Archivio per marzo, 2011

marzo 31, 2011

giornata del web@lfemminile

di viadellebelledonne
La segnalazione proviene  dal blog WWWomen di Cinzia Sasso su La repubblica.It

http://sasso.blogautore.repubblica.it/2011/03/30/donne-sul-web/

“Sarà domani la giornata del web@lfemminile, organizzata all’interno del progetto futuro@lfemminile. La maratona sul web proseguirà per 24 ore e metterà in scena di tutto: interviste, approfondimenti, iniziative speciali, incontri. Basta collegarsi al sito www.webalfemminile.it per ritrovarsi in un salotto virtuale”

marzo 31, 2011

Giulio Passerini: Le sedute “psicografiche” di Who’s the reader

di margherita ealla

Riprendo volentieri da Who’s the reader di Giulio Passerini la terza e la quarta puntata delle sue « sedute “psicografiche”: libere associazioni grafiche a puntate» riguardanti soluzioni grafiche per edizioni diverse dei libri di F. Kafka.


Kafka di Peter Mendelsund, Schocken

Terza seduta

marzo 30, 2011

Manipolazioni di San Lorenzo

di popinga

La poesia sulle stelle cadenti di Giovanni Pascoli è una della più piagnucolose della sua produzione. Non dico che sia brutta o insincera, anzi, ma personalmente rifuggo dal patetico in cui ogni tanto amava ficcarsi il grande poeta romagnolo. Mi sono sentito così nel diritto di sottoporla ad un alcuni procedimenti oulipiani, cioè l’applicazione al testo di tecniche di elaborazione basate sulla contrainte, la costrizione formale autoimposta. Si tratta di esperimenti, per cui il risultato non può certo ambire al valore estetico, comunque conto sulla comprensione e la pazienza del lettore.

 X agosto

 San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

marzo 30, 2011

Poesie e Ombre

di luciannaargentino

 

“Poesie e Ombre” è il titolo del libro di esordio di Monica Martinelli, edito per le Edizioni Tracce (2009), titolo che ci rimanda al verso di Paul Celan: “Dice il vero chi dice ombra”. E di ombra nella poesia di Monica Martinelli ce n’è tanta e c’è la sua verità sulle cose e sulla vita.

marzo 30, 2011

QUELL’UNICA GOCCIA di Villa Dominica Balbinot

di Villa Dominica Balbinot

Mi colpisce quella singola goccia che, scendendo dalla grondaia, continua a cadere.
Ce n’è una sola di goccia, ed è testarda, e risuona metallica – a ondate che paiono cronometrate a intervalli identici –sul bordo di ferro dipinto di bianco che circonda un tratto del balcone , esattamente la sua parte centrale e anteriore, quella che fronteggia il panorama digradante di monti sullo sfondo azzurrato che ora si è fatto roseo. Ha appena smesso di piovere, un odore di terreno impregnato di acqua viene dal basso, i raggi del sole – ormai rivolto quasi del tutto a occidente

marzo 29, 2011

Giuseppe Carracchia “Il verbo infinito” lettura di Antonella Pizzo

di antonellapizzo

 

Le jardin de giverny - Monet

Il verbo infinito

Giuseppe Carracchia, Prova D’autore, 2010 Catania

Giuseppe Carracchia è un giovane poeta, nato nel 1988 ha già al suo attivo tre raccolte di poesie: Pensieri notturni del 2005, Anime vagabonde del 2007, e infine quest’ultima “Il verbo infinito” pubblicata nell’ottobre del 2010 dalla casa editrice catanese Prova d’Autore di Nives Levan.

Sul numero di marzo lunarionuovo (.it) Giuseppe racconta d’aver coltivato la passione per la poesia  negli anni a cavallo fra il ginnasio e il liceo e che è stato incoraggiato dal padre, anch’esso poeta.

marzo 28, 2011

- Non ci sono più repliche – versi di Francesca Coppola

di paolalovisolo

 

 

incuria - fotografia di Francesca Coppola

 

L’ Anima

Che grande scultore sei tu
che hai scolpito il tuo volto di pietra
tra le mie braccia
e ormai amore morto
mi sei diventato figlio
ti tengo sulle ginocchia
e piango perché il ricordo di te
mi pesa come un sepolcro.
(Alda Merini)


Senza logica

vederti è filtrare acqua
ad un bacino troppo ristretto
nucleo in via d’ emersione

per poi alleviare questi tormenti
a suon di gambe, spirale
di sensazioni donate poco alla volta

per te, sospesa a riesumare
quei bracciali da ottobre che oggi
si scambiano più di promesse

quando lanterne alla mano combattiamo
le strade, asciughiamo pozzi,
estinguendo flussi secchi di vita

marzo 27, 2011

Hope at sunrise

di Blumy

Una preghiera per il Giappone, musica di Cesare  Picco eseguita al piano dallo stesso autore e al violoncello da Yuriko Mikami.

