Oulipo: incontro con Italo Calvino
L’utilizzo di poesie di argomento simile ovviamente favorisce l’esercizio. Per brevità, dall’insieme costituito dagli haiku scritti dai grandi maestri giapponesi estraggo due sottoinsiemi. Il primo è di Masaoka Shiki:
Basso sopra i binari
il volo dell’anatra selvatica
notte di luna.
L’altro è di Yosa Buson:
Notte di luna velata:
qualcuno è fermo
tra i peri del giardino.
A partire dai due sottoinsiemi così definiti, si possono costruire l’unione, l’intersezione e la differenza simmetrica. Una pessima abitudine di noi occidentali, aborrita dai giapponesi, mi ha indotto a mettere i titoli agli insiemi risultanti:
Visita di stato dall’imperatore
Sopra, il volo dell’anatra:
selvatica, velata.
Qualcuno basso è fermo
tra peri, binari del giardino
Poesie per striscia di Möbius
Utilizzando la nota striscia a una sola faccia e a un solo bordo, è possibile, grazie a semplici manipolazioni, far subire ai testi poetici delle trasformazioni che ne modificano il senso. Si tratta di un’applicazione delle proprietà matematiche di questa superficie non orientabile, scoperte da August Ferdinand Möbius (1790–1868).
Nel caso più semplice si prende una striscia di carta molto allungata. Su una faccia si scrive una prima breve poesia. Si fa ruotare la striscia intorno al lato lungo, e sulla seconda faccia si scrive la seconda (o la seconda metà della prima). Dopo aver operato una torsione di mezzo giro, si incollano una sull’altra le due estremità della striscia.
Si ottiene così un nastro di Möbius, che si legge da un capo all’altro senza che lo si debba voltare, poiché ha una sola faccia. Per leggere comodamente il nastro bisogna che la striscia di carta sia abbastanza lunga.
Ad esempio, riporto sulla prima faccia della striscia i versi della celeberrima poesia Soldati di Giuseppe Ungaretti:
1 SI STA COME
2 D’AUTUNNO
3 SUGLI ALBERI
4 LE FOGLIE.
Sulla seconda faccia (dopo la rotazione intorno al lato lungo) scrivo invece il seguente frammento di Anacreonte (VI–V sec. a. C.), tradotto da Salvatore Quasimodo:
1 EROS, COME TAGLIATORE D’ALBERI
2 MI COLPÌ CON UNA GRANDE SCURE
3 E MI RIVERSÒ ALLA DERIVA
4 D’UN TORRENTE INVERNALE.
Dopo la trasformazione della striscia in nastro di Möbius si ottiene il seguente risultato, che è una somma riga per riga:
SI STA COME EROS, COME TAGLIATORE D’ALBERI.
D’AUTUNNO MI COLPÌ CON UNA GRANDE SCURE
SUGLI ALBERI E MI RIVERSÒ ALLA DERIVA,
LE FOGLIE D’UN TORRENTE INVERNALE.
Ho fatto un’altra prova, scrivendo sulla prima faccia l’incipit di Dopo le confische di Vladimir Majakovskij e sulla seconda l’incipit di Autunno di Vincenzo Cardarelli :
1 È RISAPUTO:
2 TRA ME
3 E DIO
4 CI SONO NUMEROSISSIMI DISSENSI.
1 AUTUNNO. GIÀ LO SENTIAMO VENIRE
2 NEL VENTO D’AGOSTO
3 NELLE PIOGGE DI SETTEMBRE
4 TORRENZIALI E PIANGENTI.
Con il risultato che sottopongo al lettore invocando la sua indulgenza:
È RISAPUTO: AUTUNNO. GIÀ LO SENTIAMO VENIRE.
TRA ME NEL VENTO D’AGOSTO
E DIO NELLE PIOGGE DI SETTEMBRE
CI SONO NUMEROSISSIMI DISSENSI, TORRENZIALI E PIANGENTI.
Il risultato della möbiusazione dipende in gran parte dal testo (o i testi) di partenza e dal numero di operazioni che si applicano alla striscia di Möbius (ulteriori torsioni, tagli longitudinali, ecc.).
***
Marco Fulvio Barozzi (Popinga) è nato a Milano nel 1955 ed è laureato in Scienze Geologiche. Fa l’insegnante di matematica e scienze in un Centro di Formazione Professionale, davanti a una platea assai disattenta. Si consola con la letteratura: ha scritto e pubblicato saggi, racconti e poesie, vincendo ogni tanto qualche targa argentata accompagnata da un diploma in bella grafia. Tra questi:
* premio speciale della giuria al I concorso nazionale di narrativa “Il racconto italiano”, organizzato dal Comune di Cadeo, con “Il racconto della pietra. Storia del ribelle Raimondino” (1998).
* primo premio nella sezione saggistica al IX concorso nazionale “Emozioni e magie del Natale”, organizzato dall’Atelier d’Arte Braceschi, Comune di Piacenza, Rotary Club Piacenza-Farnese, con il saggio breve “Sassaroli, o dell’invidia” (2006).
