Marina Agostinacchio, L’azzurro, il melograno

Marina Agostinacchio
Azzurro, il melograno
Puntoacapo, 2009
La poesia è qui un’archeologa capace di interrogare i luoghi del ritorno, di ricostruire ‘il bel presente ’ , scavare nel profondo, seguire i labirinti dei ragionamenti. Marina Agostinacchio intona un canto che trattiene, intessuto di stanze, d’infanzia, di piante, di rime, di tentate spiegazioni. Una poesia che affascina nonostante la complessità che a volte assume il testo, la scientifica ricerca del verbo, la licenza improvvisa del neologismo. Giacomo Trinci, nella postfazione alla bella raccolta, parla di ‘dipendenza dal ritorno ’, di ‘grafico dell’anima’, di ‘instabile precaria sicurezza ’, tipica della letteratura diaristica.
E’ vero: c’è in questa poesia una meticolosità di date, di sistemazione dei testi, di ritorno d’argomenti, che la ascriverebbero a buon diritto nella produzione diaristico-autobiografica. Ma gli sprazzi di universalità, la precisione nella nomenclatura, la scenografia minuziosa di molte poesie non consentono, per questa raccolta di Marina Agostinacchio, conclusioni classificatorie. Si avverte, piuttosto, come per tutta la buona poesia, una grande spinta interiore, l’equilibrio tra narrazione e canto, una naturale confidenza con la scrittura.
Il poeta rielabora il vissuto fino al marcamento filosofico:
“Il bel presente è rimasto solo,
nell’agonia il cedro l’ha cullato.
La mente ne ha sigillato il rantolo,
l’ha preservato da ogni distruzione.”
“L’antidoto alla morte è non vedere,
presto rituffarsi nel daffare.”
Spesso irrompe la natura, il paesaggio, la flora:
“Non serve l’oltretomba a evocare,
la strada gira tra la magnolia bianca,
i ciuffi di forsizia, il ramo ancora
acerbo del corbezzolo, il sole.”
I ricordi, l’amore:
“Io inghiottivo pezzi di memoria,
carta, lettere d’amore, stoffe ricamate
per il bel letto, la gioia dell’alcova.
Senza più spiritelli, tutti fuggiti,
a dirmi del bel volto,
della sua pelle di sole al porto.
Le barche delle nostre estati
prendono il largo per non far ritorno.”
Antonio Fiori
Marina Agostinacchio nasce a Padova nel 1957, dove tuttora vive con la famiglia.Laureata in Lettere presso l’Università di Padova nel novembre 1982, con una tesi su Gli scritti letterari di Antonio Banfi, insegna Lettere nella scuola dal 1983.Nel 1998 e nel 2007 è tra i vincitori del concorso nazionale di poesia “Premio Rabelais”. Nel 2006 è tra i finalisti del Premio “Tra Secchia e Panaro”. Nel 2002 ha ottenuto il Premio internazionale “Eugenio Montale” per l’inedito. La rivista Poesia (Crocetti) nel dicembre 2003 le ha pubblicato il poemetto Elegia, dedicato al padre. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesie Porticati (Book).






caro antonio, grazie di averci presentato questa pubblicazione, di avere introdotto questa autrice, non è la prima volta che mi accorgo di come tu sappia – da poeta ma pure da critico e lettore attento- recensire con acutezza, sia pure con essenzialità
[ volevo però farti sapere anche una mia attività meramente tecnica: mi sono permessa di “correggere” presentandola in caratteri più grossi, secondo me prima era scritta troppo in minuscolo, con conseguente difficoltà di lettura) la biografia finale della autrice Marina Agostinacchio
Grazie a te, anche per l’utile aggiustamento. Marina è stata una recente e bella scoperta, e nonostante i miei impegni non mi consentano, in rete, l’assiduità di un tempo, le cose belle vanno mostrate agli amici, ti pare?
Un caro saluto
Antonio