“Ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta
è stata data in proposito.
Ma io non lo so,non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. “
Wislawa Szymbowska
Sfronda le molte parole che ti vengono in mente,
non farne d’una cento, ma di cento, una:
la parola è come la perla e il poeta n’è il palombaro;
non è facile cosa afferrare una perla speciale!
[Nezāmī in Khosrov-o-Shīrīn]
Eh, ironia con te la disperazione è filosofia! Ma senza di te, ahinoi, la poesia è pura (mera) melanconia. (Pietro Pancamo)
"Il poeta è prima di tutto cittadino" Antonio Fiori
"Io credo che una poesia al giorno tolga il conformismo di torno..." Narda Fattori
"Cos’è la poesia? non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu." (La tigre e la neve, R.Benigni)
Tommaso Romano- “ESSERE NEL MOSAICOSMO”- Dialoghi con Maria Patrizia Allotta e Luca Tumminello, Ed. Thule 2009
Fra le innumerevoli opere di Tommaso Romano particolare valore ricopre questo “Essere nel Mosaicosmo“, libro pubblicato recentemente, per la speciale accezione che riveste il suo contenuto. Tanto nell’ampia produzione poetica quanto negli estesi lavori di saggistica i lettori hanno avuto modo di misurare la statura della bella personalità artistica di Tommaso Romano, autore a tutto campo, editore, lettore appassionato, promulgatore di cultura al di sopra di ogni parte, organizzatore di importanti eventi formativi, docente di raffinato sapere, intellettuale estraneo ad ogni semplicistica classificazione.
Poco fa è giunta la notizia della morte diJ.D.SALINGER, l’autore de “Il giovane Holden“(1951), indimenticato e indimenticabile romanzo di formazione
Aveva 91 anni e da tempo viveva isolato.
New York, 29 gen. – (Adnkronos) – La rivista ”The New Yorker” rende omaggio a J.D. Salinger mettendo online i tredici racconti che lo scrittore americano pubblico’ sulle sue pagine. I racconti apparvero tra il 1946 e il 1965: il primo fu ”A Perfect Day for Bananafish” e l’ultimo ”Hapworth 16, 1924”. Ma non e’ questo l’unico omaggio che la rivista amata da Salinger fara’ all’autore di ”Il giovane Holden”.
Presto verra’ messo online molto altro materiale e la rivista la prossima settimana pubblichera’ uno speciale sullo scrittore scomparso a 91 anni. ”Ma adesso vogliamo rendere questi tredici racconti disponibili ai lettori sulla nostra edizione digitale”, ha annunciato la rivista.
Tre giorni di versi: a Cagliari dall’1 al 3 febbraio
la seconda edizione del festival “Traghetti di poesia”.
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Forte del riuscito debutto dello scorso novembre, riattracca a Cagliari “Traghetti di poesia”. Fra l’1 e il 3 febbraio, il festival diretto dal poeta milanese Guido Oldani (curatore della collana “Argani” della casa editrice Mursia), affiancato dalla poetessa Lorena Carboni, sfoglia le pagine della sua seconda edizione.
Tullio Gadenz, settimo di nove fratelli, nacque a Fiera di Primiero il 21 aprile del 1910 da Sebastiano Gadenz e Margherita Kinspergher. Di carattere mite aveva una visione romantica della vita che lo portava ad isolarsi in silenzi contemplativi, visone che ritroviamo nei suoi scritti. Frequenta il liceo classico a Trento e coltiva fin da allora la vocazione letteraria, studia Giurisprudenza a Padova. Dopo gli studi si trasferisce a Milano dove esercita la professione d’avvocato. Nel 1933 conosce casualmente la grande poetessa Antonia Pozzi che si trova in vacanza a San Martino di Castrozza, fra i due nasce un rapporto di stima e di amicizia, un’amicizia intensa e delicata testimoniata da uno scambio epistolare sulla poesia, sui luoghi dell’anima, sulla montagna e sulle cime innevate, profondo e sensibile tanto quanto profonde e sensibili erano le loro anime poetiche.
“La ragione e il sentimento” Ritratto di Nilde Iotti, di Leoncarlo Settimelli
Castelvecchi Ed.
Cosa porta una donna a fare nella propria vita scelte che la renderanno un simbolo di una generazione di donne che dovettero lottare per la propria emancipazione in una società fortemente maschilista e conformista come quella del dopoguerra fino ad oggi?
Una vita travagliata ed intensa la sua, non solo quella pubblica ma anche quella privata, della quale spesso si è cercato di violarne l’intimità, segnata come fu dal lungo e profondo amore con Palmiro Togliatti, una figura sicuramente controversa e complessa della storia italiana.