I suoi adattamenti dei versi umoristici dell’americano Ogden Nash sono stati ospitati nell’estate 2007 da Stefano Bartezzaghi nella rubrica “Lessico e nuvole” su Repubblica on line.
Da tempo è autore di versi umoristici (soprattutto Limerick) di argomento fisico-matematico, di cui una selezione è comparsa sul numero 17 di Téchne, rivista di bizzarrie letterarie curata da Paolo Albani.
Con i suoi limerick ha vinto nel 2009 il primo Concorso Nazionale di poesia scientifica organizzato dall’UAAR di Venezia in occasione del Darwin Day. Nel blog Popinga si occupa di rapporti tra scienza e letteratura, ma anche di letteratura potenziale, di folli letterari, di poeti inesistenti e di parole inventate. Prossimamente (marzo 2011) le sue poesie umoristiche di argomento scientifico usciranno in volume con il titolo “Giovanni Keplero aveva un gatto nero” per l tipi della Editrice Scienza Express di Torino.
Articoli correlati:
pubblicato da Antonella Pizzo
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2010/03/24/piccola-antologia-dei-poeti-inesistenti-botul/





Pingback: Marco Fulvio Barozzi aka Popinga: Contraintes matematiche e poesia
Interessante. Mi garba di molto. Le linee tranviarie sono adatte alla mescola.
http://macelleriamarleo.wordpress.com/
completamente di parte, sono molto compiaciuta per questo interessantissimo articolo, nonché per quelli contenuti nei riferimenti (qui dati) che ho testè (tosto
) seguiti. Spero che altri ne seguiranno (ringrazio molto Paola per la segnalazione).
Aggiungo, quando si dice della sfida (se non proprio necessità o bellezza) dei limiti , dei confini o restrizioni. Non a caso Wang Wei nel “il segreto della pittura” raccomanda “Cominciate ponendo le acque e i loro limiti… ”
Ciao!
Pingback: Marco Fulvio Barozzi aka Popinga: Contraintes matematiche e poesia « nevedicarne
l’officina di letteratura potenziale è un grande luogo di lavoro
ci si chiederebbe come possano creare importante pensiero queste restrizioni apparentemente arbitrarie
finché non ci si accorge, e attraverso loro in buona misura, che sono la minima parte controllabile, che le restrizioni vere non sono mai dichiarate, le abbiamo scolpite drammaticamente nell’orecchio, nello sguardo del fuori, nell’anima
Molto interessante e…divertente.
Chissà se, parlando con Sandro Montalto, direttore di Joker e di collane singolari, ne uscirebbe qualcosa….(è un suggerimento buttato lì).
grazie,Paola, per la tua proposta.
lucetta
Anch’io sono particolarmente attratto e incuriosito dall’intromissione delle matematiche a strutturare campi apparentemente sfuggenti come gli ambiti poetici o letterari, penso alla composizione stocastica come le poesia flipper di Corrado Costa (anni 70) e per quanto riguarda gli insiemi le teorie di Matte Blanco sull’inconscio come insiemi infiniti, quindi l’inconscio come potenza del continuo contro una coscienza a passi discreti, e l’introduzione della logica simmetrica nella sua descrizione (nella logica simmetrica data un’affermazione essa coincide sempre con il suo inverso: se A è padre di B allora anche B è padre di A). Mi sembra stimolante l’influsso di queste ‘cose’ sulla poesia ad esempio.
Affascinante e inquietante al contempo…
Scusa, Giancarlo, ma l’inconsio e la scrittura automatica sono cose da surrealisti. Queneau, uno dei padri dell’Oulipo, si allontanò da loro in fretta e furia: le due visioni della vita e dell’arte e i contrasti personali tra lui e Breton sono ben descritti nel suo romanzo Odile. Nella letteratura potenziale la contrainte è pura tecnica, puro artificio. Si tratta di una letteratura giocosa e allo stesso tempo rigorosa, che trae il proprio fascino proprio dalle limitazioni che l’autore si impone. La peculiarità di queste forme è la loro potenzialità, la loro struttura “virtuale” che autorizza con un minimo di elementi un numero vertiginoso di composizioni derivate. Per questo si parla, a proposito di queste opere, di letteratura potenziale. Nel corso degli anni sono state esplorate decine di contraintes diverse, da quelle in qualche modo legate all’enigmistica, come il palindromo, l’acrostico, il lipogramma, dei quali certo non si è sottovalutato l’aspetto ludico, a forme più direttamente legate ai codici delle scienze esatte, come il calcolo combinatorio, la teoria degli insiemi o la teoria dei grafi. Fra le numerose definizioni dell’Oulipo fornite dagli stessi membri, una è assai elegante e significativa: “Un Oulipiano è un topo che costruisce il labirinto da cui si propone di uscire più tardi”. Ciao.
Bella la definizione di Oulipiano!