Libellula vagula blandula di S. Molesini
Ci si innamora
piangendo
della penultima strada
dell’ ultimo addormentamento
e del piglio risorto,
perfino del suo arresto.
Ci si innamora dell’occhio
lo specchietto che parla
l’indice possibile – Ci si
innamora di nulla
madonna
ed ogni volta, ogni volta
la bluincantesima morbida,
lo spaccascibile.
Ci si innamora impotendo
delle tue ossa
e delle parole spinte
fin dentro la testa la cassa
ci si innamora, mia
incantesima bambina
mia infinità ascolta
mia perdersi dipesa
salire sbagliare spesa
mia morire
ci si innamora piangendo
giuro che piango ora
che cosa muove questa
che mi riprende e trova
e sputerà, so bene
nella fossa del cane del come
il rimanente.
Ancora.
A’ncora.
Ancora.
Libellula. Vagula. Blandula.
Ora.






Testo sgranato in quasi versicoli, col refrain ‘forte’ di ‘piangendo’.
E poi la ricerca della/sulla parola: bluincantesima, impotendo…
Decisamente zanzottiano il finale in latino (chi non ricorda ‘Luna puella pallidula’)
Complimenti , Silvia
Antonio
mi piace, mi piace sempre il linguaggio di Silvia, intimo, diverso (da quello convenzionale), libero, parlottio tra lei e l’altro/a, sempre sussurrato, mai gridato, con le parole che escono dai loro schemi e non sono più parole, ma lievità, nuvole, abbracci, poesia.
Tante cose da dire su un solo testo. Per prima cosa è molto intenso nonostante tu lo stacchi da te, arriva l’intensità emotiva non come gesto ego centrato ma con dimensioni esterne da cui il lettore si lascia prendere ancora più profondamente. Belle le allitterazioni e la ricerca di nuovi suoni. La frenesia è la caratteristica che amo di più: le parole precipitano come un pianto verso il basso.
Molto bella.
Eppure mi rimane l’idea che sarà apprezzata in pieno fra un po’ di tempo ma che, presto o tardi, questo modo di essere e fare poesia, completo, diventerà un punto fermo per la cultura italiana.
Il titolo, e quindi la chiusa, mi ricordano Yourcenar e quell’Animula vagula, blandula che conduce alla riflessione su se stessi…Silvia scende anche lei nella verticalità; i suoi versi sono dettati per “la compagna e ospite del corpo”, mia incantesima bambina, perchè l’anima s-piega in libellula (che per me ha sempre una simbologia totemica) di cui si avverte, blandula, il suono in lontananza della Trasformazione.
Complimenti.
Alessandra*
Cara silvia, qui ritrovo la poesia che ho conosciuto e amato in seme parecchi anni fa.
Un movimento fluido eppure così solido, capace di aprire le spigolosità più impervie e far spiccare un volo dove ascolto e occhio e cuore fanno da vele timoniere.
il resto è vita che si lascia attraversare.
bentrovata meravigliosa poesia!
grazie davvero, commenti lusinghieri
ps Ale: è proprio Yourcenar a venir presa a prestito e declinata, intenzionalmente, mi ha colpito molto anni fa quel titolo geniale alla prima parte delle Memorie di Adriano.
Molto molto bella, cara Silvia, e originale come sempre, ma questa, forse, mi piace più delle altre, forse per il ritmo, non so.”Un pianto verso il basso”, come dice con molta acutezza, Maeba.
scusa il ritardo con cui passo di qui.
un abbraccio
lucetta