“Tuo padre sta passando oltre…” disse l’uomo della medicina abbassando il tono della voce. “Non gli è rimasto molto da vivere…” E’ vellutata quella sua frase, piena di affettuosa compassione. E non mi sorprende. Questo signore così riservato adorava mio padre. Lo ammirava per essere ritornato ben due volte dalle terre degli antenati. In extremis. Quel suo cuore non aveva ceduto, e non voleva cedere ancora… Ma la notizia apostrofata non era novità per noi. Da tempo la bufera infuriava dentro e fuori da quel rifugio di vita. Era inutile guardarsi indietro. Avevamo provato tutto, o quasi, e la situazione richiedeva mille attenzioni. Continue. Girando lo sguardo verso il letto, lo vedo raggomitolato nel lenzuolo, senza un gemito. O una parola. Tranquillo. Con le palpebre sempre più sottili e defilate dal mondo. E’ fragile persino guardare il corpo di questa creatura. Mi distraggo altrove.
La mia infanzia è piena di canneti.
Ho speso molto vento per diventare adulto.
Ma solo così ho imparato
a distinguere i fruscii più impercettibili,
a parlare con precisione nei misteri.
Odysseas Elytis
L’autopsia
Dunque, si era appurato che l'oro della radice dell'ulivo gli si era
infiltrato in fondo al cuore.
E per le numerose veglie, accanto al candeliere, in attesa dell'alba,
Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di T. Stearns Eliot. riscrittura Silvia Molesini
Noi via
all’imbrunita sopra blu
anestesia di coricato,
vieni sui vicoli vuoti
in sottovoci di ospizi
di bianche ore ospiti squattrinati
in di resti e trucioli ricche bettole;
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]
L’autore è un giornalista che ha già al suo attivo varie opere tra cui il suo primo romanzo “Teroldego”, del 2005. Si interessa anche di teatro.
Il protagonista, Giacomo Andreatti, 48 anni, è un medico di base e conduce la solita vita di routine, ambulatorio e casa. La storia è ambientata in un futuro non lontano (è già stato costruito il Ponte sullo Stretto, la tecnologia si comanda con gesti delle mani, le auto, anche quelle veloci, sono elettriche e silenziose, oppure vanno ad idrogeno, agli immigrati è stato concesso il diritto di voto, i preti possono sposarsi, il papa si chiama Paolo VII).
L’apparizione di una vecchia sdentata che, appostata sul marciapiede, irride ai passanti, offre al protagonista l’occasione di ripensare alla sua vita. È sposato con Margherita, agente immobiliare in proprio, ed ha due figli, il maggiore si chiama Francesco, fidanzato con Debora; l’altro è Nicola. Ha un fratello, Giorgio, maggiore di lui di tre anni.
La scrittura è ordinata e piacevole e vi si coglie il gusto del raccontare. Tutto procede senza fretta, lasciando che le cose si sviluppino da sé, secondo la stessa logica della vita.
“Se avremo modo” è l’ultima raccolta poetica di Enzo Cavaricci, una piccola raccolta formata da undici poesie; dunque un nucleo denso di scrittura che si snoda tuttavia in testi scritti durante tre anni come si evince dalle date riportate in calce ad ogni poesia che diventano parte integrante della poesia stessa.
Nella luce cruda dell’alba
( nei deserti roventi)
era scaduto il tempo vincolato,
faceva ora la scoperta dei recessi:
enormi ninfee galleggiavano mostruose,
e tutto era inconsueto , troppo dolce, troppo grande…
Henry David Thoreau nacque nel 1817 a Concord, città del Massachusset: stato americano che le persone della mia età ricordano per una canzone dei Bee Gees, sorella della più famosa S.Francisco, inno alla pace contro la guerra nel Vietnam.
L’accostamento non è casuale: Thoreau, allievo del filosofo trascendentalista e teologo Ralph Waldo Emerson, autore del saggio “Nature”, volle non solo aderire teoricamente alle idee ecologiste e pacifiste del suo maestro, propagarle e svilupparle con scritti e conferenze, ma anche metterle in pratica. Il congenito pragmatismo americano divenne in lui voglia di azione, irrequietudine mentale e fisica portate alle massime conseguenze. Così, per opporsi alla guerra degli Stati Uniti contro il Messico, inventò la “disobbedienza civile”, e finì per breve tempo in prigione per essersi rifiutato di pagare le tasse.
