maggio 31, 2011
di fioriantonio

Dedicare una poesia, ben diversamente da come può sembrare, è una scelta delicata, almeno per chi ha con la poesia un rapporto totalizzante. Ci si interroga sull’opportunità della circostanza (un compleanno, un incontro, un triste evento), sul pericolo di eccedere in gravità o in leggerezza, su come reagirà la persona (o i suoi parenti, gli amici). C’è poi il dubbio, strisciante e continuo: quella poesia deve restare nella sfera privata o deve essere pubblicata? E quasi sempre ci sono buoni motivi per entrambe le soluzioni. Talvolta, per risolvere il dilemma, si opta per la pubblicazione con l’indicazione delle iniziali o del solo nome proprio.
Ma sono tanti i modi con i quali rendere pubblica (o, al contrario, mascherare) la dedica di una poesia: c’è la dedica tradizionale, che a volte costituisce il titolo stesso della poesia; c’è la dedica posta all’interno del testo; c’è quella impropria, fatta per allusioni o con le sole iniziali del nome; c’è quella omessa, quando la dedica resta ‘privata’, totalmente nascosta al lettore. Eppure non siamo in presenza di un genere artificioso o minore, anzi, siamo spesso al crocevia tra vita e scrittura, nell’anticamera del cuore del poeta. Basti pensare a Leopardi (A Silvia, A se stesso) a Manzoni (Il Cinque Maggio) a Foscolo (anch’egli dedica una poesia A se stesso, quindi A Zacinto, dove dedicataria non è una persona ma, notoriamente, una città). Ed c’è una grande presenza di dediche in tutta la poesia del nostro novecento (cito Bertolucci, ma anche Pasolini, Caproni, Giudici, Fortini e molti altri). L’editore Crocetti pubblica da qualche anno una serie antologica sottotitolata “poesie per” (la madre, il padre, i figli) che ci offre illustri esempi di poesie dedicate. Devo dire che, per quanto mi riguarda, ho iniziato a praticare questo genere di poesia abbastanza presto, ma senza alcuna premeditazione; pian piano, a quindici anni dalla prima poesia, sono arrivato a contare una decina di poesie dedicate, quasi una poesia su dieci è ormai una poesia che dedico a qualcuno: l’ultima a mia figlia (che resta privata), almeno due a grandi poeti – Ripellino e Raboni – le altre ad amici, viventi e mancati. Mi sono così chiesto se questa forma poetica non mi sia addirittura connaturale; di certo la sento ormai fortemente interiorizzata. Vorrei concludere con una pagina di Czeslaw Milosz, una folgorante meditazione su questo tema che ho recentemente proposto in rete (www.caffedellenuvole.blogspot.com)
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maggio 30, 2011
di vivianascarinci
di Federico Federici
![Untitled-5[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/05/untitled-51.jpg?w=370)
Una parola dura e indecifrabile è attratta dai nostri silenzi. Questa è la poesia che sappiamo di scrivere, in una vigilia perpetua di silenzio. Qualcosa ci sfiora continuamente la bocca, ci sfida alla pronuncia del senso, ha il soffio vivo e frontale di un affetto, ma non si spiega e non è forse solo parola. Ci sono cose che nelle parole si pongono vicine al compimento. Ma la vera parola nasconde le lettere. La vera preghiera passa tra le corde della voce e trova il suo Dio. f.f.
cara *,
lo stile non ci protegge. Una parte di noi si lega alle cose dalle parole, l’altra parte invece è solo parole. Certi accadimenti somigliano a una fitta nevicata che sigilla il paesaggio così che diventa impossibile descriverlo. Dal basso in alto nulla allora è distinguibile. Tutto ricade entro il limite assoluto della neve, in una rivelazione imminente, come osservare un punto preciso sul muro nelle tonalità della luce.
Non per un eccesso del sentire si scavalca il perimetro del mondo. Anzi è la capacità di trattenere le parole e i gesti a perfezionarci, la liturgia dell’esercizio.
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maggio 29, 2011
di viadellebelledonne

Antologia poetica sul tema – Olio Oleoso
a cura di Franca Battista con calligrammi di Antonio Poce

