LUCIA TOSI


Lucia Tosi dice che insegna “una materia in estinzione e una di nicchia”: la letteratura italiana e la letteratura latina. Lo fa con passione non ricambiata e tira avanti unicamente perché le consente il magro stipendio e la possibilità di rinvoltolarsi nelle cose che ama di più, dopo gli essere umani che un dio distratto ha lasciato la incontrassero. Scrive poesie da due anni quando proprio non può farne a meno, sempre pensando a quando riuscirà a scrivere un intero libro di racconti e almeno un romanzo. Collabora, con testi per lo più ironici e infiammati, alla rubrica “Viva la scuola” nel blog La poesia e lo spirito, tiene lei stessa un blog chiamato con sincera umiltà il lunedì degli scrittori. Sue poesie e recensioni sono apparse su Lpels e La dimora del tempo sospeso. Un suo racconto sta nell’antologia Auroralia curata da Gaja Cenciarelli, Zona, 2009.

Mettere da parte il giorno

Duro fatica a pensare
ci vuole spazio e una tregua
mettere da parte il giorno
con i suoi annunci e proclami
sperando non mi insegua
fin nei sotterranei della casa
dove ho il mio rifugio
di talpa il mio carcere libero
il pensatoio strozzatoio
con tutte le torture
più raffinate che mi infliggo
per sentire se ancora vivo

Nel bosco, di notte

(a mio padre)

Da piccola dovevo certe sere attraversare
tutta la casa, nera, densa di ombre negli angoli
come grotte, da cui balenava un lampo,
lo sguardo affocato di un lupo, o rantolava
il respiro di un lemure. Mi chiedevi di prendere
gli occhiali, il giornale, le pantofole, le carte da gioco,
la scacchiera, qualcosa che rimaneva sempre
di là apposta per costringermi ad andare. Le porte pesanti,
gli interruttori troppo alti, le voci si allontanano
mentre mi inoltro nel bosco stringendomi addosso
la mantellina. Non ho sassolini da lasciare,
forse non tornerò mai più, né si accorgeranno che manco.
La tentazione di varcare l’ultima soglia, l’ultimo
corridoio buio, con la sua melma di stagno, le alghe
vischiose pronte ad abbracciarmi d’amore mortale,
oltre sapevo di un vestibolo di orchi e più oltre
d’una strada, una magnifica strada illuminata che portava
fuori dalla foresta incantata, fuori dalla vita bislacca
di bambina che da sola faceva
il lavoro che nessuno voleva.
Prendevo le carte, gli occhiali, il giornale
nella stanza che aveva
una pietosa lampada ad attendermi accesa
giravo sui tacchi inghiottendo aria e saliva
mentre dalla strada un canto saliva
una bestemmia una risata un urlo di gabbiano
che pensavo ad un infante abbandonato.
Di nuovo comparivano in un baleno rovesciato
lupi lemuri larve alghe stagni paludi alberi immensi
fruscii squittii rantoli sospiri la porta a vetri la luce
il caldo le voci a scroscio improvviso
la tua carezza e il mezzo sorriso.
Andrei ancora nel bosco di notte, nella foresta stregata
se solo sperassi di trovarti al di là.

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Info su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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12 risposte a LUCIA TOSI

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  2. Fulvio Sguerso scrive:

    Anche la poesia può considerarsi una volontaria “tortura raffinata”?
    O una “tortura raffinata” autoinflitta si decanta in raffinata poesia?
    E perché scendere nei “sotterranei della casa” di Psiche se non per andare “ancora nel bosco di notte” e “nella foresta stregata”?
    (Domande di un ammirato e ammirante lettore)

  3. michele lupo scrive:

    voi che siete amiche sue: a lucia – che c’ha sempre troppe cose pe’ la testa – per faje scrive’ ‘n libro senza distrarsi la dovete legà

  4. Antonio Fiori scrive:

    Ecco, qui si sente quanto spinga dentro il ‘dover dire’ e quanto questa spinta venga assecondata e insieme contenuta, rimeditata, trasformata in parola. Più una poesia appare semplice e sorgiva, più c’è da supporre esitazione e labor limae da parte del poeta.

