Archivio per settembre, 2011

settembre 30, 2011

Le labbra rosso fuoco ( il male )

di Sara Ferraglia
Le labbra  rosso fuoco ( il male )
Le labbra rosso fuoco
Come prima
quando lui era assente,
sconosciuto e lontano
dal mio corpo indifeso.
Lui, costante e invadente
con un colpo di mano
d’improvviso mi priva
del colore e del peso.
Lui mi vuole leggera
rattristita e silente
glabra dea del dolore.
Io, davanti allo specchio
che non cedo al suo gioco
Come prima
Mi dipingo le labbra
Rosso ardente di fuoco.

Sara Ferraglia

settembre 28, 2011

Giancarlo Locarno: Shu Ting “L’autunno a Pechino”

di margherita ealla


Poeti mezzo addormentati, oscuri, illeggibili, in una parola: Ménglóng , così sono definiti gli autori che dagli anni 70 raccolti attorno alla rivista Jīntiān fondata da Bei Dao, e oggi pubblicata in Svezia, ormai una rivista in esilio, cercano ancora di superare l’arte concepita come propaganda politica e dare spazio alle necessità creative dell’individualità all’interno dello scavo e della sperimentazione di quelle possibilità ancora nascoste nella lingua, banalità forse scontate per l’occidente.

Un po’ sono stati tollerati, un po’ lasciati ai margini della vita culturale ufficiale, questo fino ai fatti di Tienanmen - 天安门- la porta della pace celeste, del giugno 1989.

Dopo di allora, Bei Dao e altri poeti sono stati costretti all’esilio.

Invece, la poetessa Shu Ting, uno pseudonimo che significa Shū serena e ting piena di grazia, come la madonna, è rimasta in Cina come a sottolineare un’appartenenza e a condividere una storia, ha così dovuto accettare la prescrizione, ma anche gli onori, a seconda delle ondivaghe politiche di apertura e di chiusura governative, viene ridotta in silenzio durante la campagna ‘contro l’inquinamento spirituale’ poi viene invitata nell’associazione ufficiale degli scrittori.

settembre 26, 2011

Canzoni per una stanza abbandonata di Yzu

di luciannaargentino

 

 

 

 

 

Non so com’è l’aldilà, non riesco proprio ad immaginarlo ma ci credo. Certe volte in verità non so nemmeno com’è l’aldiqua, ci sono molte cose che mi sfuggono, forse perché fanno parte o sono lo specchio del mistero che separa (o unisce?) i vivi dai morti…

settembre 25, 2011

Poesia, il mercato delle vanità – l’altra faccia della patacca di Riccardo Raimondo

di antonellapizzo

Poesia, il mercato delle vanità – l’altra faccia della patacca

 «Si sa, la poesia oggi non  vende!» – ma è colpa dei lettori! Colpa della gente incolta che non capisce queste cose… «La poesia, la poesia non ha mercato!».

Eppure, nonostante queste affermazioni che sanno molto di apocalittici – per dirla con Umberto Eco – c’è tutto un cicaleccio editoriale che ruota intorno al mondo della poesia.

Fioriscono festival, si lanciano antologie generazionali, si animano riviste e programmi radio!

settembre 24, 2011

FUOCHI DI STELLE ARSE (Per i 150 anni dell’Italia)

di vdbd2

di Maria Grazia Cabras e Loretto Mattonai

Cinque ballate e un attittu

musicati da Michele Fiumalbi e Giacomo Guerrieri

Sono qui riportate solo tre poesie e l’attittu

Lettera dal carcere dello Spielberg

Scorgo radi uccelli passare
non vedo terra non vedo mare
qui la sedia che stanca
tra mura che serrano la vita
tra due catene attorte

settembre 22, 2011

il punto su PoEtica e L’INAUGURAZIONE di Sabato prossimo

di vivianascarinci

Libra_volantino+logo

che cos’è PoEtica

a chi si rivolge

lo statuto

regolamento e adesione

infoPoEtica vivianascarinci@gmail.com

poeticaL’Associazione PoEtica in questo momento sta organizzando, in sinergia con la Libreria Libra, il contatto diretto con gli editori di poesia al fine di rendere più fluido l’accesso dei libri di poesia di medi e piccoli editori in libreria. A breve la Libreria Libra darà la possibilità a tutti di acquistare online, tramite il suo sito, i libri già presenti nella sua sede e quelli che giornalmente perverranno dagli editori che credono nel progetto Libra PoEtica.