La bellissima antologia curata per il 2° anno dalla poetessa e pittrice Franca Battista ha raccolto intorno al tema uno stuolo di poetesse note e meno note, che hanno prestato la loro ispirazione per testi vari, variamente interpretati, stilisticamente difformi, originali per una panoramica che spalanca orizzonti sulla scrittura poetica contemporanea in Italia.
La chiamata a raccolta di sole poetesse è una scelta voluta da Franca ipotizzando che su un tema come questo fossero maggiormente coinvolte le donne.
Prezioso è tuttavia il contributo calligrafico di Antonio Poce che pone a fianco di ogni poesia un delizioso calligramma, sì che l’antologia risulta quasi decorata da immagini .
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maggio 28, 2011
di nuska
Le poetesse d’Italia – Cristina Campo 1923-1977
Moriremo lontani. Sarà molto 
se poserò la guancia nel tuo palmo
a Capodanno; se nel mio la traccia
contemplerai di un’altra migrazione.
CRISTINA CAMPO
Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini, nacque a Bologna nel 1923 da una famiglia agiata all’interno della quale arte e cultura erano pratica quotidiana. Il padre era un celebre maestro di musica e la stessa Cristina una raffinata dilettante. Un’affezione cardiaca le impedì di seguire corsi di studi presso le scuole pubbliche ma ciò venne compensato da un’adeguata educazione scolastica privata. Agli anni infantili risale il suo incontro con la fiaba, universo che frequenterà e maturerà nel segno del suo incontro con la scrittura di Simone Weil. Schiva, umbratile e solitaria, fu comunque al centro di una fittissima schiera di relazioni con altri intellettuali: a Firenze la poetessa frequenta le voci più significative dell’ambiente culturale fra tutti le figure più determinanti sono Mario Luzi, i germanisti Leone Traverso e Gabriella Bemporad e le amiche letterate Margherita Dalmati e Margherita Pieracci Harwell, che in seguito sarà la curatrice di tutte le sue opere.
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maggio 27, 2011
di vivianascarinci
![187888_102021286548366_1003764_n[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/05/187888_102021286548366_1003764_n1.jpg?w=370)
sabato 28 maggio LA VITA IN DISSOLVENZA
con LUCIANNA ARGENTINO (reading & musica)
ore 17.30
corner di degustazione
sweet & wine
ingresso libero
“(…) L’autrice si muove molto a suo agio in questa dimensione metateatrale, e ad ascoltare i suoi versi nello spettatore cresce una tensione che lo porta ad immedesimarsi e a farsi trasportare emotivamente dalle vicende e dalle malesorti delle protagoniste femminili che l’autrice descrive in modo così vigoroso e suggestivo (…)”.
Monica Martinelli RadioLand

Libreria Libra
Centro commerciale L’antica via (ancora per poco)
Via San Michele 22
06 90 19 2808
Morlupo (Roma)
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maggio 27, 2011
di viadellebelledonne
a cura di Narda Fattori
![metropoli2[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/05/metropoli21.jpg?w=300&h=207)
Nella città è sempre notte
scrosci di gente nera sotto le piogge
maschi da vaporiera femmine di stireria,
la città scotta, fucina di febbri
neoavanguardie e noi, nel parco urbano abbandonato
come l’ abbraccio di un parente di secondo grado
noi siamo ricchi, vestiamo un po’ bene
un po’ male come i tartufi
sapendo di terra e di cane
A cura di Sergio Covelli
edizioni cfr – poiein
E’ l’opera che ha vinto il 3° premio al concorso Fortini indetto da Gianmario Lucini e edito dalla sua nuova casa editrice. E’ una poesia compatta, sapiente e dura. Dura quanto sanno essere le metropoli con la gente che ospitano, immigrati per la maggior parte, contadini inurbati, ora operai, impiegati, una piccola borghesia che non ha più orizzonti, che ha smarrito i sogni di rivincita sociale e/o culturale, molta solitudine, lo squallore delle periferie, con i bar affollati dove l’alcool aiuta a sopportare la proterva fila dei giorni tutti uguali.
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maggio 26, 2011
di Molesini
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Avvicinava
(e lo sapeva fare bene quantunque lei)
parestesie sintetiche a sinfonie minori
e nel bisogno del soccorso diaccio penultimo chiamato quella mattina presto
diceva così, per dire, che immaginava cosa fosse morire
ma no, ma no. Era d’incanto staffetta e privilegio, era
subìta, anafettiva, anaclitica, corsiva
era così, ci farete qualcosa voi rampanti voi smaniosi?
Era così. Sulla poesia posa vodka ghiaccia
e sinuosa
passa al recitativo peso, passa al fitto e pensa:
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maggio 25, 2011
di antonellapizzo
Alcuni inediti di Francesca Mannocchi tratti da “Piango i morti anche da vivi” in procinto di pubblicazione
***

