La prima Eucarestia


 

La prima Eucarestia

( Racconto con restrizioni linguistiche)

Nell’afosa penombra della chiesa, la piccola Annalisa, alta, magra, segaligna, seduta sopra una panca della navata destra, prega nell’ attesa della sua prima Eucarestia.
Sulla testa ha una trina traforata bianca.
La lunga tunica immacolata sfiora la vecchia mattonella a losanga.Mamma Clarissa nella fila opposta, alla sua sinistra, la osserva.
La scena ricorda a Clarissa un’altra scena, una bimba annoiata alla Messa festiva abbracciata alla colonna. All’alzata dell’ostia, appena la campanella argentata suonava, giocava, saltava da una mattonella all’altra, lasciava quella bianca, spostava la gamba sulla nera. Un’occhiata della mamma la bloccava. All’epoca Clarissa era una bambina piccola, ma vispa. Uscita da scuola inforcava la bicicletta. Giocava, immaginava, parlava da sola, pedalava, prendeva una strada sterrata , andava nella campagna.
Arrivata alla sua zona preferita, scendeva, passeggiava tra l’erba, guardava incantata la natura. La sera, coricata nella sua brandina, leggeva una novella. La fantasia viaggiava. La lettura rappresentava una sosta alla sua continua attività motoria.
Inizia La Santa Messa : antifona , colletta, prima lettura, seconda lettura.
Clarissa ricolloca la bambina nella memoria, nell’area della sua infanzia.
Ascolta attenta l’Omelia:
“Carissima Annalisa, l’Eucarestia, vita della nostra vita, formata dalla stessa sostanza paterna guida la Chiesa pellegrina sulla terra. Celebra, Annalisa, l’Eucarestia, ascolta la Parola. Essa porta la salvezza, insegna la misericordia, l’umiltà, la fraternità, allontana la meschinità, la malignità, la maldicenza. L’anima priva della Parola Sacra sarà terra arida, arsa, ma la via indicata dalla Parola porterà gioia immensa nella tua vita, allora la Sacra Scrittura consolerà nella giornata penosa, sarà la fortezza della tua vita.
Rammenta! Dalla prima domenica della Quaresima alla festa della Santissima Trinità pratica la penitenza, purifica l’anima, affidala alla Madonna.
Nella difficoltà, invocala, sarà la tua guida, solleverà la fatica quotidiana.
A scuola, a casa cammina nella carità guidata da Maria Santissima, la ricompensa sarà la felicità eterna.”
Terminata la predica l’assemblea silenziosa medita la parola ascoltata.
La cerimonia continua, Annalisa composta sembra ignara dell’afa. Fa tenerezza.
Clarissa la guarda commossa: una lacrima scivola sulla gota appena cosparsa dalla cipria.
Annalisa, la sua primogenita era nata prima della data prevista dall’ostetrica .
Era minuta. Uscita dalla clinica, a casa , Clarissa aveva addirittura paura a toglierla dalla culla, ad abbracciarla. Una volta la maternità veniva condivisa: la mamma seguiva la figlia incinta, vigilava sulla gravidanza, la vicina era pronta a aiutarla.
La piccola neonata veniva accudita da una tata tutta sua, talvolta addirittura da una balia.
Ora la crescita della propria figlia comporta una grossa responsabilità.
La donna lavora, la mamma della puerpera abita in una zona lontana dalla figlia. Sparita la figura della tata, estinta la dinastia della balia, alla piccola bada la mamma aiutata dalla scuola materna.
Annalisa ora sta là , vicina alla sua amichetta ,aspetta la sua prima ostia. Sospira, era riuscita a crescerla.
Clarissa sbircia Angela, Alba, Annarita , sulla panca.Ognuna sua amica presenta una peculiarità diversa.
Sfinita dalla calura sbuffa:
“Uffa, questa Messa sembra eterna!”
Angela contrattacca ironica :“Madre snaturata! “
“ Finirà? Trascorsa un’ora, la liturgia sta ancora a metà.”
“Alina ?” domanda Angela.
“ Alina ha la varicella. Stamattina aveva quaranta. Sta a casa “
“ Solaaa??”
“ Sola. Una volta scesa la temperatura, mica ha paura”
“ Mamma snaturata all’ennesima potenza!!!”
A causa della temperatura calda, Clarissa desidera una bibita ghiacciata.
Dalla finestra bifora, posta alla sommità della volta arriva una folata fresca.
“Sia benedetta quest’aria !”
Alba, sua amica dall’infanzia, dà una gomitata a Annarita. Indica una bambina attaccata alla gonna della propria mamma seduta vicina alla colonna della santa patrona. La piccola indossa una gonnellina corta, a tinta unita rosa.
Una medaglietta della Madonna della Guardia attaccata alla catenina dorata ciondola sulla camicetta inamidata. Sulla testa, una finta gardenia, grandissima, orna la crocchia fissata da una forcina.
Annarita sussurra:
