Libellula vagula blandula di S. Molesini

2009 Novembre 8
by Molesini

 

Ci si innamora

piangendo

della penultima strada

dell’ ultimo addormentamento

e del piglio risorto,

perfino del suo arresto.

Ci si innamora dell’occhio

lo specchietto che parla

l’indice possibile – Ci si

innamora di nulla

madonna

ed ogni volta, ogni volta

la bluincantesima morbida,

lo spaccascibile.

 

Ci si innamora impotendo

delle tue ossa

e delle parole spinte

fin dentro la testa la cassa

ci si innamora, mia

incantesima bambina

mia infinità ascolta

mia perdersi dipesa

salire sbagliare spesa

mia morire

 

ci si innamora piangendo

giuro che piango ora

che cosa muove questa

che mi riprende e trova

e sputerà,  so bene

nella fossa del cane del come

il rimanente.

Ancora.

A’ncora.

Ancora.

Libellula. Vagula. Blandula.

 

Ora.

7 Risposte leave one →
  1. 2009 Novembre 8
    Antonio Fiori permalink

    Testo sgranato in quasi versicoli, col refrain ‘forte’ di ‘piangendo’.
    E poi la ricerca della/sulla parola: bluincantesima, impotendo…
    Decisamente zanzottiano il finale in latino (chi non ricorda ‘Luna puella pallidula’)
    Complimenti , Silvia
    Antonio

  2. 2009 Novembre 8

    mi piace, mi piace sempre il linguaggio di Silvia, intimo, diverso (da quello convenzionale), libero, parlottio tra lei e l’altro/a, sempre sussurrato, mai gridato, con le parole che escono dai loro schemi e non sono più parole, ma lievità, nuvole, abbracci, poesia.

  3. 2009 Novembre 8
    maebasciutti permalink

    Tante cose da dire su un solo testo. Per prima cosa è molto intenso nonostante tu lo stacchi da te, arriva l’intensità emotiva non come gesto ego centrato ma con dimensioni esterne da cui il lettore si lascia prendere ancora più profondamente. Belle le allitterazioni e la ricerca di nuovi suoni. La frenesia è la caratteristica che amo di più: le parole precipitano come un pianto verso il basso.
    Molto bella.
    Eppure mi rimane l’idea che sarà apprezzata in pieno fra un po’ di tempo ma che, presto o tardi, questo modo di essere e fare poesia, completo, diventerà un punto fermo per la cultura italiana.

  4. 2009 Novembre 8
    alessandra permalink

    Il titolo, e quindi la chiusa, mi ricordano Yourcenar e quell’Animula vagula, blandula che conduce alla riflessione su se stessi…Silvia scende anche lei nella verticalità; i suoi versi sono dettati per “la compagna e ospite del corpo”, mia incantesima bambina, perchè l’anima s-piega in libellula (che per me ha sempre una simbologia totemica) di cui si avverte, blandula, il suono in lontananza della Trasformazione.

    Complimenti.

    Alessandra*

  5. 2009 Novembre 8

    Cara silvia, qui ritrovo la poesia che ho conosciuto e amato in seme parecchi anni fa.
    Un movimento fluido eppure così solido, capace di aprire le spigolosità più impervie e far spiccare un volo dove ascolto e occhio e cuore fanno da vele timoniere.
    il resto è vita che si lascia attraversare.

    bentrovata meravigliosa poesia!

  6. 2009 Novembre 8

    grazie davvero, commenti lusinghieri

    ps Ale: è proprio Yourcenar a venir presa a prestito e declinata, intenzionalmente, mi ha colpito molto anni fa quel titolo geniale alla prima parte delle Memorie di Adriano.

  7. 2009 Novembre 17
    lucetta frisa permalink

    Molto molto bella, cara Silvia, e originale come sempre, ma questa, forse, mi piace più delle altre, forse per il ritmo, non so.”Un pianto verso il basso”, come dice con molta acutezza, Maeba.
    scusa il ritardo con cui passo di qui.
    un abbraccio
    lucetta

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