giugno 30, 2010
di Bartolomeo Di Monaco
Maggiani è lo straordinario autore de “Il coraggio del pettirosso”, il romanzo che vinse nello stesso anno di uscita, il 1995, il premio Viareggio e il premio Campiello. Tre premi, li vincerà anche con il romanzo del 2005 “Il viaggiatore notturno”: il premio Strega, il premio Hemingway, il premio della Maiella.
Un narratore che, in una conferenza a Lucca, disse di sé di sentirsi un raccontatore nato, capace di narrare su tutto, cresciuto com’è alla scuola del nonno.
E infatti del narratore ha la curiosità, la facilità del comunicare, lo svolgimento quieto di chi ha tutto il tempo per farlo.
Questo romanzo mi ha incuriosito perché è ambientato in Garfagnana, quella terra splendida ed aspra ad un tempo che ha trovato nel nativo Vincenzo Pardini il suo più alto cantore. Maggiani vi ha abitato per qualche tempo. Da ciò l’interesse, mio ed immagino anche del lettore, a conoscere la sua reazione davanti ad un paesaggio e ad un ambiente dal fascino indiscutibile, insieme primitivo e misterioso.
L’incipit è un omaggio alla sacralità della scrittura. Maggiani ne conosce misticismo e profezia. Come se si segnasse con la croce. Poi va, e ci immerge nella sua avventura.
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giugno 29, 2010
di maria pina ciancio

Finiguerra Assunta – “FANFARIJE”
ISBN: 978-88-7848-581-5
Prezzo: €15,00
Anno: 2010
PAGG 200 78 inediti, Rescidde e Solije
…si tratta di qualcosa di più disperante e travolgente d’una passione carnale: sono gridi dal fondo di un pozzo senza uscite, sono lamenti a volte imploranti a volte blasfemi spesso autoflagellanti di chi è faccia a faccia con la morte. … una specie di premonizione apocalittica non meno struggente….
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giugno 27, 2010
di maria pina ciancio

C’È . . .
C’è tanfu di morti e scrusciu di guerra.
C’è in giru arrè pi st’Europa lasca
crozzi abbirmati cu li manu a l’aria.
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giugno 25, 2010
di Sara Ferraglia

(Albrecht Dürer (German, 1471-1528), Sechs Kissen (Six Pillows), 1493, ink on paper, 276 x 202 cm.)
Terre di mezzo
Siamo spiriti sospesi
nelle terre di mezzo
Non più carne,
aria non ancora
Siamo ricordi appesi
ai chiodi della mente
Qualcuno, fune sfilacciata
resistente allo strappo,
si aggroviglia caparbio
alla vita, insistentemente
Altri, polvere di parola,
sostano sugli oggetti cari
Brevemente,
nell’attesa del cencio
che li spazza via.
Lasciateci così.
Senza umida terra
né sigillo in cemento.
Sospesi, liberi nel tempo.
Sara Ferraglia
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giugno 23, 2010
di gisy

Un sapore acre nel palato: questa la sensazione che provo dopo l’ultima pagina di Acciaio di Silvia Avallone, Edizioni Rizzoli, il romanzo sostenuto da un battage pubblicitario intenso e da una fascetta di copertina che definisce l’autrice una nuova straordinaria scrittrice italiana. Che la Avallone sia una scrittrice non c’è dubbio: riesce a tenere avvinto il lettore alle sue pagine, intreccia con perizia le (dis)avventure dei personaggi, ne penetra i turbamenti e i drammi, sfiora toni epici nel racconto della morte bianca, usa un lessico che va dal triviale al sublime (mi ha colpito nella descrizione di Francesca l’espressione lucore lattile che ricorda D’Annunzio).
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giugno 22, 2010
di antonellapizzo

La liberté guidant le peuple©Gerard Rancinan
Ho una casa in affitto
alla sabbia.
Tutto intorno scava il mare
i muri stanno su per un miracolo
affine alla sindone
- scompaiono, riappaiono-
devi crederci di trovarli ancora
quando si torna
e, persino, li desideri.
*
Qui, con i miei quattro libri
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giugno 21, 2010
di luciannaargentino
Mercoledì 23 giugno 2010, ore 18.00
Auditorium dell’Umanitaria
ingresso da via San Barnaba 48 – Milano
Ciclo “A tu per tu con l’Autore”
Da “Selected poems” a “China”:
il cammino poetico di Maria Pia Quintavalla
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giugno 20, 2010
di maria pina ciancio

