gennaio 31, 2011
di viadellebelledonne
in foto: Marie Luise Kaschnitz
Non si può scrivere per salvarsi l’anima
110 anni fa nasceva a Karlsruhe Marie Luise Kaschnitz, scrittrice poco nota in Italia, paese nel quale è vissuta e nella cui capitale è morta il 10 ottobre 1974. Della storia di un lento oblio – così potrebbe chiamarsi lo sviluppo della ricezione di Kaschnitz in Italia, sviluppo impensabile negli anni Cinquanta – mi limito a menzionare due tappe, entrambe del 1971. Nella sua Analisi della letteratura contemporanea, apparsa nel volume di Vittorio Santoli La letteratura tedesca moderna, Marianello Marianelli dedica cinque righe alla poesia di Marie Luise Kaschnitz. A margine di una più ampia dissertazione su Ingeborg Bachmann. Marianelli menziona il nome di M. L. Kaschnitz solo nella quarta delle cinque righe:
“Solo per certi aspetti esteriori sono vicini a queste visioni meridionali della Bachmann, i molti paesaggi meditativi, so prattutto romani e siciliani, che una ben piú prolifica poetessa, Marie Luise Kaschnitz (n. 1901) ha raccolto in Ewige Stadt.
(Città eterna, 1952) e Neue Gedichte (Nuove poesie, 1957).”
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Pubblicato in: Anna Maria Curci, Marie Luise Kaschnitz, Poesia |
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gennaio 30, 2011
di paolalovisolo

3. crismi e tele angolari, sì. linee e triangoli babelici, sì. babilonie di generi diversi e caos, sì. purezza di spirito senza il pandemonio, sì. cerchi e perfezione, no. cenacoli di diffrazioni acustiche, sì. foglie poche e curve obnubilanti da un vento finto_proletario senza armi, forse. sottofondo adiabatico non_reciproco, sì. gatti e gufi intrecciati di canti e santi, sì. proiezioni ancastiche precisione d’immagine apparenze sguaiate, no. falsi compromessi giochetti di strada cormorani mormoranti e stagni di lapislazzuli decisamente azzurri, sì. menefreghismo indifferenza fascismo omologazione maschilismo santa liturgia omofobia pedofilia e stato di polizia, no. godimento desiderio gioia_e_rievoluzione, forse.
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gennaio 29, 2011
di gisy

Dinanzi al triste scenario di corruzione diffusa, vero e proprio male endemico e piaga della nostra società, mancanza di rispetto per le istituzioni, disconoscimento delle basilari norme di convivenza civile, clientelismo, scambi di favori, ampio e spudorato utilizzo della res publica – verso la quale non si nutre più la benché minima forma di rispetto – in nome dei propri personali e privati interessi, nonché di una sempre più diffusa tendenza a mettere in atto comportamenti di poca o dubbia moralità, la De Monticelli torna con un interessantissimo saggio che segnaliamo in tale sede dall’emblematico titolo “La questione morale”.
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gennaio 28, 2011
di paolalovisolo
Dona Amati ©
Io scrivo
noi scriviamo
(e si legga chi può)
di varia umanità.
Vero è che siamo anche
disforme amenità.
(d.a.)
***
4 dicembre 1989 (Sascia)
Le doglie mi cavalcavano
impiccandomi al respiro
abiurando il privilegio del dolore
alla legge del ventre.
Così nascevi
ed io formavo carne
certe curve del corpo
adescano la vita.
Non sarà
il corpo di madre la tua casa
ma una terra tremula
da mordere appena.
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gennaio 27, 2011
di Bartolomeo Di Monaco
Troverete in altre precedenti mie letture i dati che riguardano l’autore, il quale vive in Olanda ormai da molti anni e però non manca di far visita alla sua Liguria, che ama, e di cui coltiva e tramanda con la sua scrittura le nobili tradizioni dell’arte.
Credo che questo libro rappresenti, però, una svolta stilistica dell’autore. Vi si affronta una scrittura più complessa, mobile, che si articola a seconda dei luoghi e degli ambienti. La novità, la si percepisce sin dall’avvio. Si comincia con una scrittura all’americana, degli Hemingway, degli Steinbeck, dei Dos Passos: “Quando i chicos piola vanno in pizzeria o nei bar, paga sempre la gorda Raja, una bestiona di Lincoln che gira con loro, studentessa in farmacia, i genitori grandi proprietari terrieri, forse ancora più dei miei. La gorda la impalma un piola, il Gatto Luque, tipo alto e secco che in Europa gira voce svuoti i portafogli delle donne.” Del resto si parte da un cittadina americana, del Sud America, Lincoln, immersa nella pampa argentina.
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gennaio 27, 2011
di antonellapizzo