ankemerzbach gallery 2006
Quando ti ho incontrato, eri per me l’una e l’altra cosa: il Senso e
lo Spirito. Essi non si separano mai, Ingeborg.
Sei e resti la giustificazione del mio Dire.
Ma solo questo, il Parlare, non è assolutamente nulla, io volevo anche
essere muto con te.
(P.Celan a I. Bachmann, ottobre 1957)
é con un cerchio che vaga intorno a un vuoto
che trascorro queste ore qui seduta,
la posizione è quella del respiro
nulla ostacola il silenzio, eppure parlo.
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maggio 24, 2011
di gisy

Era maggio d’infanzia che tingeva
di rosa i bocciòli nella casa
dei nonni sul mare e spargeva
di glicine il muro, nel ronzìo
degli insetti ubriachi di luce.
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maggio 23, 2011
di vivianascarinci
![luna[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/04/luna1.jpg?w=370)
[Quale è la differenza che intercorre tra il mostrarsi e l’esibirsi dell’ambito stringente di questa contemporaneità? Vincenzo Cuomo con uno scritto intensamente poetico esamina la situazione del corpo oggi. Il suo dibattersi all’esterno e all’interno della visibilità. L’essere perennemente visibili nel modo ingannevolmente risolto della virtualità. In questa possibilità di essere visibile e invisibile insieme, toccabile e intoccabile, il corpo, come scrive Cuomo, è anche quello escluso, dimenticato dello straniero, ridotto al silenzio dal lavoro manuale coatto, quello che ospita la sofferenza psichica o le pause che difficilmente si accettano come non performative. Al di là della stringente sintesi filosofica, lo scritto di Cuomo risulta essere profondamente poetico, proprio perché alieno alle sclerosi che rendono filosofia, poesia e società materia fredda, riservata a chi se ne aggiudichi lo studio esclusivo, nella misura di una “esibizione” di contenuti, piuttosto che nel suo mostrare questi “esponendosi” nel divenire di una ricerca che come mozione ha il mantenimento del “segreto” che l’ha ispirata. Lo scritto di Cuomo in questo senso procede in perfetta coerenza con i suoi enunciati. “Solo la danza” scrive Cuomo “una danza capace di dis-orientare il corpo e di dis-organizzarlo, è capace di mettere definitivamente fuori gioco il sistema del giudizio, perché danza intorno al vuoto, al pericolo, al segreto. Pura scrittura intorno al nulla”. ]
§
Ma che cosa intendiamo qui per “invisibilità”? Né più né meno che il “segreto” di cui ogni corpo, ciascun corpo è, più o meno consapevolmente, portatore. vc
Visibilità, segreto, danza dei corpi
di Vincenzo Cuomo
Qual è la condizione attuale dei corpi? Quali sono i caratteri del loro attuale essere al mondo? Ma, prima di tutto, che cosa fa di un corpo un corpo? Oltre ad essere qualcosa che nasce e muore, un corpo è qualcosa che si vede e si tocca, e il luogo di tale visibilità “che si tocca” è la pelle. I corpi che ci circondano sono innanzitutto la loro pelle. Lì essi si rendono visibili, lì essi si rendono “toccabili”. È la pelle che definisce il loro limite materiale, oltre il quale c’è solo la loro distruzione violenta; ed è la pelle che rende “visibile” la loro alterità, la loro distanza irriducibile, la loro “intangibilità”, la loro invisibilità. Nel tocco della loro pelle, si tocca l’invisibilità dei corpi, vale a dire la loro intimità, la loro segretezza. È di questo paradosso che, come è noto, Jean-Luc Nancy è il pensatore indiscusso.
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maggio 22, 2011
di martaajo