Del sognato di Raffaele Piazza – La vita felice, 2009 – Nota critica di Gabriela Fantato
L’ETERNA ADOLESCENZA DELLA PAROLA
Note in margine a Del sognato di Raffaele Piazza
di Gabriela Fantato
La sensazione che si riceve sin dalle prime pagine di questo nuovo libro di Raffaele Piazza è di avere a che fare con un poeta che, per vita e cultura, ha le sue radici nel Mediterraneo – non dimentichiamo che Piazza è di Napoli – e infatti nei versi si incontrano spesso il mare, il cielo e persino spiagge e scogli – e la prima sezione di questo libro s’intitola Mediterranea - tanto che è ancora possibile cercare e talvolta, forse, incontrare nei testi di questo poeta l’espressione della gioia “semplice” del corpo esposto al sole, alla bellezza del paesaggio. Eppure in questi versi di Piazza c’è anche un altro mondo: quello dei messaggi al cellula- re, delle comunicazioni e-mail e di un muoversi (sovente senza spiegazione e senza direzione) nel bagliore azzurrino della rete Internet.
Dove
cardi selvatici
danzano
al fiato della luna
orologi impazziti
battono il ritmo
di un’ora senza minuti
e mancano sillabe
a queste parole sognate
che si snudano d’illusioni
in bilico di mondi,
incredule di grammatiche
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]
Il suo vero nome era Armando Simonetti (Roma, 13 ottobre 1903 – Firenze, 8 febbraio 1995), la sua città d’azione Lucca, da cui proveniva sua madre, e dove è sepolto in un piccolo cimitero nelle colline circostanti. A Lucca donò tutti i suoi libri e a Lucca ha la sua sede la Fondazione a lui intitolata.
Trasferitasi, lui ancora piccolo, la sua famiglia a Parigi, respirò l’aria dei movimenti artistici che vi facevano le nuove esperienze sia nella pittura che nella letteratura. Affascinato in special modo dal Futurismo ebbe interesse per le avanguardie, sotto la cui influenza compose i suoi primi scritti: “L’amico dell’angelo”, 1927 e “Ioni”, 1929. Se ne allontanò nel 1933 con il romanzo “Metamorfosi”. Attirò su di sé l’attenzione di critici e artisti come Marinetti, Tilgher, Ungaretti, Bassani, Pampaloni, Moravia, Alvaro, Zavattini. Fu collaboratore di “Solaria”, che gli consentirà di conoscere e frequentare Eugenio Montale. Scrisse molto. Tra le tante sue opere, vanno citate anche: “Anima e corpo”, 1934; “La pietra di David”, 1946; “Gli Inquieti”, 1956; “Le buone intenzioni”, 1959; “Una storia meravigliosa”, 1964; “La fortuna e il momento”, 1970; “L’inatteso”, 1973.
Scrisse per il teatro: “Il Faustino”, 1952; “La coda santa” 1953; “La vedovella” 1956; “Carambola”, 1957; “La collana”, 1962.
Ricevo dall’Ing. Camillo Berardi, e volentieri pubblico, la partitura musicale di un canto d’amore e di montagna siciliano ispirato al superbo e maestoso Mongibello: ”Oh…Cumu rorma ‘a muntagna stasira“. Il brano, scritto in vernacolo e fornito della traduzione letterale in lingua, è stato composto nel pieno rispetto delle ancestrali tradizioni siciliane.
Un pensiero per la Sicilia che nel 14 gennaio del 1968 fu colpita da un devastante terremoto che causò morte e distruzione in una vasta zona della Sicilia occidentale, randendo al suoloGibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago. Più di un pensiero va ad Haiti che, per una strana casualità a distanza di 42 anni, è stata colpita dallo stesso infausto destino.
In attesa che siano superati in modo definitivo alcuni piccoli problemi di natura operativa e contingente, VDBD riapre in forma parzialmente diversa e con nuovo logo. Ciascun collaboratore ha un accesso personale al sito che gli permette di pubblicare in modo autonomo ciò che desidera, senza passare attraverso alcun filtro redazionale e alcun tipo di mediazione, perchè non esiste redazione centrale ma singole persone che pensano e operano in modo autonomo ma con un unico scopo, quello dell’accrescimento culturale collettivo, e per cui ciascuno collabora secondo la propria disponibilità e nella massima libertà e autonomia. VDBD resta, quindi, un blog collettivo che raccoglie testi di natura letteraria e artistica a scopi culturali, non autoreferenziale e senza fini di lucro. I testi sono pubblicati nell’esercizio della libertà di pensiero, espressione e informazione garantita dalla Costituzione. La responsabilità dei singoli post è dei rispettivi autori, che ne rispondono interamente. La responsabilità dei commenti in calce agli articoli è degli autori degli stessi commenti. Commenti provocatori, pubblicitari, offensivi verranno rimossi. I diritti di proprietà intellettuale dei testi appartengono ai rispettivi autori o agli aventi diritto, se diversamente indicato. Questo blog non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7/3/2001