Nato il 27 gennaio 1927, l’autore non ha avuto una lunga vita (morì il 10 dicembre 1987), ma la sua produzione letteraria fu numerosa e spaziò dal romanzo, alla poesia, al teatro, ai libri per ragazzi. Il suo esordio avvenne presso Einaudi con il romanzo “Sei stato felice, Giovanni”, del 1952 e da allora i suoi lavori hanno sempre ricevuto un’accoglienza positiva tanto della critica quanto del pubblico. Due illuminanti saggi gli ha dedicato Giorgio Bárberi Squarotti: “Giovanni Arpino narratore delle Langhe” (qui: http://www.ilditoelaluna.net/squarotti_arpino.htm) e “Per Arpino” (in “Le colline, i Maestri, gli Dei”, Santi Quaranta, 1992). Della vasta produzione, segnaliamo per primi i titoli che hanno ricevuto premi letterari: “L’ombra delle colline”, del 1964, vinse il premio Strega; “Il buio e il miele”, del 1969, vincitore del premio Moretti D’Oro; “Randagio è l’eroe”, premio Campiello nel 1972; “Il fratello italiano”, vincitore del Super Campiello nel 1980. Altri romanzi: “Gli anni del giudizio”, del 1958; “La suora giovane”, del 1959; “Un delitto d’onore”, del 1960; “Una nuvola d’ira”, del 1962; “Un’anima persa”, del 1966; “La sposa segreta”, del 1983.
L’autunno metodico posa accanto nebbie
L’autunno metodico posa accanto nebbie. A te, nel tuo poco segreto denso, appare come un mal di stomaco, potente, una morsa che stringe fino a tirarti su la bile.
Per questo Gravida sei amara. E cattiva, urli a gran fiato le quattro porcate che conosci, sbatti le porte scendi dall’auto-in-corsa trattieni il bicchiere. Ti rifiuti il pensiero, nella sua riflessione, lo spazio di mediazione e ogni altro filtro.
Per l’autunno Gravida sei grigia, invece, grigia del lago gocciolante che ti invade, attornia il nodo dello sterno, sfonda (per “fa da sfondo”) e illustra (per “mette in evidenza”) il tocco aritmico della punta che ha pestato il cuore (ci me ponse? dice il cuore). Non ti coricherai più con lui, brodo vapore, per scoraggiare reflussi e doglie. All’autunno che uccide il sole e gialla e rossa le foglie ai cedui ( per rianimare crisantemi ) dici:
COME IN SGUARDO DI MOSCA – Poesia e mosca n. 3 di Antonello Cassano

COME IN SGUARDO DI MOSCA
Meno si è, e meno si esprime
la propria vita; più si ha e più
è alienata la propria vita.
Karl Marx
Basta aprire il dizionario e guardare:
Essere in fondo è esistere
non polverizzarsi nel mostrare a sé
come in sguardo di mosca
il proprio non capire
nel mostrare agli altri
il proprio non sapere (di niente).
Essere è appartenere
non diluirsi in chimiche distanze
magari catodiche apparenze
I critici ti ricorderanno che avere è sinonimo di guadagnare
Tu ribattigli che il contrario di essere è il nulla.
Tu ribattigli che Essere è l’Avere che non si può acquistare
a poco prezzo. Niente sconti, per favore.
Perché Avere è l’ossessione
di chi non potrà mai Essere.
Avere, oggi, è l’avara premura
di chi non fa che crescere.
A dismisura.
Alessandro Assiri, La stanza delle poche righe – lettura di Narda Fattori

Alessandro Assiri, La stanza delle poche righe, Manni, 2010, €13.00
I poeti che interpretano se stessi trovano stupefacenti accostamenti di senso anche nel titolo: “La stanza delle poche righe” è un corposo volumetto di poesie; di poche righe sono invece i componimenti nella pagina che riflettono un dire rarefatto che tenta la fatica di fornire un senso all’esistenza e si trova sopraffatto dal poco, dal nulla.
“Dimmi che cosa c’è tra questo nulla e me”: questo verso è collocato quasi all’inizio della raccolta e quindi produce un effetto di trascinamento su quanto segue e quando un poeta dice che anche le parole cadono e muoiono , ci troviamo di fronte al non celato disagio non solo della percezione e del sentire, ma anche dello status stesso di poeta. Il poeta , per scelta o vocazione”dice”, allora perché continuare a dire se con le parole non si riesce ad oltrepassare la ottusa porta dell’interazione con il mondo? Il poeta non può non dire e Assiri si avvolge e riavvolge dentro questo ossimoro.
Stai scivolando via dalla tua vita
La bocca è la colpevole:
ingrassa di silenzio e sputa chiodi
Da vivi si va a fondo.
