Archivio per dicembre, 2010

dicembre 9, 2010

Claudio Damiani Poesie

di sandrapalombo

Nel settembre scorso, è uscito per Fazi Editore, il volume Poesie ( 1984-2010) di Claudio Damiani. L’opera presenta il percorso poetico di Damiani attraverso una selezione di testi delle sue raccolte  edite Franturno ( 1987) , La mia casa (1994), La Miniera(1997) Eroi (2000), Attorno al fuoco ( 2006) Sognando Li Po ( 2008) e dell’inedita  Il fico sulla fortezza .

Le recensioni apparse sui maggiori quotidiani nazionali , tra cui il Corriere della Sera, Avvenire, La  Repubblica, l’Unità, il Sole 24 ore e su molti giornali e siti web, hanno  presentato Damiani   soffermandosi sulla coerenza poetica dei contenuti e del linguaggio  che si distingue nel panorama letterario per l’originalità del suo canto che  Marco Lodoli  nella prefazione definisce “ il respiro profondo e ciclico della vita”.

Etichette: ,
dicembre 8, 2010

Lennon per sempre

di donatellarighi

Ricordando John Lennon nel trentesimo anniversario della sua morte.

http://music.fanpage.it/john-lennon-radio2-gli-dedica-un-documentario-in-sei-puntate/

dicembre 7, 2010

“Il Mercante di Fiabe” Onirica Edizioni – Recensione di Federica Iezzi

di gisy

 

 “Il mercante di fiabe” di Autori Vari, edito da Onirica Edizioni, nella collana “Le Fantasie” è una luminosa avventura da regalare alla curiosità dei bambini.

“Nel mondo che vogliamo non esistono stranieri ma solo persone che non si sono ancora incontrate”.

In “Ariabella”, Laura Barozzi ci accompagna attraverso la magia di Monophilus, capace di separare le vite di due popoli. Lo scontro con il tepore di Ariabella e…

“Uomini e donne uscirono dai ripari e affrontarono il viaggio come un solo popolo fino al luogo in cui la profezia si era avverata”.

Una nonna che educa il suo nipotino: “Senza le orecchie, ti risparmierai di sentire un mucchio di sciocchezze”.

dicembre 6, 2010

Fratello Bancomat, di Stefano Benni racconto da “L’ ultima lacrima”, edizioni Feltrinelli

di viadellebelledonne


***

BANCO DI SAN FRANCESCO
LO SPORTELLO E’ IN FUNZIONE.
BUON GIORNO SIGNOR PIERO.
Buongiorno.

OPERAZIONI CONSENTITE: SALDO, PRELIEVO, LISTA MOVIMENTI.
Vorrei fare un prelievo.

DIGITARE IL NUMERO DI CODICE
Ecco qua…sei, tre, tre, due, uno.

OPERAZIONE IN CORSO, ATTENDERE PREGO.
Attendo, grazie.

dicembre 5, 2010

Le parole disabitate III (il santo) – di Marco Bin (di Antonella Pizzo)

di antonellapizzo

questo articolo è uscito su Poesia 2.0

Le parole disabitate III (il santo) – di Marco Bin

 

La prima particella che qui presento è una poesia tratta dall’antologia “Le parole disabitate edita da Le Voci della Luna, che raccoglie le poesie premiate nel concorso letterario MezzagoArte 2010 –  Il titolo della poesia è “Le parole disabitate III (il santo)” ed è stata scritta da Marco Bin, giovane poeta milanese. Questa poesia fa parte di un trittico con il quale il poeta ha partecipato al premio sopra citato classificandosi al secondo posto.

La composizione consta di ventitre versi liberi divisi in quattro strofe di diversa lunghezza, nei versi riscontro qualche assonanza (vetro, vitro), assenza di rime, qualche aggettivazione particolare (staccia, franta). L’atmosfera è rarefatta, la poesia è di facile lettura nonché molto scorrevole, colloquiale, il poeta non si rivolge a un tu generico, a un qualsiasi lettore ma a un preciso personaggio, già conosciuto e incontrato  un giorno casualmente. Mi è piaciuta per la sua semplicità ma principalmente perché mi ha colpito il primo verso, breve, secco, deciso, che cita la distanza, tema che mi appartiene e che sempre mi turba e  mi coinvolge emotivamente. La distanza è il male del mondo, la distanza è la separazione, la frattura, la divisione.

dicembre 4, 2010

QUEL PRESEPE di Villa Dominica Balbinot – n. 11

di viadellebelledonne

”Per un po’ aveva smesso di nevicare, e ne aveva approfittato per andare in cerca di muschio, e di vischio. Gli servivano per fare il “suo” presepe, sistemato come ogni anno su di un lungo tavolo rettangolare, in un angolo della veranda: un presepe a cui non mancava nulla, e che ogni anno cercava di migliorare, inserendo qualche foglia di sempreverde, o rametti di pino o lance pelose di giunco palustre, o nuove pietre dalle forme elaborate che le facevano assomigliare a sculture. E davvero ogni anno era più bello, e ai nipotini piaceva molto, piacevano loro anche un improbabile dinosauro di colore vermiglione- di orrendo materiale plastificato, oltretutto- e una grossa colomba priva di becco e dalla coda che risultava misteriosamente smozzicata. A smozzicare la coda della colomba di paglia quasi certamente era stato uno dei suoi due cani, quello che aveva chiamato con l’ identico soprannome che gli amici di gioventù avevano affibbiato a lui, Sgrifino cioè: lo Sgrifino aveva cercato di prenderla a morsi, come faceva con la sua ciotola fino a renderla inutilizzabile, certo doveva essere stato lui, lui che in strane notti di ghiaccio e di luna , preso da sotterranee pulsioni, si liberava dalla catena, e balzava non si sa come proprio sul tavolo dov’era allestito il presepe, e dormiva tutta la notte sul muschio, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, in una posizione tutta raccolta che lo faceva visivamente assomigliare ad una amletica divinità egizia di cui fosse impossibile la decrittazione.