So di mio padre, me di Marina Minet
Prima edizione, giugno 2010
©ClepsydraEdizioni
(collana e-book di poesia a cura di Sebastiano Aglieco, Federico Federici, Annamaria Ferramosca, Abele Longo, Ivano Mugnaini Daniela Raimondi, Anila Resuli)
“Un grano di rubino”, così complesso e prezioso, così singolare è il tema di questa raccolta di Marina Minet, una poetessa che certo arrotonda le immagini in versi semplici, scorrevoli come fossero naturali. La raccolta, divisa in due parti, nella prima prima “Tenere rovine”
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giugno 19, 2010
di antonellapizzo

L’ANTICAMERA DELL’IMPOSSIBILE.
(Anche le nuvole fanno la coda)
Nel cielo quelle nuvole
reclutano e disegnano
pensieri
mai detti, forse,
o appena appena pensati,
forse, appena appena
pronunciati
con la balbuzie
timida ed introversa
degli uomini di buona creanza.
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Pubblicato in: Costantino Simonelli, Poesia |
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giugno 18, 2010
di viadellebelledonne
“Don Giovanni, quinto del nome nella successione dei re, andrà questa notte in camera di sua moglie, donna Maria Anna Giuseppa, che è giunta da più di due anni dall’Austria per dare infanti alla corona portoghese e fino a oggi non ce l’ha fatta a ingravidare. Già si mormora a corte , dentro e fuori del palazzo, che la regina probabilmente ha il grembo sterile, insinuazione molto ben difesa da orecchie e bocche delatrici e che solo tra intimi si confida: che la colpa ricada sul re, neppure pensarlo,
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giugno 18, 2010
di luciannaargentino
E’ con molto piacere che segnalo ai lettori e alle lettrici di Viadellebelledonne, la recente pubblicazione per le Edizioni Il Labirinto di un prezioso libretto “Sull’indolenza e altre odi” di John Keats, nella bella e precisa traduzione di Francesco Dalessandro.
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giugno 17, 2010
di viadellebelledonne

CORPO-SPAZIO-TEMPO si propone come estensione del corpo, ed è costituita dall’unione di vari componenti (suoni, immagini ed oggetti) disposti tra spazio-tempo (memoria), un ambiente composto da più elementi, tra presenza ed assenza del corpo stesso attraverso l’utilizzo del video che sottolinea l’assenza reale del corpo, ma la presenza virtuale di un corpo (un corpo generico dell’artista o dello spettatore). Un corpo tra presenza-assenza e identità-apparenza, superficie, specchio. continua qui
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giugno 16, 2010
di antonellapizzo

Ve lo vedete Giacomo
con la gobbetta e il frac
che sale sul palco tremulo e l’infinito recita?
Oppure attacca stante con la sua Silvia morta
con gli occhi fuggitivi e che più non rimembra?
Sale sul palco e zoppica, inciampa nell’impiantito e cade
tenta una rimonta inutile
afferra l’altoparlante e il mix
ma caracolla e frana
andandosi a scontrare con il sembiante
(che sempre fuggitivo è ma a lui lampeggia)
della sua amata Aspasia.
Così rifugge egli
fugge da quella calca
si asconde dietro un telo
giurando al solitario passero
che mai più sarà presente
a queste gare nuove che i giovani poeti
sogliono chiamare slam.
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giugno 16, 2010
di marinaraccanelli

