Jerry Uelsmann

mi sono messa tutta dentro un foglio
dentro l’inchiostro d’una penna,
ho messo anche mia madre, la fotografia
sbiadita di mio padre, le mura fatiscenti
di questo nido che mi stringe addosso
la sua vecchiaia e non sa che ho i capelli bianchi
e un dolore acuto
che scivola dentro le ossa per premere sul cuore.
forse il bianco del foglio forse mi purifica
di tutta questa vita che soffoca il respiro
porta lontano quell’aprirsi delle nubi
che, a sentirlo, è un miracolo grande,
che non si spiega se non con lo sguardo
che si fa sempre più chiaro e ride,
prima delle labbra.
ecco, ci sono tutta dentro al foglio, ci sto bene
e posso anche cancellarmi, se non ho più voglia
di restarci.






Io la interpreterei così :
mi sono messa tutta dentro un foglio
nell’inchiostro d’una penna
ho messo anche mia madre
la foto sbiadita di mio padre
le mura fatiscenti
di questo nido che mi stringe addosso
la sua vecchiaia
e non sa che ho i capelli bianchi
e un dolore acuto
che scivola nelle ossa
per premere sul cuore.
forse il bianco del foglio
mi purifica
di questa vita che soffoca il respiro
porta lontano l’aprirsi delle nubi
( miracolo grande
a sentirlo
non si spiega se non con lo sguardo
che si fa sempre più chiaro
e ride
prima delle labbra)
ecco
sono tutta dentro al foglio
ci sto bene
posso anche cancellarmi
se non ho voglia
di restarci.
E’ solo un suggerimento in buona fede. Spero lo accetti. Comunque non male, buona l’idea e il fotomontaggio.
Salvatore, scusami se te lo dico ma non mi sembra carino “rivisitare” una poesia come hai fatto tu. Almeno, non in questa sede…magari privatamente, come consiglio “tecnico” ( visto che parli di idea e fotomontaggio!)
Blumy ha scritto una poesia, un suo intimo sentire.
Tu l’avresti scritta in altro modo. Bene. Ma tu “non sentivi” ciò che sentiva lei quando l’ha scritta. I tempi e gli spazi e certe parole ripetute sono sue, profondamente sue e hanno un significato per lei. Tutto qui.
Sara ferraglia
tu ‘interpretala’ come vuoi e riscrivila, ma allora è tua. non mi sembra corretto fare interventi come il tuo.
grazie, Sara, per la tua costante e preziosa presenza
Cara Blumy,
ti chiedo scusa se ti sono sembrato scorretto; non era nelle mie intezioni. Ho solo cercato di mettere in risalto la bellezza del tuo testo attraverso nuovi a capo , liberandolo da ciò che (secondo la mia arbitraria e parzialissima sensibilità) mi sembrava superfluo. Un modo “diverso” di commentare, tutto qui. Sara ha ragione. Che dire, considera inviata una rosa a te e una a lei da parte mia , in segno di ammenda . Anzi, considera come inviatoti un mazzo di rose rosse.
Pingback: Mi sono messa dentro un foglio
ecco, ci sono tutta dentro al foglio, ci sto bene
e posso anche cancellarmi, se non ho più voglia
di restarci
Blumy, apprezzata tutta, ma questi versi non li dimentico. Grazie.
Gisella
mi sarebbe piaciuto scrivere una cosa di così grande sensibilità…ma ognuno deve stare nel proprio foglio, senza rovinare quello di altri…
un abbraccio blumy
ci sei tutta tu, dentro questo foglio, con la tua attenzione alle cose grandi e piccole, con la tua capacità di emozionare con uno stile morbido e asciutto.
Stupefacente l’immagine!
Grazie, Blumy!
marina
dico la mia:
nell’ azione di Salvatore non c’è interpretazione e se posso permettermi lui stesso ha inoculatamentre usato il termine. nell’ azione di Salvatore non c’è “rivisitazione” come ha scritto Sara ( e poi fotomontaggio credo sia riferito
all’ immagine e l’ idea buona credo sia riferita al – mettersi dentro il foglio -)
ma se sbaglio verrò certo corretta. dal mio punto di vista nell’ azione di Salvatore non c’è imposizione di riscrittura cara Blumy o meglio ha scritto la tua poesia risparmiando certi articoli che a suo sentire ridondavano nell’ insieme ostruendo rallentando addensando la struttura a discpito del senso immediato. io concordo con la sua critica. Salvatore credo abbia optato per questa soluzione – alla quale molte volte sono ricorsa anche io se ti ricordi – per velocizzare quanto intendeva comunicarti dal suo punto di ascolto: perché tu potessi comprendere meglio quello che lui avrebbe anche potuto scriverti in orizzontale ma che invece ha scelto di fare presente graficamente lavorando direttamente sul testo con la sua analisi critica e lo ha fatto rispettando scrupolosamente e ripeto scrupolasamente ogni tuo sentire originario che ha dato fonte ai versi senza intervenire con “l’ aria di chi so tutto io e tu non sai un cazzo di poesia”. Blumy onestamente non mi pare si possa dire il contrario… non ha preso il tuo testo scrivendo che è una schifezza: anzi. prezioso è stato il suo sguardo da esterno.
andiamo bene- certo che non si invitano i commentari uomini a restare se non si accetta anche il loro tentare di esprimere una critica oltretutto garbata come questa… a parte che una critica è sempre vista come un ledere l’ egocentrismo individuale imperante AHIME’ AHIME’ AHIME’. mi auguro che Salvatore non scappi a gambe levate dopo il tuo solerte ringhiar di tasti… ehehe. lo invito anzi sorridendo a non demordere . e ancora. l’ azione di Salvatore che quando spende il suo tempo per scrivere di qualcosa lo fa a ragion veduta (basta dare uno sguardo al suo blog) è se vogliamo abbassarci ad usare verbi del tubo: raffinante. cara Blumy Salvatore ha “solo” preso il tuo testo e l’ ha raffinato e a mio avviso lo ha restituito al respiro della tua poetica essenziale che in altri tuoi componimenti è più tangibile.
