Ricordo di Mario Monicelli.
Polvere e vento
Christopher Beikmann

e dimmi: quanto di questa polvere,
del vento che la scuote e la trascina via,
quanto io sono polvere,
quanto sono quel vento
che mi fa tremare, allontanarmi,
Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati con brano e commento fotografico di Alessandra Pagano
TITOLO ORIGINALE: gli occhi non si stancheranno fino a che tutto questo non crollerà
cap. I
[...] Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. [...]
Diego Valeri, poeta e saggista (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976)

forma di donna; un vuoto
che palpita di te, come l’immoto
silenzio dopo una perduta voce.
***
Fiore del nulla
Quando ti schiudi, fiore
divino, assorto è il tempo
fuor di notte e di giorno,
l’aria non ha colore,
tutto è perduto intorno.
Tu solo sei, divino
fiore del nulla, amore.
(Tempo e Poesia, Mondadori)
***
Il fiume
la sera che s’incenera e si sfa
nella tenebra morta, il fil di voce
del vento tra la viscida erba… Cuore,
quello ch’è stato d’amore e dolore
più non sarà.
- Mondo, mondo d’oro,
io sono il tuo piccolo re.
Quanto è bello e buono,
tutto fu fatto per me.
Pur ch’io muova un passo
fiorisce ai miei piedi il terren.
Prendo in mano un sasso
ed ecco, una gemma divien.
Mondo, dolce mondo
io sono il tuo piccolo re.
Giro, giro tondo:
tutta la gioia per me.
- Bimbo, bimbo bello
sono il tuo fratello.
Fammi entrare un poco
nel tuo caro gioco!
So la tua magia:
è la poesia.
(Il campanellino, poesie per ragazzi)
***
Diego Valeri (Wikipedia)
sito ufficiale di Diego Valeri: qui
altre note biografiche su Wikipedia: qui
un interessante profilo biografico
a cura di Chiara Manfrin con altri testi
e fotografie: qui
Carteggio Aldo Palazzeschi – Diego Valeri
1934-1972: qui
[immagine incipit articolo:
"absence to script" di p.l.]
Da “Elogio della Follia” – di Erasmo da Rotterdam
( Children’s Games – Pieter Bruegel )
E, tanto per cominciare, chi non sa che la prima età dell’uomo è per tutti di gran lunga la più lieta e gradevole? ma che cosa hanno i bambini per indurci a baciarli, ad abbracciarli, a vezzeggiarli tanto, sì che persino il nemico presta loro soccorso? Che cosa, se non la grazia che viene dalla mancanza di senno, quella grazia che la provvida natura s’industria d’infondere nei neonati perché con una sorta di piacevole compenso possano addolcire le fatiche di chi li alleva e conciliarsi la simpatia di chi deve proteggerli? E l’adolescenza che segue l’infanzia, quanto piace a tutti, quale sincero trasporto suscita, quali amorevoli cure riceve, con quanta bontà tutti le tendono una mano!
Aung San Suu Kyi
L’esilità del giunco
la tempra dell’acciaio
a rincorrere sogni
di libertà negata;
Il signor Veneranda, un racconto di Carlo Manzoni
Autunno
L’uomo che volò di Stefano Mancini
Autunno
pare una trina
l’impalpabile nebbia
nata dal mare
Antonella Anedda, La vita dei dettagli
‘Pensare attraverso i miei occhi’; la frase di Dedalus nell’Ulisse di Joyce è la stella polare di questo libro, che traccia una originalissima mappa fatta di dettagli di opere d’arte, di attraversamenti di luoghi, di ritratti e di meditazioni sulla pittura e sugli oggetti, su quell’accumulo di immagini che la memoria costruisce nella vita di ognuno di noi.
E I FIORI SFOLGORAVANO
Tu eri la sua creatura amata,
e era l’odore dei pini e dell’erba falciata,
dei fiori, e dell’acqua…
E si consumavano,
si sfolgoravano allora,
nel precipitante elemento.
