Bella e articolata presentazione di Anna Maria Curci, dell’Antologia voluta da Abele Longo, che raccoglie molte voci poetiche nel ricordo di questo sacerdote sui generis, il cui pensiero è un retaggio di speranza per l’umanità.
due poesie di Lucetta Frisa, una lettura
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Vorrei cambiare vita
abitudini faccia casa stile
in poche parole: morire.
Ricominciare
con uno scarabocchio stupefatto.
Aiutami a comperarmi abiti nuovi
aiutami a truccarmi di versi mai scritti
Da L’ALTRA (Manni, 2001)
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La scelta di poesie all’interno di un quaderno1 di uno stesso autore è la risultanza di un legame, non tanto o necessariamente di affinità con il proprio corpus di lettore, quanto di un suo formarsi e venire incontro fra le righe in modo che, e prendo qui a prestito – magari in modo improprio – la bella definizione di poesia della stessa Lucetta Frisa, «nasconde un messaggio misterioso e desta in noi uno stato di allarme e stupore» 2.
Con gli occhi del nemico – note di lettura di Narda Fattori
David Grossman, Con gli occhi del nemico, Oscar Mondadori
Scrittore israelita molto noto, Grossman non ha mai disertato di affrontare i problemi della pace e della guerra nel concreto della sua terra che trascina una belligeranza ultra quarantennale con lo stato franto della Palestina. Vivere in un permanente stato di guerra o di allerta bellica trasforma i comportamenti delle persone, ne modifica le percezioni, crea traumi irreparabili, muta la fisionomia del pensiero.
Madre che stai
Nullo confortamento nutrìca desiansa. Jolanda Insana
foto di Enzo Eric Toccaceli
Se si dovesse pensare a un unico cardine su cui far ruotare quella frenesia plurima che è l’inventiva linguistica di Jolanda Insana, credo che l’ossimoro possa essere annoverato come costante di una sorta di moto perpetuo che ne caratterizza l’intima sfrenatezza. L’ossimoro è una figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini in forte antitesi tra loro. A differenza della figura retorica dell’antitesi, i due termini sono spesso incompatibili. Si tratta di una combinazione scelta deliberatamente o comunque significativa, tale da creare un originale contrasto, ottenendo spesso sorprendenti effetti stilistici (wikipedia). E’ Jolanda stessa a svelarne apertamente la meccanica, definendo la sua scrittura “libertà, spudoratezze e coprolalie, in funzione di mascheramento protettivo, per troppo pudore del sentimento, per troppa tenerezza” (1). Troppo pudore sembra essere l’assunto da cui partono tutte le sue violazioni. Allo stesso controverso modo, l’invettiva sviando l’attenzione dalla pena, conferma la gravità dell’offesa, qualificandola nel dna di una parola del tutto nuova affinché ciò renda la misura esatta di una dolenza inaudita; tanto da essere bestemmiata per dissimularne l’insopportabilità.
Vera Lucia De Oliveira, Quando la carne è sola, Società editrice fiorentina
Il mondo di Vera Lucia de Oliveira, poetessa bilingue, nota e apprezzata sia in Italia che in Brasile, suo paese di origine , ha la consapevolezza di un dolore dell’anima che è situato nel corpo e di un dolore del corpo che ferisce l’anima.
E’ una coscienza del dolore presente in ogni tempo e in ogni spazio , dalle creature che pur vivono in condizioni diverse.
E’ il dolore di una separazione, di un’assenza, di un vagabondare stanco e ferita , senza quiete, senza approdi. La vita ci lascia ai margini delle risposte, sia che si avanzi o si retroceda a un primordi amniotico , ci resta il corpo la materia, bagaglio che non ha consapevolezze e non ne cerca. La poetessa allora ordisce la materia, ne trae un composito arazzo, che si fissa non più come interrogativo senza risposta ma come essenza creaturale; un distillato della vita che è così , che , in quanto tale , ci deve bastare anche se il pungolo dell’irresoluto la scarnifica .
