La Casa Viola di Marco Scalabrino

di antonellapizzo

La Casa Viola – Edizioni del Calatino

Marco Scalabrino

(in copertina una particolare immagine ad opera di Ester Scalabrino, presumibilmente la figlia del poeta che abita anch’essa nella casa viola)

La casa viola è la quarta raccolta del poeta trapanese Marco Scalabrino. Si tratta di una raccolta di circa trenta brevi poesie in siciliano con traduzioni in altre lingue, il brasiliano, il corso, il francese, l’italiano, lo scozzese, lo spagnolo, ad opera di traduttori e poeti quali Adelaide Petters Lessa, Alba Olmi, Nelson Hoffmann, Ghjacunu Thiers, Monique Baccelli, Hèdi Bouraoui, Tony Di Pietro, J. Derrick McClure, Margherita Feliciano, Enzo Bonventre, Flora Restivo e Maria Pia Vigilio, come a voler testimoniare che il siciliano si può a diritto collocare nel panorama linguistico mondiale, che il siciliano è lingua e non dialetto, che l’opera è corale e quindi universale. Le poesie di Scalabrino si discostano dalla poesia siciliana tradizionale, tutta rivolta al tempo che fu, alla nostalgia del passato, con facili rime e facile metrica, giacché il poeta usa un linguaggio asciutto ma non privo di musicalità, un linguaggio scarno ma non per questo privo di significato, anzi ogni parola pare scelta con cura e caricata di senso. Un linguaggio moderno quasi da poesia sperimentale che però certamente non disdegna le forme tipiche della lingua siciliana come la reiterazione delle parole per affermarne il significato (es. paru paru, jusu jusu). (riflessione: il poeta siciliano tradizionale indugia nelle rime in ia e au e nel gna gne bla, il siculo doc però parla poco e dice molto, anzi a volte per dire non ha bisogno neppure di parlare). Non mi pare che siano molti in giro i poeti che scrivono in siciliano a fare sperimentazione e ricerca, in questo momento mi viene in mente solo la Restivo sia per l’asciuttezza dei versi e per il peso della parola. Il poeta pare ci inviti  a misurare le parole, come a voler esorcizzare il frastuono in cui sono immersi gli uomini di oggi, il blablabla generale. Lui si fa carico di questo peso, di questo frastuono che lo attraversa e ci invita così a non averne paura (il poeta come agnello sacrificale? il poeta come parafulmine? il poeta come catalizzatore?). A chi vuole approfondire consiglio la lettura della bella e articolata prefazione di Flora Restivo alla quale è dedicata “Battaria” – “Frastuono”, la poesia che qui propongo, che termina con “nun vi spagnati” – “ non abbiate paura” , assieme a “La casa viola”  poesia che dà il titolo a questa particolare raccolta

La casa viola

Staiu
na casa
cu li naschi viola.

Stulani
a conza
di collamitina.

E lampi
e trona
pi viviruni.

La casa viola

Abito
una casa
con le narici viola.

Inquilini
a prova
di colla d’amido.

E lampi
e tuoni
in terrazza.

Trad. Maria Pia Virgilio

The purple house

I live
a house
with purple nostrils.

Tenants
stiffed
with corn starch.

And lightnings
and thunders
in the terrace.

Trad. Tony Di Pietro

Battaria

(A Flora Restivo)

Avissivu a sentiri battaria stanotti

è sulu l’universu
nna tuttu lu so pisu
chi di ncapu a li mei spaddi
ca tramusciu d’ossa
e sangu e lastimi
paru paru
jusu jusu
nzina a li pedi
scinni
e nesci
e munciuniatu
di li visciri di la terra
subissa

nun vi spagnati.

Frastuono

Se doveste sentire frastuono stanotte

è solamente l’universo
in tutto il suo peso
che attraverso me
con sconquasso di ossa
e sangue e spasmi
per intero
giù giù
sino ai miei piedi
scende
ed erompe
e sprofondo
sgretolato
nelle viscere della terra

non state a preoccuparvi.