La casa era una nave, un corridoio lungo
(attenta al parapetto, alle onde grosse,
hanno portato tutti via)
e falle d’acqua: così da vivi si va a fondo.
(mancavano il fiato tiepido,
mani come fiori, mancava dire:
stringiamoci forte come una famiglia)
Attenta ai cocci che tagliano la fune,
attenta alla dismisura dell’assenza,
al vuoto che ti beve ogni momento,
stai scivolando via dalla tua vita.
LASCIATI PORTARE INTATTA di Villa Dominica Balbinot
“Lasciati portare intatta
alla barca dei morti:
la terra è già come arsa,
sotto tutta quella folta erba…”
E ecco che lei si miserava,
Nasce Poesia 2.0: una comunità poetica è possibile (?) – Editoriale
Nasce oggi ufficialmente Poesia 2.0. - www.poesia2punto0.com/ Comunità poetica ideata da Luigi Bosco, e dalla collaborazione dello stesso Bosco e di parecchi altri poeti, Alessandro Assiri, Mario Bertasa, Giovanni Catalano, Stefano Guglielmin, Margherita Ealla, Antonella Pizzo, Anila Resuli, Francesco Terzago, Sebastiano Aglieco, Roberto Cogo, Flavio Ermini, Marco Giovenale, Giulio Marzaioli, Rosa Pierno, Fabio Teti e Ida Travi, Francesco Tomada e Fabio Franzin, ai quali, si spera presto, si possano aggiungerne molti altri, e non solo poeti, ma anche editori, librai, riviste, i bibliotecari, associazioni, caffé letterari, istituzioni e tutti quelli che pensano che la poesia sia un bene comune , cioè che appartiene a tutti, senza la quale il mondo sarebbe più povero. Ecco l’editoriale:
Nasce Poesia 2.0: una comunità poetica è possibile (?)
Il mondo intero sa che l’ultima cosa di cui il mondo intero ha bisogno è un luogo ed un progetto come Poesia 2.0.
Noi pure lo sappiamo, e la cosa ci conforta.
La poesia non subirà alcuno stravolgimento: non abbiamo incontrato la verità né la verità ci è venuta incontro; non si preannunciano innovazioni eclatanti, né si prevedono sovvertimenti di alcun tipo. Siamo assolutamente consapevoli di essere solo degli altri pesci nell’acquario dove, fondamentalmente, bisogna nuotare. Ed è quello che faremo.
Ci limiteremo a fare ciò che molti prima di noi hanno fatto lungo l’arco di molte decadi, e che in tanti continuano a fare ancora oggi. Non sappiamo se saremo in grado di farlo meglio: sicuramente, ci impegneremo nel farlo in maniera diversa, prendendo atto, a mano a mano, dei risultati che otterremo.
Soprattutto, ci impegneremo a farlo insieme.
Animali prima del diluvio di Chiara De Luca – Recensione di Narda Fattori
Questa raccolta antologica di poesie uscite su questa o quella rivista, in questa o quella occasione, su altre antologie, potrebbe far pensare a un prodotto disomogeneo, raccogliticcio. Grande, quindi, è la sorpresa procedendo attraverso una pienezza di temi e di dettato che si situano sulla stessa parallasse di una poesia lirica priva di svenevolezze, contratta anzi verso il nocciolo più duro dell’esistente, che si sgrana nel rosario dei giorni con i suoi trasalimenti, le sue mete lontananti e disattese, le stanchezze che non sanno risolversi in atarassie e quel filo d’aria che a finestre serrate pura entra e romba.
Pablo Neruda [sulla dittatura delle] mosche 2
“LA UNITED FRUIT CO.”
uando sonó la trompeta, estuvo
todo preparado en la tierra,
y Jehova repartió el mundo
a Coca-Cola Inc., Anaconda,
Ford Motors, y otras entidades:
la Compañía Frutera Inc.
se reservó lo más jugoso,
la costa central de mi tierra,
la dulce cintura de América.
Bautizó de nuevo sus tierras
como “Repúblicas Bananas,”
y sobre los muertos dormidos,
sobre los héroes inquietos
que conquistaron la grandeza,
la libertad y las banderas,
estableció la ópera bufa:
enajenó los albedríos
regaló coronas de César,
desenvainó la envidia, atrajo
la dictadora de las moscas,
moscas Trujillos, moscas Tachos,
moscas Carías, moscas Martínez,
moscas Ubico, moscas húmedas
de sangre humilde y mermelada,
moscas borrachas que zumban
sobre las tumbas populares,
moscas de circo, sabias moscas
entendidas en tiranía.
Entre las moscas sanguinarias
la Frutera desembarca,
arrasando el café y las frutas,
en sus barcos que deslizaron
como bandejas el tesoro
de nuestras tierras sumergidas.
