QUELL’UNICA GOCCIA di Villa Dominica Balbinot

di Villa Dominica Balbinot

Mi colpisce quella singola goccia che, scendendo dalla grondaia, continua a cadere.
Ce n’è una sola di goccia, ed è testarda, e risuona metallica – a ondate che paiono cronometrate a intervalli identici –sul bordo di ferro dipinto di bianco che circonda un tratto del balcone , esattamente la sua parte centrale e anteriore, quella che fronteggia il panorama digradante di monti sullo sfondo azzurrato che ora si è fatto roseo. Ha appena smesso di piovere, un odore di terreno impregnato di acqua viene dal basso, i raggi del sole – ormai rivolto quasi del tutto a occidente -rimbalzano su alcuni punti, in diagonale rispetto alla posizione declinante del pianeta, e il cerchio del sole pare come clonato, i suoi contorni sfumano.circonfusi … E così mi sono dovuta mettere gli occhiali da sole, i riverberi ottici fanno brillare alcune foglie lucide-quelle degli alberi oltre i quali inizia la stradina in discesa- e determinano una sorta di abbaglio fastidioso quando colpiscono le scanalature dell’architettura a sbarre bombate ( che terminano con una sorta di ricciolo in alto e in basso) della ringhiera. C’è l’abbaglio e c’è la goccia che cade solitaria e maniacale, con un che di puntuto e ritmico dato che cade sempre nell’identico esatto punto. Mi alzo dalla sdraio e vado a verificare se la sensazione che provo è reale, con una certa sicurezza mi avvicino alla sbarra che mi sembra essere colpita da quella goccia solitaria:lì la vernice bianca appare più scrostata che nel resto della struttura, per un tratto non piccolo comincia a vedersi la ruggine sottostante, la superficie brilla rossa e lavata: Metto il dito, lo metto bene: subito al primo tentativo non sento più quel plink-plonk metallico, il .mio dito si bagna: Insisto..:Tenendo il dito fermo alzo gli occhi per vedere da quale punto esatto la goccia scende in picchiata verticale… capisco.ho capito :mi sembra di notare a occhio nudo una esile fessurazione sul punto di giuntura strasversale della grondaia, bisognerà provvedere, bisognerà:forse chiamare il lattoniere, in quel tratto di intersecazione della lamiera si dovrà rinsaldare. Osservo di nuovo la caduta della goccia;cade in picchiata, pare inarrestabile epperò è costretta a fermarsi sulla sponda orizzontale del balcone,e qui un po’ si frantuma e alcune sue millesimali parti rimbalzano per poi essere fermate dalla pavimentazione di mattonelle rettangolari beige. contornate – solo in corrispondenza della struttura di ferro che taglia il resto della balconata chiusa ai lati da muretti a davanzale- – da una striscia di piastrelle di dimensioni più grandi e squadrate di un bel marmo grigio e lucido- con il loro contrasto di materiale e colore.. Guardo anche in basso:mi accorgo che un filamento esilissimo di mille e mille gocce alla fine è riuscito a bagnare di umido -una macchia sedimentata, e forse incancellabile ormai. il primo gradone a lastroni di pietra ,quello che conduce alla discesa sul prato, dove in questo momento sta seduto con le zampe anteriori strettamente accostate e guardando immobile l’orizzonte- il cane.. Tutto attorno è un silenzio come attonito,le volute di nebbia sui monti circostanti non si distinguono ormai più rispetto al verdeggiare intricato di tonalità diverse e molli_.. La temperatura, dopo il temporale è subito tornata alta e il biancore velato dell’umidità si è compenetrato nel resto di un cielo pesante già biancastro per l’afa. Osservo le ombre che si allungano attorno alla bestia accovacciata sulla superficie riarsa,la goccia si sente ancora ricadere, ma a intervalli più dilatati.: L’alone umido e perenne creato dall’insistito e sempre ripreso gocciolio sul primo gradone circonda stranamente uno di quei fiori arbustati ( il loro fusto rigido raggiunge una considerevole altezza al tempo della massima fioritura,volgarmente qualcuno li chiama le”rose di spagna” ) cresciuti miracolosamente nell’interstizio che divide un gradone dall’altro( lo so, lo so che è dall’inizio della estate che si è formato, che si riforma) e a me pare che quella inflorescenza -con quelle corolle accese contornate da larghi viluppi di foglie allargate e che paiono ricoperte di un velame peloso- sia stata creata all’istante da quell’unica goccia sperduta che pervicace,e nonostante la pioggia interrotta palpita ancora nella campagna ingiallita e acida., mentre le giornate iniziano a accorciarsi e la natura subisce dei minimi sommovimenti … Nel crepuscolo tutto tace e allora io penso a mio padre e alla sua casa, e anche alla goccia che scava la pietra di granito, .infossandola e variegandone il colore, al subitaneo possibile accendersi di viluppi portati da un vento che disperde i semi.nel più inospitale e riarso. dei luoghi ..

