Quando usciremo dall’incenso in fretta
Attilio Bertolucci

Non tarderemo a rientrare in chiesa
in quelle case che ne fanno vece
quando la vita di colpo lo pretende
che nome diversamente scegliere
per le stanze delle nostre preghiere
quando la sera ritorniamo stanchi
chiese dalle quali siamo assenti
nelle ore luminose del giorno
che attendono le pazienti rese
- dopo la fretta l’incenso del ritorno.
Antonio Fiori (da AA.VV. Orchestra -Poeti all’opera n.3, Lietocolle, 2010)






Veramente, sono sincera, poesie come questa non mi dicono molto, belle,curate, brevi, . perchè brevi devono essere e molto concentrate, per essere della corrente neoclassica, o new ermetica. Invece oggi la poesia, soprattutto quella femminile, tende all’io frammentato, al transpersonale. Come quella di Maria Grazia Calandrone, forte, nuova, che taglia e ferisce . e ci sveglia dal sogno vago della bellezza, dell’io lirico che parla di sè, ma non scava molto, non ci dice della nostra molteplicità interiore, del mare di dentro. Dell’io che diventa Noi., che non tende a creare un nuovo statuto lessicale, per una poesia che crei, sperimenti, elabori un’idea nuova di linguaggio e di essere umano. La poesia potrebbe salvarci dalla becera ignoranza, racciude concetti, esprime il nostro essere, le contaddizioni infinite. Potrebbe essere una chiave e invece è solo un po’ consolatoria.
Bella, ben fatta, limata,coi simboli anche religiosi, i ricordi epurati, tutto epurato. Ma dov’è il corpo, la linfa il sangue di molta poesia femminile americana, Sinceramente,credo che Maria Graia Calandrone e molte delle ‘Fragili Guerriere’, Avranno le capacità e la voglia di far rivivere la poesia, di renderla epos, di aiutarci a capire noi, e il nostro stare al mondo, il dasein.
Veramente, sono sincera, poesie come questa non mi dicono molto, belle,curate, brevi, . perchè brevi devono essere e molto concentrate, per essere della corrente neoclassica, o new ermetica. Invece oggi la poesia, soprattutto quella femminile, tende all’io frammentato, al transpersonale. Come quella di Maria Grazia Calandrone, forte, nuova, che taglia e ferisce . e ci sveglia dal sogno vago della bellezza, dell’io lirico che parla di sè, ma non scava molto, non ci dice della nostra molteplicità interiore, del mare di dentro. Dell’io che diventa Noi., che non tende a creare un nuovo statuto lessicale, per una poesia che crei, sperimenti, elabori un’idea nuova di linguaggio e di essere umano. La poesia potrebbe salvarci dalla becera ignoranza, racciude concetti, esprime il nostro essere, le contaddizioni infinite. Potrebbe essere una chiave e invece è solo un po’ consolatoria.
Bella, ben fatta, limata,coi simboli anche religiosi, i ricordi epurati, tutto epurato. Ma dov’è il corpo, la linfa il sangue di molta poesia femminile americana, Sinceramente,credo che Maria Graia Calandrone e molte delle ‘Fragili Guerriere’, Avranno le capacità e la voglia di far rivivere la poesia, di renderla epos, di aiutarci a capire noi, e il nostro stare al mondo, il dasein
Non posso inviare il commento,midicono che è un duplicato…Non è così .è il primo… Sono iscritta, perchè non commentare e esprimere le idee che servono per un dibattito? Non posso nenache commentare M.G. Calndrone.
Chiedo Venia, scusatemi, ma mi è uscita già appena ho scritto che era un duplicato, evidentemente ho cliccato due volte. Ma voi mi perdonerete, certo!
che strano commento! commentare la poesia di un poeta per esaltare quella di un altro poeta. ad ogni modo, Antonio, magari ce ne fossero di poesie come le tue, curate,sì, come devono essere le poesie. ciao
anna
Io la trovo molto nelle mie corde: in quest’anelito alla spiritualità, al raccoglimento (preghiera la intendo in senso non necessariamente religioso), incontro una strada e la percorro volentieri con te.
Non condivido affatto la modalità utilizzata da Ipazia per commentare: la sua sembra una dissertazione letteraria gratuita, una recensione che potrebbe titolarsi ” Fiori e Calandrone, due poeti a confronto”…ma che c’entra? neoclassica, new ermetica…ma perchè non hai cercato un altro spazio di discussione invece di lasciare un non commento ad un poeta che, ti piaccia o no, merita rispetto e considerazione? Mah!
Grazie per esservi soffermate e grazie per la sincerità.
Questa poesia vorrebbe ‘inserirsi’ in quella da cui è tratto il verso di Bertolucci, proporre una deviazione, una riflessione sulle nostre case-chiese, da cui usciamo in fretta ogni mattina e alle quali torniamo quasi sempre tardi e stanchi. Ho cercato di tradurre, con la metafora casa-chiesa, il nostro ritmo quotidiano, focalizzando alla fine l’attenzione sul ritorno, nel suo duplice significato di ritorno domestico e di ritorno alla casa del Padre, cui alludo nell’ultimo verso con ‘ l’incenso del ritorno’ .