Ricordati di noi – Sara Ferraglia
Ricordati di noi che abbiam vissuto
amato e riso e pianto
e calpestato suoli e arato campi
e in casa abbiamo partorito figli
Ricordati del nostro urlare muto
che diveniva immaginario canto
dinnanzi alle vallate e a spazi ampi
o al conturbante profumo dei tigli
“Poesie Civili” di Serena Maglietta Pollari
“ Poesie Civili” di Serena Maglietta Pollari , Campanotto 2010
Nella nota iniziale di Angelo Gaccione e in quella biografia , posta alla fine del libro, viene evidenziato come l’ itinerario poetico di Serena Maglietta Pollari si caratterizzi, sin dalle prime poesie, per l’attenzione al sociale che sfocia , infine, in un netto percorso di poesia politica e civile. Il suo ultimo lavoro s’intitola, appunto, Poesie civili ed è introdotto da uno scritto di Gaccione, che non entra subito nel merito dell’opera, ma si sofferma a riflettere sul ruolo della poesia: Vorrei con questo scritto fissare, come si suol dire, alcuni paletti. Non ho nulla da eccepire se la definizione di “poesia civile” coniata per connotare “ un certo tipo” di poesia, non trovi, soprattutto oggi, particolare gradimento. Mi sta bene. Ma va subito, altrettanto rapidamente ricordato … quello che Picasso ebbe a dire del suo lavoro: “ La pittura non serve per decorare appartamenti, la pittura è un atto di guerra”. Figuriamoci la poesia.
Ordine di sfratto ai mandarini del mondo
Mandado de despejo aos mandarins do mundo Ordine di sfratto a tutti i mandarini del mondo
Fora tu reles esnobe plebeu Fuori tu scadente snob plebeo
E fora tu imperialista das sucatas e fuori tu imperialista dei rottami
Charlatao da sinceridade e tu, da juba socialista, ciarlatano della sincerità
e tu qualque outro. E tu qualunque altro.
Ultimatum a todos eles e a todos que sejam come eles todos. Ultimatum a tutti loro e a tutti quelli che sono come loro.
“Luci di Ljubljana” di Patrizia Dughero – Ibiskos Editrice Risolo
La lettura delle liriche di Patrizia Dughero mi racconta un approdo e un’appropriazione.
L’approdo è il ritorno, consapevole e cercato alla terra delle origini, a quella Slovenia aspra e asciutta che custodisce il grumo dei suoi cromosomi:
Mi sono svegliata davanti una terra congelata/da brina spettrale, ho deciso di partire per/la terra di nessuno, quella, un grum, dove/sono sprofondate piano le ossa di mio nonno. (in Terra di nessuno pag. 54)
Sòta la guàza, di Annalisa Teodorani – recensione e note critiche di Narda Fattori
Annalisa Teodorani ha dato alle stampe la sua terza esile raccolta di poesie, esile come la sua persona fisica ma testarda a dire in una lingua minoritaria il paesaggio della sua anima. Nel naturale, conseguente sviluppo delle due opere precedenti, in questa Annalisa abbandona un sé tutto identificato con i paesaggi e le creature delle contrade santarcangiolesi, per esplorare un’ identità che, pur radicata nella sua terra, orma e matrice, le ingroppa la voce, le scurisce il verso, indurisce la scelte metaforiche, svela il suo profilo ruvido e dolente .
Anne Sexton – Newton, 9 novembre 1928 – Weston, 4 ottobre 1974
Angel of Clean Sheets
Angel of clean sheets, do you know bedbugs?
Once in a madhouse they came like specks of cinnamon
as I lay in a chloral cave of drugs,
as old as a dog, as quiet as a skeleton.
Little bits of dried blood. One hundred marks
upon the sheet. One hundred kisses in the dark.
White sheets smelling of soap and Clorox
have nothing to do with this night of soil,
nothing to do with barred windows and multiple locks
and all the webbing in the bed, the ultimate recoil.
I have slept in silk and in red and in black.
I have slept on sand and, one fall night, a haystack.
I have know a crib. I have known the tuck-in of a child
but inside my hair waits the night I was defiled.




















