“Lustrante d’acqua” a Milano
“Rime di rabbia” – Bruno Tognolini
( Edito da Salani, marzo 2010 )
Ho sotto gli occhi queste strofe di Bruno Tognolini, il suo libro “Rime di rabbia”, cinquanta invettive per le rabbie di tutti i giorni, è uscito oggi. Questa s’intitola «Scongiuro contro il nazismo futuro». Racconta quello che abbiamo insegnato ai nostri figli, e finisce così:
«Non c’è bisogno di indovini
per sapere che arriverà il futuro
Speriamo che la rabbia dei bambini
non ci presenti un conto troppo duro».
oggi in frigo mele non ne ho
Dopo le cassatelle di ricotta, le impanate d’agnello, le uova di pasqua, le colombe e tutto il contorno luculliano del pranzo pasquale ho desiderio solo di una cosa: mangiare a pranzo una MELA, ma oggi in frigo mele non ne ho, accorrono in mio aiuto i poeti (e poi dicono che i poeti non servono a nulla)

Angelo Maria Ripellino - Una poesia da “Lo spendido violino verde”
A
Amo la mela,
la gelida mela, l’angelica
mela compatta,
che mordi con boccuccia azzeccosa,
la pingue povera mela,
che sotto i tuoi denti si sgretola,
creta di frane e di tane giallastre,
Passio Mors Resurrectio
Alberi tutti, sospendete la gloria
del verde, la tenerezza delle gemme
dischiuse e spingete i vostri rami
al cielo, in preghiera, a scongiurare
il Padre, che risparmi a suo Figlio
il fiele dei tormenti.
una fiaba di Hans Christian Andersen (Odense, 2 aprile 1805 – Copenaghen, 4 agosto 1875)
Hans Christian Andersen
fotografato da Thora Hallager
Fonte: Odense Bys Museer
(da Wikipedia)
***
Il bambino cattivo
‘era una volta un vecchio poeta, proprio un buon vecchio poeta. Una sera che era in casa, venne un tempo bruttissimo, la pioggia scendeva a scroscio, ma il vecchio poeta stava bene al caldo vicino alla stufa, dove la legna bruciava e le mele cuocevano.
«Saranno proprio fradici quei poveretti che si trovano fuori adesso!» disse, perché era proprio un buon poeta.
«Oh, apritemi! Sto congelando e sono bagnato fradicio!» gridò un bambinetto che si trovava fuori. Piangeva e bussava alla porta, mentre la pioggia continuava a cadere e il vento soffiava contro le finestre.
Marco Buttafuoco: Riccardo Bertani,Il contadino amante di Tolstoj che studia gli idiomi delle steppe
Ogni notte, da decenni, un uomo che ha oggi ottant’ anni, si alza alle tre e resta seduto ad una scrivania fino alle nove della mattina. Studia e scrive di lingue remote, elabora dizionari di sconosciuti idiomi delle steppe siberiane, racconta fiabe e tradizioni della campagna reggiana come delle grandi pianure asiatiche, traduce poemi epici di sperdute popolazioni nomadi dell’ Asia centrale, redige saggi di glottologia comparata e di medicina naturale. Poi, terminato questo lavoro, Riccardo Bertani esce dalla sua casa di Caprara, nel comune di Campegine, fra Parma e Reggio Emilia, dove vive da solo dopo la morte della madre e attende al suo pezzo di terra, al suo allevamento di capre.
“ Ufficialmente sarei un contadino, ma ho sempre sognato troppo per esserlo veramente. Ho sempre e solo prodotto quel tanto che mi bastava per vivere e per poter acquistare i libri. . Già da ragazzo la mia mente vagava troppo lontano. Sognavo la Russia e le sue pianure sconfinate e leggevo tutti i libri russi che mi capitavano a portata di mano . Così in qualche giorno di caligine, mi sembrava di scorgere verso il cupo nord le carovane dei deportati in Siberia, della cui epopea avevo letto nei romanzi di Dostojevskj. In certe giornate di vento mi sembrava di essere fra le bande dei ribelli di Pugaciov, raccontate da Puskin. La mia era una famiglia di comunisti ( Il padre Albino, fu nominato sindaco dal CLN, I Cervi erano amici di famiglia ) e la biblioteca della sezione del PCI, di Campegine era piena di opere di letteratura russa. Ben presto lessi tutto quello che si poteva leggere sul quel grande paese, compresa la Storia del Partito Comunista (Bolscevico) dell’ URSS di Stalin. Così un giorno decisi di acquistare una grammatica ed un dizionario In poche settimane ero in grado di leggere tranquillamente il russo. ”
Donne senza uomini di Shirin Neshat
DONNE SENZA UOMINI
Regia: Shirin Neshat
Cast: Pegah Feridon, Shabnam Tolouei, Orsi Tóth, Arita Shahrzad
Nazione: Germania
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Chi ama il cinema può comprendere l’emozione che si prova quando si incappa in un film che presenta una forte connotazione emotiva e al contempo si offre con immagini piene, cariche, attraverso una narrazione onirica e simbolica che diventa una sfida per lo spettatore.
In “Donne senza uomini” non c’è spazio per la banalità e la superficialità. È un film che tratta la realtà ma la elabora offrendola sotto forma di metafore, in un andirivieni continuo tra il reale e il fantastico.














