Quando le vedo arrivare sono vicino al banco del Re. Niente, entrato da poco, schifo qui, manco fatto la coda per entrare.
Vedi che è venerdì, siamo noi quattro; dalla Tala, fuori dalla porta, passavano branchi di tipe con l’occhio scialacquatore e tirate giuste manina nella manina, ah no! appoggiate alla borsetta microba che si portano appresso.
Due birre ma mettono ‘sta schifa di musica dondolante e col Pera abbiamo deciso di mollarla e di venire qui. Saran passate le undici, sarà mezzanotte, un casino a parcheggiare il cx comunque, cinquemila se le scorda, file strette, imbecilli in seconda, un bel caos.
Questi posti, da dire, sono fatti a modo. Sono fatti che entri da una parte ed esci dall’altra. Sono fatti che il cesso è in fondo ad un corridoio di moquette blu notte, e prima c’è il guardaroba, duemila lire, così fai a meno d’ingombri. Sono che sali di sopra e ti fai dare una tesserina, così, agratis, consumi quanto vuoi tipo carta di credito e non sai mai quanto ti è costato qualcosa, nemmeno l’entrata.
Centomila venerdì scorso.
Volentieri, centomila volentieri, un ventesimo della cartiera volentieri, quando paghi sei fatto tanto, paghi volentieri, almeno sai che l’uscita è stata preziosa.
Intanto chiudi gli occhi viso nero chiudi i giardini della strada l’intelligenza e l’ardire la noia e la tranquillità queste tristi sere in ogni momento il bicchiere e la porta vetrata confortevole e sensibile leggera e l’albero da frutto l’albero da fiori l’albero da frutto fuggono.
Quando arrivano mi accendo una cicca seduto al tavolino più rosso.
Nel cuore nero (2)
“Le figlie perdute della Cina” di Xinran – Ed.Longanesi
La Cina è un paese tanto affascinante quanto misterioso, patria di millenarie tradizioni e antiche usanze verso cui spesso si guarda con grande rispetto. Ma questo enorme bagaglio culturale porta con sé anche molti lati oscuri che difficilmente si riescono ad accettare e comprendere. Alla fine del 2007, per esempio, in tutto il mondo gli orfani cinesi adottati erano arrivati a circa 120mila e si trattavano quasi esclusivamente di bambine: perché? Una spiegazione si trova nel libro Le figlie perdute della Cina della giornalista cinese Xinran, tra qualche giorno in libreria per Longanesi.
Poesie di Federica Galetto

COME QUANDO CADE LA NEVE
Vorrei stare come quando cade la neve
e il silenzio solo parla a fiocchi,
le dita sul filo del davanzale piegate
e un urlo di vento.
L’angelo fatale di Chateaubriand. JULIETTE RECAMIER
“Angelo in molte cose, donna in qualcuna.”
di
Daniela Assunta Zini
Nel salone del suo appartamento di rue du Mont Blanc, a Parigi, arredato secondo l’ultima moda greco-pompeiana, una giovane donna dal corpo slanciato, avvolto in una veste rosa e bianca, dal volto graziosissimo, dall’aria dolce e verginale, ballava per i suoi amici la famosa danza dello scialle, messa di moda da Madame Tallien, la procace Egeria del Direttorio. Gli intimi ammessi allo spettacolo si sentivano trasportare, a poco a poco, in un mondo di sogno; seguendo il ritmo molle della musica, la bianca figura avvolgeva e svolgeva attorno a sé le spire di una lunga sciarpa trasparente e, nel momento culminante di questa magica danza, i lunghi capelli castano chiari le si scioglievano di colpo attorno al corpo e tutto scompariva in un alitare di spume bianche e bionde.
Allora, ansante, si arrestava e fuggiva nella sua camera, dove sdraiata su un divano e coperta da una vestaglia rosa e bianca accoglieva arrossendo, tra il chiarore discreto delle luci velate, le lodi dei suoi ammiratori.
Il Calzolaio – di Sara Ferraglia ( a proposito di “poesia dedicata”)
Il calzolaio
DUDICI di Flora Restivo
Flora Restivo, Dudici ( Dodici) , Edizioni del Calatino, 2011
Flora Restivo, che conosciamo come intensa poetessa in siciliano, si presenta qui con dodici racconti in siciliano, fortunatamente tradotti, per chi – come me- non padroneggia questa lingua e quindi deve spesso far ricorso alla traduzione. Tuttavia la documentata e chiara prefazione di Marco Scalabrino, poeta e saggista , studioso del siciliano, accompagna il lettore nel percorso del testo.
Dodici è un numero pieno di significati: dodici sono i mesi dell’anno, dodici gli Apostoli, dodici le ore del giorno e dodici quelle della notte durante gli equinozi.
Non se Flora Restivo abbia scelto per un qualche motivo questo numero, resta il fatto che esso possiede un fertile terreno di senso.