un saluto
paola
ps: ringrazio comunque Salvatore dell’ intervento qui da noi, per le scuse, per il tempo e l’ interesse al nostro lavoro di redazione. interesse il suo che sono lieta di sapere.
paola
aggiungo due righe ancora. più che altro perché sono stufa di leggere critiche acide a critiche costruttive che solitamente — proprio perché costruttive e talvolta illuminanti come lo sono state molte per me — non sono mai rivolte per amicizia per pietà o compassione o per tornaconto ma solo per puro spirito di condivisione della stessa passione. ne ho davvero le palle piene. si chiede di parlare di poesia e non solo di farla. farla vuol dire ascoltare anche gli altri anzi ringraziare chi si ferma a considerarci. anche se una critica non piace mai rivoltarsi in un modo sgarbato… facendolo credo che si perda un po’ di se stessi e che quel po’ non vada a seminarsi da nessuna parte. men che men nei nostri germogli futuri. men che mai nel nostro campo da vista magico.
divagazione: inoltre una volta scritta una poesia diventa altro di noi e da noi. diventa sperma che cerca un uovo o viceversa. diventa orfana che se la tieni stretta muore. chiediamolo alle molte opere d’ arte chiuse nei sotterranei dei musei alle quali è impedita la vista degli umani:)
alas.
paola
Salvatore: accetto le tue rose ed è pace fatta. Spero che tu abbia capito.
un grazie di cuore a gisy, Marta, Marina (scusatemi se non mi dilungo, ma ho la febbre)
Paola, non ho voglia di discutere nè, tantomeno, di bisticciare. Che non fossi d’accordo sull’intervento di Salvatore l’ho già detto.
A te piace di più la sua versione? Leggi quella. Con buona pace tua (lui, del quale ho cercato il blog prima che mi sollecitassi tu, si è mostrato persona gentile e carina e, nel primo intervento, evidentemente, anche in buona fede)
Credo non ci sia nulla di offensivo nell’assegnare ad un testo poetico una vestibilità “altra”, è quello che insegnano a fare nelle scuole di scrittura. ricordo che anni fa’ un critico ad una lezione ci fece sconvolgere una poesia di Pavese, ci fece rivisitare un testo di Pascoli e infine diede in pasto i testi degli iscritti al corso ai medesimi, mescolando nomi e poesie, così da ottenere risultati diversi. recentemente una mia poesia è stata letta e commentata in due modi diametralmente opposti, uno dei due aveva centrato quello che avevo voluto comunicare, l’altro vi aveva colto un messaggio completamente diverso. dobbiamo ringraziare chi ci fa dono della propria lettura.
anna
no, non è offensivo,Anna, ho semplicemente detto che non era cosa corretta; oltre tutto qui non siamo nè in sede di interpretazioni nè ad una scuola di scrittura.
io credo che sia costruttivo ascoltare gli altri, ma credo anche che gli altri, qualche volta, debbano sforzarsi di capire perchè qualcosa è stato impostato in un certo modo.
vorrei che la cosa finisse qui.
p.s. se devo proprio dirla tutta, l’impostazione di Salvatore non mi dispiace affatto però ribadisco quello che ho già scritto sopra
Blumy ma non puoi decidere tu se la “cosa” finisce qui.
se altri vorranno intervenire devono essere liberi di farlo altrimenti e lo ripeto bisogna lasciare le proprie cose nel cassetto se si ha paura che gli altri non comprendano i nostri sensi. semplice. sarebbe una paura giustificatissima.
qui è anche sede di “scuola” se vogliamo nel senso etimologico del termine che sta anche per luogo in cui si ha tempo di parlare imparare discutere animarsi di cose del mondo e tra noi. contaminarsi.
per tutto il resto se la cosa non piace uno apre un blog suo e là vi scrive e là si commenta da solo il che potrebbe essere occasione di crescita interiore. o maggior decrescita: dipende. VDBD è pubblico lo sai benissimo e se la discussione procede interessante intrigante e viva senza interventi insultanti – nessuno si può permettere di dare uno stop. puoi scegliere di non intervenire più e di non leggere più gli interventi successivi. io la penso così, Blumy.
sposo l’ intervento di Anna e per quanto riguarda il bisticciare io non voglio bisticciare. se mai discutere sì. non voglio nemmeno teleipnotizzarti affinché tu sia d’ accordo sull’ intervento di Salvatore.
né ho detto che mi piace di più la sua versione ma ho detto che mi trovo d’ accordo con la sua critica operata al testo e te l’ ho anche scritto motivando.
la poesia nello specifico non mi piace rispetto a molte altre tue che sai commentai in passato. ecco tutto.
paola
‘chiudo qui’ intendevo la polemica, Paola. quando si discute pacatamente, senza alzare la voce (io non ho affatto ringhiato, come sostieni tu) tutto cambia. quello che mi disturba sono i toni polemici. che il mio testo non ti piacesse l’avevo capito dall’inizio.
però posso spiegarti una cosa: a volte scrivo ‘di corsa’, come in questo caso, altre volte mi prendo la briga, non solo di andare a capo, ma di fare una suddivisione delle strofe
ma le cose che scrivo sono come il mio respiro o come il mio modo di parlare: a volte concitato/i, a volte lento.
