La fiera dei morti – Aldo Palazzeschi

2009 Ottobre 21
by antonellapizzo

Il cimitero allegro a Sapanta (Maramures - Romania), a 12 kilometri da Sighet. La morte è accolta qui con l’allegria dei colori vivaci con cui sono dipinte le croci e con gli epitaffi satirici che descrivono la vita del defunto.

Il "cimitero allegro" a Sapanta (Maramures - Romania), a 12 kilometri da Sighet. La morte è accolta qui con l’allegria dei colori vivaci con cui sono dipinte le croci e con gli epitaffi satirici che descrivono la vita del defunto.

I poeti cantano
malinconicamente
questa fiera;
tutti alla stessa maniera,
questa giornata grigia o nera.
(Ma si può benissimo cantare
anche in un’altra maniera).
Dice che sempre piove
un’acquerugiola trita,
che tutto fiorisce nel fango
in una primavera di pillacchere.
Le solite antiche fole
della solita antica gente!
Oggi invece non piove,
splende un magnifico sole;
il tempo ci porta le sue cose nuove.
Avete dei pensieri neri?
Veniteli a svagare
dentro i cimiteri.

Potete entrare, avanti,
fatevi tutti avanti,
sono spalancate le porte,
anche per chi non c’à persone morte!
Tutti possono andare,
girare a proprio piacimento;
anche un poeta ci si può benissimo intruffolare
per suo divertimento.
Le solite baracche dei saltimbanchi
fuori dei cancelli;
quella classe sociale che à per mira
di far conoscere agli uomini,
meglio assai degli astronomi,
che il mondo gira.
Scimmie vestite da ballerina,
oppure alla militare;
una se ne va di braccetto
con un sergentino,
un’altra cerca di trascinare
un caporale dietro in una stanza;
una vestita da serva
è tutta affaccendata per spazzare,
un capitano dà uno schiaffo
a un’ordinanza pietrificata.
Donne che gridano a squarciagola
di alcuni miracoli scientifici,
l’ultima portata della scienza
alla portata di qualunque sapienza,
strane fisiche psicologiche deformità!
E i buoni festaioli
se ne stanno davanti in perplessità.
Trombe tamburi piatti,
tutti gridan come matti:
è la fiera dei morti!
I dolci fatti lì, immancabili dolci,
che tutti stanno ad aspettare,
le calde arroste
che non riparano a castrare.

Nelle osterie si suonano chitarre,
si cantano canzonette paesane,
gli ultimi stornelli popolari,
o romanze napolitane.

Dai beccai pendono sanguinanti,
fenomenali, i primi ottimi porci,
quelli d’ognissanti,
che àn già sentito il primo freddo dei morti.
E sui banchi, ammassata,
oppure tortuosamente attaccata,
chilometri di salsiccia,
che sembra l’ammasso degli intestini malati
di tutti i morti.
I salumai ànno appesi
i salamini nuovi, cotechini,
zamponi, mortadelle;
e viene fino sulla strada
un odore stuzzicante
di lepre e di pappardelle.
Tutti si riversano a mangiare
a crepapelle.

I carabinieri a cavallo
coi loro pennacchioni rossi,
si fanno posto trionfanti
nella calca stordita dei festanti.

Ai cimiteri ci si può andare
coi fiori, e senza i fiori,
ma anche il più insopportabile,
lontanissimo parente,
si può aspettare quel giorno un fiore
dalla sua antica gente.

I morti non sono uguali,
come credono tutti,
e sopratutto, non sono muti,
quelli almeno dei cimiteri
sono indecentemente ciarlieri.
Sulla pelle della loro faccia marmifica,
meglio assai che sui vivi,
si qualifica la fisionomia
caratteristica.
«Qui riposa
«l’uomo dalle rare virtù:
«Telemaco Pessuto
«d’anni cinquantatre,
«padre e marito esemplare.»
Se t’avessimo incontrato vivo,
che l’avrebbe saputo?
Tutti gironzan leggendo
più o meno speditamente,
alcuni sillabando.
Ma non sapete che quelle parole
che voi leggete con indifferenza,
sono la faccia dei morti?
Tutte quelle espressioni di dolcezze,
sono l’espressione delle loro fattezze?

