Constantino Kavafis: Il greco di Alessandria d’Egitto di Angela Siciliano
Costantino si iscrive al Liceo Commerciale, e privatamente studia francese e inglese, viene inoltre educato nella religione greco-ortodossa. Dopo un colpo di stato militare avvenuto nel 1881, gli stranieri e i cristiani sono causa e oggetto di una sommossa, molti europei moriranno, i Kavafis si rifugiano quindi presso la famiglia materna a Costantinopoli.
Bombardamenti e sommosse danneggeranno i quartieri più ricchi di Alessandria, Costantino e sua madre resteranno tre anni a Costantinopoli.
L’Egitto è ormai una dipendenza dell’Inghilterra. Per i greci alessandrini è un periodo di miseria e decadenza. Tra il 1882 e il 1885, presso i nonni materni, Costantino familiarizzerá con la comunità fanariota, si dedicherà allo studio della storia greca, al problema della lingua in Grecia e …legge Dante in lingua originale!
In questo periodo inoltre avverranno le sue prime esperienze omosessuali.
Ad un certo punto, nel 1885 ritorna con la madre ad Alessandria e abbandona la cittadinanza inglese per prendere quella greca. Aiutato dai fratelli, economicamente, si dedicherà esclusivamente allo studio. Nel 1886 prende la tessera di giornalista e con quella lavorerà all’interno della Borsa per il quotidiano “Telegrafo”. Trova un lavoro presso il Ministero d’Irrigazione, nel 1892, dove sarà ritenuto utile per la conoscenza delle lingue ma allo stesso tempo, essendo greco – i suoi superiori sono inglesi – lo escluderanno dalle possibili carriere e sarà precario per tutti i trent’anni in cui vi presterà servizio. Pubblica sui giornali locali alcuni articoli e qualche poesia. Nel 1899 la madre con la quale viveva, muore. Va a vivere con due fratelli, in questo periodo; diversi altri componenti della sua famiglia moriranno.
Nel 1904 stampa la sua prima raccolta con 14 poesie. Dal 1907, vivrà da solo per tutto il resto della vita. Durante la prima guerra mondiale, E.M. Forster, che si trova ad Alessandria, volontario con la Croce Rossa verrà presentato a Kavafis, diverranno amici e grazie a lui la sua opera verrà conosciuta in Inghilterra. Nel 1922 si ritira dal lavoro e decide di trascorrere le giornate leggendo e scrivendo, incontrando la sera amici e ammiratori, al caffé vicino casa.
Nel 1929, la rivista egiziana “Settimana Egiziana” dedica un intero numero a Kavafis.
Nello stesso anno F.T. Marinetti, il futurista, anche lui nato ad Alessandria, visita la città e va a conoscere Kavafis, e l’avvenimento riempirá i giornali locali. Nel 1932 accusa i primi sintomi del cancro alla gola, diagnosi che inizialmente rifiuta, poi si sottopone ad un’operazione che riesce ma gli causa la perdita della voce.
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Per approfondire ulteriormente Kavafis: Robert Liddel “Kavafis - una biografia critica“, Crocetti Editore -1998.
E ancora: Constantinos Kavafis “Cinquantacinque poesie”, Giulio Einaudi Editore,1968, edizione bilingue, a cura di Margherita Dalmàti e Nelo Risi, con una interessante prefazione di Nelo Risi.
È la fine
In preda ai timori in preda ai sospetti
con la mente agitata con gli occhi impauriti
noi ci smarriamo febbrilmente in progetti
per levarci di torno il pericolo
che sembra duramente ci minacci.
Eppure sbagliamo, ché non da quello
dobbiamo guardarci: i segni (da noi male intesi
male interpretati) erano falsi.
Un’altra catastrofe, nemmeno adombrata,
improvvisa violenta ci sta sopra
e disarmati – troppo tardi ormai – a furia ci trascina.
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Per quanto sta in te
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balía del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
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La città
Hai detto:”Per altre terre andrò per altro mare.
Altra città, piú amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento
dove il mio cuore come un morto sta sepolto
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardointorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.
.
Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. sempre
farai capo a questa cittá. Altrove non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.
Angela Siciliano







Uno dei miei poeti preferiti.
L’inno alla vita, “Per quanto sta in te” mi ha richiamato alla mente anche “La vita non è uno scherzo” di Hikmet.
Un collage di splendide riflessioni sulla vita:
“non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico. (Kavafis)
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Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere. ( Hikmet)
Sara
Un Grande Antonella che fa sempre piacere leggere. Ciao Sandra
Kavafis ha un posto centrale nella storia generale della poesia, dunque non solo novecentesca, perchè va all’essenza della vita e dei valori: ‘Aspettando i barbari’ è una eterna lezione di morale e di storia, ‘Ricorda, corpo’ è un canto ineguagliato all’amore terreno senza confini di sesso…
Poeta da leggere e rileggere continuamente, col cambiare delle stagioni, delle città, della propria età.
Antonio
kavafis è il poeta della citta di alessandria per antonomasia- della sua grecità oggi scomparsa. Come ungaretti era la voce della comunità italiana.Dei letterati che si raccoglievano sui pontili della casa rossa di mex.
le poesie di kavafis rimandano all’epoca d’oro di alessandria, al luccichio dei volti incisi nell’oro di alessandro, dei re tolomei delle regine berenici, cleopatre. Ai poeti e letterati della sua antica biblioteca. Tornare ad alessandria e sognare il suo passato che affiora dalle sue strade, dai resti delle sue colonne.Leggere le pagine di kavafis è come fare un tuffo nel tempo che è stato. Un tempo che fu straordinario per tutto il mediterraneo.