“La figlia di Adriana diventerà una disadattata. La educa senza inserirla nella società . La sua giornata passa tra scuola, casa ,chiesa, ma senza una compagnia allegra resta sola. Nessuna amica va a trovarla a casa, nessuna la inviterà a una festa, a una gita. La presenza ossessiva della mamma, aggiunta all’innata timidezza, frena la conoscenza.”
“Povera” concorda Alba “Fa pena!”.
Alba ha un’idea dell’adolescenza diversa.
Sua figlia studia a Roma, ha un’ampia libertà, la sorveglia senza soffocarla.
Annarita approva la condotta dell’amica. All’epoca della rivolta studentesca era una ragazza impegnata. Aveva la politica nell’anima. Ora amministra una piccola comunità. Prima Cittadina, abbastanza pressata dalla responsabilità, seria oltremisura, ma senza l’incombenza della famiglia, continua soddisfatta la strada politica intrapresa.
Distratta dalla richiesta dell’elemosina presentata dalla suora sbucata dalla sacrestia, Clarissa rufola nella borsa. Allunga una moneta nella cesta.
L’afa aumenta, Clarissa boccheggia. Circola poca aria.
Questa calda primavera la disturba. La gonna la fascia sulla pancia. Suda. Una spallina della camicetta scivola sulla spalla, lasciandola scoperta.
Dalla piccola porta spalancata arriva l’aroma della pasticceria appena sfornata dalla fornaia nella bottega vicina alla Chiesa.
Un’idea la sfiora: “La frutta unita alla pastasfoglia sarà buona?”
Seduta su una sedia impagliata posta vicina a un’uscita laterale, Alda, sua zia sbadiglia. Alla sua sinistra ha Marianna, una ragazza abbandonata da neonata sulla scala esterna della Misericordia.
Ospitata dalla Superiora della Scuola Materna privata “Maria Bambina ” ora cucina, stira fa pulizia, insomma fa la serva alla comunità religiosa.
Convinta poetessa, la sua migliore poesia l’ha recitata alla festa paesana:
“La trottola gira/…gira….gira…/ sfinita sta ferma.”
Clarissa serra la bocca, frena la risata torna seria.
Osserva zia Alda. Ha la caviglia destra abbastanza gonfia, ma rifiuta la cura data dalla dottoressa. La verità? Rifiuta la vecchiaia.
Abita da sola senza alcuna assistenza in una palazzina vicina alla autostrada. La casa, ereditata dalla cognata Adua, una volta era una graziosa villetta circondata da una vigna coltivata. Ora soffocata dalla ciminiera della fabbrica della birra Corona sembra una casa fantasma. Tuttavia, Alda , ama quella casa. Continua a abitarla. La sirena dell’entrata in fabbrica, della pausa , della chiusura ritma la sua giornata. Aveva un’altra casa ma l’ha venduta, un’altra l’ha affittata alla verduraia , una terza l’ha prestata a Simona la sua nipotina preferita. Simona, a sua volta, l’ha subaffittata.
Alda ha una buona rendita , una certa disponibilità finanziaria. Ma ama la vecchia casa. Ampia, spaziosa, ariosa , ricorda la famiglia scomparsa.
Dà sicurezza, conforta. La mobilia antica arreda la stanza dell’entrata. Nell’anticamera una fioriera orna la finestra,
Arrivata alla sua veneranda età continua serena la sua vita. Cammina ancora abbastanza svelta. La mattina fa la spesa, accompagna la nipotina alla scuola materna. Nell’ora pomeridiana sferruzza , sfoglia la sua rivista preferita. Alla sera va alla Messa vespertina.
Rientrata a casa, prepara la cena, mangia da sola. Unica compagnia la telenovela sudamericana ” Marianna”. Questa la sua vita quotidiana, questa la sua serenità.
Questa la meta?
Ritornata alla realtà Clarissa nota l’acconciatura violacea.
Un’ora prima la zia era uscita dalla parrucchiera.
“Afa…Afa…Uffa!”
Clarissa suda. Sopporta, guarda Annalisa, ma la calura porta a distrarla.
Angela sembra fresca all’apparenza , ma dalla camicetta spunta la biancheria intima nera.
Agghindata a festa, truccata sembra a prima vista una donna leggera, ma l’apparenza inganna.
Ha una galleria antiquaria, guadagna a iosa. L’altra sera, all’asta straordinaria della mobilia della Contessa trattava, abbassava la cifra. La sua presenza porta allegria. Ha la battuta pronta, suscita simpatia.
Arriva la preghiera eucaristica. Una giovane pianista suona , la corista intona l’AveMaria. Una cassa acustica amplifica l’intensità della musica.
Clarissa osserva commossa la figlia, sembra una suorina. Emozionata va dalla figlia, l’abbraccia, la bacia. Ricevuta l’ostia , l’assemblea canta una lauda, recita la litania lauretana.
La Santa Messa termina.
“ Sia fatta la Tua volontà”.
“Alleluia!”
Uscita dalla chiesa Clarissa, accaldata, sfinita, sbotta:
” Cristiana convinta, ma all’aria aperta!
Alleluia!!! Aria ! Aria!”

