Raccolta dentro il caprifoglio
raccontavo di prati
che mi nascevo margherita e il sorbo
rischiarava di rosso il muro a secco
frasi murate
percorsi trattenuti da petali di ferro
per non appassionarmi alle rovine
ai rovi che parevano rosari
museruole al mio sole di colomba
nata per giorni duri
prendi il rocchetto, lo possiamo svolgere
tra le braccia dei vivi
sequenze stabilite nello spago
sembrano disegnare il lato stanco
la culla del silenzio a contenere
impossibili forme tra le dita
dall’alto del forame circolare
l’alba cade sui ruderi di un sogno
sovverte la parabola del tempio
e qui tessiamo notti di fortuna
con il filo di luce d’un sorriso.
CRISTINA BOVE






“Raccolta dentro il caprifoglio
raccontavo di prati
che mi nascevo margherita ” ( inizio )
“e qui tessiamo notti di fortuna
con il filo di luce d’un sorriso.” ( fine )
e in mezzo c’è questa culla del silenzio che tutto è meno che silenziosa .
Sara Ferraglia
grazie Sara.
in un momento come questo mi fa bene
i blog servono anche a distogliere un attimo dai guai.
ciao
buon tutto
Cristina
Così intensa.
l’incipit mi fa immaginare le bambine di Anne Geddes, poi, inoltrandomi nella poesia, vengo quasi travolta dai fiori e, soprattutto, dalle immagini che scorrono e si aggrovigliano come in un sogno.
poesia che mi prende tutta e mi ci fa entrare, dentro quel sogno (posso copiarla nel mio blog, Cri? ) .
blumy, grazie!
*
puoi prendere ciò che vuoi delle mie cose, essere tua ospite è un onore
“..la culla del silenzio a contenere/impossibili forme tra le dita..”, “..e qui tessiamo notti di fortuna/con il filo di luce d’un sorriso.” Che bei versi, in questa culla del silenzio, una culla che pare magica e da cui, come il cilindro del prestigiatore, possono uscire prati, fiori, ruderi..e poesia immaginifica!
ciao
monica
Monica, in fondo è il gioco dei fili da passare dalle proprie mani alle altre.
chissà che non sia proprio questo la poesia…
grazie
cb