Ciao Alda, Angelo della poesia (di Nicola Vacca)
Ciao Alda, Angelo della poesia
di Nicola Vacca
Con Alda merini scompare una parte vera della poesia italiana. La sua voce continuerà a parlare, perché è difficile cancellare la stagione immortale che i suoi versi ci consegnano. Anche se adesso Alda non c’è più, continueremo a dire di lei al presente. Questo è il modo migliore per non dimenticarla mai.
Ci sono occasioni che ti donano la visione dell’assoluto. Incontrare Alda Merini, e la sua poesia, significa entrare con dolcezza e con follia nei luoghi segreti di un altrove mistico in cui è custodito il segreto della vita.
Alda abita sui navigli milanesi. Questo luogo è per lei un luogo dell’anima, in cui ricevere gli amici per parlare di poesia. Per conoscerla la poesia devi aver vissuto nel dolore, aver toccato con mano l’inferno della follia. Alda Merini è una grande visionaria che entra in contatto con la parola estrema e in essa spiega a tutti la ragione religiosa della vita. “E allora il poeta deve parlare . Deve prendere questa materia incandescente che è la vita di tutti i giorni e farne oro colato. Ora la poesia dovrebbe essere un fenomeno un po’ più extraconiugale, diciamo un fenomeno collettivo. Per carità, non tutti hanno voglia, quando tornano dal lavoro, di leggersi i poeti, che Dio ce ne guardi. Però la poesia educa il cuore , la poesia fa la vita, riempie magari certe brutte lacune, alle volte anche la fame e la sete, il sonno. Magari anche la ferita di un grande amore, un amore che è finito, oppure un amore che potrebbe nascere”.
Amiamo Alda perché ci ha insegnato che la poesia o educa il cuore oppure possiamo definirla non poesia. Lei è sempre attenta alle ragioni del cuore che la ragione non conosce, quando dal suo rifugio interiore dei navigli alza la cornetta del telefono e chiama i suoi amici, incominciando a dettare i versi che le vengono ispirati dalle sue numerose inquiete voci di dentro. Dall’altra parte del filo l’amico di turno inizia a scrivere mentre Alda ,in preda al delirio dell’anima, confida la religiosità della parola poetica che la possiede senza mezze misure. Nasce così la poesia del cuore di Alda Merini: dalla consapevolezza chiara di dover convivere con il dolore, entrare in contatto con l’esperienza estrema del proprio mondo interiore, quasi per compiacere una consumazione autodistruttiva. Alla fine la scrittura della “pazza della porta accanto” sfocia nella lucidità, dove la poesia vera finisce per annientare il luogo del nulla.
Alda scrive sempre così, intingendo la penna nelle zone segrete della passione sacra dove si lancia senza riserve per incontrare Dio e il suo contrario. Le parole della poesia sono dadi con i quali giocarsi d’azzardo la vita.
Alda non ama le rinunce, sempre pronta a rilanciare è convinta che chi osa ha sempre ragione. Colpire nel segno il lato disarmante della verità è questo il folle viaggio di Alda nella voce inimitabile della poesia.
Quando la senti parlare ti ipnotizza, ti accorgi di essere rapito dalle sue parole celesti che raccontano il dolore, le armonie metafisiche, che sanno raccontare anche di baci e di abbandoni. Percorri , insieme a lei, il crinale della follia estrema fino a toccare i lembi dell’universo dell’assurdo, dove riesci a toccare, anche la perfetta dimensione ideale dell’assoluto.
La sua poesia trasmette sensazioni inaspettate che possono essere percepite soltanto con i battiti del cuore. E difficile non restare incantati dalle magie e dalle alchimie delle sue parole folli che fanno di questa voce un canto eterno della memoria , un lampo proiettato verso un futuro: questa folgorante illuminazione si chiama intuizione poetica.