Catch Cradle
Raccolta dentro il caprifoglio
raccontavo di prati
che mi nascevo margherita e il sorbo
rischiarava di rosso il muro a secco
frasi murate
percorsi trattenuti da petali di ferro
per non appassionarmi alle rovine
ai rovi che parevano rosari
museruole al mio sole di colomba
nata per giorni duri
LA FATA FATUA di Claudio Roncarati
Il gioco dello psichiatra – nota introduttiva di Lucetta Frisa a “La Fata Fatua”- di Claudio Roncarati,opera vincitrice della prima edizione del premio di poesia “Franco Fortini 2010”
Il mondo poetico di Claudio Roncarati prende avvio, pretext e forma,dal suo vissuto autobiografico: infatti, di professione è psichiatra e psicoterapeuta. Questo è il suo secondo libro di versi, appena successivo al Manuale di psichiatria poetica, pubblicato nel 2010 con le edizioni Alpes. Roberto Pani lo definisce come “un testo post moderno (…) eclettico, ironico, fa ricorso al collage partendo dall’assunto che la complessità del reale non può essere descritta da un unico discorso conoscitivo».
Segnalazione, disponibile on line la produzione letteraria di Bartolomeo Di Monaco
“Riviera” di Giorgio Ficara Ed. Einaudi
Quasi sul finire del suo Riviera, Giorgio Ficara offre al lettore un’immagine-chiave. È legata all’abitudine del suo amico d’infanzia Agostino Gnecco: un abile nuotatore, sempre pronto ad immergersi nel mare per esplorarne fondali e tesori: paesaggi meravigliosi, pieni di colori incredibili e vivissimi, navi di epoche diverse e spesso anche molto remote che parlano di naufragi, di battaglie, di altre vite.
VOLA ALTO – sblocco d’immaginazione narrativa – BANDO DI CONCORSO 2011 DELL’ASSOCIAZIONE MARCO FORMIGONI
Segnaliamo un interessante concorso:
VOLA ALTO
sblocco d’immaginazione narrativa
Marco pensava di scrivere un romanzo, o forse un racconto lungo, comunque una storia costruita su alcune delle cose che più lo colpivano, o più gli stavano a cuore.
Ne ha scritto poche righe, chissà se l’avrebbe mai completato. Ecco il suo incipit:
Nel cuore nero (1)
Ho la bellezza giovane ed è felice. Scivolo sul tetto dei venti scivolo sul tetto dei mari sono diventata sentimentale non conosco più il conduttore non muovo più seta sugli specchi sono malata fiori e sassi amo la più cinese delle nuvole amo il più nudo degli scarti d’uccello sono vecchia ma QUI sono bella e l’ombra che scende dalle finestre profonde risparmia ogni sera il cuore nero dei miei occhi.
Mi preparo. Avrò voglia di uscire. Aspetto Maddalena.
Patti Smith. Peace and noise. Alto volume.
La matita nera tra il pollice e l’indice a fare un disegno sfumato dell’occhio destro, sotto. Deve corrispondere con il piano delle ciglia inferiori, dare la sensazione che siano molte. Così viene fuori l’occhio grigio spalancato amorevole che da quella foto di quando avevo due anni non mi ha più lasciata, un occhio pesce, anche, assolutamente diritto, assolutamente vedente, assolutamente miope. Sopra continua il contorno ma più addolcito (uso il dito medio) e faccio e disfo e rifaccio e decido per una qualche polvere, l’ombretto dei campioncini della mamma, regali al mio femminile, certo contento nella prigione sua meritata.
Per il mio femminile i rossetti e le cremine e gli struccatutto e i fard sono come la lima nella torta. Vero, i prodotti struccanti gli interessano poco. Ma tutto l’ambaradan conseguente lo entusiasma e libera, la matita per le labbra mauve beige marron glacè amaranto vin brulè capucine, il fondotinta matt, la cipria chiara (ho la pelle delle povere bionde, fatta a capillari prepotenti e refrattaria alle terre) e poi. Una specie di base l’ho già stesa, c’era della crema idratante, so che fa moolto bene, ora faccio il quadro. Uso almeno quattro tipi di rossi e bruni, difficile sfumare bene e mettere la luce nei punti giusti, devo attenuare un inizio di doppio mento, rilassamenti della pelle mandibolare, couperose, ‘azz vedersi da vicino e con queste luci massimali, seduta sul lavandino, death singing memento mori last call.
E suonano.
Atto di vita nascente. Maria Grazia Calandrone
“Gli amori vivono una sostanza priva di sopralluoghi” m.g.c.
Atto di vita nascente è un libro generato da un’occasione catartica. Catarsi dal greco katharsis κἁθαρσις, “purificazione” è un termine utilizzato per indicare la cerimonia di purificazione che si ritrova in diverse concezioni religiose ed in rituali magici che prescrivevano di solito il sacrificio di un capro espiatorio (Wikipedia) allo scopo di addivenire a qualcosa di ulteriore che assuma una forma di maggiore purezza. L’espiazione polarizzata nel capro ne fa l’oggetto rituale dell’impurità da cui si vuole prescindere. Anche il capro in quanto razza animale ha un valore simbolico importante. E’ il segno zodiacale il cui geroglifico viene definito firma di Dio, proprio per via del suo definitivo valore trascendente e conclusivo nell’arco dell’anno.
