La terra

Primoz Cucnik, poeta, traduttore e critico, è nato a Ljubljana nel 1971, ha studiato filosofia, psicologia e sociologia della cultura all’Università di Ljubljana. Le sue poesie sono apparse in un numero di riviste letteraie in Slovenia e all’estero. La sua prima raccolta di poesie , Due inverni, è stata pubblicata nel 1999 e ha ricevuto il premio come prima raccolta. Ha tradotto dal polacco ed è co-editore della rivista letteraria Letteratura. Il suo secondo libro è Ritmo nelle mani (2002).
La terra
Le colline dell’estate tardiva sono verdi.
Il cielo azzurro. Il paesaggio è percorso
dagli effluvi del giorno,dell’oscurità, dell’ombra luminosa.
Nei campi, i corpi chini delle donne che cercano pietre. Il suolo fangoso della terra rossa si copre con il soffio della sera d’autunno, aspettando di riposarsi.
I contadini hanno finito la loro giornata con il latte
e la preghiera. E’ colto, dissotterrato, resta una radura.
Nel campanile trema la silhouette del mondo. L’Onnipotente da’ e riprende.
Vorrei averti tra le mie dita, in fondo ai miei stivali,dappertutto sul corpo. Vorrei averti nella bocca, nella gola, nei polmoni, una pienezza di te, tutta rossa,
che dondolerai per tornare alla bambina ,
prima che arrivi e lo divenga,
per tornare tra le mura dell’antica casa, prima che sia scritto:
come copri gli occhi e offri la cecità, come io ti porto verso una vallata, bianca di nubi,
e ti colgo come l’uva folle dei silenzi. Tu che sei
delimitata dalle pietre, ma illimitata in realtà.
Profonda fino all’acqua, ma in realtà più profonda, impregnata della lava che in realtà è un diamante.
Copri la pianura, copri il paese, metti il coperto per andare a tavola, metti gli uomini a letto. Che si addormentino in una notte piena di cure. Che siano pronti; pronti per la pace, per la preghiera, la gratitudine.
Perchè per me sei la disperazione e una consolazione segreta.
E io sono per te colui che sta per seccare nei seccatoi del fieno , colui che fermenta e che si travasa in vino. Sono il cedro in piena trasformazione. Sono io che divento invulnerabile .
E so che rientrerò e vorrò restare. Là dove non ho utensili, dove sono impotente e straniero,
ma dove tu combatti per me, mentre mi lascio lavare dalla pioggia.
Tu mi inviti a tacere e ti accordi con la foresta in quel momento, come e dove io cambierò i contorni da cui sono sigillato, cosicchè nessuno mi riconosca più.
Primoz Cucnik
Traduzione di Barbara Pogacnik.






Carissima Blumy, ti ringrazio davvero di averci proposto questo poeta: lo trovo potente, scrive come fosse lui stesso una forza della natura, coinvolto e sommerso in quella terra di cui parla. Ci sono versi indimenticabili, e qualcosa, sotto, dentro di lui, che mi attira ed emoziona – sarà forse perchè io sono nata in una cità non così lontana dalla sua terra, sarà perchè lo sento lontano da tanti intellettualismi e cincischiamenti di molti scrittori di casa nostra, e vicino alla natura.
Nel campanile trema la silhouette del mondo.
ti colgo come l’uva folle dei silenzi
marina
anch’io trovo che abbia immagini molto potenti; non lo conoscevo affatto. ogni tanto si fanno belle scoperte.. grazie della lettura, Marina.