PoEtica ha iniziato il suo lavoro di divulgazione, catalogazione, custodia e salvaguardia dei luoghi e dei materiali poetici, con 3 precise specificità:

PoEtica inediti

. archivio degli inediti: testi inediti ritenuti meritevoli di essere evidenziati e conservati;

settembre 21, 2011

RICORDANDO MONTALE A TRENT’ANNI DALLA SCOMPARSA di Anna Maria Bonfiglio

di nuska

RICORDANDO MONTALE A TRENT’ANNI DALLA SCOMPARSA

Sono le ore 13 di giovedì 23 ottobre 1975 ed Eugenio Montale sta fumando nel salotto della sua casa milanese quando squilla il telefono. A rispondere è “la Gina”, ormai l’unica persona che vive con il poeta da quando è rimasto vedovo di Drusilla Tanzi. La Gina è stata presa a servizio in casa Montale negli anni Quaranta, su segnalazione di un medico, e da quella casa non si è più mossa, divenendo con il tempo la governante e la custode prima dei coniugi Montale e poi del vecchio senatore Eugenio. La Gina dunque risponde al telefono e subito si reca in salotto per annunciare al poeta che a chiamare è l’ambasciata di Svezia: gli è stato assegnato il Nobel per la letteratura. E’ un momento indimenticabile, la solitudine della casa viene invasa dagli annunci radiofonici e, subito dopo, dalle felicitazioni degli amici.

settembre 20, 2011

Il terzo uomo sulla luna

di pietropancamo

Francesco Gazzè, Il terzo uomo sulla luna, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2002

 

 

C’è un’acuta distanza (quasi totale, cioè irreversibile o giù di lì) fra i sentimenti e il mondo attuale… Al punto che ognuno di noi (se fosse onesto) si dovrebbe inquisire schiettamente, sottoponendosi magari a un discorsetto accusatorio tipo questo: “Dove finisce la televisione e dove comincia la mia identità? Ahimè, non resta più alcun confine di riconoscimento…”.
Chi lo sa: probabilmente, peggiorando in circolo (e continuando quindi, previa tv, a involversi dai sentimenti alle pulsioni, dall’intelligenza alla scimmia) la razza dominante del nostro pianeta ritornerà, spiritualmente parlando, allo stato selvaggio e brado, da umana che era.
E nel frattempo, l’arte che fa? Non ci salva? Sfortunatamente no, accidenti! Dal momento che, complice ancora il piccolo schermo, è ormai decaduta a cabaret, rivestendosi forse di motti arguti, ma anche di sfondoni assortiti, veicolati da un italiano, drasticamente ridotto al rango degradato di dialetto nazionale, buono per tutte le ignoranze e sgrammaticature.
Certo, per fermare il collasso, ci vorrebbe qualcuno in vena e in grado di dare l’esempio. Sì! Ecco la soluzione! Qualcuno ci vuole, che scriva e rifletta. Qualcuno che, discosto dalla massa e dalla tv, abbia una ricezione infallibile del cuore in genere e non delle emittenti varie.
Qualcuno, insomma, come Francesco Gazzè.

