Archivio per luglio, 2010

luglio 31, 2010

Rose

di vivianascarinci

di Ilaria Seclì

Ho scordato le rose sul treno. C’era una musica lenta e aspra, di limoni inaciditi e di sansa. Porto sul vestito a fiori il sorriso e la serenità di mia nonna, i fazzoletti neri sulla  testa, i grani del rosario, le litanie, le monetine di qualche città a cui ho dato i passi e il sorriso, l’odore di uva e di botti tra via Siena e via Tripoli, prima di andare a salutare i miei vecchi, all’ombra di una rimessa con le volte a botte dove sedevano nella pace del pomeriggio, fino a sera tardi. Mia madre con ago a cucire nei silenzi primaverili o estivi, mentre giocavo a vendere stoffe, convincendo immaginari acquirenti e mercanteggiando sul prezzo, o cantando con microfoni invisibili di fronte alle piante del giardino. Sui prati di Parigi ci sono ragazzi sdraiati, beati, aperti come girasoli.

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luglio 30, 2010

Guido Gozzano: “Fiabe e novelline”, 1909 – 1914

di Bartolomeo Di Monaco

Il poeta (1883-1916) de La signorina Felicita ovvero la Felicità fu anche un ottimo e delicato narratore. Lo vedremo in questa piccola raccolta di fiabe e novelline.Guido Gozzano

Si comincia con I tre talismani, i quali sono una borsa, una tovaglia e un mantello magici. Li lascia un vecchio padre ai tre figli: Cassandrino, poeta, Sansonetto, contadino e Oddo, mercante. Il protagonista è Cassandrino, che viene derubato da una principessa del suo talismano e poi di quelli dei due fratelli. Riesce a recuperarli grazie alla sua astuzia, e ricaverà dall’avventura la lezione che è meglio vivere una vita semplice.

Siamo in pieno nella fiaba tradizionale; la struttura è semplicissima, e i colpi di scena si susseguono secondo le regole consuete. C’è l’oggetto magico, lo si esibisce, si è ingannati, lo si recupera traendone una morale.

Già da questa fiaba ci avvediamo che Gozzano si inserisce egregiamente nella tradizione europea, che ha nei fratelli Grimm e in Andersen i maggiori rappresentanti. Ciò per la leggerezza e l’incanto che permeano la sua scrittura.

Non vi è dubbio che Gozzano aveva ben presente questa tradizione nonché le opere dei tre grandi favolisti, e le sue composizioni ne assimilano lo spirito fantastico e stupefacente. Anche se va ricordato che l’Europa deve molto alla fiaba e alla novella italiane a partire dal Basile e dallo Straparola.

luglio 29, 2010

Mark Strand: La metafisica dell’assenza – due poesie

di natàlia castaldi
Mark Strand
Mark Strand

Moon, Mark Strand

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.

*

Luna

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare

lì tra due nuvole, muovendosi piano, così piano che sembrerà
siano trascorse ore prima che possa voltare alla pagina seguente

lì dove la luna, più luminosa ora, fa approdare un sentiero
che ti conduca via da ciò che hai appreso

dentro i luoghi in cui tutto quello che avevi sperato si avvera,
la sua sillaba solitaria come un bisbiglio penzoloni

al margine del senso, ad aspettare che sia tu a pronunziarne il nome
ancora una volta staccando lo sguardo dalla pagina

chiudendo il libro, ancora sentendolo così com’era
quel sospendersi nella sua luce, quell’inatteso paradiso del suono.

*

luglio 26, 2010

Simpliciter & Complicatibus

di Blumy

Nato a Caserta nel 1964, Giovanni Campi è il papà di Simpliciter & Complicatibus, due personaggi alieni e surreali, quasi beckettiani (mi si perdoni l’irriverente accostamento, ma questo signore, pur non essendo irlandese, ha talento da vendere), che dialogano ininterrottamente giocando con e sulle parole e portandoci ad un teatrino dell’assurdo geniale ed esilarante.  Teqnofobico Chiocciola  (il nostro Giovanni Campi  in rete) ha due valentissimi collaboratori* in Nevio Gambula   ( http://www.neviogambula.it/ ), attore, poeta, insegnante di recitazione e autore di saggi sul teatro e di critica culturale  e Orsola Puecher  della quale non si hanno notizie biografiche, ma si sa soltanto quanto è brava.  Basta fare una capatina nel suo sito,  http://orsola-puecher.tumblr.com/  o guardare un filmato su youtube in cui lei e gli altri due artisti di cui sopra danno prova della loro genialità.      (* Passatemi il termine , perchè questi due artisti sono molto,  molto più che collaboratori … )

luglio 25, 2010

Dal bacio alla morte – viaggio attraverso un quadro

di natàlia castaldi

È il primo bacio, quel magico contatto di labbra a dare le risposte all’attesa amorosa: un gesto semplice, carico d’aspettative, denso di delizie, ma anche naturale, arcano, intimamente istintivo: le labbra si sfiorano, assaporano la pelle dell’amato/a parlano e rispondono al mistero della passione, della fame e dell’amore.