Oh! Curiosa combinazione!
«Celestina Verità
«d’anni novantasette
e accanto:
«Peppino
«d’anni tre
«dei coniugi Del Re.»
Strana combinazione!
Quale fu, di voi due, la vostra mèta?
Dovevate ognuno campare cent’anni,
oppure, Peppino Del Re,
Celestina Verità,
faceste involontariamente
della vostra vita
una così parziale società?
Fu Peppino che ti giunse, o Celestina,
e ti trasse inaspettatamente
tre anni dalla vita?
O tu, Peppino, nascendo,
trovasti i tuoi anni
quasi tutti consumati
dalla Celestina?
Uno di voi fu il parassita
dell’altro.

Che poco posto occupano i morti,
meno assai del naturale.
E qualcuno di voi fu padrone
da solo d’un podere,
che sempre gli sembrò tanto piccino!
Quelle alte pareti
con tutte quelle teste fitte fitte,
nell’immobilità,
sembrano quelle di un loggione
per una straordinaria rappresentazione.
E tutti gironzano indifferenti,
sgusciando calde arroste,
succiando confetti, o i duri di menta,
leggiucchiando senza fede
le ciarle di quei poveretti.
Gli uomini accorti,
che passeggiano sempre fra i vivi,
non vedono il momento
di passeggiare fra i morti.
I vivi àn delle facce,
che per quanto espressive, sono mute,
e una faccia per bene
la possono avere anche i mascalzoni,
invece le facce dei morti
sono piene d’ottime informazioni.
Se incontrate per via un giovine pensoso,
come potete sapere se sia virtuoso?

In cima al camposanto,
sopra un grande palcone
improvvisato per l’occasione,
si mettono i teschî all’incanto.
Lo circondano pigiate
centinaia di persone,
fissano l’atletico allottatore
che grida fiocamente a squarciagola.
Intorno è pieno di carabinieri,
- Quattro!
- Cinque!
- Otto!
- Dieci!
- Quindici soldi!
I primi vanno a ruba!
- Si delibera signori!
I più frettolosi pagano i teschî
anche più d’una lira.
Molti aspettano che la gara cessi
e il prezzo ribassi.
- Quattro!
- Sei!
- Otto!
Una giovine sposa
si stringe al braccio del suo sposo
tutta piagnucolosa:
- Comprami quel teschio.
- Stai zitta! – Le dice il giovinotto
- Comprami quel teschio,
- Stai zitta grulla,
verso sera gli daran via per nulla.
- Dieci!
- Undici!
- Dodici!
- Si delibera signori!
- Comprami quel teschio.
- Stai zitta t’ò detto,
non vedi ch’è un teschiaccio vecchio?
- Comprami quel teschio.
- Se non stai zitta ti porto via;
- Potrebbe essere il teschio della mamma mia.
- Ma che mamma mia!
- Cosa c’è stato laggiù, lontano?
- Corrono i carabinieri!
- Dove corre tutta quella gente?
- Ànno arrestato quel nano
che vendeva i teschi di seconda mano.
E per le vie polverose,
per le serpeggianti vie campagnole,
in un bel tramonto pieno di vapori
di fiamme e di viole,
la gente se ne torna
dai camposanti allegramente.
E ogni buon diavolaccio
se ne viene col suo teschio sotto il braccio.

11 Risposte leave one →
  1. 2009 Ottobre 21

    Vien da pensare: e se iniziassimo ad andare in giro con un cartello legato al collo? Chi ci incontra saprebbe chi siamo fin da vivi.
    Grazie Antonella. Molto apprezzata. E la foto è sorprendente. Un bel cimitero davvero.

  2. 2009 Ottobre 21

    Un coloratissimo cimitero “felliniano”, come spesso accade che sia questo luogo di culto nel giorno dei morti. Il sentimento religioso che si trasforma in usanza.

    E per le vie polverose,
    per le serpeggianti vie campagnole,
    in un bel tramonto pieno di vapori
    di fiamme e di viole,
    la gente se ne torna
    dai camposanti allegramente.
    E ogni buon diavolaccio
    se ne viene col suo teschio sotto il braccio.