@ paola, blumy e a tutte le amiche intervenute
A Blumy intanto auguro di rimettersi dall’influenza, di vero cuore. Perchè pace fatta? non abbiamo mica litigato…
Si, Paola ha letto correttamente le mie intenzioni, che non erano malevoli. In effetti l’avevo scritte – in orizzontale- quelle critiche di ridondanza e di appesamntimenti in alcuni snodi – poi ho pensato di fare ciò che ho fatto, col massimo rispetto per la sostenza del testo, proprio in virtù della “condivisione” di una comune passione e , se volete, per non passare per quello che vuole impartire lezioni. Insomma, ho letto , ho pensato “bello…ma che peccato queste ripetizioni, questi rallentamenti” e allora ho pensato di “accarezzarlo” con dolcezza, ripercorrendolo. L’ideale sarebbe stato poterlo DIRE a voce alta, con i toni e le pause, con la giusta “sensiblerie”, nel DIRLO.
Del resto, se la rete ha un senso , esso sta in questo : nella sua orizzontalità, interscambiabilità. Se stessimo ciascuno nel proprio foglio/loculo ci auto- imbalsameremmo , siliconandoci più di quanto non ci abbiamo già siliconati: ciascuno a recitare la propria parte di autismo. Ma già questo è un divagare.
Non mi arrabbio e non è il caso di scaldarsi; ma di appassionarsi sì, e mi pare che Paola vada in questa direzione.
Ben vengano le discussioni, dunque. No che non scappo a gambe levate, ci mancherebbe! Proprio ier sera ho segnalato il vostro blog a una mia amica, chiedendole di farlo conoscere in giro.
Ma ora sì che debbo scappare, vista l’ora, ho da preparare la cena, prima che torni mia moglie dal lavoro e mi “cazzei” dicendo “non è corretto come agisci!”… O tempora ! O mores!
Ps. Blumy, un saluto a Quartu Sant’Elena, che mi è cara per via del mio antico amico di collegio Paolo M., dallo sguardo fenicio e il sorriso orientale… e Quartu, si sa, è in terra d’incroci, vecchia colonia araba e fenicia.
non abito a Quartu, Salvatore. non ci abito da quando avevo 5 anni, o forse meno … saluterei volentieri il tuo amico, se mi fosse possibile.
‘pace fatta’ così per dire. ho visto nel tuo blog che le tue poesie sono impostate proprio così.
buona cena
cara Blumy,
se la febbre ti fa fare delle belle poesie…ebbene…viva la febbre!
Scherzi a parte, ti auguro che la febbre si abbassi e la poesia si mantenga alta! Tu restando dentro il tuo bel foglio…
Comunque, è il gesto di S. che non va neppure a me ( e la lesione del narcisismo non c’entra per nulla) il gesto in sé stesso. Non la qualità del suo intervento. I suoi suggerimenti possono anche risultare eccellenti. Un gesto giustificato solo da una grande confidenza tra voi. O di trovarvi allievi di una scuola di scrittura. Si possono criticare i testi proposti, anzi, benvengano le critiche disinteressate, in buona fede! Spesso sono utili per arricchirsi, riflettere, ma è necessario accoglierle con modestia e apertura mentale. Instaurare un dialogo anche se poi, alla fine, ognuno resta della stessa idea e addirittura la rafforza. Ma entrare deliberatamente in un testo altrui…( senza chiedere il permesso).è mancanza di rispetto, a mio parere. Segnare -a margine- le critiche ed esprimerle va benissimo, ma “rivoltare” un testo,no.
Un caro saluto a te, a Salvatore con le rose in mano-senza spine,ovviamente-che ci farà il piacere di seguire ancora il nostro blog e a Paola e a tutti quelli che la pensano o non la pensano come me.
lucetta
@Blumy
Grazie per il bel pensiero di salutarmi Paolo; sono comunque in contatto con lui, ci siamo sentiti per gli auguri di fine anno.
Un adhìt coranico dice , più o meno: “solo Dio legge con chiarezza nelle intenzioni dell’uomo, nel suo cuore”. Spero tu dia credito alle mie .
@ lucetta frisa
sono in amabile ma convinto disaccordo.
Io la leggo all’opposto:
non è mancanza , ma eccesso di rispetto, dovuto all’ amore e alla (ingenua) passione per la poesia.
Non credo di aver stravolto o fatto violenza al testo; l’ho solo liberato di quelle incrostazioni che ne soffocavano la bellezza, con un gesto che a me pare di amore e di condivisione della/per la poesia.
Del resto, star lì a dire “questo è pleonastico, questo è ridondante, questo passaggio di snodo è un po’ involuto”; oppure ” così impaginato se ne rallenta il ritmo, si occultano le potenzialità del sottotesto o del metasignificato” eccetera eccetera, mi era sembrato un po’ palloso e/o professorale.
Lo ripeto, se davvero si crede all’orizzontalità della rete, se davvero non c’entra la lesione del narcisismo – tantomeno il gioco dei ruoli (Io Autore tu Lettore, ciascuno al suo posto), se tutto questo è pura condivisione di una comune passione – e non” indoor games” di autopromozione, allora che male c’è a esprimere la propria critica attraverso il testo stesso, riproposto “con uno sguardo esterno” sì, ma rispettandone fedelmente – alla lettera- la sostanza?
Perchè per entrare in un testo bisognerebbe chiedere il permesso? Non me ne sono mica appropriato per campionarlo in un mio testo o in una mia opera: ho solo espresso “plasticamente”, in casa dell’Autrice, il mio punto di vista. Esplicitamente invitato dall’Autrice /postatrice, nel momento stesso che mi si offre alla lettura un testo e mi si propone un “thread” aperto dei commenti. Se, dunque, ho commentato, in una maniera “non conforme” che male c’è, se so che le mie intenzioni sono pure? e l’ho anche premesso, dicendo “io la interpreterei così”?
Si, Lucetta, sono in amabile (ma convinto) disaccordo.