Dunque… fratello e paroliere com’è di Max il cantante e musicista, il Francesco in questione ha esordito in proprio nel campo della prosa, pubblicando nel 2002 (per i tipi della casa editrice Baldini&Castoldi, in seguito ribattezzatasi Baldini Castoldi Dalai) un volume di racconti, suggestivi e corti: Il terzo uomo sulla luna.
Che dire mai di quest’opera prima, che non ha mancato, naturalmente, di riscuotere lettori e commenti lusinghieri?

settembre 19, 2011

Arnold de Vos: L’OBLIQUO

di margherita ealla

CAUTES e CAUTOPATES

Appartieni al mondo delle apparenze
come me: siamo fiaccole passanti
che diamo una parvenza di luce alla pelle del mondo.
Sento però sfiaccolare la tua torcia
allampanato dalla sua vampa
che sublima il mio essere
evanescente fino a portarlo sulla soglia della notte
per la tua lucentezza incisiva su di me
che non mi ero mai dato la briga di brillare
di luce propria, prima di abbassare la faccia
e inabissarla nell’oscurità montante del mondo.

…………………………………………………………………………Trento,12.01.2010

.

Riprendo Arnold de Vos già presentato qui con il suo libro “Stagliamento” (http://viadellebelledonne.wordpress.com/2011/02/08/stagliamento-di-arnold-de-vos/), per questo nuovo libro dal titolo “L’obliquo” (Samuele Editore, marzo 2011),

settembre 18, 2011

La musica riempie il tempo – e lo spazio

di marinaraccanelli

Controluce salivano gli archi 
ebani e crini vibravano paralleli  
da gusci d’ombra, il violoncello cantava
il contrabbasso profondo rispose
con i violini giovani

nell’urgenza insistente, un batticuore…
l’orchestra di Vivaldi s’impennò:
fu tempesta di braccia, danza e frusta
delle dita sapienti, polvere luminosa –
le clessidre si fusero in estuari
di desideri al fosforo e note esplose

oltre gli alberi millenari, oltre gli intrecci
di foglie stellate – albe e tramonti
scorrevano bruciando i contorni

stagioni senza fine riempivano lo spazio

settembre 17, 2011

IL VIZIO ASSURDO

di vdbd2

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ricordando Cesare Pavese ( 1908- 27 agosto 1950)

“La massima sventura è la solitudine, tant’è vero che il supremo conforto – la religione – consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera è lo sfogo come con un amico. L’opera equivale alla preghiera, perchè mette idealmente a contatto con chi ne usufruirà. Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri. Così si spiega la persistenza del matrimonio, della paternità, delle amicizie. Perche poi qui stia la felicità, mah! Perche si debba star meglio comunicando con un altro che non stando soli, e strano. Forse è solo un’illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo. Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perche non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri. (II sesso è un incidente: ciò che ne riceviamo è momentaneo e casuale; noi miriamo a qualcosa di più riposto e misterioso di cui il sesso è solo un segno, un simbolo). “ ( 15 maggio 1939)

Così ne “Il mestiere di vivere” edito postumo e che raccoglie riflessioni su una moltitudine di argomenti, Pavese anticipa la sua difficoltà di vivere , quello che Davide Laiolo chiamerà “Il vizio assurdo”.
Leggiamo la sua incapacità di trovare un senso alla vita, la sua inadeguatezza, il bisogno di oltranza che si scontra con quello di ragionevolezza : “ noi miriamo a qualcosa di più riposto e misterioso”.

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settembre 16, 2011

La farfalla dell’irreversibilità di Maarja Kangro ( Gattomerlino 2011)

di baci

nella foto di Alar Madisson: Maarja Kangro sul tetto di Radisson

Esce in questi giorni La farfalla dell’irreversibilità, secondo volume della collana Gattomerlino della Ssspress, diretta e curata da Piera Mattei
Sono le poesie di una poetessa estone, Maarja Kangro, già presentata in Italia, sulla rivista di poesia internazionale Pagine dalla stessa Piera Mattei, che firma anche una nota critica al volumetto.