Freud diceva che “il bacio è, per animali ed esseri umani, portatore di cibo: se non baciamo chi amiamo, a livello simbolico gli togliamo un nutrimento fondamentale, il nutrimento dell’anima”. Secondo la sua teoria impariamo l’arte del bacio appena nati, al primo contatto col seno materno, alla prima suzione, e quest’arte si affina, si arricchisce nell’esperienza del nutrimento. Per quanto poco poetico possa apparire, anche gli uomini svezzavano i loro cuccioli nutrendoli attraverso il contatto delle loro bocche. Quando non esistevano pappette preconfezionate, omogeneizzati e liofilizzati, le mamme svezzavano i pargoli passando loro il cibo da bocca a bocca, così come nella migliore tradizione animale. L’atto della “suzione” e del “tastare” con la lingua il capezzolo materno durante l’allattamento corrispondono dunque esattamente al reciproco nutrirsi degli amanti nell’atto di baciarsi.

Il bacio acquista quindi un ulteriore senso carico di ancestrali valenze: esso è “nutrimento” di cui fruire e da donare all’altro, offrendosi nella morbidezza delle labbra congiunte, ma anche abbandonandosi consapevolmente vulnerabili ai denti ed alle fauci dell’altro in segno di fiducia e reciproco scambio.

luglio 23, 2010

THE INFINITE JEST di David Foster Wallace

di Villa Dominica Balbinot

Lenz indossa un cappotto di lana pettinata e i pantaloni scuri e i mocassini Brasiliani lucidati al massimo e una parrucca che lo fa assomigliare a un Andy Wharol abbronzato. Bruce Green indossa una brutta giacca di scadente pelle dura che scricchiola quando respira.  ” E’ come quando , amico, è come quando capisci qual è il tuo vero carattere, è come quando uno la punta contro di te e qualcuno, un Portoricano del cazzo con gli occhi di fuori, è a cinque metri da te e te la punta contro, e io stranamente io divento proprio calmo, capisci,e dicevo, io dicevo, ehi Pepito, dicevo, ehi Pepito amico vai avanti e fai quello che devi fare, amico, spara,

luglio 21, 2010

TERRA DI RISULTA di Mia Lecomte

di baci

MIA LECOMTE

TERRA DI RISULTA (Milano, La Vita Felice,2009).

Nota critica di Gabriela Fantato

Pagg.84

Prezzo:euro 10

                            

Scrive Gabriela Fantato nella nota critica  intitolata  Una parola tra pathos e distanza che introduce il libro : Terra di risulta è un titolo indubbiamente insolito per una raccolta di poesia, in quanto il termine è specificamente usato in ambito di ingegneria edile, anche in campo tecnico-ecologico e, talvolta, per scavi archeologici, in quanto indica i vari materiali scaturiti dall’attività di scavo e allude a tutto ciò che resta o si ricava, un misto di terra e detriti, pietre e residuato fossile, non assimilabile ai rifiuti, ma che può essere riutilizzato, dopo un’ulteriore cernita. In effetti, il tono e l’atmosfera che attraversa questo nuovo libro di Mia Lecomte- è proprio una poetica in re: la poesia parte dalle cose, per inoltrarsi poi in uno scavo che riveli il senso.

luglio 19, 2010

“Paradigma” di Francesco De Girolamo

di marinaraccanelli

Francesco De Girolamo è un poeta che va assaporato lentamente, poesia dopo poesia, verso dopo verso, lasciandosi andare al vortice continuo della sua forma circolare, musicale eppure priva di facili morbidezze e manierismi banali; perchè ci si accorge subito che, sostanziale a questa forma, e nel contempo speculare ed intrecciato ad essa, vive un dialogo interiore sofferto, una volontà lacerante di svelare se stesso e il mondo.