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marzo 26, 2011

Il criceto

di popinga

Criceto nella granaglia:
si rallegra, canaglia!
Se ne infischia,
non osa, poi rischia,
morde una lenticchia,
rallenta, rosicchia,
si ferma, tossicchia,
cincischia, nicchia,
riprende, la picchia,
la schiva, la schiaccia;
piaccia o non piaccia,
ci pigia la faccia,
ci finge una caccia,
l’addenta, la trita,
la inghiotte tutta,
si stiracchia, rutta,
sputacchia,
s’inginocchia
per fare la cacca.

Poi s’accoppia,
mette su famiglia,
genera, figlia,
(suocera, nuora),
si riposa, lavora,
gioisce, s’abbacchia,
patisce, ridacchia,
subisce, s’incacchia,
t’ignora, t’adocchia,
è sveglio, sonnecchia,
si gratta un’orecchia,
succhia, si macchia,
invecchia, vivacchia,
s’ammala, sudacchia,
s’aggrava, schiatta,
si raccatta, si getta via.

È degno di poesia?
Sia come sia,
la sua storia è la mia

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marzo 26, 2011

Il bianco non si addice di Silvana Varotti (8 agosto)

di viadellebelledonne

Pubblichiamo questa testimonianza-riflessione di Silvana Varotti quale contributo all’iniziativa 8-8 giornata degli uomini.

IL BIANCO NON SI ADDICE di Silvana Varotti

 

Era un giorno qualunque quel 13 marzo 1987 e, come ogni giorno, mi trovavo in ufficio. Tanta gente in fila agli sportelli,come al solito. Qualche legge, rimasta immobile per oltre quarant’ anni, era già cambiata. Un tempo i libretti di lavoro venivano conservati in ufficio, finché il lavoratore era disoccupato e venivano rilasciati all’azienda che assumeva, assieme al nulla osta. Allora mi occupavo di apprendistato, con le relative norme a favore della tutela dei fanciulli e degli adolescenti sul luogo di lavoro. Una famosa, per gli addetti ai lavori, legge del 1986, decretò che il libretto di lavoro dovesse rimanere in mano al proprietario anche se disoccupato. E, dopo questo preambolo, ritorno con la memoria a quella mattina qualunque di ventiquattro anni fa.

marzo 25, 2011

Viaggiatore nel sogno

di Sara Ferraglia

L’antefatto


Spuntano trasparenti cannule
da fori sulla pelle.
Varchi di me stessa all’infinito
“a riveder le stelle”.
Liquidamente ricordo poesia.
Appese a grucce come frutti marci
sacche d’illusione.
Ciò che iniettate ora, se ne andrà
dalla mia carne tremula
da questa vita che non è più mia.
Già sprofondano gli occhi, all’infinito.
Ed io metto radici


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marzo 24, 2011

Sitor Situmorang di Giancarlo Locarno

di margherita ealla

E’ necessario che qualcuno testimoni la presenza dell’halil nel cielo, della piccola falce di luna nuova chesegnala l’inizio del nono mese lunare, quello di ramadan, il mese in cui scese dal cielo il corano sul profeta Muhammed. Non basta il calcolo astronomico perché Dio potrebbe decidere di non iniziare affatto questo mese, è necessario saggiare con la vista e testimoniare l’avvenimento, la notte di Lebaran cadrà 29 o 30 giorni dopo a seconda del moto lunare. Questa halil del nono mese percorre nel tempo tutto l’anno solare, essendo quello lunare di soli trecentocinquantaquattro giorni.

Anche la pasqua segue un percorso cadenzato sulle fasi lunari, cade la domenica successiva alla prima lunazione dopo l’equinozio di primavera. Non percorre tutto l’anno perché è centrata sull’equinozio di primavera, gli vibra intorno con il periodo di una lunazione, sempre 29 o trenta giorni. Prima per quaranta giorni il digiuno lunare della quaresima.

E’ il lato femminile e lunare di due religioni che manifestano una forte caratterizzazione solare.
Un lato nascosto quindi che il poeta indonesiano Sitor Situmorang riesce a portare in superficie
per gli aspetti peculiari della sua formazione.

marzo 23, 2011

Holan, Raboni e Pasolini

di vivianascarinci



di seguito un estratto da Il poeta murato, pubblicazione che realizzarono nel 1991 le Edizioni “Fondo Pier Paolo Pasolini” 

 

dalla prefazione di Giovanni Raboni

 

 