Sono poesie tradotte dalla stessa autrice, con l’effetto di farci ascoltare l’inflessione quasi materiale della voce di Maarja, la sua preziosa ironica asprezza, in un italiano che, restando ineccepibile, conserva la cadenza originale. Una lingua che rifiuta di scivolare via dolcemente quando urta contro i duri spigoli di pensieri e di ossessioni che la storia e la cosmologia odierni ci fanno balenare nelle situazioni più impensate, per esempio mentre osserviamo la pelle indifesa e esposta di nudi corpi sulla spiaggia.

settembre 15, 2011

Vittorio Baccelli: “Il libro dell’opificio”, Tesseratto Editore, 2010

di Bartolomeo Di Monaco

Se cerchiamo un campione della letteratura fantastica, è necessario incontrarci con i racconti di Vittorio Baccelli, autore lucchese che ha passato già molte primavere, ma che ancora non riesce a frenare la sua effervescente fantasia. Di lui si accorse Claudio Marabini quando premiò un suo racconto come il migliore in un concorso nazionale indetto dal quotidiano La Nazione.Lasua produzione letteraria è sterminata ed elencare le sue opere riempirebbe molte righe di questa recensione.

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settembre 14, 2011

“A testa alta” di Bianca Stancanelli Ed. Einaudi

di gisy

«Era un uomo buono solo disarmato. In quattro andarono a sparargli. Lo spiarono, lo seguirono, lo raggiunsero sul portone di casa. In silenzio gli andarono alle spalle. Lo fermarono. E per fermarlo lo chiamarono padre, perché era un sacerdote».                                                                  Bianca Stancanelli

settembre 12, 2011

Revisioni del tempo

di cristina bove

Quando si affacciano alla soglia
e dicono: piacere di conoscerla, signora
_________ sono una sessantenne di Forlì,
sono un cinquantottenne di Pontremoli
qualcuno ne dichiara cento e più
e mentre scruto facce di ragazzi
vedo maschere strane su di loro

una porta i dolori sottobraccio
come fossero mazzi di giunchiglie
un’altra mostra vesti d’abbandono
e collane di lutti a girocollo
c’è chi s’avvolge in panni d’ammalato
e chi sembra gravato d’armatura
_____________ma quanto sono bravi
a recitare, protagonisti tutti di sé stessi
attori, comprimari e figuranti
fingono a perfezione d’invecchiare

ma come fanno a dichiarare il falso?
Metto gli occhiali, ci alito, li lustro
niente da fare, vedo tutto doppio
sono ventenni o poco più_______ negli occhi
recano giravolte sulla spiaggia
pleniluni d’agosto a perdifiato
e primi amori, e voglia di cantare
qualcuno porta ancora una chitarra
qualcuna danza ai bordi d’un falò

ragazzi amici miei, non m’ingannate
io so tutto di voi perché vi vedo
e nell’abbraccio includo
la vostra giovinezza di stagione.

settembre 10, 2011

«Che cos’è l’amore» (Durs Grünbein, Della neve)

di margherita ealla

Pablo Picasso, Le chef d'oeuvre inconnu

da 37.   Che cos’è l’amore

[...]  Tutto dorme.
Per strada, così presto, solo lui, la marmotta.
Una testa di porco mostra i denti, lì dal macellaio.
Il ricatto del freddo: gli occhi lacrimano.
Ora è accanto al camino, nella sala dei libri, tutto rigido.
«Il primo attende» dicono qui in Svezia.
E da sovrana, lei, lo fa aspettare.
Lui guarda in giro, osserva, quanto sapere inutile,
di scuola. Quei misteri in marocchino…
Porfirio e Lullo, historici e teologi -
da capogiro. Il dente duole, e ha freddo.

settembre 8, 2011

È solo la voce che resta. Forugh Forroxzād

di vivianascarinci

forse la verità sono queste due giovani mani/ queste due giovani mani sepolte sotto la neve cadente/ e l’anno prossimo, quando sarà primavera/si incontreranno col cielo attraverso la finestra/ steli e spine dai loro corpi/fontane di fragili verdi steli/fioriranno/amore mio/ solo e amore mio più caro FF

Tratto da La dea immediata, un libro inedito di Viviana Scarinci. Consulenza linguistica Angelo Michele Piemontese