( dovremmo cambiar titolo al testo…la intitoleremo “Mi hai messa dentro un foglio”)
@molosini
…ma il TESTO è quello prodotto dall’autrice, il mio è un semplice commento critico, espresso plasticamente, ATTRAVERSO il testo.
Mettiamola così : “è flatus vocis”..pura virtualità. Insomma, va bene tutto, ma si dia credito – un attimo solo- alle buone intenzioni. A che pro spostarne il baricentro?
Comunque apprezzo l’ironia.
MolEsini, naturalmente…ahi la digitazione..le tastiere anguste..
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2010/01/24/il-canto-d%E2%80%99amore-di-j-alfred-prufrock-di-t-stearns-eliot-riscrittura-di-silvia-molesini/
qui una bellissima riscrittura di Silvia.
ecco questa è riscrittura. giusto per fare chiarezza sul concetto e questo testo me ne dà la possibilità. grazie.
un caro saluto a tutti
paola
per corredo a mio avviso necessario
aggiungo la scrittura ORIGINALE
The Love Song of J. Alfred Prufrock
Let us go then, you and I,
When the evening is spread out against the sky
Like a patient etherized upon a table;
Let us go, through certain half-deserted streets,
The muttering retreats
Of restless nights in one-night cheap hotels
And sawdust restaurants with oyster-shells:
Streets that follow like a tedious argument
Of insidious intent
To lead you to an overwhelming question…
Oh, do not ask, “What is it?”
Let us go and make our visit.
In the room the women come and go
Talking of Michelangelo.
The yellow fog that rubs its back upon the window-panes,
The yellow smoke that rubs its muzzle on the window-panes
Licked its tongue into the corners of the evening,
Lingered upon the pools that stand in drains,
Let fall upon its back the soot that falls from chimneys,
Slipped by the terrace, made a sudden leap,
And seeing that it was a soft October night,
Curled once about the house, and fell asleep.
And indeed there will be time
For the yellow smoke that slides along the street,
Rubbing its back upon the window-panes;
There will be time, there will be time
To prepare a face to meet the faces that you meet;
There will be time to murder and create,
And time for all the works and days of hands
That lift and drop a question on your plate;
Time for you and time for me,
And time yet for a hundred indecisions,
And for a hundred visions and revisions,
Before the taking of a toast and tea.
In the room the women come and go
Talking of Michelangelo.
And indeed there will be time
To wonder, “Do I dare?” and, “Do I dare?”
Time to turn back and descend the stair,
With a bald spot in the middle of my hair—
[They will say: "How his hair is growing thin!"]
My morning coat, my collar mounting firmly to the chin,
My necktie rich and modest, but asserted by a simple pin—
[They will say: "But how his arms and legs are thin!"]
Do I dare
Disturb the universe?
In a minute there is time
For decisions and revisions which a minute will reverse.
For I have known them all already, known them all—
Have known the evenings, mornings, afternoons,
I have measured out my life with coffee spoons;
I know the voices dying with a dying fall
Beneath the music from a farther room.
So how should I presume?
And I have known the eyes already, known them all—
The eyes that fix you in a formulated phrase,
And when I am formulated, sprawling on a pin,
When I am pinned and wriggling on the wall,
Then how should I begin
To spit out all the butt-ends of my days and ways?
And how should I presume?
And I have known the arms already, known them all—
Arms that are braceleted and white and bare
[But in the lamplight, downed with light brown hair!]
Is it perfume from a dress
That makes me so digress?
Arms that lie along a table, or wrap about a shawl.
And should I then presume?
And how should I begin?
. . . . .
Shall I say, I have gone at dusk through narrow streets
And watched the smoke that rises from the pipes
Of lonely men in shirt-sleeves, leaning out of windows? …
I should have been a pair of ragged claws
Scuttling across the floors of silent seas.
. . . . .
And the afternoon, the evening, sleeps so peacefully!
Smoothed by long fingers,
Asleep… tired… or it malingers,
Stretched on the floor, here beside you and me.
Should I, after tea and cakes and ices,
Have the strength to force the moment to its crisis?
But though I have wept and fasted, wept and prayed,
Though I have seen my head [grown slightly bald] brought in upon a platter,
I am no prophet—and here’s no great matter;
I have seen the moment of my greatness flicker,
And I have seen the eternal Footman hold my coat, and snicker,
And in short, I was afraid.
And would it have been worth it, after all,
After the cups, the marmalade, the tea,
Among the porcelain, among some talk of you and me,
Would it have been worth while,
To have bitten off the matter with a smile,
To have squeezed the universe into a ball
To roll it toward some overwhelming question,
To say: “I am Lazarus, come from the dead,
Come back to tell you all, I shall tell you all”—
If one, settling a pillow by her head,
Should say: “That is not what I meant at all.
That is not it, at all.”
And would it have been worth it, after all,
Would it have been worth while,
After the sunsets and the dooryards and the sprinkled streets,
After the novels, after the teacups, after the skirts that trail along the floor—
And this, and so much more?—
It is impossible to say just what I mean!
But as if a magic lantern threw the nerves in patterns on a screen:
Would it have been worth while
If one, settling a pillow or throwing off a shawl,
And turning toward the window, should say:
“That is not it at all,
That is not what I meant, at all.”
. . . . .
No! I am not Prince Hamlet, nor was meant to be;
Am an attendant lord, one that will do
To swell a progress, start a scene or two,
Advise the prince; no doubt, an easy tool,
Deferential, glad to be of use,
Politic, cautious, and meticulous;
Full of high sentence, but a bit obtuse;
At times, indeed, almost ridiculous—
Almost, at times, the Fool.
I grow old… I grow old…
I shall wear the bottoms of my trousers rolled.
Shall I part my hair behind? Do I dare to eat a peach?
I shall wear white flannel trousers, and walk upon the beach.
I have heard the mermaids singing, each to each.
I do not think that they will sing to me.
