “La macchina ammazza cattivi”, 1948
Viareggio, Hotel Principe di Piemonte. C’è un che di nostalgico nell’aria, forse per colpa di tutti quei bellissimi villini costruiti tra l’800 e il ‘900, che sono la caratteristica del posto. Decori, fregi, sculture che s’inseguono e inseguono.
Siamo nel salottino del Principe di Piemonte, io e Renzo Rossellini, che ha ricevuto il Premio carriera Viareggio EuropaCinema 2011 e introdotto la serata in omaggio al padre Roberto, grande regista e maestro del cinema italiano, di cui si è proiettato in anteprima assoluta il film “La macchina ammazzacattivi”.

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria
Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.
Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.
Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.
“i batik sono molto sensibili alla luce :
in trasparenza sembrano vivi perchè
attraversati come da piccole vene, capillari …”
Scrive……………………….. Sergio Zanone