Sandra Palombo

 

 

 

 

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13 risposte a La prima Eucarestia

  1. antonellapizzo scrive:

    Devo dire che l’immagine del vestitino è deliziosa.
    Questa prima Eucarestia sembra davvero una penitenza, e così anche la Messa. Quando il prete dice “La Messa è finita andate in pace” e l’assemblea risponde “Rendiamo grazie a Dio!” Come dire il tuo “Alleluia!!! Aria ! Aria” a me viene da sorridere, dovrebbero cambiarlo questa frase, così di induce la gente a peccare! il tuo racconto è delizioso così come il vestitino di cui sopra. ciao antonella

  2. sandrapalombo scrive:

    Grazie Antonella, non è stato semplice scriverlo con tutte le parole in a, ma alla fine ci sono riuscita e mi fa piacere che tu l’abbia apprezzato.
    Il vestitino l’ho trovato in rete ed è molto carino in effetti.
    Ciao Sandra

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  4. Blumy scrive:

    tutte le parole in aaaaaaaaaaa ? ohhhhhhhhhhhhh !!! 8O
    si, confermo, è carinissimo!

  5. luciannaargentino scrive:

    Una carrellata di personaggi femminili nel dipanarsi della Messa, davvero originale e divertente. Tra l’altro il prossimo 25 aprile la mia Arianna prenderà proprio la prima Eucarestia! Un saluto.

  6. sandrapalombo scrive:

    Salve Blumy e Lucianna, sì tutte le parole in a e non è stato facile renderlo scorrevole.
    Felice vi sia piaciuto e a Arianna tanti auguri per la sua prima Eucarestia!
    Sandra

  7. Sara Ferraglia scrive:

    Sandra, complimenti, sia per la ricerca delle parole in “a”, sia per l’atmosfera che hai saputo ricreare nel racconto.
    Mi sono ritrovata lì, fra i banchi di legno scricchiolanti, in prima fila, costretta a stare ferma, a comportarmi bene, con gli occhi del prete che mi fulminavano con silenziosi e minacciosi rimproveri!
    La messa è finita…..e all’ “andate in pace” eravamo già fuori a giocare a “strega comanda colore”.

    Sara Ferraglia

  8. fernirosso scrive:

    la (mia) prima “comunione”…
    ma con chi?
    con dio non credo proprio se …
    con me stessa?
    una me stessa più consapevole di cosa?avevo appena nove o dieci anni…
    chiusa strizzata in una veste alla moda e la modalità di un chiesa , affatto moderna, che chiede di non uscire dalle antiche mode anche se recita in lingua italiana la messa.
    l’abito l’abitudine l’abitacolo
    l’arnia in cui l’aria dell’ave intuona
    dentro i miei pensieri di bambina
    non di ancella, una colpa che non ho, eppure ho dovuto cercare, tra tutte le mancanze di un bambino di quell’età e
    ti senti chiusa, in cella, celata non amata
    non in comunione ma
    in sispensione persino da dio di cui altri razionano la parola, l’attenzione, l’amore.
    Un bel racconto che solleva l’abito e cerca di guardare al corpo delle cose.ferni

