(Scritta in un momento di ripiegamento su me stessa, la metto per non sentirmi sola).
Magari saranno minimi interludi
scritti quando
ci si lasciava prendere dal sonno
si chiudevano intorno alle finestre
tende di pianto
e chi
guardava una ringhiera vuota
___________ non c’era un grido
già mancava il fiato
non la sentiva mai quella sospesa
voce caduta.
Si chiedeva la sbarra del passaggio
chinata sull’asfalto
che cosa fosse il vuoto
d’un vestito afflosciato
____________ le scarpe a tacco alto
numero 34
(si compravano ai saldi di stagione).
Anche un respiro piccolo
di piede
ha gli avi asiatici
immagino il kimono e la raggiera
di spille rosse infisse nei capelli.
____________la ragazza ignorava
quale fosse il valore delle cose.
Quattro però li seppe dall’inizio
nacquero col profumo
che hanno tutti gli uomini
quando ancora sono angeli
_____________ d’altronde i vari
i lanci
le planate
i percorsi di ferri paralleli
portano tutti al cielo
anche via terra
anche via mare
anche via donna.






tu non sei sola
ecco
Brava Cristina!
Bellissima, Cristina: intensa, struggente, con quell’immagine di piccolo piede asiatico e di raggiera tra i capelli che resta. Non sei sola!
Gisella
grazie, Vincenzo.
e grazie anche a te, Gisella.
cri
Il vuoto di quel vestito afflosciato sull’asfalto…il vuoto dentro, il vuoto intorno…
ma poi quei quattro angeli ti hanno dato il senso e le risposte…
E poi non sei sola!
Graziella
Bella, Cristina, molto tenera.
No, non sei sola proprio per niente!!
lucetta
ripiegarsi è un guardarsi innanzitutto, poi, ma solo poi uno scrutare oltre le proprie pieghe-ringhiere, chiedersi in quello squarcio (quasi iniziatico, con quel volo finito -tarpato-di un “altra” ma che assomiglia) dell’”inizio”
, una volta lasciata libera di essere individuata in qualsiasi mappa del mondo)
e poi scoprirlo in quel bellissimo verso dei quattro saputi fin dall’inizio( “Quattro però li seppe dall’inizio”)
e in quella navigazione via amore, “via donna”.
una poesia e Cristina non è sola, anche se non è solo sua (la poesia intendo
un affettuoso saluto!
Graziella, il vuoto assoluto, in tutti i sensi. Ma anche angeli, sì.
E amiche stupende ora.
Lucetta, è questo il bello di stare qui! grazie.
Margherita, sapessi che strano aver trovato con Google la strada, il palazzo e il balcone…
ma mi ha fatto bene, è come se avessi compreso il senso di quel volo.
Così è bello sapere che la poesia che nasce da un’esperienza traumatizzante, diventa un po’ esperienza comune, condivisione senza frontiere.
grazie.
un abbraccio!
Cristina, che meraviglioso “canto” di disperazione!
Ci sono dei passaggi straodinari :
“nacquero col profumo
che hanno tutti gli uomini
quando ancora sono angeli” e ancora
“Anche un respiro piccolo
di piede
ha gli avi asiatici”
La poesia sa fare anche questo : descrivere un dramma in modo così delicato.
Ciao
Sara
Sara, la poesia o quel che sia scriverne in versi, mi ha salvata da una chiusura ermetica dalla quale non riuscivo a uscire.
Sono felice di averlo fatto adesso e di condividere almeno in parte il mio vissuto.
Grazie!
ciao
c
che meraviglia che è la poesia e quante cose si possono scrivere, dire, descrivere, quante strade si possono percorrere, quante porte si possono aprire dentro e fuori di noi.
i percorsi di ferri paralleli/ portano tutti al cielo
grazie Cristina
ciao antonella
Antonella, è vero, quante strade cominciano proprio dove una finisce, e sembrava impossibile riprendere a camminare…
so che conosci bene questi percorsi. Sappiamo che la mèta è sempre oltre.
grazie, sono felice che ti sia piaciuta.
cri