Per quanto invece riguarda la bravissima Maria Grazia, non ho problemi a riconoscermi interamente negli elogi di Ipazia, essendo stato lo scorso anno membro di una giuria di un Premio Internazionale di Poesia che ha riconosciuto alla Calandrone il Primo Premio per l’edito per la silloge ‘Sulla bocca di tutti’ edita da Crocetti.
Un caro saluto
Antonio
Lo so di poter sembrare arrogante, ma non lo sono. E,con tutto il rispetto per i bei versi di Fiori,che rispetto e stmo.
Ma tengo troppo alla poesia vorrei che fosse meno neoclassica, per far sì che si apra la strada a un epos che la faccia rinascere ed espandere dalla nicchia in cui si trova….Rispetto tutto e tutti. Ma posso discutere. Una volta la discussione era unmetodo per capire e sperimentare. Oggi bisogna solo far complimenti! E Basta. Anch’io ho scritto poesie in questo stile,cercando di ripulrle e condensarle, ma non basta più
Non so, non è una dissertazione per mettermi in mostra che volevo fare, ma un dicorso appassionato e aperto sulle tendenze poetiche di oggi.
E’ che bisogna capire, l’io, il noi, il sè, l’essere e vivere il nostro tempio, allargare gli orizzonti. Ci sto provando anch’io. Spero di riuscirci!
Se ho offeso qualcuno chiedo scusa… Ma non erano offese…Non erat in mei votis
Il mondo, il tempio, la casa, il corpo. L’idea che questo costituisca una sacralità complessiva, un scambio anche disarmonico nell’ambito di un’esistenza che trova la sua unicità nella poesia che lo canta, a me sembra questo dai versi di Antonio.
Ma ci mancherebbe ! Chiunque scriva davvero poesia, prima di essere autore, ne è e deve esserne lettore, si forma(e trasforma) un’idea di poesia, sente maggiormente vicini certi autori piuttosto che altri. Inoltre, non dimentichiamolo, nessun poeta ritiene riuscite al meglio tutte le sue poesie, anche muovendosi nella stessa poetica, sono in genere un pugno di testi quelli che reggono il tempo, che superano il filtro della rilettura a distanza già di qualche mese. Si deve essere sempre sanamente insoddisfatti del proprio lavoro.
Chi mi conosce sa che amo particolarmente autori come Giorgio Caproni e Angelo Mundula, che credo in una poesia non sperimentale ma intrisa, per quanto possibile, di domande, dubbi, disincanti. Credo dunque in una poesia ‘semplice’, che faccia transitare sia angosce che speranze, ma amo forme e ‘progetti’ di poesia anche molto diversi, purché manifestino la presenza di un poeta autentico; e non è difficile scoprirlo.
Ringrazio dunque Gloria Gaetano per entrambi gli interventi
Notte serena
Antonio
E grazie anche a Viviana, naturalmente
in ritardo…non riconosco poesia che non colga le mie sensazioni fatte parole.
“quando la sera ritorniamo stanchi
chiese dalle quali siamo assenti
nelle ore luminose del giorno
che attendono le pazienti rese”
mi interpreta a fondo
marta
Questi bellissimi versi di Antonio si posano gentili sulla carta e mi trasmettono un inebriante senso di raro raccoglimento: parole che portano la pazienza di cui abbiamo bisogno…
grazie di cuore
nicola
che finezza e che sensibilità affilata, uno spirito religioso ma laico, profondamente umano, profondamente pacificatore e lenitivo. da leggere proprio come una preghiera.
lucetta frisa
Chiese/casa, è questo che mi allontana da questa poesia, pur riconoscendone la “pulizia”, lo stile semplice ( definito così dallo stesso autore) e neoclassico.
Bella preghiera, qualcuno l’ha sentita in questo modo.
Ma le case in questa disagiata e decadente società molto spesso sono tutt’altro che chiese. Sanno di miseria, di pena, di tormenti, di viaggi, di abbandoni e poco di incenso.
Non riesco ad associare chiese/case.
L’ultimo verso “dopo la fretta l’incenso del ritorno” mi allontana completamente.
Voglio che la mia casa , che mi accoglie la sera sappia d’altro e non di chiesa o d’incenso.
E’ un mio personalissimo sentimento.
Sara Ferraglia
Si, Sara, condivido. Il problema è che paiono veri l’uno e l’altro sentire…a momenti…
Al poeta la libertà di esprimersi…
L’anelito alla spiritualità è insopprimibile, credo, anche da parte dei “laici”: per me è uno slancio (o un tentativo di slancio) verso il mistero, l’ignoto, chiamatelo come vi pare…Sono supercritica verso qualsiasi “chiesa” nel senso di istituzione, perché nella storia dell’umanità ha creato disastri inenarrabili, però avverto il fascino di un messaggio, come quello evangelico, rivoluzionario e disatteso ancora oggi. Lo sento come una sfida contro l’egoismo. La poesia d’Antonio la avverto sincera e intima. Credo che qui il termine “incenso” sia usato come sinonimo di invito al silenzio e alla riflessione. Ma può darsi che abbia preso un abbaglio. Grazie perché un apoesia è sempre un regalo.
Gentili e preziosi anche questi ultimi interventi: di Marta, che si sente interpretata, di Sara, che si sente distante, di Nicola, che si sente inebriato di raccoglimento, di Lucetta, che sente di leggere una preghiera, di Gisella che sente alla fine il fascino del messaggio.
Così vi riassumo, ma non perdo una parola di nessuno
Con affetto
Antonio