Trad. di Maria Pia Virgilio

24 Responses to “La Casa Viola di Marco Scalabrino”

  1. GRAZIE sempre ad Antonella Pizzo e a VDBD per la loro gradita attenzione. A tutte/i un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  2. grazie a te e in bocca al lupo per questo tuo nuovo lavoro. ciao antonella

  3. Sto leggendo la raccolta, gustandomi ogni lirica con calma. Molto bello il gioco di specchi linguistici in cui i versi si riflettono acquistando suoni, suggestioni e sfumature diversi nel passaggio da un codice all’altro. Di solito le liriche sono brevi ma si stagliano sulla pagina con forza lapidaria, come se fossero l’estremo frutto di una lunga meditazione interiore.
    Per ora posso dire solo questo, a metà circa del bel volumetto, molto curato e originale anche nella veste grafica.
    Gisella

  4. mi associo volentieri a quanto hanno commentato Antonella e Gisella con la loro bravura. Anch’io sto leggendo- e godendomi con calma- il bel libro di Scalabrino che continua a sottolineare l’importanza e il valore di lingua non isolata seppure nata su un’isola, del siciliano. Così facendo ne allarga i confini, oltrepassa frontiere non solo geografiche.
    Ho appena letto da qualche parte che il siciliano (l’uomo) è tragico e che porta il senso della morte come una spina sottopelle. Questa affermazione è condivisa da voisiciliani? Mi rivolgo in particolare a Marco e ad Antonella che sono interamente siciliani( e non come me che lo sono per metà).
    un abbraccio
    lucetta

  5. Stupendo questo universo che scivolando addosso da capo a piedi se ne va nelle viscere della terra.
    Letto in italiano è …rumore, al contrario, letto in siciliano è…musica, come avviene per pochi dialetti, fra cui proprio il siciliano.
    “Scinni e nesci”…
    Armonicamente…

    Sara

  6. un libro molto bello a cominciare dalla copertina e dal retro copertina, una fantasmagoria di parole in diverse lingue. Marco è bravissimo e si avvale di un team di amici-traduttori eccellenti.

  7. E’ nota la sperimentazione di scrittura poetica a quattro mani, nella quale due poeti si intersecano o si avvicendano scrivendo versi più o meno collegati a quelli dell’autore precedente, in un gioco di parole che può apparire forzato, ma che stimola doppiamente la creatività poetica di ciascuno. Oppure, è anche noto il fenomeno dei cantori a braccio delle terre marsicane, ad esempio, che si esibivano nelle feste paesane e nelle taverne, declamando versi improvvisati attinenti al vino o ad altri argomenti del folclore locale.
    In questo scenario sembra collocarsi la poesia di Marco Scalabrino, divenuta ormai universale, in quanto espressa, per l’appunto, a più voci. In questo caso le voci non sono quelle di altri poeti che continuano il canto precedente, ma sono voci di bravi ed esperti traduttori – poeti anche loro – che interpretano i versi originali in vernacolo siciliano di Marco Scalabrino in altre lingue: italiano, brasiliano, inglese, francese, spagnolo, scozzese e perfino còrso. Non è nuovo, il nostro valente poeta siciliano, a questo suo moltiplicarsi in altre lingue, come se volesse, e giustamente!, prolungare il suo dire poetico calandolo nelle realtà sociali ed umane di altre culture e situazioni storiche. Ricordiamo infatti un suo precedente lavoro, “Canzuna di vita, di morti, d’amuri”, in cui il poeta trapanese affida le sue liriche anche ad altre espressività linguistiche.
    Non a torto potremo quindi dire che Marco Scalabrino scrive, e scriverà, le sue poesie, in un contesto allargato e, oserei dire, globalizzato, volendo utilizzare un termine che ormai fa parte del nostro patrimonio socio-linguistico; è evidente infatti che se, da una parte, il nostro bravo autore non può fare a meno di esprimersi così “coralmente” in un plurilinguaggio che accentua, sottolinea e rimarca quanto ha da dire, come una figura riflessa da tanti specchi, è anche vero che egli attua un’operazione assai nobile e valida umanamente e socialmente, perché tende all’unificazione del sentimento poetico, nel senso che il sentire e il frequentare poesia, in tutti i popoli, è analogo e rende consapevolmente, o inconsapevolmente, “fratelli” nell’arte. E poi, con questa sua “pluripoesia”, che in quest’ultimo libro appare ancora più ricca ed estesa, grazie come dicevamo all’ottima traduzione di co-autori di rilievo nel panorama letterario siciliano e nazionale, come ad esempio Enzo Bonventre e Flora Restivo (che è anche l’autrice della prefazione), Marco Scalabrino vivifica e internazionalizza, se vogliamo, la lingua siciliana, ed è ancora questa un’altra operazione degna di encomio! E cioè, la poesia siciliana non resta relegata in un cassetto regionale, non è incasellata in un mero fenomeno linguistico locale e storico del momento, bensì varca la soglia di casa e si libra, come è giusto, nei cieli internazionali!
    Venendo ora al contenuto, si osserva, nelle poesie di Marco Scalabrino di questa sua ultima raccolta, un progressivo liberarsi di appesantimenti e di scorie ridondanti. La sua poesia è divenuta ancora più fluida ed immediata, basandosi su flashes di situazioni e di vita quotidiana che sorpendono il lettore, inducendolo ad ulteriori e più approfondite riflessioni. Il magico e sapiente uso del termine e il verso quanto mai breve – uno sparo, o un tiro di pallone! – rendono il messaggio intrinseco più immediato, che poi dilaga nel cuore e nella mente del lettore per una fruizione più ricca. Originale, ad esempio, la poesia “Palluni”: “Ha’ cafuddari pidati nta un palluni (Debbo tirare calci ad un pallone)”, in cui lo stesso verso si ripete uguale per sette volte, come per indicare l’insistenza, la rabbia, la risolutezza nell’affrontare la vita, con una metafora di grande effetto.
    Ma dobbiamo dire che Marco Scalabrino non è chiuso nella sua calda Sicilia e la sua poesia non si è certo fermata qui. Il suo valore di poeta, traduttore egli stesso di pregevoli scrittori d’oltreoceano, come l’Hoffmann, legato alla sua terra ma anche, e molto, alle linee di pensiero poetico internazionali, si evidenzia continuamente e vieppiù rilevante, prezioso. Un poeta di grande spessore, che la Sicilia, e l’Italia letteraria, deve tenere in grande considerazione.