Mientras tanto, por los abismos
azucarados de los puertos,
caían indios sepultados
en el vapor de la mañana:
un cuerpo rueda, una cosa
sin nombre, un número caído,
un racimo de fruta muerta
derramada en el pudridero.
Non è un paese per vecchie – di Loredana Lipperini
Non è un’anteprima assoluta ma quasi una necessità, un’ ulteriore segnalazione anche qui, in un blog la cui redazione è prevalentemente femminile, per ciò che questo libro rappresenta. La parola all’autrice, Loredana Lipperini :
Non è un paese per vecchie nasce durante il giro di presentazioni di Ancora dalla parte delle bambine: tante, come sapete (centoventi). Nasce in un tardo pomeriggio d’inverno, presso la Feltrinelli di Bari, quando una signora, dal fondo della sala, si alza e mi chiede quando mi sarei occupata delle altre. Non le piccole, non le giovanissime: le vecchie. In quegli stessi giorni, nella metropolitana di Roma (già, la fatidica linea B), imperversava una campagna pubblicitaria anti-burocrazia. Nella locandina si raffigurava una vecchia signora disegnata secondo lo stereotipo- creduto morto – della zitella: vezzoso cappellino rosa con veletta, labbra a cuore, occhialini a farfalla. Le guance erano coperte di timbri e bolli. Lo slogan era “Ammazza la vecchia”.
Di un giro largo – Poesia e mosca (al volo) n. 1 di Lorenzo Mari

Ettore Innocente - 1966
Di un giro largo
Di un giro largo
la mosca che sale
che scende le scale
(un milione, forse,
di volte) –
Mostra LUCI SOSPESE a Genova il 18 settembre
balliamo, anzi, facciamo: Poesia e mosca (nuova iniziativa)
Balliamo! è da tanto tempo che non lo facciamo. Balliamo! così cantava un tempo Fred Bongusto. Balliamo, anzi, facciamo, facciamo un quaderno sulle mosche. E’ tanto che non ne facciamo, abbiamo fatto quello sulla monnezza, e ci è venuto bello, ora facciamo quello delle mosche. Settembre è il mese delle mosche, è tempo di vendemmia e si sa che quando c’è zucchero d’uva ci sono mosche. Iniziamo con quella che ha postato un post fa Sara Ferraglia, Mosca di Mariella T.
Mandate i vostri contributi a redazioneviadellebelledonne@yahoo.it ci prendiamo un mese da ora, poi le mosche passano.
Mosca
Aiutami a ricordare, mosca che
voli rasoterra, che rasoterra
ronzi silenziosa, mosca
anche se aspetti il freddo dell’inverno
per morire, per morire solo di
una piccola morte sconosciuta.
(Ti rivedrò in un bicchiere a Natale
di quelli buoni, tirati via
per l’occasione, dalla vetrina?)
Aiutami a ricordare, c’era l’uva
matura e tu, pazza, succhiavi succhi
soavi, tessendo trame di ubriachi giri
nel rosso dei filari, e d’oro erano
gli acini, e sembravano maiuscoli
soli, agli occhi tuoi composti
e agli scomposti tuoi voli.
Cosa è successo dopo non rammento
povera mosca che più non mi assilli
è pieno autunno e rasoterra sfrecci
condannata. Spogliàti sono i tralci
e gli acini schiacciati, eppure
è ancora estate, eppure pare.
Aiutami, a ricordare.
MariellaT – Tre inediti
Mosca
Aiutami a ricordare, mosca che
voli rasoterra, che rasoterra
ronzi silenziosa, mosca
anche se aspetti il freddo dell’inverno
per morire, per morire solo di
una piccola morte sconosciuta.
(Ti rivedrò in un bicchiere a Natale
di quelli buoni, tirati via
per l’occasione, dalla vetrina?)
Aiutami a ricordare, c’era l’uva
matura e tu, pazza, succhiavi succhi
soavi, tessendo trame di ubriachi giri
nel rosso dei filari, e d’oro erano
gli acini, e sembravano maiuscoli
soli, agli occhi tuoi composti
e agli scomposti tuoi voli.
Cosa è successo dopo non rammento
povera mosca che più non mi assilli
è pieno autunno e rasoterra sfrecci
condannata. Spogliàti sono i tralci
e gli acini schiacciati, eppure
è ancora estate, eppure pare.
Aiutami, a ricordare.
