Primero Sueño di Sor Juana Inés de la Cruz
[...]
Il mare, non più mosso,
l’instabile non culla
ceruleo letto dove il sole dorme;
e i sempre muti, ora dormienti, pesci,
nei giacigli fangosi
dei loro oscuri seni cavernosi,
due volte erano muti;
[...]
(J.I. De la Cruz “Versi d’amore e di circostanza. Primo sogno”, A.Morino, 1995 Einaudi)
La dichiarazione di Sor Juana de la Cruz : “Non ricordo di avere scritto per il mio piacere se non un papelillo che chiamano Il sogno”, oltre che per l’argomento proprio del sueño, mi rende questo poemetto caro, più delle, pur notevoli, “poesie di amore e di circostanza”, presenti, come El sueño , nella sopracitata traduzione di Angelo Morino.
Il titolo completo di questa silva di 975 versi, così come pubblicata nel 1692, è “Primero Sueño que así intituló y compuso la Madre Juana Inés de la Cruz, imitando a Góngora”;
Salvatore D’ Angelo: Passione e morte di Cecco Picecio (omaggio ai testi e disegni di Angelo Siciliano)
PDF di Angelo Siciliano
***
Testi dialettali e disegni di grande bellezza. Lo stile naïf, i colori intensi e delicati evocano il tempo dell’infanzia quando tutto era avventura circolare senza tempo e la morte non era che lontana ipotesi o un racconto astratto.
Il miracolo di questa vita tutta
René Magritte, Il vaso di Pandora
O madre segreta.
O madre silenziosa e attenta. O madre ruvida
e tagliente come una polvere di vetro.
Sai che resistere al dolore è una forma di vita
assai distratta m.r.
di Marco Ribani
Il miracolo di questa vita tutta stropicciata
sgangherata è un miracolo che non è di lampo
viene da una poesia che deborda dalla pentola
in cui l’alchemico apprendista mescola grumi
di coscienze strappate con le unghie al volere
del signore. E allora aggiunge e schiuma e toglie
LE SIGNORINE DI WILKO: DAL ROMANZO ALLA RAPPRESENTAZIONE TEATRALE
*Selezionato ARTICOLO DEL GIORNO dallo Staff editoriale di Paperblog per la prima pagina
Una delle operazioni letterarie più delicate è quella che riguarda la traslitterazione di un testo. Nella conversione da una forma all’altra è insita una perdita che ossimoricamente viene avvalorata dall’acquisizione di qualità altre. Nel passaggio da un codice a un altro l’opera si riempie dei significati in simboli che l’autore della trascrizione le vuole assegnare. Il regista lettone Alvis Hermanis ha compiuto questa operazione mettendo in scena la versione teatrale del racconto Le signorine di Wilko, dello scrittore polacco Jaroslaw Iwaszkiewicz, testo che si caratterizzava per il registro poetico della narrazione. Nel romanzo la dimensione temporale fa riferimento alla fine della prima guerra mondiale e vi si respira un’aura malinconica che avvolge i personaggi nella nostalgia di un tempo passato rimasto cristallizzato nella memoria individuale.
Luigi Di Ruscio, ne convengo

Caro Luigi tu avevi scritto:
io e mia moglie siamo andati a fare la spesa e ritornando a casa non ho fatto altro che passare sulla neve nuova nonostante le scarpe basse e i calzetti e le corce dei pantaloni che si bagnavano, trovavo piacere lasciare segni dei miei passi bene distinti sulla neve nuova, poco lontano ragazzetti sulla neve nuova facevano gli angeli, si distendevano nella neve muovendo le braccia e lasciavano sulla neve nuova l’impronta dell’angelo
e io ti dedicai questa poesia che non ti piacque, fu nel 2006 su liberinversi , davvero Luigi eri un grande e io ti ho pensato spesso e convengo sulla poesia.
Il viaggio e “Corinna o L’Italia” di Madame de Staёl
Il viaggiare è connaturato all’essenza stessa dell’uomo, creatura nomade per eccellenza.
Esso può essere il risultato di una scelta conoscitiva, ricreativa oppure di una necessità improrogabile: le migrazioni di popoli, gruppi o singoli nel corso dei millenni hanno sostanzialmente risposto a quest’ultima esigenza, configurandosi come ricerca di più accettabili condizioni di vita ambientale, economica, socio-politica.
Quei viaggi, ancora drammaticamente attuali, sono la risposta a una costrizione oggettiva o soggettiva non più tollerabile: la Terra, nella sua porzione più ricca, attrae irresistibilmente e nessun confine, reale o fittizio, può costituire un deterrente. Il viaggio dei migranti si nutre di rabbia e speranza, disperazione e desiderio.