I have seen them riding seaward on the waves
Combing the white hair of the waves blown back
When the wind blows the water white and black.
We have lingered in the chambers of the sea
By sea-girls wreathed with seaweed red and brown
Till human voices wake us, and we drown.
***
TRADUZIONE
Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock
S’io credesse che mia risposta fosse
A persona che mai tornasse al mondo,
Questa fiamma staria senza più scosse.
Ma perciocché giammai di questa fondo
Non tornò vivo alcun, s’i’ odo il vero,
Senza tema d’infamia ti rispondo.
Allora andiamo, tu ed io,
Quando la sera si stende contro il cielo
Come un paziente eterizzato disteso su una tavola;
Andiamo, per certe strade semideserte,
Mormoranti ricoveri
Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo
E ristoranti pieni di segatura e gusci d’ostriche;
Strade che si succedono come un tedioso argomento
Con l’insidioso proposito
Di condurti a domande che opprimono…
Oh, non chiedere « Cosa? »
Andiamo a fare la nostra visita.
Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.
La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri,
Il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri
Lambì con la sua lingua gli angoli della sera,
Indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli,
Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini,
Scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso,
E vedendo che era una soffice sera d’ottobre
S’arricciolò attorno alla casa, e si assopì.
E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un tè col pane abbrustolito
Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.
E di sicuro ci sarà tempo
Di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? »
Tempo di volgere il capo e scendere la scala,
Con una zona calva in mezzo ai miei capelli -
(Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! »)
Con il mio abito per la mattina, con il colletto solido che arriva fino al mento,
Con la cravatta ricca e modesta, ma asseríta da un semplice spillo -
(Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! »)
Oserò
Turbare l’universo?
In un attimo solo c’è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà
Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: -
Ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè;
Conosco le voci che muoiono con un morente declino
Sotto la musica giunta da una stanza più lontana.
Così, come potrei rischiare?
E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti -
Gli occhi che ti fissano in una frase formulata,
E quando sono formulato, appuntato a uno spillo,
Quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro
Come potrei allora cominciare
A sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni e delle mie abitudini? .
Come potrei rischiare?
E ho già conosciuto le braccia, conosciute tutte -
Le braccia ingioiellate e bianche e nude
(Ma alla luce di una lampada avvilite da una leggera peluria bruna!)
E’ il profumo che viene da un vestito
Che mi fa divagare a questo modo?
Braccia appoggiate a un tavolo, o avvolte in uno scialle.
Potrei rischiare, allora?-
Come potrei cominciare?
. . . . . . . . . . . .
Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette
Ed ho osservato il fumo che sale dalle pipe
D’uomini solitari in maniche di camicia affacciati alle finestre?…
Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli
Che corrono sul fondo di mari silenziosi
. . . . . . . . . . . . .
E il pomeriggio, la sera, dorme così tranquillamente!
Lisciata da lunghe dita,
Addormentata… stanca… o gioca a fare la malata,
Sdraiata sul pavimento, qui fra te e me.
Potrei, dopo il tè e le paste e, i gelati,
Aver la forza di forzare il momento alla sua crisi?
Ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato,
Sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po’ a perdere i capelli)
Portato su un vassoio,
lo non sono un profeta – e non ha molta importanza;
Ho visto vacillare il momento della mia grandezza,
E ho visto l’eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando,
E a farla breve, ne ho avuto paura.
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Dopo le tazze, la marmellata e il tè,
E fra la porcellana e qualche chiacchiera
Fra te e me, ne sarebbe valsa la pena
D’affrontare il problema sorridendo,
Di comprimere tutto l’universo in una palla
E di farlo rotolare verso una domanda che opprime,
Di dire: « lo sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti,
Torno per dirvi tutto, vi dirò tutto » -
Se una, mettendole un cuscino accanto al capo,
Dicesse: « Non è per niente questo che volevo dire.
Non è questo, per niente. »
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Ne sarebbe valsa la pena,
Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia,
Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento
E questo, e tante altre cose? -
E’ impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo:
Ne sarebbe valsa la pena
Se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle,
E volgendosi verso la finestra, dicesse:
« Non è per niente questo,
Non è per niente questo che volevo dire. »
. . . . . . . . . . .
No! lo non sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo;
Io sono un cortigiano, sono uno
Utile forse a ingrossare un corteo, a dar l’avvio a una scena o due,
Ad avvisare il principe; uno strumento facile, di certo,
Deferente, felice di mostrarsi utile,
Prudente, cauto, meticoloso;
Pieno di nobili sentenze, ma un po’ ottuso;
Talvolta, in verità, quasi ridicolo -
E quasi, a volte, il Buffone.
Divento vecchio… divento vecchio…
Porterò i pantaloni arrotolati in fondo.
Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare una pesca?
Porterò pantaloni di flanella bianca, e camminerò sulla spiaggia.
Ho udito le sirene cantare l’una all’altra.
Non credo che canteranno per me.
Le ho viste al largo cavalcare l’onde
Pettinare la candida chioma dell’onde risospinte:
Quando il vento rigonfia l’acqua bianca e nera.
Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare
Con le figlie del mare incoronate d’alghe rosse e brune
Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.
grazie, Lucetta, soprattutto per la solidarietà. non è una cosa scritta con la febbre, risale a un mese fa.
Silvia, sei stata grandiosa!
perchè Salvatore, Paola e chi è d’accordo con loro, capisca meglio, cercherò di essere più chiara: nè io nè nessuna di noi, ne sono fermamente convinta, andando a leggere qualcosa su un altro blog (non so, Nazione indiana, Imperfetta Ellisse, due nomi a caso di blog eccellenti, ma si potrebbe trattare pure del blog di Salvatore, che non credo gradirebbe lo stravolgimento di un suo testo) si permetterebbe di modificare un testo secondo i propri canoni nè tantomeno affermare che ‘così è più armonioso’ (diverso è reinterpretare un testo ‘classico’, come esemplifica Paola, che non puo’ offendere l’autore, anche perchè, dall’altro mondo, non potrebbe neanche replicare). quando un testo non mi piace, evito di commentarlo. qui c’è soltanto quella santa donna di Dominica che mi sopporta quando commento le sue poesie, ma solo per il contenuto.