OH VOI CHE AVETE MORTI
Oh , voi
voi che avete morti
seppelliti sotto l’erba verde
- all’ingiù, verso lo sconvolto fondo
( dentro la terra,
dentro la terra,
dove è buio…)
Questo fu,
l’iniziale deliquio del sotterraneo uomo
( è la anima tutta che si rivolta)
nel profumo dei fiori esausti,
LA VERSIONE DI GIUSEPPE – Poemetto per don Tonino Bello (Festival Il Montesardo)
“Chi sa che qualcuno, complice la poesia, non venga più facilmente indotto a cambiare genere di vita.”
don Tonino Bello
LA VERSIONE DI GIUSEPPE – Poemetto per Don Tonino Bello
31 AGOSTO – Piazzetta Santa Maria del Foggiaro, Alessano (Lecce), ore 20.30
Le “impiraresse”
“Maria! Tina! Zanze(Angela)! Rosina…“
I nomi risuonano allegri e veloci nel campiello ancora ombroso di prima mattina, la bionda, la morettina e quella sempre spettinata si beccano amorosamente tra loro come gallinelle, mentre le mani scorrono rapide a rastrellare sciami di perline multicolori nei vassoi sopra i grembiuli.
La più giovane scoppia a ridere ad ogni minimo pretesto, e quando comincia non la smette più; la decana disincantata la riprende con cipiglio severo: “ciò ti, ma par cossa ti te imboressi sempre!”
Poi, si scioglie in una risata silenziosa.
Gunpowder Forest Bubble
Gunpowder Forest Bubble di Loris Gréaud è pura poesia. Si entra in una stanza di Palazzo Grassi e si viene inghiottiti da un mondo alieno. Non siamo più dentro ma fuori, in una foresta di alberi giganti semplificati, allo stesso tempo veri e simbolici. Ci sovrastano, sono neri e tendono i rami verso l’alto. In mezzo a loro, in fondo al bosco la luna è un pallone luminescente impigliato, più grande del normale – ma deve essere così. Le alte finestre che danno sul Canal Grande sono oscurate, il mondo-fuori appare attenuato, irreale. La visione all’interno è dominante. Gunpowder Forest Bubble fa pensare: il materiale sintetico dei suoi alberi è mescolato con polvere da sparo.
http://www.palazzograssi.it/mostre/mostre-in-corso/mondo-vi-appartiene/mappa-sale/loris-greaud
Nel cuore nero (3)
Albe ammaestrare avreste visto filtrare attraverso tutte le vetrate che c’erano. Un sole insinuante, sale d’argento che sviluppò ogni parte del giardino ed ogni parte del salotto ed una parte della stanza da letto. I garbugli delle lenzuola scelsero forme dantesche ( la valle dei mostri), i corpi allungati bianchi e bruni presero a definire un luogo, un teatro sfinito e muliebre con i vestiti ammonticchiati, i quadri, la testata, le lampade Artemide, ogni cosa svuotata e rinascente. Perché di rinascita si trattava, vennero a suonare alla porta e l’angelo , vestitosi alla benemmeglio, si precipitò ad uscire. Scoccate le sette, insomma, riccio correndo perse la scarpina e la Golf GT si trasformò in grassa zucca ma nessuna bella addormentata scese a tentare soluzioni. Proprio perché. Gertrude si impegnò in questo sogno ( trattasi ‘stavolta di sogno vero, fase r.e.m., allentamento di difese consce, verranno utilizzati meccanismi noti come condensazione, simbolizzazione, spostamento, dissociazione, una parte per il tutto, il mascheramento). (Così descritto il sogno non ha luogo, potreste sforzarvi di capire, la ragione lo fissa come una fotografia e dietro quel gesto c’è ben altro che la luce).
Per ciò:
La slingua. Patrizia Vicinelli
di tenebre
tutti quei visi ignoranti
e quelle mani perforate
dalla loro mestizia di essere state raccolte.
Perchè nel visivo c’è la parte acuminata
della scrittura,
quella subliminale
che diventa poi sensazione simbiotica.
Il tuo dialetto – Camillo –
somiglia
a tutte le anime del mondo
come l’uso delle lingue
della “slingua” direi
il moto interiore non trova versi che possano
fermarlo.
Creazione ex-novo della parola
come estremo tentativo di comunicazione
t’aspettavo novello Kafka
che lo riduce in cenere
con le sue novità
una parola come pietra
una rimane parola rifatta
a proposito di lui, per significarlo.
Ho imparato l’addio

Ho imparato l’addio dalla mia culla d’acqua,
l’amnio che mi nutriva e mi narrava la mia storia
nella lingua degli uomini.
