Archivio per dicembre, 2009

dicembre 5, 2009

Viadellebelledonne si ferma a tempo indeterminato

di viadellebelledonne

Dopo oltre due anni di attività Viadellebelledonne si ferma a tempo indeterminato. Le ragioni di questa  decisione, che si spera siano presto superate, sono di natura operativa e contingente.  L’eccessiva mole di lavoro che  comporta gestire un lit-blog di questa portata sembra essere (al momento) un “peso” eccessivo.  Quindi i motivi della sospensione sono ascrivibili ad un ordine pratico, ma non solo.  I modi e gli spazi di discussione sul web hanno modificato i loro percorsi; l’avvento di facebook ha spostato le discussioni e il confronto su un altro genere di comunicazione, più veloce, meno impegnativa e certamente avvilente per il livello dei post qui presentati. Ovvio che le differenziazioni sono vitali in un’ottica di compensazione dei luoghi del web ma in un tempo come quello attuale, votato all’agonismo più che all’ascolto, alla politica del fast-food, preferiamo fermarci a riflettere sul nostro ruolo in tutto questo piuttosto che banalizzare il progetto collettivo letterario che sta dietro Viadellebelledonne. Il silenzio è prezioso spazio di raccoglimento e crediamo che con la giusta distanza e col giusto tempo di metabolizzazione, tutto questo lavoro possa essere ri-canalizzato verso un rinnovato entusiasmo e una opportuna valorizzazione delle scritture e dei luoghi ad esse preposti che abbiamo proposto con la stessa passione del primo giorno all’attenzione dei nostri lettori. Proprio a loro ci rivolgiamo dunque in questo saluto, che non è definitivo, vorremmo sottolinearlo ancora una volta. L’augurio che ci facciamo è quello di ritrovarci ancora qui, dopo questa riflessione, in una nuova veste e in una forma editoriale rinnovata.

dicembre 5, 2009

Ezia Caredda – Poesie

di maebasciutti

Ultimus

Batte il cuore, ancora
la vedo sul filo, al centro

rotola fra schedari febbrili
l’assedio del silenzio, deriva
vischiosa del disperso
a nulla servono le grida, angoscia
è superflua trafittura
scissure notturne sfilano
l’essere. Non sono
che spettri, in cerchi stretti, inghiottitoi
del già stato
dentro scatole di lama, lividi

tomba
il crepuscolo.Di là,
sul letto,
ciondola la farfalla sottovetro
Emma
morta viva
per dissoluzione interna.

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dicembre 5, 2009

di viadellebelledonne

I numeri di VDBD: 
900 giorni di attività
2.910 articoli pubblicati
1.200.000 pagine lette
800.000 visite
35.000 commenti

dicembre 4, 2009

OLDANI, Il cielo di lardo

di fioriantonio

Guido OLDANI

Il cielo di lardo

Mursia, 2008

Non ha bisogno di presentazioni un poeta come Guido Oldani, che già agli esordi godette della stima di Giovanni Raboni ed oggi, oltre che presenza ambita sulle principali riviste, è anche curatore di collane e iniziative per gli editori Mursia e Lietocolle. In questa originale e imperdibile raccolta di poesie, almeno tre sono i livelli di lettura. Il primo, più immediato, è quello che coglie la giocosità verbale, l’ironia, la leggerezza dello sguardo; il secondo è quello che sa trovare l’eco della poesia altrui, di poeti come ‘Dante, Folengo, Arcimboldo, Rebora’ che hanno ugualmente coltivato ‘divertimento alto e gusto popolaresco’ (Daniela Marcheschi); il terzo, importante livello di lettura, coglie la dimensione civile di queste stanzette, che, in realtà, coniugando cronaca e incontri, cieli e brutture, scherzo e filosofia, raccontano la società in cui viviamo.

dicembre 3, 2009

Sulla scrittura – Theodor W. Adorno

di viadellebelledonne

51. D i e t r o   l o   s p e c c h i o. Prima regola di prudenza dello scrittore: esaminare ogni testo, ogni brano, ogni periodo e chiedersi se il motivo centrale emerge con sufficiente chiarezza. Uno è talmente preso da quello che vuol dire, che si lascia trasportare senza riflettere: è troppo vicino all’intenzione, è troppo «nei suoi pensieri», e dimentica di dire quello che vuole.

Non c’è correzione, per quanto marginale o insignificante, che non valga la pena di effettuare. Di cento correzioni, ognuna può sembrare meschina e pedante; insieme, possiamo determinare un nuovo livello del testo.

Non essere mai avari nelle cancellature. La lunghezza di un testo non conta, e il timore di non aver scritto abbastanza è puerile. Nulla va ritenuto degno di esistere perché c’è già, perché è già stato scritto.

dicembre 2, 2009

Conversando con Paolo Fresu di M. Buttafuoco

di sandrapalombo


Quello che segue è il sunto di una conversazione che ho avuto con Paolo Fresu, prima del suo concerto al festival Parma Jazz Frontiere. Feltrinelli ha da poco pubblicato la sua autobiografia “Musica dentro”. Dove si parla di jazz, ovviamente, ma non solo a beneficio della strana congrega degli adoratori di questa musica : Fresu racconta anche la sua Sardegna contadina, i suoi viaggi innumerevoli, le tante culture del mondo, il silenzio della musica, l’ elettronica che aiuta a ritrovare il “lato mistico ed ancestrale del suono che noi occidentali abbiamo perso da tempo”, l’ essere isolano, il narrare senza parole, l’ avventura dell’ improvvisazione.

Di solito le autobiografie si scrivono per segnare un punto di arrivo di un percorso di vita. Io ho l’ impressione che tu abbia invece fatto il punto di una situazione che è in evoluzione continua”
“  Tenevo molto a questo libro. Su di me è stato scritto molto in termini musicali. Ma io volevo raccontare qualcosa di più, qualcosa che potesse interessare anche chi il jazz non lo conosce. Volevo raccontare la storia di un ragazzo nato nella Sardegna profonda, che si innamora di una musica decisamente altra. Un’ arte  lontana, come spirito e come forma dalla cultura contadina in cui è cresciuto. Una storia normale ed inedita allo stesso tempo. Situata in un tempo cronologicamente vicino al nostro, essendo io nato nel 1961, ma lontanissimo al tempo stesso. Quando ho cominciato ad ascoltare jazz  di internet nemmeno si parlava. Sapere qualcosa era molto più difficile che non adesso. Io ero immerso in quell’ ambiente contadino, dai tempi lunghi. Fatto anche di rassegnazione, di fatalismo. Immobile forse,  Immerso in quel mondo  che amavo e che amo e allo stesso tempo innamorato di un arte  come il jazz che si mette in discussione minuto dopo minuto, all’ interno di una stessa esecuzione.  Ho voluto raccontare questo “.

dicembre 1, 2009

Silvia Molesini – Cahiér de Doléances

di maebasciutti

Silvia Molesini,  Cahiér de Doléances, Samiszdat 2009

Silvia Molesini ha una voce poetica personalissima che ha sviluppato, sperimentato, teso negli anni fino a raggiungere la piena originalità espressiva. Se il talento è la capacità di trasformare la vista in visione, di farsi attraversare dalla realtà per restituirla al lettore trasfigurata, intessuta di voce, distorta in un’esperienza creativa unica, Cahiér de Doléances è la somma di questi elementi. Tutta la raccolta è caratterizzata da una forza espressiva viscerale che colpisce il lettore tenendolo legato alla successione dei versi. Versi che, inusualmente considerando il carattere retorico di molta poesia contemporanea, non hanno nessuna tendenza spassionata o indolente.

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