Chi è China? Il nome della protagonista, o di un continente lontano? Un segno della caduta, o dell’essere piegati: e tutti questi sensi destinati a diventare inchiostro, scrittura. Un romanzo breve, in versi, suonato come il fiato lo richiede, pronto alla fuga delle immagini e dei personaggi, pronto a intercettare quel volto, i suoi dialoghi, scavando indietro anche nella giovinezza di lei, narrata. Quel che è certo è che la protagonista e China sono diventate una cosa sola (come agli inizi), ma ora sono in due. Lei sa che ha amato China e China ha amato lei. Anche se con linguaggi diversi, infatti, “le tue parole in musica contro / la mia musica con le parole, sempre”: vi si narra la storia di un mistero. Le protagoniste si immortalano in un gioco di sguardi, come ne “Las meninhas”, quasi a strappare le regioni del silenzio a quelle dell’amore. China è mille personaggi, non solo la madre, ma una donna che parla, “… per intonare una sua antica voce”, dopo che “all’inferno / era la storia per sempre risaputa, / di ragazze e gambe agili della pianura / pezzo della sua strada al paradiso”.
Gigante per sensibilità e sincerità nonchè per abilità tecnica di versificazione Maria Pia Quintavalla ha pubblicato nel 2010 China, Edizioni Effigie, poemetto autobiografico e/o memoriale familiare composto da un prologo e sei sezioni:
I parenti, il perdono; Il decalogo di una bambina; Interni, totem; Milano, poi; Parlavi per intonare una tua antica voce; A sud, speranza.
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gennaio 26, 2011
di margherita ealla
- Anwar Chairil di G.Locarno
Anwar Chairil è la poesia indonesiana contemporanea, un’apparizione fugace ma che ha lasciato una traccia ancora persistente, nato il 26 luglio del 1922 a Medan nel nord di Sumatra terra di vaste piantagioni di palme, foreste e giacimenti di petrolio, proviene da una famiglia importante, il padre Toeloes reggeva l’ex sultanato di Indragiri. Dopo il divorzio dei genitori segue la madre Saleha a Jakarta e studia nelle scuole olandesi, che abbandona a 19 anni. La sua cultura è vasta, parla inglese tedesco e olandese, conosce sicuramente le opere di Eliot , Rilke e Auden che traduce. Vive una vita disordinata tra i bordelli e la strada e partecipa alle attività della resistenza contro l’occupazione giapponese dell’Indonesia, durante gli ultimi anni di guerra. Un po’ come Dante un po’ come Rimbaud ha indicato una strada alla sua lingua che non consente ritorni..
La lingua indonesiana ‘bahasa indonesia’ è giovane, nata ancora in epoca coloniale nel 1928, dalla necessità di disporre di un linguaggio comune per il commercio e l’amministrazione e che favorisse un legame tra le tante isole dell’arcipelago, ciascuna portatrice di una cultura e una lingua propria, incomprensibile anche ai vicini prossimi.
Venne scelto il malese, che di fatto costituiva già la lingua franca della regione, ed era sostenuto anche dai movimenti nazionalistici indonesiani che volevano evitare l’uso dell’olandese come lingua corrente. I primi passi della letteratura furono orientati a raggiungere una diffusione capillare, attraverso romanzi popolari e riviste di facile lettura, così che in pochi anni tutto l’arcipelago poteva esprimersi con la stessa lingua.
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gennaio 25, 2011
di vivianascarinci
![giacometti-albatros-72dpi-15cm[1]](http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2011/01/giacometti-albatros-72dpi-15cm1.jpg?w=300&h=178)