@Blumy
Blumy scrive
gen 12, 2011 @ 13:55:43
“tu ‘interpretala’ come vuoi e riscrivila, ma allora è tua. non mi sembra corretto fare interventi come il tuo. ”
vedi Blumy… era per chiarirti il concetto di riscrittura da te stessa espresso malamente verso il fare di Francesco. poi puoi dire tutto quello che vuoi ma da là non è che si scappi.
e poi hai ringraziato tutti quelli che hanno dato in qualche modo “contro” al suo intervento mentre per Anna che come gli altri ha avuto l’ attenzione di fermarsi al tuo testo nemmeno un ciao. uhm. è indicativo, non credi? ma non formalizziamoci sulle parole, tu mi insegni, giusto? amen.:-) va beh di discussioni così boriose e avvitate su se stesse alla fine ne è piena la rete. mezzo gaudio? per me no. tiremminnanz.
riciao a tutti.
ad Anna ho risposto. tanto qui non se ne esce, tu convinta che io mi dia arie, io convinta che in ogni situazione occorra essere corretti con gli altri. io credo che io e te, in certi momenti , parliamo lingue completamente differenti
Care amiche, propongo di spostare l’asse della discussione si alcuni temi cenbtrali e tangenziali al “problema” qui trattato. Stavo per farlo, quando sono arrivati questi ulteriori interventi. Dunque posto quanto avevo pescato da youtube :
Grazie, Paola per l’estratto e per avermi dato l’opportunità di riapprezzare THE LOVE SONG OF ALFRED J. PRUFROCK dell’amato TS ELIOT, qui anche in un paio di interessanti RISCRITTURE/RILETTURE/RIVISITAZIONI. Non credo occorra aggiungere altro, se non che siamo in piena post-era di ciò che Benjamin e Adorno negli anni Trenta del secolo scorso teorizzavano come “Era della riproducibilità di massa dell’opera d’arte”. Ne è conseguita , negli anni 1966-2000 tutta una estetica/poetica della rilettura/reinvenzione/rivisitazione/ addirittura il genere del “falso d’autore” eccetera…
E a proposito di THE LOVE SONG DI A. J. PRUFROCK, da un attacco del poemetto di TS ELIOT, gli OSANNA, gruppo prog – rock napoletano dei primi Settanta, ne ricavarono la canzone-traino di un LP scritto con Luis Enriquez Bacalov. Tutto questo c’entra ed è tangenziale con quanto andiamo dicendo in questo thread.
Allora , qui di seguito, ri/alimento la discussione … con altri mezzi :
CANZONA, Osanna (1972)
Oh, There will be time to turn away There will be time
Oh, There will be time to meet and play There will be time
And to pretend I’ve got a reason to be late
There will be time to die and to create
To be the tyrant or to be the slave
Oh, there will be time to wonder why There will be time
Or to be some boarder passing by There will be time
There will be time for every war and peace at mind
Forgettin’ fairy tales until I’m blind
There will be time to curse And time to lie
Then will I dare? Then will I dare? Then will I dare? Then will I dare? Then will I dare? Then will I dare?
What will I do? What will I say? What will I cry?
What will I do? What will I say? What will I cry?
How many How many days? How many lives?
Oh, There will be time to cross the seas There will be time
Or to fall to fall down on my knees There will be time
But I am spending never ending afternoons
Countin’ out days with coffee spoons
In search of what has been already mine
How many days? How many lives? Yee But there will be time…
Qui nella rilettura dei MOONGARDEN in ZARATHUSTRA’S REVENGE (1997)
Qui in una riscrittura live degli OSANNA stessi (o meglio di LINO VAIRETTI, uno dei leader che ne ha conservato il marchio) del 2004
Qui in una “reinterpretazione” multimediale con CODA, di IDEMORIC , un Blogger di rete, un solo esempio di innumere variazioni che lì vi si potrebbero pescare ….
@ Blumy
..invece io gradisco e gradirei (come è già capitato) che altri intervenissero su miei testi. Per il resto, ripeto qui quanto ho ribadito a
“@molesini
…ma il TESTO è quello prodotto dall’autrice, il mio è un semplice commento critico, espresso plasticamente, ATTRAVERSO il testo.
Mettiamola così : “è flatus vocis”..pura virtualità. Insomma, va bene tutto, ma si dia credito – un attimo solo- alle buone intenzioni. A che pro spostarne il baricentro?”
E dunque : non ho STRAVOLTO il tuo testo (l’ho apprezzato, rispettato alla lettera) ho solo espresso – implicitamente – attraverso il testo stesso dei rilievi, in casa tua…non appropriandomi del testo. Se avessi voluto utilizzarlo per una MIA opera “altra” da esso, è chiaro che te ne avrei chiesto il permesso e , in caso positivo, avrei riportato il tuo originale. Diversamente sarei stato non solo ” scorretto”, ma anche disonesto.
Ma richiamo te e tutte le altre compartecipanti al forum sulle questioni appena sollevate e che sottendono al problema apparente della “forma” con cui ho espresso il mio diritto di parola e di critica.
Ci tengo, infine, a sottolineare che, rispetto a Paola, a me è piaciuto il tuo testo, nonostante io ritenga vi siano “quelle” incrostazioni. Ma rispetto Paola perchè conosce anche altri tuoi testi, io no.