10 commenti to “QUELL’UNICA GOCCIA di Villa Dominica Balbinot”

  1. Quanta angoscia e quanta solitudine può raccogliere lo scendere lento, irrefrenabile , di un goccia. Già costruisce crepe nell’ordine, già mostra la ruggine, il disfacimento.
    Bella metafora questo brano intenso della precarietà della quiete e della serenità: c’è sempre una goccia in agguato…

  2. intenso e compatto questo “racconto” di un ‘ossessione.Clima sospeso, da brivido, seppure intorno il clima è afoso… In mezzo, la protagonista: la goccia, con la sua metafora che riempie tutta la scena.
    Così il clima- sempre un po’ angosciante- della scrittura singolare di Dominica che procede per dettagli minimi ma, appunto per questo, fa crescere con grande maestria la tensione.
    Complimenti, davvero!
    lucetta

  3. una singola goccia che riesce a scavare il granito, il vento che porta un seme e la vita rinasce potente dove sembra non sia possibile che possa nascere qualcosa. di questo tuo racconto ho apprezzato l’atmosfera e la lunga descrizione della goccia e del suo farsi strada e del agire come fosse dotata di una sua volontà, una lunga descrizione nel silenzio di un grande spazio fino all’esplosione del pensiero al padre, quasi un colpo di scena, inaspettata epifania. ciao antonella

  4. Racconto lento, come lenta è l’opera della piccola ma potente goccia che scava inesorabilmente il granito, metafora del tempo che altrettanto inesorabilmente scava l’esistenza.
    Racconto ritmato dalla cadenza della goccia, fulcro della narrazione , una sinfonia con movimento lento, un minuetto breve ( la figura del padre) e un finale esplosivo con la speranza di vita che nasce dai “viluppi portati dal vento”.
    Brava Dominica.

    Sara Ferraglia

  5. “C’è l’abbaglio e c’è la goccia che cade solitaria e maniacale, con un che di puntuto e ritmico dato che cade sempre nell’identico esatto punto”

    Molto bello. C’è una scansione del tempo nel ritmo del racconto che rende partecipi dell’ossessiva normalità delle cose.

    “L’alone umido e perenne creato dall’insistito e sempre ripreso gocciolio”

    E’ veramente una prosa poetica di bella e viva sintesi. Brava. L’ha trovato incantevole.

  6. Grazie a te, cara Narda, tutto è vero, acuto, del tuo commento sottolinerei la frase:”lo scendere lento, irrefrenabile , di una goccia. già costruisce crepe nell’ordine, già mostra la ruggine, il disfacimento.” sì, cara Narda, proprio così!!

    ciao,un caro saluto

  7. Tu, in effetti ,carissima Lucetta mi hai fatto un bellissimo complimento, quando hai parlato di un che di ossessivo, di una scrittura ( “singolare”, vedo!) che attraverso dettagli minimi sa ricreare un’atmosfera e uno stato di tensione
    sai, è proprio questa tipologia di narrazione che mi sono prefissa- maniacalmente, ehh- di raggiungere

    Grazie tantissime, dunque!!:-))

  8. Anche tu, cara Antonella, vedo che parli di “atmosfera”( questo in effetti sarebbe una delle caratteristiche da me privilegiate, quindi grazie di averlo notato).. ti ringrazio poi in modo particolare di avere definito la parte finale e il ricordo riferito al padre con la bella espressione di “inaspettata epifania”(grazie emotivamente a te, diciamo!:-))
    ciao, grazie di esserti soffermata!

  9. Cara Sara, ma che suggestiva resocontazione mi hai regalato, direi che la quoto in toto, e cioè:”"Racconto ritmato dalla cadenza della goccia, fulcro della narrazione , una sinfonia con movimento lento, un minuetto breve ( la figura del padre) e un finale esplosivo con la speranza di vita che nasce dai “viluppi portati dal vento”.
    Meglio di così, come presentazione possibile non ce ne sarebbe poi( ci aggiungerei solo una punta di “metallico”, ehh:-))

  10. Grazie molte a te, cara Viviana che ringrazio certo per il complesso dell’intero commento, ma – in sovrappiù ( eperchè denota uno sguardo molto acuto nella lettura- anche per avere parlato di “ossessiva normalità delle cose”: un punto nodale da possibile e ineliminabile sottofondo di qualsivoglia rappresentazione della realtà, a mio personale parere( quindi grazie tantissime, sei stata generosa nell’apprezzamento
    ciao, un caro saluto
    grazie a tutte le le attente, pazienti e generose intervenute:-))