“In pubblico la poesia dovrebbe spogliarsi dei vestiti e salutare la persona più vicina; (…) Alla vista dei matematici dovrebbe sganciare l’algebra dalle loro menti e rimpiazzarla con la poesia; alla vista dei poeti dovrebbe sganciare la poesia dalle loro menti e rimpiazzarla con l’algebra; dovrebbe toccare chi non sopporta di essere toccato, dovrebbe innamorarsi dei bambini e corteggiarli con le fiabe; per due anni dovrebbe aspettare sul pianerottolo il ritorno a casa dei suoi compagni poi uscire fuori e trovarli tutti morti ” (1)
Sono rimasta piacevolmente sorpresa di trovare sul numero di Dicembre di Poesia, un articolo molto interessante completamente dedicato a Brian Patten e all’esperienza dei poeti di Liverpool. Nell’articolo si indicano precisamente le vicissitudini familiari e sociali che nella prima parte della vita di Patten per sua stessa ammissione, hanno avuto, più di una formazione classica, un ruolo chiave in quello che sarà il futuro del suo intendere la poesia. L’esperienza di Liverpool coinvolge altri due poeti, Roger McGough e Adrian Henri, nel decennio tra gli anni 1960 e 70. “Uno degli aspetti socio-culturali più rilevanti emersi da quella cultura giovanilistica si manifestò nell’orgoglio
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gennaio 23, 2011
di paolalovisolo
GALLERIA DI PITTURA
tecnica acrilico
della serie ” Lirica Brasilis “, titolo della
mostra personale che si terrà presso la “Colorida Art Gallery ” di Lisbona ,
Portogallo , dal 29 gennaio al 11 febbraio 2011 (locandina in calce)
*
duo for sax and flowers 80×100 cm (2010)
*
Introduco questa nota senza pretese con duo for sax and flowers: ha un titolo bellissimo. Titolo jazz. Titolo e quadro mi fanno venire subito in mente un pezzo straordinario: John Coltrane e Miles Davis in Kind of blue. Punto. Ma proseguo: golosa fino all’ irresistibile l’ atmosfera da piano bar resa accesa sui due protagonisti in piano medio grazie all’ occhio di bue di variegato giallo e da più d’ una tonalità di blu inizialmente elettrico che poi cangia con pennellate più chiare come si mutasse in una notte di luna piena tra gli spettatori e tutto senza trascurare enigmatiche zone d’ ombra e aloni di mistero: effetto ad effetto che troveremo anche in altri dipinti precedenti questo. Ancora la dolce intimità di curve si risolve in un’ omogeneità centrale dove incanta la collocazione leggera del sax nella mano di chi di profilo lo suona: mano che ha ali di farfalla al posto delle dita, impressione che rimanda ai fiori tenuti in mano dalla figura di fronte. Il dipinto a prima vista porge la sensazione di appiattimento panoramico salvo poi schiudersi nelle sue dimensioni rimandate alle spalle dei soggetti centrali ma senza che prevalgano una sull’ altra.
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gennaio 22, 2011
di Sara Ferraglia
Segnaliamo su “La Recherce” il nuovo e-book di Anna Maria Bonfiglio I cerini di Prévert con prefazione di Franca Alaimo.
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gennaio 21, 2011
di paolalovisolo
Segnaliamo su Neobar la silloge poetica “La scostumanza” della nostra cara amica, ottimo poeta e – ci piace sottolinearlo – coinvolgente fondatrice di Viadellebelledonne: Antonella Pizzo.
Vi preghiamo di lasciare i Vostri commenti ed eventuali impressioni su Neobar e non qui. grazie.
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gennaio 20, 2011
di antonellapizzo
Schiavi degli uomini e Servi di Dio.
Lettura e riflessione su Schiavitù mediterranee, opera recente di Giovanna Fiume.
Asma Gherib