Grazie,Paola per la riproposta del Love Song- che piacere rileggere questo splendido testo- tra i primi di un grande Eliot- che non mi era più capitato tra le mani e ora…mi è piovuto dal cielo!
lucetta
@ Blumi
Errata corrige : (nel mio ultimo e precedente commento)
“Ma rispetto Paola perchè conosce anche altri tuoi testi, io no.”
va letta cosi:
“Ma rispetto (e tengo conto) dell’opinione di Paola perché conosce anche altri tuoi testi, io no”.
Rispetto il discorso generale, ovvero la fruizione del litblog da parte dei lettori, la penso suppergiù come Paola Lovisolo. Ogni dissenso, rilievo (compresa la modalità di porli) li ritengo sacrosanti e benvenuti. Ciò non significa che non possano, a loro volta, essere messi in discussione. Per esempio, nello specifico, rimprovero al primo commento di Salvatore D’angelo un approccio un po’ “garibaldino” (passatemi il termine
), con una frase iniziale (“Io la interpreterei così”) che suona, almeno a me, piuttosto perentoria. Ma è davvero un’inezia rispetto alla sua successiva e bellissima indicazione-motivazione: “L’ideale sarebbe stato poterlo DIRE a voce alta, con i toni e le pause, con la giusta “sensiblerie”, nel DIRLO.”, ivi compreso il suo richiamo alla passione.
Per quanto riguarda la poesia a mia volta dissento da D’Angelo (anche se nn è bello usare altrui commenti, ma qui se ne dà l’occasione
)
perché a me la prima parte piace proprio come è stata presentata: stretta (“con poca aria”) e anche con un po’ di ridondanza, in quanto trovo che meglio renda il senso (qui anche biografico) di “mettersi dentro il foglio”.
Semmai avrei creato una cesura e magari un distanziamento delle strofe verso la fine, a sottolineare il bel senso di risoluzione finale (“posso anche cancellarmi, se non ho più voglia/di restarci”), anche per fare creare ai versi della poesia una simmetria (rovesciata) con l’immagine proposta.
Ciao!
grazie, Margherita, del tuo intervento ponderato, libero, intelligente. se certe cose vanno dette, vanno dette così e il suggerimento è più accettabile perchè, a differenza di altri, accetti e rispetti (forse perchè hai capito, proprio dal latino capere) il senso del discorso e il movimento che lo muove
Quoto l’approccio di Margherita. ….
Nello specifico piano piano siamo sia alla rappresentazione plastica di quanto ha esposto Paola nei suoi interventi, sia alla riproposizione di quanto da molte di voi fatto col testo di Eliot.
E mi pare che , chiarito ciò, Blumy non debba più avere a dolersene, no?…
“afferro” (càpere) le sue ragioni, e ridetto ancora una volta che il testo è SUO, qui quotando Lucetta Frisa, permango nella convinzione e nelle osservazioni .
io preferisco la versione originaria, non mi piacciono molto quelle spaziature, sono attese e pause che alleggerisco la tensione e l’urgenza evidente del testo, detto ciò non ci vedo nulla di male a dare dei suggerimenti tecnici (ad esempio a me non piace la ripetizione del forse) o anche a riscrivere se viene voglia, sono gli incerti del “ mestiere” sarà perché ho frequentato a lungo it arti poesia dove spesso si facevano questi rimaneggiamenti, certo, lì si “proponeva” un testo, non si dava alla lettura un testo come perfetto. Dovresti , essere contenta che la tua poesia abbia avuto tutte queste attenzioni, meglio il rimaneggio che l’indifferenza
antonella
Secondo me questa è una buona discussione, sta diventando un parlare di poesia. Ci sono stati molti passaggi, e proprio di questi passaggi c’è bisogno.
E’ nel prendere la distanza dal testo, che resta quello che è, con quella precisa posizione che l’autrice/autore gli ha dato, che si può arrivare a vederlo, leggerlo, interpretarlo, criticarlo, tradurlo o riscriverlo, tutte operazioni diverse peraltro.
In particolare la critica non può che utilizzare un suo linguaggio, astrarsi.
Come dire, si muove su un altro foglio.
Muoversi sullo stesso foglio credo si chiami correggere, e nella correzione non ci sono certo malevoli intenzioni! Non è per questo che la cosa può offendere ma per l’asimmetria del rapporto che si stabilisce, una cosa così.
E grazie Blumy e grazie Salvatore.
(e Paola, cara polvere che mi rispolvera…)
E grazie a Sara che con il suo commento,( il 2°…cui ne sono seguiti ben 39…!)
“ingenuo” e “innocente” ha innescato questa discussione …eh..eh..ehh!!!!
Sarebbe bello se ogni post avesse un tale seguito!
Un saluto a tutti
Sara
e grazie ad Antonella che capisce appieno i miei intendimenti, così come capisce Silvia, anche se entrambe chiariscono benissimo la qualità di un discorso che potrebbe comunque essere fatto, ma con altre modalità e, probabilmente, in altro contesto.
cos’è , Antonella, it arti poesia ?
belli in ordine di apparizione gli interventi di Margherita e Silvia. grazie.