L’ironia di Pietro Pancamo
L’ironia è l’occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l’assurdo, il vano dell’esistenza.
Søren Kierkegaard, Sul concetto di ironia, 1841

Inediti di Pietro Pancamo (pipancam@tin.it)
POMERIGGIO SFATICATO
A casa,
nel disordine alchimistico
delle ore scapestrate,
sfoglio un libro
foruncoloso di parole.
Allora esco
e vado a guardare i miei passi
che vorrebbero tanto
(come mille moschettieri)
essere uno
per ogni raggio di sole.
APPUNTI DI POESIA di Rosa Elisa Giangoia
Il delizioso libriccino della Giangoia osa presentarsi come una riflessione quasi completa sulla poesia, materia così difforme, ardua e preziosa. E tuttavia ogni discorso su di essa è riduttivo o/e anche ridondante perche della poesia si è detto e scritto, molto /troppo prodotto , in maniera poco critica e un poco cinica. Già. Perché se è vero che si moltiplicano editori e “poeti”, pessima e buona poesia, in realtà tutto accade in un silenzio assordante: solo i poeti o aspiranti tali leggono di poesia e il circolo diventa autoreferenziale. ma anche pericoloso perché ci si conosce un po’ tutti e poi dispiace porsi in modo critico di fronte al prodotto di un amico di cui si ha bisogno per una recensione , per una presenza ad una presentazione e per altri nobilissimi motivi, pericolosi appunto perché la referenzialità è circoscritta , protetta da complici
IN QUESTE SPORADICHE SILENTI RADURE
…””Essi dunque
raccoglievano le parole della agonia,
le parole spremute,
ma anche nel confortatorio
- fin sul patibolo -
prevaleva l’insensatezza delle cose”…
…In queste sporadiche silenti radure
la memoria è l’avvenire del passato
Il passato – diciamo “il lascito culturale”, poiché è fondamentalmente di ciò che si tratta – non è una identità prefabbricata e fissata una volta per tutte. È una identità in divenire a pari titolo del presente. Ogni epoca e ogni gruppo umano legge il passato in funzione dei propri bisogni. E se un gruppo umano di una qualunque epoca si mostra incapace di leggere il proprio passato in funzione dei propri bisogni, la colpa non ricade sul passato, ma sullo stesso gruppo umano. In generale, la colpa è di non conoscere il proprio passato e, quindi, di non essere in grado di riconoscere ciò di cui si avrebbe bisogno. E anche quando ciò di cui si avesse bisogno fosse fare tabula rasa, non si farebbe ignorando il passato o fingendo di ignorarlo. dz
una recensione di Daniela Assunta Zini
Come Stendhal, che, spesso, tornava sulla storia della sua vita “senza illusioni in proposito”, in quegli scritti segreti destinati alla posterità, anche noi dovremmo essere curiosi di sapere chi eravamo.
Quanto a me, sono decisa a rimediare a questa lacuna.
Il passato – diciamo “il lascito culturale”, poiché è fondamentalmente di ciò che si tratta – non è una identità prefabbricata e fissata una volta per tutte. È una identità in divenire a pari titolo del presente. Ogni epoca e ogni gruppo umano legge il passato in funzione dei propri bisogni. E se un gruppo umano di una qualunque epoca si mostra incapace di leggere il proprio passato in funzione dei propri bisogni, la colpa non ricade sul passato, ma sullo stesso gruppo umano. In generale, la colpa è di non conoscere il proprio passato e, quindi, di non essere in grado di riconoscere ciò di cui si avrebbe bisogno. E anche quando ciò di cui si avesse bisogno fosse fare tabula rasa, non si farebbe ignorando il passato o fingendo di ignorarlo. Quanto a noi italiani, se mai vi è colpa, non è certo nostra, ma di chi avrebbe dovuto elaborare i programmi delle scuole e non dimenticare, con tanta disattenzione, quanto è accaduto in Italia, sui monti, nelle valli e nelle città, tra il 1943 e il 1945. La storia d’Italia non ha avuto solo Enrico Toti, ha avuto qualcuno e qualcosa di più del lancio di una stampella: ha avuto chi ha fatto l’eroe non perché avesse ricevuto la cartolina precetto, ma perché in montagna era andato di sua spontanea volontà, per “salvare la faccia”, se non altro di fronte ai nazisti che “la facevano” da padroni e ai fascisti che “la facevano” da servi.
La Liberazione dell’Alta Italia, negli ultimi giorni di aprile del 1945, fu, sempre, caratterizzata dal rilievo che vi assunsero i protagonisti di grande spicco e gli avvenimenti di determinante portata. I capi militari della Va e della VIIIa Armata alleate, i generali tedeschi, Benito Mussolini (1883-1945) e i suoi, i comandanti partigiani delle montagne e delle città sono i grandi comprimari di quei giorni in cui si consumò, per noi, l’estrema tragedia della guerra.



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