Innocenza e sogno era ancora lo sguardo
dentro il blu della notte,
Mi scusi, dove trovo lo scaffale della poesia?
di Monica Maggi
“Mi scusi, dove trovo lo scaffale della poesia?” “Giù in fondo, a destra” Il giù in fondo a destra significava quasi vicino all’uscita di sicurezza, il che significava quasi alla fine della libreria. E poco importava che fosse Feltrinelli, Mondadori o altro. La poesia era esiliata, relegata, all’angolo e pure zippata. Due scaffali o poco più. “Mi scusi, ma perchè così poca poesia?” “Perchè non si vende, non piace, non la capiscono” Mah, pensavo tra me e me uscendo, a me sembra più incomprensibile una formula matematica…. Così succedeva sempre, perchè da sempre ho letto e cercato poesia. Così poi sono andata a cercare libri di poesia tra l’usato, e ho tirato il fiato per un po’. Ma anche lì poco, trovavo sempre poco. E mi rammaricavo: possibile che il mondo fosse così aspro e dal cuore rancido, da non amare la poesia?
La poesia: “scintilla” universale di tormenti, suggestioni e incanti di Cecilia Rutigliano
In tre libri di poesie, presto editi da Città del sole, leggiamo liriche
pervase di struggenti visioni. Al centro il sentimento dell’amore
È imminente l’uscita di tre deliziosi libri di Città del sole edizioni, legati da uno stesso filo comune: la poesia. La decisione di far pubblicare le tre raccolte ad agosto deriva dalla “speranza” che le vacanze estive regalino alle persone, in pausa dalle ansie e dalle frette quotidiane, il tempo libero per dedicarsi a una lettura “rilassata” e “rilassante”, ma non per questo meno impegnativa.
IL VOLO di Loretta Buda
Giulia vola incontro al mattino in un cielo che si tinge di rosa, mentre il buio si affila in una lama sottile: un confine fra il cielo di sopra e quello di sotto. Sono le 5, da quell’altezza, in un’ apparente immobilità, immagina un cielo sotto e un cielo sopra, lei è lì, nello spazio intermedio che si tinge di azzurro, guarda compiaciuta lo strato di nubi che sta sorvolando e che per la prima volta osserva dall’alto in basso; un cambio di prospettiva con impatto visivo ed emotivo. Si muove in un cielo diviso: in basso le nubi bianche, di fronte la distesa azzurra e in alto un cielo cobalto. La quotidianità raggiunge i suoi pensieri e contrappone, l’innocenza del bianco visto dall’alto con la faccia arcigna e grigia dedicata alla Terra. Stacca gli occhi dal cielo , li chiude , è inquieta , ma sa benissimo che il suo turbamento non muove da quel diverso modo di guardare il mondo, un altro mondo è dentro di lei; lo sente vorticare nel corpo immobile e fermo
Libra l’associazione PoEtica
Libra l’associazione PoEtica (qui)
by vivianascarinci
per informazioni e lettere di adesione vivianascarinci@gmail.com
L’Associazione culturale PoEtica ha come scopo principale la promozione della poesia, dell’arte, della musica in ogni sua forma, come veicolo privilegiato di dialogo indipendente sul territorio nazionale e internazionale.
Gli aforismi di Beno Fignon
Beno Fignon, Mille e un respiro. Aforismi, afasie, affanni, affabulazioni, affabilità, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2004
Rapido e nutriente, l’aforisma è un libro liofilizzato che condensa un intero messaggio, lungo e articolato, in sole due righe. È dunque il libro moderno per eccellenza: di sicuro il più adatto – e altamente consigliabile – a noi frenetici (o pigri?) abitanti della vita presente, che abbiamo sì tempo di leggere, ma per cinque minuti al massimo (se non all’anno).
Una comoda e composita biblioteca da viaggio
Una raccolta di aforismi assortiti – incentrata, per dire, sugli argomenti più vari (ad esempio economia, politica, quotidianità, cuore, tecnologia) – non potrebbe esimersi, allora, in alcun modo dall’apparire – integralmente e sotto ogni profilo – una piccola biblioteca ben formata, da intascare in valigia ed utilizzare magari in ispiaggia, scorpacciandosi via a forza di occhiate e olio di sguardo – così… come svago fra un bagno e l’altro – venti trenta volumi, o meglio sentenze. Ah, si capisce: tutte significative e argute a immagine di quelle che il compianto poeta Beno Fignon radunò per i tipi della Rubbettino in Mille e un respiro. Aforismi, afasie, affanni, affabulazioni, affabilità. Si tratta indiscutibilmente d’un’opera simpatica che copiosamente offre e garantisce una gamma composita di pensieri schietti, i quali ragionano in libertà su Dio e l’uomo, per sorridere in piena sagacia su tv, scienza, amore, anima… e sull’esistenza in genere.






