Ed era stato contento il giorno di Capodanno, quando aveva visto la figlia con una specie di acconciatura improvvisata- ottenuta utilizzando dei fili dorati, gli stessi dell’albero di Natale–che brillava sui suoi lucidi capelli corvini, cercare di sorridere mentre brindava con lui e i nipotini, e i cani intanto strepitavano impazziti, mentre nel cielo lampeggiavano le scie colorate dei fuochi artificiali fatti esplodere nelle vallate intorno, nel brillio di piccole frazioni abbarbicate in zone irraggiungibili.

 

[ brano tratto dal racconto L’ABBRIVIO E LA CADUTA, che potete rileggere qui, su VDBD

http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/11/28/labbrivio-e-la-caduta-di-villa-dominica-balbinot/ ]

dicembre 4, 2010

Hannah Arendt (Linden, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975)

di viadellebelledonne

 

[...] Il livellamento delle condizioni dei sudditi è sempre stato una delle principali preoccupazioni dei despoti e dei tiranni fin dai tempi più antichi; ma un simile livellamento non è sufficiente per il regime totalitario, perché lascia più o meno intatti certi legami non politici, come i vincoli familiari e gli interessi culturali comuni. Se tale regime vuole sul serio raggiungere il suo scopo deve far sì che ” finisca una volta per tutte la neutralità del gioco degli scacchi “, vale a dire l’esistenza autonoma di qualsiasi attività. [...]

(tratto da: “Le origini del totalitarismo” – Biblioteca Einaudi )

 

 

 

(immagine: elaborazione di fotografia da Wikipedia )

dicembre 4, 2010

L’idea è che Natale sia Natale di Fernirosso

di antonellapizzo

per chi volesse partecipare all’iniziativa di Fernirosso

http://fernirosso.wordpress.com/2010/11/25/lidea-e-che-natale-sia-natale/

dicembre 3, 2010

“Noi credevamo” il nuovo film di Mario Martone, recensione di Paolo Brama

di paolalovisolo


a cura di: Paolo Brama

Dopo gli applausi di Venezia – dove era in concorso per la 67a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – e gli apprezzamenti della critica, è in questi giorni nelle sale “Noi credevamo”, nuovo film del regista Mario Martone dedicato al risorgimento ed all’unità d’Italia, opera ispirata a vicende realmente accadute e liberamente tratta dal romanzo omonimo di Anna Banti.

Opera complessa, cui il regista napoletano – direttore, fra l’altro, del Teatro Stabile di Torino – ha dedicato una lunga gestazione – sette anni nel complesso – accompagnata da un’attenta ricostruzione filologica e da scenografie – in special modo per gli interni – di accurato pregio.
Opera di ragguardevoli dimensioni – 204 minuti – e dalla grammatica assai complessa. La lettura di Martone, volutamente frammentaria quanto personale, è tale da sottrarla alla definizione di film “storico” – non vi sono cenni alle cinque giornate di Milano; si accenna alla Repubblica Romana senza tuttavia mostrarne tracce; Garibaldi aleggia come una presenza shakespeariana senza mai vedersi realmente e senza che lo si senta mai parlare – alla stessa maniera in cui le licenze che lo stesso si concede dalle trame della Banti fanno del romanzo omonimo poco più d’una fonte d’ispirazione.
[continua su Dazebaonews Culturaqui]

dicembre 2, 2010

Quem Ama Inventa di Mario Quintana

di sandrapalombo

Quem Ama Inventa di Mario Quintana edizione bilingue italiano-portoghese, Genova, Liberodiscrivere, 2008. Traduzione di Pierino Bonifazio.

Scrive in quarta di copertina Claudio Pozzani direttore del Festival Internazionale di Poesia di Genova  e dell’EuroJapan Poetry Festival di Tokyo con “ una frase Quintana riesce a riassumere il male di vivere dell’uomo contemporaneo: tutta la tristezza dei fiumi sta nel non potersi fermare!  La poesia di Quintana è invece fatta di immagini in volo e pensieri illuminanti, che spingono a fermarsi per riflettere, per contemplare i microcosmi della natura, per prendere il tempo di ascoltare e rivolgersi all’Altro: Volevo portarti dei versi molto belli… Ti porto invece queste mani vuote che stan prendendo la forma del tuo seno. “

Mario Quintana nacque a Alegrete il 30 luglio 1906  Lavorò  in vari giornali e  tradusse  per la Editoria Globo più di 130 opere della letteratura universale anche se poi sarà sempre ricordato  soprattutto per la traduzione di Proust. Nel 1940  “ forzato dagli amici”  pubblicò  il suo primo libro di poesie, “Rua dos cataventos”, dando inizio alla sua carriera di poeta e di scrittore e di autore per bambini.. Di seguito uscirono O Batalhão das Letras ( 1941) Canções  ( 1946) Sapato Florido ( 1948) Espelho Mágico ( 1951)  O Aprendiz de Feiticeiro ( 1950).

dicembre 1, 2010

Roba da donne

di vivianascarinci

 

Il libro si intitola “Roba da donne”, la curatrice Silvia Camilotti per le edizioni Compagnia delle lettere. Per la verità all’inizio mi ha attratto la copertina, la veste editoriale che, sebbene sia quella di un tascabile, lascia intendere anche dall’aspetto la preziosità dei contenuti. Poi sfogliando il libro mi sono resa conto dell’operazione inconsueta in cui mi fossi imbattuta.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 117 other followers