Alda scrive poesie perché crede nella forza assoluta della parola poetica. “Ma i poeti, nel loro silenzio/fanno più rumore/di una cupola di stelle”. Dopo la tragica esperienza del manicomio e il rifiuto dell’esperienza manicomiale, la Merini scrive libri di poesia per catturare la forma della vita. C’è una luce nei versi che la poetessa chiede al suo cuore di scrivere per lei. Il segno e il senso di una presenza umana, troppo umana, accompagnano la ricerca di Dio nel male quotidiano che è in tutte le cose.
La necessità dello scrivere risponde a un’esigenza vitale: entrare nel cuore delle cose, con la grandezza intuitiva del verso, per dividere della vita il sincero dall’insincero.
Entrare con l’amore per la scrittura dalla porte chiusa a chiave della follia, per spalancare finestre di celesti mutamenti sul divenire di un pensare totale, la poesia luogo degli affetti e delle illusioni che non tradisce mai la dimensione individuale del sentimento. “Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,/il silenzio l’ho temuto per anni nella gola/come una trappola da sacrificio/e quindi è venuto il momento di cantare/una esequie al passato”.
Nel grande amore di Alda per la poesia c’è una lotta del cuore per la certezza. Dal mondo come intensità del cuore scaturisce il suo amore per la vita, ritrovata dopo l’esperienza dolorosa della pazzia manicomiale , che le ha spianato la strada verso l’indagine conoscitiva del sentimento divino coltivato con l’intelligente arte del dubbio.
La poesia di Alda Merini mira all’indicibile in senso assoluto, a lei dei dedica tutta la sua vita per portare alla superficie il gelo dei mari profondi, il fuoco del magma della terra. Non sono vani i tentativi fatti per rendere visibile ciò che da sempre l’invisibile inghiotte.
La voce del silenzio, insieme a quella dei poeti e amici amati (Michele Pierri, Giorgio Manganelli, Giovanni Raboni,Vanni Scheiwiller, Pasolini), lentamente la conducono a riflettere sui sogni della vita vissuta e inventare un’esperienza indimenticabile che porta il nome di stupore , pura invenzione che alimenta il fuoco sacro della poesia.
La poesia, per Alda, è un incontro con la vita. Proprio per questo, nella sua intera opera poetica si legge una riflessione estemporanea sulla follia, sul dolore e sull’amore. È talmente pura la sua vocazione all’esistenza che non riusciamo a capire, leggendola, dove inizia la follia e comincia la fantasia .
Alda che inventa al telefono poesie per gli amici che l’ascoltano non ha filtri, la riconosci nella naturalezza del poeta. Il suo carisma scaturisce dall’immediatezza della sua espressione: donarsi alla parola con il coraggio del cuore, nutrirsi degli smarrimenti della fede, cercare le certezze sui sentieri del dubbio, abbandonarsi alla musica divina. Tutto questo è pensiero che stupisce nella totale dispersione dell’oscurità, in cui la coscienza si perde scavando nel buio della ragione.
Parlare di interiorità della poesia di questi tempi è davvero impopolare. Alda invece nel quotidiano lo fa, appellandosi coraggiosamente alla voce dei sentimenti, amando, sentendo, provando ,emozionandosi in ogni benedetto istante della sua vita.
Nell’intercomunicabilità che fa della vita poesia e della poesia vita, Alda con passionalità si tuffa nei segreti del cuore, sfidando le mode che considerano disdicevole tutto ciò che è romantico. Il suo dolore è diventato forza, consapevolezza di entrare nella vita con l’altrove della poesia. Questa preghiera che ha bisogno dell’essenza delle cose per appartenere interamente alla vita invisibile dello spirito. “Le più belle poesie/si scrivono sopra le pietre/con ginocchi piagati/e le menti aguzzate dal mistero…” . La lucidità che emerge da questi versi porta a concludere che nella Merini la musa della poesia abbia sconfitto per sempre il demone della pazzia.
Questa è la voce di Alda Merini, che fuori dal coro lancia oltre l’ostacolo del dolore la sua anima nuda per educare il cuore con l’antidoto della poesia. Quella voce non l’ascolterò più al telefono. Ma noi, suoi veri amici continueremo a chiamarla. Glielo dobbiamo per tutto quello che ci ha donato.