1. Sfogliando l’opera.
L’opera si compone di 349 pagine, edite nel 2009 da Bruno Mondadori, a Milano. Nulla è lasciato al caso, perfino la copertina è colma di significati e riferimenti meritevoli di profonde letture e riflessioni. Il frontespizio abbraccia gelosamente un quadro che rappresenta una parte del soffitto ligneo del palazzo nazionale di Sintra, una tra le città più meravigliose al mondo, la cui ricchissima storia ricorda note presenze e dominazioni musulmane che dominarono in Portogallo per più di quattro secoli[1].
Esso, inoltre, diventa un punto di partenza fondamentale per questa riflessione poiché la foto che l’autrice ha scelto per il frontespizio del suo libro è un’immagine registrata dal palazzo stesso. Cosa significa per Giovanna Fiume[2] questa foto e cosa vuole dirci tramite essa?
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Pubblicato in: Gherib Asma, Giovanna Fiume, Recensioni e note di lettura |
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gennaio 19, 2011
di Sara Ferraglia

( Henri Cartier Bresson )
Sulle vite degli altri
Le Vite degli altri all’imbrunire
come cinema muto
dalle finestre accese
si offrono impudiche.
Le Vite degli altri dietro tende
di lino inamidate
o di pizzo scadente
oppure improvvisate.
Vite rubate
per invidia o per consolazione.
Le Vite degli altri ritagliate,
sparse sui marciapiedi,
nascoste nelle tasche,
rimontate a piacere
con scadente doppiaggio.
Nelle sere nebbiose le Vite
vestono veli neri.
Lungo i viali autunnali
si negano al passaggio
degli sguardi curiosi.
S’arrestano sulle soglie
dei freddi davanzali
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gennaio 17, 2011
di margherita ealla

«Mi chiederai» scrive Tommaso Fiore a Gobetti, «come ha fatto questa gente a scavare ed allineare tanta pietra. Io penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti. Questa è la Murgia più aspra e più sassosa; per ridurla a coltivazione facendo le terrazze (…) non ci voleva meno della laboriosità di un popolo di formiche»
Tu non conosci il Sud, le case di calce
da cui uscivamo al sole come numeri
dalla faccia di un dado.
Vittorio Bodini
Non amo le antologie, perdo la pazienza ad entrare ed ascoltare le voci quando cambiano nel giro di pagina, a meno che non mi avvolgano con una forma che mi convinca a condividere la loro storia.
Nel caso di “Pugliamondo” molto si deve a quella “germinazione spontanea” dell’incontro fra gli autori (vedi la bella “nota di accompagnamento” del libro) che, leggendo, diventa dei lettori; uno scoprirsi insieme “ compagni di un viaggio [...] Un viaggio che parte dalla consapevolezza delle trasformazioni degli ultimi anni rispetto alla Puglia ‘distante’ dal resto del Paese e che appare lontana nel tempo”. Un “viaggio in versi”, come recita il sottotitolo, che vuole essere dalla Puglia per e verso il mondo.
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gennaio 17, 2011
di antonellapizzo
Segnaliamo il nuovo e book su Issuu (free) di Margherita Ealla “Metodi di quadratura” con immagini di Paola Lovisolo.
Pubblicato in: Margherita Ealla, Paola Lovisolo, Segnalazioni |
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gennaio 17, 2011
di antonellapizzo
Segnaliamo su La dimora del tempo sospeso la nota di lettura di Francesco Scaramozzino ai Sonetti dolenti e balordi della nostra cara e brava poeta Lucetta Frisa. I sonetti si possono leggere in PDF sempre su La dimora qui
I commenti e eventuali impressioni vanno lasciati nella Dimora e non qui. grazie
Pubblicato in: Francesco Marotta, Lucetta Frisa, Segnalazioni |
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gennaio 16, 2011
di viadellebelledonne

Sognando un sottosviluppo sostenibile
di Paola Rizzu
“Se esiste una parola per dire i sentimenti dei Sardi nei millenni di isolamento tra nuraghe e bronzetti forse è felicità. Passavamo sulla terra leggeri come acqua, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia tra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenti verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta” .
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gennaio 16, 2011
di antonellapizzo

Edizioni Zona.
ZONA 2010 pp. 120 – EURO 11
ISBN 978 88 6438 086 5
Collana: “Le canzoni della nostra vita”
La cura (di Battiato e Sgalambro) da L’Imboscata, PolyGram 1996
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
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Pubblicato in: Franco Battiato, Giuseppe Pulina, Manlio Sgalambro, Pizzo Antonella, Recensioni e note di lettura |
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gennaio 15, 2011
di Bartolomeo Di Monaco
Bigiaretti è uno di quei rari scrittori che si son fatti da sé, come, ad esempio, per limitarmi a due nomi soltanto, Pea e Pratolini, ma a differenza di questi, la scrittura di Bigiaretti tende più ai canoni della classicità, mantenendo però una limpidezza e una sintesi esemplari. Nato a Matelica (Macerata) il 16 maggio 1905, morirà a Roma il 3 maggio 1993. Ancora giovane parte per la capitale dove esercita i più disparati mestieri, dal muratore al disegnatore tecnico. Frequenta corsi serali e infine si diplomerà al liceo artistico.
È stato per molti anni segretario del Sindacato Nazionale Scrittori, e ricordo di averlo sentito spesso parlare in tale veste. Non mancò mai al suo impegno civile, testimoniato nelle sue opere.
Fu poeta (“Ore e stagioni” del 1936; “Care ombre” del 1940) e soprattutto scrittore.
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Pubblicato in: 1 - Autori qui presentati, presenti, passati, Di Monaco Bartolomeo, Libero Bigiaretti |
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