    Giuseppe Vetromile

  8. Il fatto che Marco Scalabrino sia presente con la “Casa Viola”, suo ultimo lavoro poetico, contemporaneamente, su due blog, non può che avvalorare l’ importanza del suo impegno in ambito culturale, linguistico e letterario. Mi arricchisco di strumenti interpretativi e di sensazioni estetiche leggendo i vari commenti…per questo ringrazio tutti e, in particolare, Antonella Pizzo. Penso che la poesia dialettale sia un grande valore, non periferico, ma universale e condivisibile, soprattutto quando, come in questo caso, unisce il “globale” al “locale” in un sentire che accomuna, in una sintesi sublime.

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

    http://www.neobar.wordpress.com

  9. Coi suoi versi Marco ancora una volta ci insegna che il Siciliano e una lingua e la usa come epicentro da dove fa sgorgare le sue traduzioni internazionali. Della bravura di Marco e necessario riconoscere che i versi sono succinti ma altrettanto esplosive sono le immagini che questi creano nel lettore.

  10. I migliori auguri all’amico Marco per questa nuova fatica letteraria. Sto gustando il prezioso volumetto con calma, quasi con la paura che finisca in fretta

    Salvo Zappulla

  11. Ho letto la recensione.
    Vedo che ti stimano moltissimo.
    Bravo !
    A presto
    Michelangelo

  12. Come ti dicevo,complimenti.
    Spero che presto potremo rivederci.
    Michelangelo

  13. Ringrazio per i loro interventi Maria Gisella Catuogno, Lucetta Frisa (il senso del tragico, della morte, credo che sia sempre fortemente presente, ma altrettanto forte è la voglia di godersi la vita), Sara Ferraglia (alla quale, se mi comunicherà il suo indirizzo, sarò lieto di inviare il mio libro: marco.scalabrino@alice.it), Blumy, Giuseppe Vetromile, Tony Di Pietro (che ha tradotto mirabilmente in Inglese i miei testi), Salvo Zappulla e Michelangelo Cammarata. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  14. Questo nuovo volume di poesie di Marco Scalabrino, “La casa viola” (bel titolo – e bella copertina e quarta di copertina, per quel che riguarda un “oggetto libro” davvero ben fatto), mi ha attratto in modo particolare, non solo per la ritrovata polifonia relativa alla presenza di traduzioni in più lingue, ma anche per la notevole ricerca – riuscitissima – di spazi ancor più vasti. Una ulteriore conferma d’una poesia di alta qualità, quella di Marco Scalabrino, al quale vanno tutti i miei complimenti.
    I versi de “La casa viola” mutano forma, tematiche, timbri, ampliandosi, con fortunata voluttà poetica, dal lirismo alla prosa quotidiana, all’invettiva, tra episodi onirici o versi che esprimono terrestri carnalità, attraverso felici funambolismi, fino a giungere anche al verso sapienziale, con spostamenti insomma in territori multiformi – dallo spazio dell’incorrotta dimora intima, personale, fino all’àmbito collettivo, profondamente degradato.
    Ed è inoltre di grande impatto, per gli occhi e per il cuore, la ricerca di sperimentalismi grafici e linguistici, che fluttuano dal linguaggio informatico alla parola che diviene “cosa” (“Ma quei quattro gradini”, per esempio, che diventano graficamente “gradini” di parole, oppure “.Punto. .nero./.a. .centro./.di. .pagina.”), sino alla parola che si legge solo se censurata, come nei versi di “Impalcatura” (una poesia che mi ha molto emozionato) dove ogni parola (compreso il titolo, che per mia incapacità con la tastiera non so “cancellare”…) è “cancellata” da una riga censoria – denuncia feroce d’una zona oscura della nostra vita nazionale, le cosiddette “morti bianche”.
    Nomino alcune poesie, tra le tante, che mi sono rimaste più nel cuore (una sensazione immediata: probabilmente ad una ulteriore lettura citerei altri titoli): Sei tornata, La casa viola, Ladro, Scarpe, Frastuono, Imbattermi nel silenzio, Nell’aldilà.
    P. S. Ho fatto rifermento a titoli e versi nella traduzione in italiano, dall’originale in siciliano.