  9. sandrapalombo scrive:

    Passo a salutare Sara e Ferni che ci hanno offerto in breve il ricordo della loro Prima Eucarestia.
    Grazie per l’attenzione.
    Sandra

  10. maria gisella catuogno scrive:

    Brava, Sandra, complimenti! Hai esercitato talento e pazienza…un abbraccio
    Gisella

  11. lucetta frisa scrive:

    Sandra, sei una vera pittrice di “quadretti”, una regista che fa delle inquadrature rapide e sa soffermarsi quel poco che basta su un dettaglio che è tutto un mondo.
    Si, mancava proprio l’Aria in quelle cerimonie così strette e soffocanti. Per fortuna i bambini- e non solo le bambine che hanno nel nome, e non a caso quindi, l’iniziale A(iniziale dell’alfabeto, come inizio della vita)la cercano, la trovano, creano da soli le loro cerimonie “ribelli”. Alleluja! Aria, Aria (è un augurio anche per chi bambino non è più).
    Complimenti davvero.
    un abbraccio
    lucetta

  12. sandrapalombo scrive:

    Un saluto a Gisy e a Lucetta per ringraziarle dei loro pensieri. Sandra

  13. “COME DIMOSTRARE CHE LA TRANSUSTANZIAZIONE NON AVVIENE PER NULLA?

    E’ relativamente facile.

    Le ostie sono costituite da farina di frumento . Circa l’80 % della farina di frumento è costituita da amido. Come si può leggere in qualunque testo di biochimica o chimica organica, “.. l’amido è un polisaccaride di riserva, che si accumula particolarmente nei semi (frumento) e nei tuberi (patate) … ed è formato da molecole di glucosio, unite tra loro con legame alfa-glucosidico fra C-1 e C-4. Tale legame conferisce alla molecola una struttura ad elica. A contatto con lo iodio l’amido assume tipicamente una intensa colorazione blu, … dovuta allo iodio che si introduce nello spazio esistente tra le spire dell’elica, formando un composto dotato di forte potere di assorbimento luminoso.”(P. Karlson, Biochimica, Manfredi editore, Milano, 1971; A.L. Lehninger, Biochimica. Le basi molecolari della struttura e della funzione cellulare. Zanichelli ed., 1980. – lo stesso tipo di informazioni si può ottenere in internet alla voce reazione dell’amido con lo iodio).

    Quindi, la dimostrazione sperimentale, scientifica, che le ostie sono costituite da amido, sia prima sia dopo la consacrazione, e che quindi con la transustanziazione NON avviene alcun cambiamento della sostanza dell’ostia, può essere fatta agevolmente: basta mettere qualche goccia di iodio sull’ostia dopo la consacrazione, e si potrà dimostrare che l’ostia si colora in blu nerastro, ossia è sempre costituita di farina-amido, esattamente come prima della presunta ‘transustanziazione’.

    Per famigliarizzare con la reazione amido-iodio (la classica reazione di riconoscimento dell’amido), si può acquistare in farmacia una confezione di ‘ostie’ad uso alimentare. Se ne metta una asciutta o bagnata con acqua, poco importa, in un bicchiere e ci si versi sopra qualche goccia di ‘tintura di iodio’ o altra soluzione di iodio (ad es.:iodosan). Immediatamente il colore dell’ostia da bianchissimo diverrà di colore blu scuro, quasi nero. Funziona ovviamente anche impiegando semplicemente la comune farina di frumento. Aggiungendo iodio, si ha colorazione blu scuro.

    Provate a ripetere la stessa operazione con un’ostia ‘transustanzializzata’, quella che vi viene messa in bocca con la ‘comunione’ (tenetela in un fazzoletto di carta fino al momento dell’esecuzione del test) , e vedrete che la reazione si manifesta all’identico modo.

    Quindi, la presenza di amido sia prima che dopo la ‘consacrazione’ dell’ostia, è la dimostrazione inequivocabile che non è avvenuto nessun ‘cambiamento di sostanza’, nell’ostia; nessuna transustanziazione, contrariamente a quanto afferma la chiesa [“Avvenuta la transustanziazione,.. (ossia).. convertita la sostanza o natura del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, nulla rimane più del pane e del vino…” [‘Mysterium Fidei’ Enciclica di Paolo VI, 1965]. Balle! Sempre di farina si tratta. “

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