    Sara

  3. 2009 Ottobre 21
    donatellarighi permalink

    Un cimitero così allegro farebbe resuscitare anche i morti!
    E poi con quel teschio sotto il braccio ogni buon diavolaccio potrebbe risultare assai scecspiriano e molto riflessivo… essere o non essere…

    Il cimitero della foto è davvero straordinario!

  4. 2009 Ottobre 22

    Vengo a conoscenza per caso di questo strano “cimitero allegro”. Che cosa curiosa e, a suo modo, poetica

  5. 2009 Ottobre 22
    margherita gadenz permalink

    quanto sarebbe piaciuto a Palazzeschi questo cimitero colorato
    dove prevale l’azzurro a ricordare che la ’speranza’ è celestiale.
    l’ironia degli epitaffi lo avrebbe, senz’altro, fatto sorridere.
    vivere è un ‘gioco’ e morire ne è la fine? no, se l’approccio alla morte è gioioso e disincantato o meglio ‘incantato come dentro una favola. finalmente qui dopo morti non siamo tutti padri esemplari e madri santificate ma uomini e donne la cui presa sul mondo è reale
    ( senza voler essere dissacrante mi viene in mente il cimitero di Spoon River dove i morti sono ‘vivi’ e più che mai terreni).
    grazie, antonella, per questo ‘cimitero allegro’ che non conoscevo e per i versi di Palazzeschi (Poeta che amo)che si srotolano ironici ed arguti sottendendo malinconia . Poeta ’saltimbanco’ per sua affermazione, usa il ‘gioco’ ed il grottesco per irridere se stesso ed il mondo, conoscendone il dolore.

  6. 2009 Ottobre 22
    sandrapalombo permalink

    Non conoscevo questa poesia di Palazzeschi, un autore che riserva sempre sorprese nei suoi testi. Indovinata la foto. Sandra

  7. 2009 Ottobre 23

    com’è che mi è sfuggito questo delizioso ironico dissacrante post sui cimiteri, con una foto perfetta a corredo?

  8. 2009 Ottobre 23
    antonella permalink

    sono davvero contenta d’avervi proposto questa fiera dei morti di Palazzeschi (e che vi sia piaciuta) poeta ironico e quasi dissacrante, ci prendiamo troppo sul serio, da vivi e anche da morti. “avevo dei pensieri neri che ho svagato dentro i cimiteri” :-) ) siamo tutti buoni diavolacci che camminiamo con il nostro teschio sotto il braccio. è stato un caso che ho trovato sul web questo cimitero allegro, cercavo un’immagine adatta ai versi, ho cercato proprio “cimitero allegro” pensando che non sarei mai riuscita a trovarlo e invece l’ho trovato! eccolo, azzurro, un cimitero, una fiera dei morti, una giornata nera si può cantare come insegna Palazzeschi “anche in un’altra maniera” – saluto tutti e in particolare la cara margherita che è tanto che non sentivo.
    antonella

  9. 2009 Ottobre 25
    maebasciutti permalink

    Mi sento un po’ rivolto questo post vista la mia inconciliabile tanatofobia :)
    E’ vero, è molto bello e anche la poesia di Pallazzeschi che non conoscevo è interessante. Eppure non ce la posso fare comunque ;)

  10. 2009 Ottobre 29
    Brenda Daniela Asnicar permalink

    Mas carinas

  11. 2009 Novembre 1

    sì maeba, questo post è nato dopo la nostra discussione in pvt. se tu fossi siciliana non avresti di queste paure, noi da piccoli siamo stati educati in questo modo, grande vicinanza alla morte. da piccoli la sera del 1 novembre ci mandavano a letto presto perchè dovevano venire i morti a portarci i giocattoli, ci credevamo sai, andavamo a letto e cercavamo di addormentarci subito perchè se eravamo svegli i morti non venivano, erano i morti ad aver paura dei vivi, che belli e che bravi, che generosi i nostri morticini, la mattina trovavamo la stanza piena di cose buone, frutta martorana, noci, uva passa, caramelle, bambole per le bambine e pistole per i maschi, il giorno era tutto un pam pam di pistole di sceriffo nella strada. e poi si faceva la domanda: che ti hanno portato i morticini?
    ciao antonella

Lascia un commento

Note: You can use basic XHTML in your comments. Your email address will never be published.

Abbonati ai feed di questi commenti tramite RSS