(…) Nessuno di noi vuole per altro nascondersi, o nascondere al lettore, che non solo la copertina di questo libro, ma il libro stesso – la sua esistenza, la sua comparsa in questa collana – è o può sembrare una sorta di ossimoro. Quando, nel 1975, compì settant’anni Holan, una rivista italiana (…) pubblicò, assieme a una sua breve poesia inedita (…) anche dei versi, pure inediti, di Pasolini, intitolati “Guardo la finestra chiusa della casa Holan”. E questi versi erano, anzi sono (anzi possono sembrare) un attacco a Holan, che Pasolini descrive come un eremita “divenuto venerabile” la cui privatezza è “vezzeggiata e protetta” dalle “migliori signore borghesi”, un vecchio malato le cui mani “non gli servono più se non a tremare” e che sorbisce “brodi e tè/ come un piccolo sublime porco ferito/ ingrugnato e affabile” un “poeta da teatro” che fa “il gesto di scrivere poesia anziché scrivere poesia” … Nella decisione di pubblicare questo libro nei “Quaderni di Pier Paolo Pasolini” qualcuno potrebbe vedere, una volontà di paradosso, una bizzarra e un po’ sconsiderata provocazione. Come interpretare come giudicare altrimenti, la presenza di un poeta che Pasolini non amava, al quale Pasolini si rivolgeva con dura estraneità e quasi con ripugnanza, nella collana che porta il suo nome?

marzo 22, 2011

Parola ai Poeti: Narda Fattori – su Poesia 2.0

di antonellapizzo

Pubblichiamo l’intervista di Narda Fattori, redattrice di Viadellebelledonne,  rilasciata per Poesia 2.0 e lì pubblicata per la prima volta. Vi invitiamo a leggere su Poesia 2.0 le altre interviste.

Parola ai Poeti: Narda Fattori

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Credo che la poesia in Italia soffra di ipersviluppo, che non è uno stato di salute favorevole; la massificazione dello scrivere andando a capo ha raggiunto anche gli infimi che credono che la poesia sia una scrittura facile o estranea alla comunicazione. Si scrive per passatempo, per dar sfogo all’irruenza delle emozioni, per noia e poi ci si dice poeti. La pletora degli editori che si guadagnano la vita “stampando” ne è una dimostrazione. Io la frequento da quando ero una ragazzina di 12 anni e ancora non l’ho pienamente conquistata e ci sudo sopra e leggo, mi confronto, studio. Eppure questo dilagare di scritture, al quale poi non corrisponde un altrettanto dilagare di letture né di presenze a presentazioni e a reading, fa sperare che nella massa si celi qualche perla. Ce n’è bisogno.

marzo 21, 2011

Cara parola, cura – poesie di Maria Teresa Carcano

di paolalovisolo

 

CARA PAROLA, CURA
poesie di Maria Teresa Carcano
Editrice ZONA 2010

“Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini…
È martirio il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s’aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.”
(Patrizia Valduga)

 





Per quattro sezioni:
I Da “Cara parola, cura” 

1
Cara parola cura
         benché morbo
un corpo ossesso che concresce
                     in corpo
mefisto che trasmuta in esorcista
se indemoniato infuria e in ogni pista
                         scortica
e scava
e sgretola
                         e rovista
e stana l' io stonato il nichilista
io
che appostato sta
           sì come un corvo
 
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marzo 20, 2011

Domani sarà primavera ?

di Sara Ferraglia


يا ابــــــــن أمــــــــــــي

خلقت طليقا كطيف النّسيم وحرّاكنورالضّحى في سماه
تغرّد كالطيرأين اندفعت وتشدوبما شاء وحي الإلــه
وتمرح بين ورود الصباح وتنعم بالنور أنّـــــى تــــــراه
وتمشي كما شئت بين المروج وتقطف وردالربى في ربـــاه
كذلك صاغك الله ياابن الوجود وألقتك في الكون هذي الحياة
فمالك ترضى بذلّ القيود وتحنـــــــي لمن كبلوك الجبـــاه
وتسكت في النفس صوت الحياة القوي إذاماتغنى صـــــــداه
وتطبق أجفانك النيّرات عن الفجر والفجرعذب ضيــــــــــاه
وتقنع بالعيش بين الكهوف فأين النشيد وأين الايـــــــــــاه
أتخشى نشيد السماء الجميل أترهب نورالفضا في ضحــاه
ألا انهض وسرفي سبيل الحياة فمن نام لم تنتظره الحياة
ولاتخش مما وراء التلاع فما ثمّ إلا الضحى في صبــــاه
وإلا ربيع الوجود الغرير يطــــرّز بالورد ضافــــي رداه
وإلا أريج الزهور الصباح ورقص الأشعّة بين الميــاه
وإلا حمام المروج الأنيق يغرّد منطلقا في غنــــــــاه
إلى النّور، فالنورعذب جميل إلى النور،فالنورظل الإله
marzo 18, 2011