Tutt’altro carattere, meno intriso di pathos e thanatos, è il viaggio di chi sceglie di partire: per conoscere altro, per mettersi alla prova, per indagare la propria interiorità, per distaccarsi dall’hic et nunc abituali, per trovare quell’altrove a cui consapevolmente o inconsapevolmente aspira.
Il viaggio, specie per mare, diventa così metafora della vita, delle sue avversità e ebbrezze, dei suoi pericoli e incanti, fino allo scioglimento finale: l’approdo al nido caldo della famiglia e della patria, come nell’Ulisse omerico o la perdizione nel folle volo dell’Ulisse dantesco.
Keeping mum
opera di Sergio Padovani
***
Allora seppi che
le madri non vivono su rette vie.
Il suo mondo era ripiegato, aveva il dono
Della tenerezza, della sveltezza e del saper mentire.
La mia fede nella schiettezza fu minata.
Sempre con passo pesante ero indietro di molto.
Gwyneth Lewis
[una nota di lettura su L’assassino della lingua di Gwyneth Lewis]
Cosa si intende per autore minore? Su che piano si gioca la minorità di un autore? Se “l’autore minore” può essere visto come “uno straniero nella propria lingua” (1) nel caso di Gwyneth Lewis, la minorità si esprime in primo luogo nella reale appartenenza a una minoranza linguistica, quella gallese.
Ma la Lewis pur partendo da questo presupposto estende la sua “minorità” fino al paradosso di renderla un assunto universale. Ossia minorità di una lingua infinitesima che nella lingua data si cerca. L’opera è quindi la ricerca, il moto a luogo, lo spasmo iniziatico che glissa anche tematicamente sull’intenzione che lo motiva.
Francesco Zingoni: Demian Sideheart (Outsider Edizioni, 2010)
“Amore e Viaggio nella Storia sono inscindibili”
(Francesco Zingoni)
Demian Sideheart
Un lungo e coraggioso romanzo d’esordio: 650 pagine – ma sarebbero molte di più, se il volume non fosse stato impaginato in modo “ecologico” (ovvero con pochissimi margini). Un piccolo caso editoriale, di cui si sono occupati anche media che di norma snobbano i libri, come il Tg di Rai3: un’autoproduzione che in un paio di mesi, grazie al passaparola dei lettori, ha raggiunto le vetrine delle più prestigiose librerie, fianco a fianco con i blasonati best-sellers del momento.
Barbara Berti, ricercatrice di lingua inglese presso l’Universita degli Studi d’Insubria, ne ha effettuato un’approfondita disamina:
“Demian Sideheart è una storia d’amore e di viaggio. Anzi, d’Amore e di Viaggio, due assoluti che questo romanzo intreccia inestricabilmente tra loro: un viaggio folle all’inseguimento dell’amore, un amore assoluto che sospinge al viaggio. La storia ci immerge inizialmente in un’ambientazione già vista in molti romanzi, quella del naufragio, e sfrutta un espediente narrativo altrettanto usato, l’amnesia. Ma ben presto, proseguendo nella lettura, si capisce che l’autore sta per condurci in qualcosa di assolutamente originale: un vero e proprio viaggio iniziatico, attraverso un destabilizzante oceano di simboli.
Junichiro Kawasaki – 3. “Abito un tempo con un occhio solo”
Sul finire degli anni Venti la crisi economica mondiale cominciò a mordere in profondità anche l’Impero del Sol Levante. La risposta fu l’espansionismo coloniale e la repressione interna, nel quadro di un regime totalitario che assunse la fisionomia tipica dei fascismi europei. Il dispotismo militare, appoggiato dal ceto medio, timoroso del comunismo, provocò la deriva antidemocratica che portò il Giappone nel ‘33 ad uscire dalla Società delle Nazioni e ad esercitare nel sud-est asiatico lo stesso ruolo violento e aggressivo della Germania nel Vecchio Continente, senza risparmiare il gigante cinese, enorme ma vulnerabile. Fino al Patto Tripartito Roma-Berlino-Tokyo del 1939.
Era l’inizio di una guerra folle, combattuta ben oltre la sua conclusione in Europa, fino all’apocalisse atomica del 6 agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki.
Junikiro e la sua famiglia, che ormai contava tre figli, non furono risparmiati dalla tragedia di quegli anni, come nessuno, del resto, in Giappone.
Lorenza Zambon – attrice giardiniera: Meditazione sull’ albero e lezioni di giardinaggio
Guardare e vedere
Cammino verso l’albero in mezzo al prato, vado dritta verso di lui.
Mi fermo quando riempie completamente il mio sguardo.
Allora comincio a girargli intorno. E lo guardo. Giro, giro. E lo guardo.