Di conseguenza, De Girolamo è anche un artista che, per essere compreso a fondo, va seguito nel suo percorso poetico ed esistenziale sondando le sue variabili tematiche ed i suoi sviluppi estetici, ma anche la coerenza della sua scrittura e del suo “essere uomo” attraverso il tempo; quale migliore occasione per conoscerlo come merita, quindi, se non leggere questo volume, uscito nell’elegante presentazione editoriale di Lietocolle con il titolo di “Paradigma”, che unisce un’antologia personale e testi inediti dal 1997 al 2009?

luglio 16, 2010

Enzo Campi – Ipotesi corpo

di antonellapizzo

 

Enzo Campi

 ipotesi corpo

 

Edizioni Smasher – Messina

 

 

Il poemetto, presentato per i tipi delle Edizioni Smasher, da Enzo Campi, viene incontro alla fame di buone letture. Non si tratta di lezioni educate di ‘bello scrivere’, ma di una vera conversione totale alla scrittura/lettura come scelta di vita, di gioia e sofferenza ad un tempo. I versi scorrono in un rapido e nervoso abbraccio, trasmettono perciò una magia, che è la stessa della nascita della vita, cruciale e bellissima ora dell’uomo. L’autore non crea d’impulso, ma ritrae l’intima natura dell’impulso stesso, lo modula, perciò nessuna parola è casuale, piuttosto si presenta come dotata di “corpo”, da qui il titolo originale.

luglio 15, 2010

Antonio Steffenoni: “Meglio andare lontano”

di Bartolomeo Di Monaco
Meglio andare lontano

Carte Scoperte Editore, 2010

Non so molto di questo scrittore, se non le poche notizie che appaiono nel risvolto di copertina. Leggo che la sua famiglia è di origine ispano-cubana e che ha pubblicato con Rizzoli due libri: “Una sola paura” e “Un’ora d’aria”, un altro libro con Einaudi, “Vally cresce e suo papà pure”. Gli ultimi libri, come questo, sono pubblicati da Carte scoperte.
Dunque un narratore per me tutto da scoprire. Da qui nascono grande interesse e grande curiosità.

luglio 11, 2010

J’aime le brouillard

di Blumy

J’aime le brouillard, tu le sais
Ses épaisseurs lumineuses
Ses taches de mort calme dans l’antre du jour

Et tu sais aussi que j’aime le brouillard parce qu’il ressemble
A ce regret qui est en moi
Entre l’heure et la mémoire
Quand j’ai la vertu de regarder ma mort
Les claires ruines et tout l’après
Où je n’aurai plus de structure
Où il n’y aura plus de langage, plus de formes même ombreuses
Plus d’arête aucune catégorie dans le vide
Aucun vide du vide
J’aime le brouillard de m’y faire réfléchir
S’il ressemble tant soi peu à ce destin défaisant mon heure
Dans le voeu de l’instant et du rien

(tiré du livre de poèmes “Les élégies de Yorick”)

Jacques Chessez

* * *

Amo la nebbia

Amo la nebbia, lo sai,
la sua densità luminosa
le sue chiazze di morte calma nell’antro del giorno

E sai anche che amo la nebbia perchè somiglia
a questo rimpianto che è in me
tra l’ora e la memoria
quando ho la virtù di guardare la mia morte
le chiare rovine e tutto il dopo
in cui non avrò più struttura
in cui non ci sarà più linguaggio, più forme anche ombrose
più sosta per nessuna categoria nel vuoto
nessun vuoto del vuoto
Amo la nebbia per il suo farmi riflettere
se somigli tanto o poco a questo destino che disfa la mia ora

nella promessa dell’istante e del nulla.

(tratto dalle ‘Elegie di Yorick’)

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luglio 10, 2010

Dialoghi con Nessuno – sulla poesia – Natalia Castaldi

di antonellapizzo

Beinecke Rare Book and Manuscript library - Yale University

Vedi, mio caro Nessuno,

Rose is a rose, is a rose, is a rose, diceva quella gran marpiona di Gertrude Stein … cosa credi volesse dire con questa semplice ripetizione di un significante sulla cosa referente?

che le cose sono quello che sono ed una rosa è solo una rosa, sembra volesse dire questo, sì, ma se strappi la parola “rosa” al suo ramo e la osservi come immagine foriera di significato, noterai subito che un’infinita gamma di interpretazioni e sensi, simultaneamente, dalla pronuncia del suo nome alla sua immagine vermiglia, andranno a ripescare i tuoi archetipi emotivi più nascosti, sussurrandoti menzogne su improbabili passioni, amori, dolori, sanguigni tormenti, etc.

luglio 9, 2010

Intervista alla scrittrice irpina Licia Giaquinto

di maria pina ciancio

a cura di Antonietta Gnerre

Licia Giaquinto è nata in Irpinia, dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Laureata in lingue, si è trasferita a Parigi, dove ha vissuto facendo diversi lavori. Oggi vive fra Bologna ed Amalfi.  Ha scritto poesie, testi teatrali, ha pubblicato racconti in diverse antologie e i romanzi : “ Fa così anche il lupo” Feltrinelli, 1993;  “ E’ successo così”  Teoria 2000 ; “ Cuore di Nebbia”  Flaccovio, 2007. Il 21 aprile 2010 è uscito il suo ultimo capolavoro “ La ianara” Adelphi.  Una scrittrice che  affascina con un linguaggio che avvolge il lettore in una magia cromatica. 

