SOLO QUELL’ESTREMO TAGLIO


Non c’è poi nessun padre sulla terra,
forse invece l’odio tremendo
della dottrinaria dello gnostico.
Avrei solo e sempre dovuto sentire
l’estremo taglio della morte,
tutte quelle nuove furie….
( E in una specie di tranquillo sfacelo,
- nella ruina grande-
come se non ci si dovesse mai ,
potere conoscere in una altra carne…).

VILLA DOMINICA BALBINOT

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13 risposte a SOLO QUELL’ESTREMO TAGLIO

  1. Narda Fattori scrive:

    Dura e amara. La fatica di restare vivi è sottolineata dall’ultimo definitivo taglio ; restano non delineati i margini nella sperdutezza di un presente pressante.

  2. hai inteso molto bene, cara Narda, nel complesso e anche nel riferimento che fai al verso finale

    Grazie molto per il tuo esserti soffermata, ciao

  3. “l’estremo taglio”, in sintesi estrema, direi…ci si stupisce, leggendoti, che tu possa sempre e ancora trovare, nel fondo del tuo amaro bicchiere, un nuovo modo di esprimere la tua visione del mondo: una volta, mi permettevo di considerarla limitata, da diverso tempo mi sono accorta che non è così.
    La scoperta dolorosa continua, in rinnovato stupore
    marina

  4. grazie a te, cara marina! apprezzo tanto ciò che dici. accennando a una possibilità di estrarre a iosa da un unico predominante tema che sarebbe poi la mia personale- e drammatica. tragica visione del mondo , argomento unico che potrebbe benissimo sembrare limitato ma che mi sa tanto che offre angolature e possibilità all’infinito, temo perfino:-))
    almeno potrò dire di cercare di sviscerare il mio , di tema finchè ne rimarrò esausta( e forse anche oltre, ahimè…

  5. Voglio ringraziare anche Cristina Bove:-))

  6. lucetta frisa scrive:

    Non può esserci limite al “tuo” tema, cara Dominica, sempre brava.
    Questa poesia sembra un frammento scritto su un’urna antica all’ingresso di un luogo che segna simbolicamente “l’estremo taglio”,appunto…
    lucetta

  7. grazie a te, cara Lucetta: del resto mi ritrovo nell’annotazione riassuntiva che tu ne fai, come ben sai:-))

  8. “solo e sempre dovuto sentire” il soggetto io che poi diventa impersonale nel “si dovesse mai”
    leggo in queste due declinazioni, attorniate da “solo e sempre”, “mai”, del verbo dovere l’imperativo del “padre” (che magari non c’è o è solo in quanto emanazione di o dio)
    i passaggi come labbra del “taglio” che non è possibile da allineare-distendere
    in quell’ultimo
    “potere conoscere in una altra carne…)”
    un taglio “estremo” che non è di madre – ombelicale e dunque non libera, ma trattiene come dovere, come moncone.

    ciao

  9. che ulteriore “arriccchimento” per me con le tue parole, cara Margherita: e le osservazioni riguardo i verbi e il soggetto, ma anche una analisi ( acutissima , complimenti a te , sei tu che me la doni generosamente, ehh)sui passaggi come “labbra del taglio”, taglio che deforma (mi viene da dires eguendo tuo ragionamento- forse spingendo un po’ avanti tuo discorso)il tutto in una sorta di monconi , certo non in qualcosa di
    pieno e magari liberante
    grazie del tuo intervento, delle tue parole

    un caro saluto a te, ciao

  10. Blumy scrive:

    ecco, questa poesia è dolorosa ma ha una sua perfezione che, dall’anima arriva al linguaggio, parco, questa volta, e incisivo. no, non ‘c’è nessun padre sulla terra e l’affermazione (non il dubbio) rende più sofferta questa certezza

  11. grazie a te, carissima Blumy, che consideri questa poesia “parca” e incisiva” nel contempo, compiuta in se stessa quindi, mi pare di capire…

    grazie, non è cosa che si determina sempre, quindi grazie molte per questo tuo dire

    un carissimo saluto, un abbraccio ciao:-))

  12. monica martinelli scrive:

    La dilatata ed estrinseca dolorosità di questa bellissima poesia pulsa vorticosamente in aggraziati volteggi. C’è un aspetto di solennità e di inesorabilità in questi versi, dove il taglio più profondo, lo strappo più estremo possono essere quello di una maternità/paternità negata, oppure prodotta, nella morte di un corpo reciso forse dall’anima?
    un saluto
    monica

  13. rimango, cara monica, seriamente colpita da questa tua capacità critica( in fondo per te io sono una conoscenza “dal nulla”, vero?): qui sottolineo la tua annotazione riguardo”un aspetto di solennità e di inesorabilità” a cui aderisco in toto:-))

    ciao, grazie per tutto( cercherò di approfondire la tua conoscenza, leggendoti, ehh

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