Chi ama la scrittura di Margaret Mazzantini, nel suo ultimo romanzo “Nessuno si salva da solo”, edito da Mondadori, la ritrova tutta, come l’ha lasciata in “Non ti muovere”.
Asciutta, interrotta, spaziata.
La storia è quella di un amore finito, dei suoi perché tardivi ma anche delle sue probabili occasioni di salvezza mancate.
Nessuno di coloro che hanno circondato la coppia in questione- con affetti forse logori dagli anni della maturità e dal proprio vissuto- riesce a trovare l’alchimia giusta per non lasciarli soli; ma sono soprattutto le loro anime, che si abbandonano al rancore e all’annotazione delle colpe o presunte tali, ad essere le meno solidali. Anime negate e vissute tragicamente.
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maggio 21, 2011
di viadellebelledonne
Omar Galliani – Ali
Quando il padre prese tra le braccia quel piccolo essere congestionato, urlante come un ossesso, graffiato sulle guance e con quattro peli a ciuffo sul cranio, disse ammiccando alla moglie, ancora affranta sul letto del parto :“ La chiameremo Angelica. Sono certo che avrà bisogno di un nome beneaugurante.”
Angelica nel giro di pochi giorni perse il colorito paonazzo e il pianto singultante; la pelle del viso divenne rosea e setosa, accanto al ciuffo natale era già spuntata una peluria più chiara che prometteva una folta capigliatura. Dunque l’augurio aveva funzionato.
Sei mesi più tardi fu battezzata ed era una rosea bambolina elegantissima, in bianco come una sposa, già sorridente a destra e a manca, senza problemi a passare da un braccio all’altro.
Angelica fu dunque il suo nome e Beata il secondo nome datole dal sacerdote officiante.
Più tardi qualcuno avrebbe ironizzato sul suo doppio nome Angelica Beata e Beata Angelica… con tutto quello che ne seguiva sul piano sociale e su quello culturale.
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maggio 20, 2011
di margherita ealla
Il cavaliere polacco
Tutte le straripanti bellezze
del mondo che hai attraversato
in diagonale parafrasando
con decisi trasferimenti di accento
o cenni del capo,
il frustino poggiato sopra
i calzoni di fustagno scarlatto
il berretto di pelliccia rovesciato
la lunga casacca orientale
aperta sull’ambio e lo sguardo alto.
Tutte le bellezze del mondo
perché tu possa adesso passo
dopo passo vedere te stesso.
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maggio 19, 2011
di antonellapizzo
Laura Corraducci è una giovane e bravissima poetessa pesarese, con un modo tutto suo, anticonvenzionale e sorprendente, di rapportarsi alle cose, riuscendo a disvelarne plasticità segrete a cui agganciare le verità del cuore.
Nella sua ricerca nelle pieghe dell’anima, la quotidianità si colora di significati introspettivi, assumendo spesso un’inaspettata centralità.
I suoi versi, di grande maturità stilistica, riescono a collegare in modo ardito i temi della religiosità, della ricerca della verità e del suo contraddittorio manifestarsi, allo scorrere banale delle giornate, ai viaggi quotidiani in treni affollati, alle inutili attese, alle insofferenze del cuore, al desiderio d’altro, ai piccoli dolori. Renato Fiorito (La bella poesia)
a Fr.
Per te non cadrà una parola
dalle mie dita
disseterò il ricordo con
lo stesso silenzio di colpe
che sempre ti vidi
montare sulle mani
nutrirò la mente dell’ottimismo
cieco dei tuoi libri
arriverò a sentire la mia
anima guastata rigarmi
ogni notte il palmo delle
mani e pregherò il tuo
orgoglio di accettare questo
premio all’eterna gara di
svuotarti con le dita il
sangue mio dal cuore
***
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Pubblicato in: Laura Corraducci, Poesia |
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maggio 18, 2011
di antonellapizzo