luglio 8, 2010

Il poeta e lo scrittore visti da José Saramago

di donatellarighi

 

Lo scrittore  e premio Nobel José Saramago è morto il 18 giugno scorso.
Un lutto che colpisce duramente non solo la letteratura portoghese ma la cultura in generale.
Il caso voleva che proprio in quei giorni stessi completando la lettura di  “I quaderni di Lanzarote”, il diario che lo scrittore ha tenuto per cinque anni dal 1993 al 1997, nel quale tratta di brevi momenti della sua vita quotidiana, ma pure, e soprattutto, di libri,  scrittura, filosofia, poesia, cultura…
Ed è in queste pagine, a tratti tenere e affettuose, a volte dure e caustiche nelle considerazioni, che ho trovato alcune  riflessioni sul poeta e sul ruolo dello scrittore.
Può essere utile proporle alla riflessione comune.

luglio 7, 2010

E ALLA FINE POI VI FU di Villa Dominica Balbinot

di Villa Dominica Balbinot

Alla fine poi vi fu,
quella macerazione,
con quei suoi deliquescenti eccessi…

Nella mente si sfaceva,
smoriva come in una prateria sommersa,
in quelle paludi dei cipressi,
nelle stagnanti acque.
Tutto era divenuto elusivamente grande,

luglio 5, 2010

Poesie di Ugo Magnanti

di luciannaargentino

 

oh lettere da svolgere fra i denti

come se stanchi

scendessimo dai monti

così ci accoglie dei poeti

il dire senza intenti.

luglio 4, 2010

Isola delle storie

di Blumy

Parole che si rincorrono per raccontare storie, autori esordienti da scoprire, scrittori affermati che si ha la curiosità e il piacere di ascoltare. Stessa isola, stesso luogo nascosto fra montagne antiche, stesso desiderio, mai sopito, di condividere una passione, quella per i libri e la letteratura, spesso vissuta come un piacere solitario.

luglio 3, 2010

Silvia Rosa: Di sole voci

di antonellapizzo

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Silvia Rosa, Di sole voci
Prefazione di Alessandra Pigliaru, Nota di Enzo Campi
Immagini fotografiche di Giusy Calia
Faloppio (CO), LietoColle Libri, 2010
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Prefazione

Poesia è, sì, lotta con la carne, relazione intima con essa
che dal peccato – “la follia del corpo” – conduce alla carità.
Carità, amore per la carne propria e altrui.

(Maria Zambrano)

È il martirio della lucidità ciò di cui si nutre il poeta, secondo Maria Zambrano. Quella contraddizione che non si vuole annientare bensì rendere visibile, come una cicatrice portata da un eterno innamorato. C’è una bellezza tutta da soffrire, nel giorno ghermito dall’ombra, in quel fare puntellato che si aggrappa all’esistere. C’è una bellezza dotata di senso, poi, ché a cercarla sembra difendersi dalla tempesta del mondo. Un modo speciale di r-esistere lo ha trovato Silvia Rosa nel suo esordio poetico che riferisce del tentativo inesauribile di rimanere appigliata a terrestri radici di senso / incerta nostalgia di un Altrove,

luglio 2, 2010

Ulisse di James Joyce, lettura

di Molesini

Questo qui parte alla ricerca di un padre, a suo tempo si faceva vendere una nave ma oggi è nella stanza degli uomini e discorre con loro prima di partire.

Non compra niente ma procederà per mare diverso fino al garbuglio dell’incontro. Saranno 24 ore secche, n’importa, lui ama discutere, è uomo di mondo, sa comportarsi e conosce le leggi dell’ospitalità. Del padre sapremo strada facendo, uno che prova a piazzare un articoletto sul giornale, uno buffo, ebreo, per ogni osteria frequentata ce lo ripeterà che è ebreo, di razza eletto, perseguitato.

luglio 1, 2010

“Come mi batte forte il tuo cuore” di Benedetta Tobagi

di gisy

Un inno all’amore e alla verità è quello che innalza  Benedetta Tobagi nel suo Come mi batte forte il tuo cuore Edizioni Einaudi.

 Dunque ci sei?

Dritto all’attimo ancora socchiuso?

La rete aveva solo un buco, e tu se proprio lì’

Non c’è fine al mi stupore, al mio tacere.

Ascolta

come mi batte forte il tuo cuore.

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