Forugh Forroxzād è conosciuta essenzialmente come una tra le più significative voci femminili della poesia persiana moderna. La più tradotta senz’altro. I suoi versi intimisti ed insieme realistici, si possono considerare perfettamente intrinseci al sentimento di una dignità femminile di assoluta avanguardia. La sua unicità risiede nel fatto che attraverso l’evocazione poetica della reale condizione della donna, corroborò tra i suoi contemporanei il libero sentire di una femminilità non convenzionale. Al di là, come vedremo, della solidità della sua poetica, l’importanza di Forugh Forroxzād risiede nel aver saputo riprodurre in poesia un effetto fenomenale coniugandosi semplicemente al coraggio di articolare l’oppressione femminile con lucidità. Esibendo il volto tangibile della sua vita intima nella società, attraverso la forte controreazione che la tradizione le oppose, marcò per mezzo di interventi puntuali, i guasti relativi alle contraddizioni che animavano tanto la sua cultura d’appartenenza che la vita politica del suo paese. Grazie alla poesia intesa come strumento totale del dire, la poetessa è anche annoverata tra le esponenti di spicco del nuovo corso che la letteratura erotica femminile prese dalla metà del ventesimo secolo presso la cultura islamica. Da quel punto in poi la produzione letteraria femminile entrò in una nuova fase che aveva escluso fino ad allora le emozioni private che concernevano la sessualità come soggetto letterario. Forugh fu tra quelle scrittrici che attraverso la sua poesia la esplicitò con maggior pregnanza. Esplorazione di genere immediatamente dopo preclusa, a seguito della rivoluzione del 1978-1979 che portò alla cancellazione di qualsiasi riferimento alla sessualità anche in ambito letterario. Mentre gli scrittori fuoriusciti, e gli interni più o meno clandestinamente, continuarono in quel senso e in altri percorsi non asserviti politicamente, il regime regolava e centralizzava anche la produzione letteraria in accordo coi codici morali fondamentalisti. Forugh Forroxzād in questo senso è ancora al centro di un’istanza sociale estremamente moderna: da una parte l’integrità della persona come individuo esponente la propria singolarità, dall’altra il potere non democratico che impone un codice morale e etico condiviso che la collettività è formalmente tenuta a accettare.

settembre 7, 2011

Il girasole

di gisy

Mia figlia mi ha regalato un girasole:

è assetato di luce, come me.

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settembre 6, 2011

(la poesia è dei poveri) Soldato Nencini – Enzo Jannacci

di antonellapizzo

Sento che l’Italia, nonostante l’orrore degli egoismi più cinici che ci tormentano da tempo può contare su una risorsa meravigliosa: la poesia…

Sono sempre stato matto, se è per questo; ho sempre creduto a questa dote, solo che ci pensavo poco. Come se per decenni avessi creato e cantato personaggi pieni di poesia, senza rendermi pienamente conto che stavo portando a galla l’anima profonda di questo paese. Vedi, non erano invenzioni, erano persone vere, erano i poveri diavoli d’Italia. I poveri diavoli sono la parte migliore di questo paese, sono loro che lo salvano ogni volta che serve, loro che sono stati repressi, massacrati, esclusi.

settembre 5, 2011

Yosano Akiko: alcuni tanka da Midaregami

di margherita ealla

.

yoru no che ni
sasamekitsukishi
hoshi no ima wo
gekai no hito no
bin no hotsureyo


.

A star who whispered
under the curtain of night -
now fallen to the
world below, a mortal
with disheveled hair. 1

.

Nel 1901 Yosano Akiko (1878 – 1942) pubblica Midaregami: “L’attuale accezione del termine è «Capelli scomposti, spettinati, arruffati» […] Noi abbiamo tradotto con «Cernecchi» sapendo che, almeno fino agli anni Venti, l’immagine di una donna con questa acconciatura era un richiamo erotico. La poetessa volle suggerire fin dal titolo ciò che le stava a cuore: l’emancipazione delle donne e la libertà sessuale. In alcune stampe dell’epoca anche le geisha venivano rappresentate così” 2  

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