Tommaso Fiore: “Il cafone all’inferno”, 1955
Come più tardi sarà sindaco del suo paese di Tricate, in Basilicata, Rocco Scotellaro e forte sarà il suo impegno politico, altrettanto ai primi del Novecento era accaduto a Tommaso Fiore in Puglia: anche lui sindaco dal 1920 al 1922 del suo paese di Altamura (fu anche consigliere provinciale di Bari), e pure lui impegnato politicamente a favore della sua gente. Nato il 7 marzo 1884 (morirà a Bari il 4 giugno 1973), fu volontario della Grande guerra, e ne difese la necessità in due articoli apparsi su La Voce di Prezzolini il 22 giugno e il 22 luglio 1915. Di quell’esperienza restano due libri: “Uccidi! Taccuino di una recluta”, Torino 1924 e “Eroe svegliato asceta perfetto”, Torino 1924. Collaborò alla Rivoluzione liberale di Piero Gobetti ed ebbe continui problemi con il fascismo, che lo condannò per qualche tempo al confino. Assidua fu anche la sua opera di traduttore.
La ianara

Sull’etimo della parola ianara o janara ci sono un’infinità di teorie. La più accreditata è forse quella che vuole che iana derivi da Diana o Ecate, la divinità dei morti. Iana o janara, a differenza della jana sarda, la fatina graziosa ed elegante, benevola verso gli uomini, si assimilerebbe al mito di Ecate (Diana), che vive tra il mondo dei vivi e quello dei morti e porta con sè un’aura malefica. Come le streghe del Medio Evo, le ianare si dedicano alle fatture, hanno contatti con il diavolo, sono mammane e accabbadore.
Parma, Guttuso in mostra tra Passione e Realtà
( La spiaggia 1955-1956 )
Dall’11 settembre all’8 dicembre
alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo ( Parma )
GUTTUSO. Passione e Realtà
Mostra e catalogo a cura di Stefano Roffi con saggio in catalogo di Enrico Crispolti e interventi di Alberto Mattia Martini e Stefano Roffi. Edizioni Gabriele Mazzotta.
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4,
Parma – Mamiano di Traversetolo.
Dall’11 settembre all’8 dicembre 2010.
Orario: dal martedì al venerdì orario continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17)
sabato, domenica e festivi orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Ingresso: 8 euro valido anche per le raccolte permanenti - 4 euro per le scuole
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521/848327 - 848148, fax 0521/848337, www.magnanirocca.it, e-mailinfo@magnanirocca.it
Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre.
UN UNICO CIELO di Villa Dominica Balbinot
Ma la carne le tremò:
come fosse uscita da una casa in fiamme
l’accendeva un incendio lento e spettrale…
Nessuno si condoleva,
un unico cielo pallido
rimbombava tra le pareti cave.
Poesie tratte da PigmenTi di Antonietta Gnerre
Esce nella preziosa collana ‘Edizioni L’Arca Felice’ diretta da Mario Fresa, l’ultimo volumetto di Antonietta Gnerre dal titolo PigmenTi. La silloge si compone di tredici testi poetici, accompagnati dai dipinti di Raffaele Della Fera e Tonino Luppolo. L’operetta è una riuscitissima prova di scavo e di dialogo interiore, che si offre al lettore attraverso i toni metaforici, intimi e panici della preghiera e dello stupore nei confroniti del Mistero e del Creato. Di seguito alcuni componimenti scelti tratti dalla plaquette d’arte:
Dora Pistillo
Nata a Rivarolo Canavese nel 1889. E’ autrice di un unico verso (Amo cogliere rose/più delle rose) che suona come una puntualizzazione polemica a quello, celeberrimo, di Guido Gozzano (Non amo che le rose/ che non colsi), atta a rimarcare la propria preferenza verso la poetica di Vincenzo Cardarelli. Il verso, a detta del critico Ettore Nunes, avrebbe aperto la via all’ermetismo. Appassionata di botanica e fisiologia delle piante, morì a Caracas in Venezuela, nel 1950.
(da Gafyn e i suoi fratelli di Giacomo Papi /Supplemento La Repubblica D n.70)
Scorreva allegro il torrente Orco, nel Canavese, quando Dora emise il suo primo vagito. Era cominciato il disgelo in quella precoce primavera del 1889 e le sorgenti del corso d’acqua, alle pendici del Gran Paradiso, ricominciavano a cantare dopo il silenzio dell’inverno. Anche la neomamma, ora, dopo le fatiche bestiali del parto, fradicia di sudore, ma finalmente sollevata dallo strillo vigoroso della sua piccina, lo sentiva: era un rumore atteso, desiderato da tutta la piccola comunità di Rivarolo Canavese perché indicava la fine del freddo, delle giornate trascorse nelle case buie, dei tetti oppressi dalla neve, delle mani indolenzite dai geloni. Le parve di buon augurio. “Lo senti? E’ il saluto a Dora, le porterà bene! Ho l’impressione che di questa figlioletta si parlerà a lungo” azzardò la levatrice, anche lei provata da quel parto difficile, coi piedi gonfi dalla stanchezza e le ombre sotto gli occhi.


