@Silvia
su di te la polvere non si posa, ecco. almeno non qui.:)
Blumy
per quanto mi riguarda permettimi di sostenere che il tuo atteggiamento a muro contro coloro che ti hanno mosso delle critiche sottolinea una perserveranza nel mancare di creanza ed educazione verso le persone in primo luogo e poi anche verso il posto che frequenti qui come redattrice come lettrice ma soprattutto come autrice che ha a disposizione uno spazio privilegiato come lo sono secondo me tutti quegli spazi che permettono interattività umana e culturale (NON IMPOSSIBILI NON IMPOSSIBILI) in rete. ruolo quest’ ultimo che non implica nessun piedistallo.
il tuo ringraziamento avrebbe assunto connotati umani e apprezzabili se esteso a quelli che sono stati per te “fastidiosi” con i loro interventi (sorrido…) questo penso dopo avere consultato il mio opinabilissimo punto di vista che non mi permetterei certo di tirare conclusioni anche in vece di altri.
paola
è davvero dura incartapecorirsi dentro un foglio e restare schizzati dall’inchiostro,diluirsi in righe, che ti fanno il verso,stringersi dentro un corpetto, tra cuciture a punto ombra, o tra aste e stecche che ti pungolano il fegato,i polmoni,non solo mani e braccia.E poi vederli svolazzare quegli in-festanti,mosquitos della pagina deserta,quando arrivi a sollevare ciò che stava rigorosamente sotto,e il velo della terra, che piano accumulavi in te si sparge attorno, pullula di visi,oggetti,a volte rivoltanti,a volte illanguidenti,a volte inchiodati a croci,altre … e non puoi fermarlo,quel rigo che bolle,non puoi smorzarlo che fermandoti, di botto, facendo quadrato del tuo quadro prospettico, impedendoti di aggiungere un passo al pre-cedente,fino a scoprirti, fino a scoprire che lì, o là,o al prossimo cruci(s)verba, tu non ci stai più, anzi,forse non c’eri nemmeno prima,ed era già arrivata tua madre,nel secondo capo-verso la fine il gatto,poi oltre,ma poco,il curato,il dottore e persino un capo-giro,un filo di dolore che avevi diluito in una tazza di caffè e ha moltiplicato alla enne un pungolante e persistente pro-fumo d’ansia,pesante sulle pareti del cuore,pareti di casa senza addomesticamento,che non cercano la riga per poggiare la corsa,per cercare una porta,al più un cancello, per stare al di là di quel fardello.
Per me,deformazione personale(?),la poesia è un luogo,che si attraversa,ma soprattutto ci attraversa,ci ospita e os-pi(t)tiamo in noi,poi le parole,queste granate,sono preziose,ma esplodono tra la lingua e la bocca,arrivando sul foglio come un indomabile intruglio.Se fanno camminare tanto,in altri territori del proprio essere,se ci fanno saltare le barriere del suo-no, significa che abbiamo ancora spazio, per convivere con noi stessi e con chiunque ci sia capitato a capofitto.Spaziare un rigo,trascinare l’inchiostro un po’ più in sù o giù,di qua o di là, forse è aprire le proprie porte e se serve per accogliere l’altro, per far sì che noi ci si avvicini all’altro che ha suonato la nostra chiocciola addormentata dentro il labirinto di casa,ben venga allora,masi ricordi che siamo noi,non l’altro,se non nella distanza che insieme abbiamo da noi stessi.
ferni
le foto sono di salgado,il montaggio video di uno degli iscritti a youtube,la musica Childs Garden Part 3 è Jaydynn Sierra. Tutto questo è un modo per attraversare quelle immagini,ma è un luogo dentro chi ha guardato ciò che Salgado ha inquadrato nel suo obiettivo e non era comunque che immagine di una soggettiva, come sempre. ferni
Un ultimo intervento ma è davvero l’ultimo e ve ne chiedo scusa:
Per quanto riguarda la mia scrittura/commento di “Mi sono messa dentro un foglio”, dò atto a Blumy di queste sue parole “se devo proprio dirla tutta, l’impostazione di Salvatore non mi dispiace affatto, però ribadisco quello che ho già scritto”; e dunque in questo Lucetta Frisa ha avuto ragione.
Per quanto mi riguarda, ho appreso ancora una volta ( e con altra sfumatura) che ciascuno ha un modo di porgere, diretto, tangenziale o ispido che sia; ma ciò che “porge”, se ha una sostanza autentica, passa comunque, oppure rimane plasticamente evidente il contrario. Vale per me e per tutti.
Le osservazioni comportamentali e sull’etica del blog , la passione di Paola Lovisolo li ho trovati belli , centrati, condivisibili. Apprezzo il suo modo diretto, diritto di dire le cose , apparentemente ruvido, in realtà leale, affatto cattivo. Come lei, anch’io penso che il luogo del virtuale può essere momento di incontro e di vera comunicazione, senza orpelli e ipocrisie, mettendosi in gioco con autenticità e a rischio del fraintendimento. Ci credo e da lei ho tratto una lezione.
Non mi sento “offeso” da alcuna e ringrazio tutte coloro che hanno espresso opinioni contrarie alle mie.
“Se (le parole) fanno camminare tanto, in altri territori del proprio essere,se ci fanno saltare le barriere del suo-no, significa che abbiamo ancora spazio, per convivere con noi stessi e con chiunque ci sia capitato a capofitto. Spaziare un rigo, trascinare l’inchiostro un po’ più in sù o giù, di qua o di là, forse è aprire le proprie porte e se serve per accogliere l’altro, per far sì che noi ci si avvicini all’altro che ha suonato la nostra chiocciola addormentata dentro il labirinto di casa, ben venga allora, ma si ricordi che siamo noi, non l’altro, se non nella distanza che insieme abbiamo da noi stessi.”
Mi piace riprendere la bella chiusura di Fernirosso perché interpreta su più piani – ma in un unicum di sensibilità – la sostanza della discussione, rendendo caduche le scorie che pure vi si sono portate.
Sì, “siamo noi, non l’altro, se non nella distanza che insieme abbiamo da noi stessi.”
Sì, è così. Lo ricorderò.
ciao, fernibella, che incanti sempre con le tue parole-biglie che corrono e si spostano e fanno tassello con altre, luccicano colorate e poi spariscono per ricomparire moltiplicate sottratte divise e poi, come in un gioco di prestigio, scoppiettanti come fuochi d’artificio.
di quali foto parli, ferni?
era un video di Salgado,ma vedo che non è apparso, ci riprovo ora.
Un saluto a tutti/tutte.Ciao Blumy.
ferni