Sarebbero bastati solo i suoi immensi occhi di raso scuro, a calamitare l’attenzione di chiunque fosse capace di percepire le vibrazioni di un’altra anima. C’era, poi,la sua voce di rauco usignuolo, la dolenzia che sbucava dalle sue parole, per trasformarsi subito in una risata che ti spiazzava…Alda Merini ci lascia un patrimonio di esperienza, di vita spremuta fino all’ultima goccia, l’ingenuità di una bambina, il dono delle sue scritture, il suo essere sempre come il momento che stava vivendo, le diceva di essere.
Non amo la retorica, pertanto mi limito a dire:” grazie e che Iddio ti tenga accanto a sè”
Bella e toccante testimonianza questa di Nicola Vacca. Nonchè importante spunto per una riflessione sulla poesia oggi. Grazie. Un saluto, Lucianna
E mentre scivolava fra la folla
non la toccò il dolore degli umani
ma più di tutto quello delle foglie
in stormi scese ad indorar la bara,
dell’ape solitaria e infreddolita
incastonata come gemma rara.
E mentre scivolava fra la folla
udiva solo il canto di un fringuello
e più ovattate le parole vuote
perse lungo i gradini del Famedio.
A lei mancava il gatto sui ginocchi
e un libro di poesie, soltanto quello.
Sara
Nel Corriere della Sera del 1.novembre ho letto questo inedito di Alda
Merini, lo propongo oggi..
APOCALISSE
di Alda Merini
Vecchia e rugosa Gerusalemme
le tue dita sono prensili come la luce
e se tu ti addormenti
vedrò sorgere da te miriadi di asfodéli.
Ma da te escono fiere inesistenti
e sono le belve della mia passione
e la tua passione si converte in grandezza
e l’unicorno geme alle tue spalle.
Come sei bella sposa
come una prigioniera che aneli al suo sposo
tu sei la fanciulla che non perde il suo nome
ma che incontrerà l’anello sponsale del sacrificio
mettendo le tue mani nella mia mano.
Tu proverai che la terra non conta niente
di fronte all’esaltazione divina
e vedrai che le fiere più maledette
si accovacceranno (umili) ai tuoi piedi.
Il figlio di Dio sta per arrivare
egli ha calmato i dolori del parto
ha negato l’Annunciazione
e si è incarnato nella forza del suo scudiscio.
Egli verrà a sposarti
accompagnato da angeli
Brano tratto dal poema inedito ” Apocalisse”
(2007) su uno spunto di monsignor
Gianfranco Ravasi
Grazie a Nicola Vacca per questa sua ‘esaltazione’ della poesia che la Merini ha vissuto. Quando il ‘verbo si fa carne’, Dio diventa l’esperienza mistica intrisa di terrestrità e tutto si compie.
margherita
grazie, Nicola, della testimonianza. Grazie del tuo amore per lei, e per la poesia.
MPia Quintavalla
Mi pare che si stia esagerando. La poesia della Merini è modesta (per non dire mediocre), e lo dimostra già la poesia citata nel secondo commento: un farfugliamento di associazioni psicanalitiche, senza un ritmo convincente. Non dico niente della poesia riportata da “Repubblica” su Mike Bongiorno per pura carità; né delle cinque che si possono leggere sul sito (sempre di “Repubblica”: piccolo schizzi insulsi. Anche i funerali di stato sono stati esagerati. Al funerale di Amelia Rosselli eravamo una cinquantina di persone; a quelli di Bertolucci una ottantina… E credo che la statura poetica dei due fosse di gran lunga superiore a quella della Merini: per loro nessun battage su televisioni e altri media, ma solo brevi notizie. L’auto-esposizione della Merini, certo compensatoria dei “disagi” passati, ne ha fatto una specie di “diva” poetica, ma questo non ha nessuna correlazione col valore della sua poesia. Pensate a Campana oggi e fate le dovute proporzioni. Ciò non toglie che si debba aver pietà per questa morte, come per ogni altra, e rispettarla; ma in silenzio e senza esagerazioni.