    Lucia Tosi è stata una bella e rara sorpresa

    Antonio

  5. Eccola Lucia nella sua bella scrittura, capace di “spazio” (molto e spesso per gli altri) e di “tregua”
    che però non cerca di annullare l’incalzo della “tortura” autoinflitta per sentirsi viva, anzi l’asseconda, scavando il dentro come una talpa.
    Così nella galleria (anche oscura, anzi spesso oscura) capita che possa aprirsi un corpo di versi denso di archetipi favolistici e inquieti, quando non paurosi (boschi, lupi, capuccetti, sassolini, pollicini…), ma interpretati, senza però renderli innocui, invero riempiti di presenza (del padre anzitutto, poi di Lucia bambina assieme a Lucia adulta), mentre narrano l’assenza.

    molto contenta che Lucia sia qui. una bella donna davvero!
    ciao

  6. Ad Sidera scrive:

    Queste poesie sono uno splendore! Grazie Lucia e grazie Cristina. Un abbraccio caro

  7. eventounico scrive:

    Devo accontentarmi di essere un uomo e di scandire con te il ritmo di questo evento non potendo accompagnarti in questo luogo nel quale si rende giustizia al genere femminile e a quanti di noi lo vagheggiamo senza pudore alcuno

  8. monica martinelli scrive:

    Queste poesie mi hanno colpito perchè ripercorrono un immaginario fatto di paure, incubi, come quelle del lupo cattivo o dell’orco terrificante in agguato dietro l’angolo, protagonisti di ogni favola che si rispetti e che attanagliavano la mente di ogni bambino ignaro e curioso. L’autrice riesce così a creare un effetto di trasposizione e immedesimazione tra lei e chi legge facendolo catapultare in un ‘reggressus ad infantiam’ fatto di dolore, carezze e sorrisi. Una poesia decisamente coinvolgente dove non manca una dose di (auto)ironia.
    Complimenti!
    Monica

  9. lucypestifera scrive:

    grazie di cuore a tutti gli intervenuti, a chi conosco da tempo e a chi incontro ora. bella, come sempre, la lettura di margherita ealla e rincuoranti le impressioni di antonio fiori e monica martinelli circa il labor limae e l’autoironia: il fatto che si avvertano entrambi, anche in un tessuto dimesso e impoetico come è il mio modo di scrivere – pare siano dei tratti ricorrenti – mi dice che ho una “maniera”. prometto di pensarci, lupo. un abbraccio a fulvio, e.u., a.s. che su f.b. mi ha detto delle cose gentilissime, tutti così amorevoli.
    un pensiero di perfetto amore per cristina bove.

  10. Giovanni Nuscis scrive:

    Belle, Lucy! La prima che riassume ed esprime, in pochi versi, il conflitto irrinunciabile col tempo, con la sua dispersione quotidiana, per lo spazio esiguo che lascia al fluttuare calmo del pensiero, al puro godimento delle cose, che si ingollano, se no, con gesti compulsivi, perdendone il valore e il sapore; ma vi è il “rifugio”, vivaddio, dove ci si isola ritrovandosi e tutto ritrovando, nella giusta, soggettiva importanza e consistenza. E la seconda, dedicata, nel chiaroscuro di paure antiche e ricordi luminosi, di molcente amore per chi non è più, e sembra annottare il paesaggio, non fosse per il sentimento ancora vivo che squarcia, al solo ricordo, il bosco e l’orrido bestiario di luce viva.

  11. lucypestifera scrive:

    giovanni, tu sei poeta sempre: grazie!

  12. Anna Maria scrive:

    Accanto alla familiare, vicina e affine “Mettere da parte il giorno”, trovo, nella scelta felice che Cristina Bove fa tra le poesie di Lucia Tosi, “Nel bosco, di notte”: una conferma e, insieme, scoperta continua, tra memoria individuale e condivisa. “Lupi lemuri larve” attraversano l’identità regionale – non ho potuto fare a meno di pensare a “La valle dell’orco” di Umberto Matino – e tendono e si estendono, in maniera convincente, all’universale:
    “Andrei ancora nel bosco di notte, nella foresta stregata
    se solo sperassi di trovarti al di là.”
    Culla e turba, cattura e sprona, la poesia di Lucia Tosi.

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