Non riesco veramente a vederlo tutto intero. I miei occhi corrono da un particolare all’altro, da una parte all’altra, su e giù. Non fisso nulla. Non vedo nulla.
Continuo a girare. Continuo a guardare.
Qualcosa emerge. Quel punto dove si vede che c’era attaccato un ramo caduto. Quella foglia che spunta tutta da sola direttamente dal tronco, molto più sotto di dove cominciano i rami.
Piccoli particolari. Li ricordo, mi accorgo di aspettarli mentre giro. Li ritrovo ad ogni giro.
Il primo ramo in basso che esce dal tronco. L’angolo che fa.
Premio Letterario ULTERIORA MIRARI
Che cos’è ULTERIORA MIRARI ?
È un Premio Letterario che è stato istituito dalle Edizioni Smasher per inaugurare una nuova Collana di letteratura contemporanea denominata RASOI.
…La Collana è diretta da Enzo Campi.
La Collana non fa distinzioni tra prosa e poesia ed è divisa in tre sezioni:
Monografie – Tripodi – Mosaici
Il carnevale delle donne a Venezia
Il Carnevale di Venezia del 2011 si apre ufficialmente domani e sarà dedicato alle donne, con rievocazioni dell’Ottocento, da Senso a Sissi, e si concluderà l‘otto marzo, con un concerto di Paola Turci e Marina Rei in piazza S.Marco.
Ci saranno rievocazioni storiche, il Volo dell’Angelo, la Festa delle Marie, il Casino Burlesque, i “Segreti di Venezia” (spettacolo itinerante), e molto altro ancora, ma in particolare vorrei segnalare il Carnevale dei Ragazzi, organizzzato dalla Biennale di Venezia, con un denso programma di mostre, attività educational per le scuole di ogni ordine e grado. atelier artistici per le famiglie e tour guidati animati per il pubblico, cacce al tesoro, incontri, spettacoli, concerti e performance dal vivo.
Ecco la pagina ufficiale con tutte le informazioni:
Concorso Nazionale LA VITA IN PROSA, edizione 2011
Concorso Nazionale LA VITA IN PROSA, edizione 2011
LA VITA IN PROSA
Concorso Nazionale di Narrativa
Seconda edizione, 2011
- scadenza 31 marzo 2011 -
NORME DI PARTECIPAZIONE
Il silenzio – di Nafla Dhahab
“Donne arabe” di Walter Lo Cascio ( www.walterlocascio.it)
Il silenzio
Abitavamo in un appartamento all’interno di un fabbricato che si affacciava sulla via principale della città. L’appartamento era grande, con alti soffitti e molte finestre. Data l’ampiezza della casa, quando giocavamo dovevamo parlare ad alta voce per riuscire a sentirci. Tutto questo infastidiva mio padre che ci aveva abituati, invece, a conversare a voce bassa, tanto che, invece di parlare, avevamo l’abitudine di bisbigliare.
“Domenico Miotti, un pittore ritrovato” di Antonella Bellin
“Domenico Miotti”, di Antonella Bellin
ed. Supernova,Venezia, 2010
La ricostruzione della personalità artistica di Domenico Miotti nel panorama della pittura veneta della seconda metà dell’Ottocento è l’obiettivo principale di questo lavoro che intende aggiungere un altro tassello per la conoscenza di quella che viene chiamata la grande stagione verista della pittura veneta.
Domenico Miotti fa parte di quella schiera di artisti, cosiddetti “minori”, rimasti esclusi dall’attenzione della critica e che invece costituiscono una testimonianza importante della varietà d’espressione della scuola veneta della seconda metà dell’Ottocento che fa del colore l’arma per rinnovare tematiche e modi espressivi.
Grazie alla scoperta e allo studio di diverse opere di Miotti assolutamente inedite, presenti in varie collezioni private, è stato possibile andare oltre la ricostruzione della biografia dell’artista per arrivare a scoprire i modi e gli ambienti della sua formazione artistica mettendolo a confronto con altri pittori veneti a lui contemporanei.
Se non ora quando?