Mariangela Gualtieri, Caino – recensione di Narda fattori

di viadellebelledonne

Mariangela Gualtieri, Caino, Einaudi , 2011

Considero Mariangela Gualtieri fra le più grandi poetesse italiane contemporanee, anche se lei molto ha scritto per il teatro e la sua prima formazione , oltre a quella artistica ( è architetto), è quella di attrice. Attrice- autrice . Con il suo compagno Cesare Ronconi fa nascere il Teatro Valdoca, nome di un quartiere di Cesena, allora proletario, oggi centralissimo, teatro di ricerca, sperimentale , alla ricerca di una comunicazione mai compiaciuta ma dialogante, richiamando a gran voce la reazione e la partecipazione del pubblico attraverso scenografie e regie inquietanti, con il corpo che diventa linguaggio nel sottofondo del dettato sommesso e tragico della sceneggiatura. La scrittura della Gualtieri, fin dai suoi esordi, pur votata alle scene, conquista un dettato limpido e diamantino, purissimo e duro, ma è proprio la sua purezza e la sua preziosità a renderlo pieno di pathos e di pietas che mai sgorga enfatica, ma corre sottotraccia come un gran fiume silente che tutti porta in un grande abbraccio.

marzo 17, 2011

150 anni d’Italia

di viadellebelledonne

 

 

Una d’arme, di lingua, d’altare,
di memorie, di sangue e di cor.
(A.Manzoni, Marzo 1821)

Quando si parla di Risorgimento si allude ad una rinascita. In effetti, il lungo processo che porta all’unificazione italiana è un tortuoso cammino di riscatto e di redenzione. Rispetto ai quattro secoli di dominazione straniera che l’hanno preceduto. Fin dalla fine del XV° secolo, l’Italia, divisa in stati regionali equivalenti e conflittuali, appare debole e vulnerabile agli occhi dei potenti stati nazionali europei e perciò appetibile, terra da conquistare e colonizzare. Con i suoi tesori di paesaggio, arte e cultura. Così subiamo la dominazione francese, spagnola e austriaca, che si dipana nei secoli col suo fardello di umiliazioni, angherie, soprusi.

 

F.Hayez La Meditazione (L’Italia nel 1848)

Fino a Napoleone, che unifica l’Italia nel nome di un Regno destinato a durare  quanto le sue alterne fortune, sebbene proprio lui, l’imbronciato Corso, avesse ceduto Venezia agli Austriaci, facendo perdere alla Serenissima Repubblica l’indipendenza di cui godeva da undici secoli: offesa incancellabile per Ugo Foscolo, che farà dipendere proprio dall’onta del trattato di Campoformio, oltre che dalla delusione amorosa, la drammatica scelta del suicidio da parte della sua creatura letteraria –e alter ego- Jacopo Ortis.

Dopo la burrasca napoleonica, il Congresso di Vienna ridisegnerà i confini territoriali e politici d’Europa, riservando all’Italia una suddivisione in una diecina di stati, tutti più o meno legati a doppio filo all’Austria. Metternich spargerà sale sulle ferite, definendo il Belpaese una semplice espressione geografica.

marzo 16, 2011

L’hanami e lo tsunami

di gisy

*Selezionato ARTICOLO DEL GIORNO dallo Staff editoriale di Paperblog per la prima pagina

Nei parchi di Tokyo e di tutto il Giappone le gemme dei ciliegi si stanno lentamente schiudendo per rinnovare, come ogni anno, l’incanto della loro fioritura bianco rosata.

L’hanami, ossia la contemplazione di quegli alberi in fiore, mentre si passeggia in silenzio o in sommessa conversazione con persone amiche, è ritenuta dai giapponesi una delle più gratificanti esperienze dello sguardo e dello spirito.

marzo 15, 2011

L’emigrante racconto di Antonella Brighi

di viadellebelledonne

 

 

La Lloca del Rinconín está en el Paseo maritimo de San Lorenzo de Gijón.

 

L’emigrante  di Antonella Brighi

… La notte spesso,  ancora non riusciva a dormire, l’angoscia si ripresentava uguale e puntuale  come una maledizione.  La notte,  sola  davanti al cielo, tentava di ritrovare la sua stella polare, un  punto fisso  a cui aggrapparsi. Di notte, mentre una parte del mondo trovava sollievo nel riposo, la sua vita premeva per uscire dall’oscurità e per farlo si aggrappava a qualsiasi movimento esterno, persino alla sublime bellezza di un cielo stellato avvolto dalla luce soffusa della luna. Ma nel silenzio notturno, le meditazioni anziché  apportare una ventata di sollievo e dare una parvenza di significato ai fatti della vita,  a volte  ricreavano visioni senza apparente possibilità di redenzione, surreali e dolorose.

Allora in fondo all’ anima,  poiché si rendeva conto che in definitiva fuori da quel mondo che la identificava  non c’era nient’altro, sentiva che la sua vita  era ancora lì, pronta a mordere….

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