“La Madre” di Giuseppe Ungaretti

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’Eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.
da “Sentimento del tempo” 1930






una delle poesie che, da sempre, amo di più e che, ogni volta, mi commuove. grande Salvatore Quasimodo e brava Gisy a proporcelo.
Grazie, Blumy…naturalmente volevi ringraziare Ungaretti, non Quasimodo (sono grandi entrambi!)
Anch’io la amo molto questa poesia e l’ho postata per dare un significato spirituale e di speranza alla giornata di oggi, in cui chi non c’è ci manca di più…
Un abbraccio
Gisella
Lezioni di poesia,sempre e comunque da Ungaretti, un poeta che amo moltissimo.
Tutta la poesia è un esempio di misura, stile, eleganza, anima, forza delle immagini, pathos, su ,su fino allo splendido scarto semantico finale.
Oggi, il giorno in cui si esporranno le spoglie di Alda Merini, è giusto ricordarla con questa magnifica poesia. Lei è stata una madre che è sopravvissuta a sua figlia, terribile!
Grazie.
si, gisy, in effetti c’è anche la bellissima Lettera alla madre di S.Quasimodo. ieri ero particolarmente emozionata, mi si sono intrecciati ‘i fili’