Lo Schiaffo di Nidia Robba
ed. La Mongolfiera libri, pagg.202, marzo 2011
La Città dei 3 Orizzonti
Prefazione di Ninni Radicini
C’è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all’Europa il privilegio della unicità: Trieste. La città forse sognata da Dante Alighieri, da Richard Wagner, da Teodorico, da Giustiniano. L’Italia, l’Austria e la Grecia. Ambientato tra gli anni del Primo conflitto mondiale e il decennio successivo, Lo Schiaffo narra lo sviluppo di un rapporto articolato tra Ugo, italiano di Trieste al confino in Austria perchè irredentista di idee mazziniane, Hilde, austriaca di Graz, e tra loro ed Ezio, italiano di Torino. Dall’incontro tra Ugo e Hilde al teatro di Graz durante al rappresentazione del Freischutz di Weber al ritorno a Trieste, dove Hilde troverà un appartamento grazie alla comunità ellenica.
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maggio 17, 2011
di viadellebelledonne

Festival Internazionale di Letteratura Aggiornata
a cura di Alessandro Seri, Cristina Babino, Renata Morresi e Ass. Cult. Licenze Poetiche
maggiori informazioni qui
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maggio 17, 2011
di vdbd2

Orly Castel- Bloom , Textile, Atmosphere libri, 2011
Ho letto questo libro del tutto sgombra da qualsivoglia pregiudizio: non conoscevo l’autrice, non conoscevo i suoi precedenti letterari, non sapevo del contenuto metaforico del titolo.
Procedendo nella lettura , che la scrittrice vuole lenta e meditata, sono giunta alla tessitura sottostante: un grande affresco contemporaneo sulla disgregazione della famiglia che qui ha la sua sede in un Stato d’Israele, ma che non ha confini , anzi, nella globalizzazione del mondo trova terreno ancora più fertile.
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maggio 16, 2011
di vivianascarinci
Margrethe Mather e Edward Weston (Imogen Cunningham, 1922)
![ImogenCunningham[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/03/imogencunningham1.jpg?w=282&h=350)
olmo. Olmedo. Viola.
Canarino
brusio – petraia –
biancore del grigio
cammino – silhouette –
tenerezza m.m. (1)
La poesia intrapresa dal corpo femminile è qualcosa che ha sempre, più o meno volutamente, un significato politico. E’ attraverso il corpo del poeta che la poesia costruisce o ricostruisce l’identità dell’individuo universale cui si rivolge, definendo in primo luogo la dignità di chi scrive nel rispetto delle asserzioni che i versi hanno reso dicibili. In questo modo diventa peculiare il fatto che sia una donna e non un uomo a intraprendere il genere erotico, ossia una parola poetica che non porta a definirsi come genesi ma che esprime in un ambito visibile la materia dei corpi attraverso il piacere ricercato, espresso, vagheggiato, lacrimato. Questa espressione verbale della fisicità svia il rischio che la poesia si faccia voce soltanto, principio di irrealtà, pulsione inattendibile o comunque concernente un’astrazione, per ridiscendere, la sfera plausibile ed insieme magica delle infinite possibilità che la parola rappresenta.
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maggio 15, 2011
di Bartolomeo Di Monaco

Si tratta di una raccolta di dieci racconti, che hanno già visto la luce qualche anno fa con case editrici differenti. Marsilio ha deciso opportunamente di raccoglierli in un unico volume al quale è stato dato il titolo di uno di essi, l’ultimo.
Quel qualcosa che ti attira in una donna è sempre misterioso; ad un certo punto della tua vita la incontri e tutto cambia, ciò che pareva sicuro, acquisito, viene rimesso in discussione. L’attrazione ti esalta, ti confonde e ti domina; ne diventi schiavo. È ciò che succede al protagonista di “Miele”, il primo racconto. Troveremo altre donne nel corso della lettura, ma questa, la prima che incontriamo, non ha nome, significativamente; le rappresenta tutte.
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maggio 14, 2011
di baci

La rosa come metafora, la rosa e lo sguardo riflessivo e un omaggio “à la manière” de Jorge Manrique, celebre poeta castigliano del XV secolo che ha inventato un genere particolare di “stanza” denominata coplas.
Se il pensiero è la rosa
paffuta carnosa
il verme della luce
la guarda.
Il trapasso e l’ebbrezza
- rosa pallida e vermiglia -
il pensiero sfogliato
- rosa secca decapitata -.
All’inferno delle rose
senza stelo senza spine
senza petali e profumo
ed il verme le somiglia.
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