  15. Correggo un refuso, nel penultimo rigo:
    rifermento = riferimento

  16. Ringrazio Subhaga Gaetano Failla per il suo generoso commento, Marco Scalabrino.

  17. Che dire? Ringrazio Antonella e Pino Vetromile per le belle parole che spendono nei miei confronti e Marco che mi ha dato, col suo lavoro, l’opportunità di esprimere ciò che penso al riguardo di una poesia che sia tale, senza altri aggettivi da aggiungere per aprire la gabbia del dialetto al mondo.
    Dopo avere scritto un intervento di circa venti pagine, capirete tutti come mi renderei pesante se aggiungessi anche una virgola. Permettetemi, comunque di esprimere la mia gioia nel constatare come ci sia condivisione e forte apprezzamento per il lavoro di Marco Scalabrino, poeta e amico carissimo. Sì, credo di poterlo dire con piacere: la copertina è opera di Ester, la sua splendida bambina.
    Un caro saluto a tutti.

  18. Carissima Flora, amica e “complice” preziosa di tutte le mie avventure letterarie, a te un pubblico GRAZIE e un abbraccio, Marco.

  19. sono contenta per questi commenti per marco, li merita! Flora la tua presentazione è molto succosa :-) specialmente quando metti fra parentesi. ciao antonella

  20. Come direbbe Celentano:” Eh, sei forte, Antonella!”
    Allora, W le parentesi!
    Con affetto.
    Flora

  21. E’ facile rilevare che la nuova silloge di poesie siciliane, “La casa viola”, corre sulla stessa linea stilistica delle tre precedenti raccolte di Marco Scalabrino, sia per quanto riguarda i contenuti, sia per le scelte lessicali e metrico-ritmiche. Essa conferma ed esalta gli interessanti esiti artistici già conseguiti dalle sue liriche. Ancora una volta, e forse più, si nota quel suo giostrare e lottare con le parole, con i sintagmi ridotti all’essenziale, in una sorta di rarefazione del linguaggio, che, nella sua asciuttezza referenziale, è peraltro pregnante di connotazioni, che implicano coinvolgenti suggestioni, evocatrici di immagini e significati forti. Dalle ardite metafore e dalle anafore inusuali emergono, ad una attenta lettura, i suoi sentimenti di poeta ricco di umana sensibilità, nella sua personale condizione esistenziale e nel rapporto con la società che lo circonda: una società che, partendo dall’estremo lembo occidentale della Sicilia, si allarga a dismisura, chiamata a condividere pensieri ed emozioni dell’Artista attraverso le traduzioni delle poesie in Italiano e in diverse lingue straniere.
    Flora Restivo, anche lei poeta di lingua siciliana e trapanese, nella sua interessante prefazione, prima di passare a più puntuali considerazioni, così sintetizza gli stati d’animo del lettore nell’impatto con le poesie di Marco Scalabrino:
    «Apri, leggi, ti senti intrigato, prosegui, entri in un mondo saturo di sensazioni, emozioni, echi interni, visioni, paure, realtà che ti lambiscono, impegnano, coinvolgono, ne percepisci le vibrazioni e lo ami; oppure apri, leggi, non ti ritrovi, ti si rizzano i capelli, tuoni, fulmini, le miricae in subbuglio, chiudi il libro e mai più lo riaprirai per non subirne il contagio».
    E’ vero: “La casa viola” è un libro coinvolgente e sconvolgente. Ma proprio per questo, se ami la poesia, vorrai riaprirlo più e più volte, per penetrare nell’anima profonda della PAROLA ed acquisirne sempre nuove affascinanti impressioni.
    Francesco Leone

  22. Ringrazio sentitamente Francesco Leone per il suo generoso e gradito commento. A lui e a tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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