Nella calda estate del 1996 in Corso Sempione a Milano, stando a quanto letto sul Corriere della Sera in un articolo a firma di Giulio Nascimbeni, l’immagine di una Chevolet prodotta da una casa automobilistica svedese faceva bella mostra di sé sopra un cartellone pubblicitario. La macchina aveva bel tettuccio apribile in modo da dare l’idea di liberazione dall’oppressione dell’afa. Lo slogan della casa automobilistica svedese recitava “Se non ora, quando? Il Nascimbeni è perplesso perchè Se non ora quando? è il titolo di un romanzo di Primo Levi (nel 1982 vinse il Premio Viareggio e il Premio Campiello) che racconta l’epopea di alcuni partigiani ebrei russi e polacchi che percorrono tutta l’Europa, dal luglio 1943 all’agosto 1945, combattendo la loro guerra contro i nazisti invasori. Il titolo è tratto dal Pirké Avoth (Le massime dei Padri, sec. II d.C., raccolta compresa nel Talmud): “Se non sono io per me, chi sarà per me? E quand’anche io pensi a me, che cosa sono io? E se non ora, quando?” La perplessità dell’autore dell’articolo nasce dalla considerazione che i titoli dei libri sono coperti da copyright; il titolo di questo libro dovrebbe essere coperto da copyright anche morale in quanto scritto da un autore di alta levatura come Primo Levi, che ha raccontato nei suoi scritti l’orrore e il dolore, orrore e dolore vissuti sulla propria pelle. L’articolo per intero si può leggere qui.
Siamo nel 2011 ed ecco che il titolo del libro rispunta assumendo un’altra forma, si fa portatore di un’altra idea. Nella forma originale era l’idea della liberazione dall’oppressione del nazismo, nel 1996 assume la veste un po’ fuori dalle righe di liberazione dall’afa, nel 2011 assume, tramite appello a manifestare il 13 febbraio (qui elenco degli appuntamenti città per città), forma di liberazione da una certa idea di oppressione subita dalle donne.
Rita R. Florit: PASSO NEL FUOCO – Recensione e note di lettura a cura di Alfredo Riponi
Nella direzione del fuoco
Mani mi ridisegnano i confini
da nuove agrimensure ritemprata
“Ieri ho sognato di te. Non ricordo quasi più i singoli fatti, so soltanto che di continuo ci trasformavamo l’uno nell’altro, io ero tu, tu eri io. Infine, non so come, prendesti fuoco, ma ricordai che il fuoco può essere soffocato coi panni, afferrai un vecchio abito e con questo mi misi a batterti. Ma qui ricominciarono le metamorfosi e si arrivò al punto che tu non c’eri più, mentre ero io che ardevo e io ancora che battevo con l’abito. Ma ciò non serviva a nulla e così era confermato il mio vecchio sospetto che queste cose non valgono contro il fuoco. Intanto però erano arrivati i pompieri e nonostante tutto tu in qualche modo fosti salvata. Ma eri diversa da prima, spettrale, disegnata col gesso nel buio e, inanimata o forse soltanto svenuta per la gioia di essere salva, mi cadesti tra le braccia. Ma anche qui si riscontrò l’incertezza della trasformazione perché forse ero io che cadevo tra le braccia di qualcuno.” (Kafka, Lettera a Milena, settembre 1920)[2]
Junichiro Kawasaki – 2.L’amore e la guerra
Passarono gli anni. Junichiro studiava con profitto, ci teneva a formarsi una solida cultura e in questo era incoraggiato dai suoi, che non avevano potuto permettersela e inevitabilmente riversavano sul figlio aspettative e speranze. Non gli pesava stare sui libri, anzi, il tempo che trascorreva chino su di loro gli volava via in un lampo. Era sensibile e attento, gli piaceva scrivere versi quando avvertiva che il suo animo traboccava di sentimento e d’inquietudine, come un fiume che per le eccessive piogge esce dal suo letto. Così, poteva essere una foglia che cadeva da un ramo a ispirargli parole sulla precarietà umana, mentre, al contrario, lo schiudersi delle prime gemme del suo giardino gli suggeriva un haiku sulla bellezza irripetibile della natura.
PARTORIRE CON IL CORPO E CON LA MENTE
In una delle mie abbastanza frequenti visite in libreria ho scovato un libro il cui titolo ha subito attirato la mia attenzione “Partorire con il corpo e con la mente” (Bollati e Boringhieri) di Francesca Rigotti che insegna Concetti e metafore della politica presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università della Svizzera italiana di Lugano e collabora a varie testate giornalistiche. Come mamma e come poeta un titolo simile non poteva non suscitare la mia attenzione anche per via del sottotitolo “Creatività, filosofia, maternità”, così l’ho acquistato. Devo dire, però, che mi ha delusa non poco anche se indubbiamente è stato comunque stimolante e fonte di riflessioni. E qui di seguito cercherò di spiegarne i motivi. Innanzi tutto mi aspettavo dall’autrice una maggiore aderenza a quanto “promesso” dal titolo e dal sottotitolo, mentre ci sono nel testo delle divagazioni inutili e noiose perché trite e ritrite e soprattutto fuori tema. Ma andiamo con ordine.




![rene_magritte_505_il_vaso_di_pandora_1951[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/02/rene_magritte_505_il_vaso_di_pandora_19511.jpg?w=370)


![2009_981_17014[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/02/2009_981_170141.png?w=370)