maggio semina i prati
di raso in stracci squillanti – papaveri
foglie di follia sgusciata dal buio
penetrate nell’anima
hanno succhiato l’inverno,
forato cumuli, sterpaglie, le retrovie
dei treni squallidi, campi felici
pettinati in larghe onde di attesa
laghi d’erba giovane, il mais
non ancora spuntato
tempio di fumo dopo la pioggia
un respiro di flauto rauco
Pubblicato in: Marina Raccanelli, Poesia |
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giugno 15, 2010
di antonellapizzo
Riceviamo da viadepoeti e volentieri segnaliamo:
PAROLE IN CIRCOLO !
Rassegna Poetico / Letteraria, Performativa e Multimediale
Intervieni come Autore ed Artista, Sostienici come Spettatore !
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giugno 15, 2010
di Bartolomeo Di Monaco
Marco Valerio Editore, 2010
A distanza di un anno dal bel romanzo “Confessioni di un evirato cantore” esce con l’editore Marco Valerio di Torino questo libro che ha a che fare ancora con la musica, e il lettore si aspetta dal suo autore – nato a Rho nel 1964, vive e lavora a Ventimiglia – un esito altrettanto felice. Vediamo.
Il direttore d’orchestra Enrico Liverani è un uomo solo che patisce la solitudine ed è stanco del proprio lavoro. Deve andare in onda l’ultimo atto della Traviata ed egli è rinchiuso nel suo camerino, assediato dai pensieri. Ci troviamo a Salisburgo.
Un incipit molto bello ed efficace ci trascina da subito nel mondo della musica lirica. Passo per passo, in compagnia delle emozioni. Maccapani ha una scrittura suadente, limpida, con una intrinseca vocazione musicale. Scorre come uno spartito.
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giugno 14, 2010
di Blumy
ALESSANDRA PAGANARDI – FRONTIERE APPARENTI, PUNTOACAPO EDITRICE 2009
In questa silloge di Alessandra Paganardi, vincitrice del “Premio Astrolabio” 2008, la parola poetica coincide con l’approssimarsi dello sguardo e del pensiero alla realtà circostante per coglierne il moto segreto, quel destino a cui è chiamata e che in qualche modo ci chiama, in quanto noi stessi ne facciamo parte.
Ciò nasce da un’esigenza di consapevolezza, da un desiderio di conoscenza che scaturisce non solo dall’interrogazione del limite e della finitezza, ma anche dalla volontà (o dalla necessità) di
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giugno 13, 2010
di Sara Ferraglia

Non tutte le città hanno il fascino di Parigi.
Non tutti coloro che osservano una città dall’alto hanno la sensibilità di vedere non solo tetti.
Fabrice Moireau e Carl Norac in “ Tetti di Parigi” , l’uno con i tratti delicati dei suoi acquerelli, l’altro con i suoi testi e le sue poesie, offrono un’insolita prospettiva della città.
Come in una film d’animazione, le case respirano dal tetto, la neve esita a posarsi quasi per paura di non rispettare l’ondulazione delle cose, la Senna “si stira come un gatto su un letto”.
Appaiono improvvisamente, come dal nulla, il camminatore sui tetti, i poeti nelle loro mansarde, il popolo dei colori.
Viene naturale sfogliare le pagine del libro con delicatezza, quasi con il timore che il tocco dei polpastrelli possa stingere tutta quella vita sui tetti e fra i tetti .
In realtà ciò che rimane sulla dita, come polvere colorata e impalpabile, è la sensazione di aver compiuto un viaggio esclusivo , un volo sulla città, con la voce fuori campo della Poesia che ci fa da guida .
( Sara Ferraglia)
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giugno 13, 2010
di antonellapizzo
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giugno 12, 2010
di antonellapizzo

Prefazione di Francesco Marotta
Una poetica dell’incontro
La cifra peculiare della scrittura poetica di Domenico Lombardini, il filo rosso che unisce in una trama unitaria le varie tappe del suo ancora breve ma già significativo percorso, condotto sempre con profonda discrezione e rigorosa attenzione ai presupposti e ai risvolti teorici del lavoro in fieri, è da ricercarsi nella presa d’atto dello snodo traumatico che la nostra epoca rappresenta, tanto sul piano etico che su quello culturale ed estetico, e nella piena consapevolezza, da cui la sua ricerca in gran parte si origina e si dispiega, che sia possibile trovare un punto di sintesi tra il rigore, le ragioni e la semplificazione ordinatrice tipica della scienza, e l’insondabile, ontologica, metamorfica refrattarietà che l’arte, in modo particolare la poesia, apparentemente le oppone.
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Pubblicato in: Domenico Lombardini, Francesco Marotta, Poesia, Recensioni e note di lettura |
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