“Ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta
è stata data in proposito.
Ma io non lo so,non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. “
Wislawa Szymbowska
Sfronda le molte parole che ti vengono in mente,
non farne d’una cento, ma di cento, una:
la parola è come la perla e il poeta n’è il palombaro;
non è facile cosa afferrare una perla speciale!
[Nezāmī in Khosrov-o-Shīrīn]
Eh, ironia con te la disperazione è filosofia! Ma senza di te, ahinoi, la poesia è pura (mera) melanconia. (Pietro Pancamo)
"Il poeta è prima di tutto cittadino" Antonio Fiori
"Io credo che una poesia al giorno tolga il conformismo di torno..." Narda Fattori
"Cos’è la poesia? non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu." (La tigre e la neve, R.Benigni)
Pubblico questo stralcio dell’intervista di Gian Ruggero Manzoni a Gabriella Sica perchè tratta un problema che mi pare sia sentito dai poeti di sesso femminile. E’ un problema o un vantaggio essere donne in letteratura? Leggendo la classifica di Pordenonelegge pubblicata su Nazione Indiana a metà ottobre, che qui sotto riporto, si può facilmente notare che su 21 poeti classificati la presenza femminile è pari a due, Giovanna Marmo e Florinda Fusco. Ciò sembra confermare ciò che afferma Gabriella Sica.
Nicola Vacca, “Esperienza degli affanni”, Il Foglio, 2009.
Esce per le edizioni il Foglio il nuovo libro di Nicola Vacca Esperienza degli affanni.
Nicola Vacca esprime in questa raccolta la dolorosa necessità del dire e del raccontare attraverso i versi non degli affanni tout court ma della loro causa e di ciò che da questi scaturisce, cioè l’urgenza del dire di un tempo affannato o che soffoca, un tempo asmatico, che anela la luce e l’aria, bisogno di parole, di parole, di parole per ossigenare i nostri mali, le nostre angosce, nostre preoccupazioni, i nostri dolori. (Un po’ come questo mio lungo periodo svirgolato, affannoso e senza pause). Parole nuove. “I giorni in affanno/supplicano parole nuove.”
Rimestava nel torbido… mi spiego. Che lì in mezzo al casino alto, una pila cartacea pericolante, volesse ordinare il caos con l’intelletto, fin qui ci sto. Ma non vorrei che si indulgesse in fantasticherie, che si usasse la matematica come calibro, una misura dell’uomo, questo no, non mi cammina. E una matematica mica normale, ad personam! Ma veniamo a lui, il nostro eroe. Cogitava lì, nel disordine tre per quattro di un ufficio, l’angustia degli spazi era rappresentazione plastica d’angustia di pensiero… Ad ogni azione doveva corrispondere, inevitabilmente, una reazione di modulo uguale e segno contrario, è assiomatica sta cosa, sottratta l’inevitabile e prevista dispersione entropica, l’attrito stracco di meningi che sfrigolavano le une sulle altre, spric sprac, e sotto un rumore di fondo, una eco, i neuroni sonnecchianti e galleggianti sul grigio neurale, alla deriva, a rendere conto di quella eco, i barocchi stanchi pensieri di uno scienziato fine carriera.
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]
[Pubblichiamo le due letture una sotto l'altra per facilitare il raffronto. bdm]
Anna Banti: “Lavinia fuggita”, in “Le donne muoiono”, Mondadori, 1952
Nell’ampia e importante produzione di questa narratrice fa spicco il racconto “Lavinia fuggita” contenuto nella raccolta “Le donne muoiono”, la quale si aggiudicò nello stesso anno di uscita il premio Viareggio 1952. Cesare Garboli definì questo racconto uno dei più belli del Novecento.
Ce ne occupiamo perché alcuni hanno sostenuto che il vincitore del Premio Strega 2009, Tiziano Scarpa con il suo “Stabat Mater”, si sia ispirato ad esso. Hanno perfino parlato di plagio, scatenando le ire del vincitore.
Vediamo di che si tratta, scrivendo per primo del racconto della Banti.
Iseppo Pomo, diciotto anni, è un “battellante” e pescatore. Si reca con il barco a Venezia a prelevare una giovane e povera orfana (“colta in lazzaretto sul seno di una viaggiatrice appestata”), Orsola, che va sposa ad un ricco e vecchio mercante di Chioggia, un certo Bertozzi. Zanetta lo vede, gli fa la posta; è insieme con le amiche affacciate alla grata dell’orfanotrofio della Pietà. Stanno a guardare l’amica che se ne va a Chioggia. Vi andrà presto anche lei, poiché sposerà proprio Iseppo. Là, tutti i giorni si recherà a visitare la compagna che, così giovane, non ha buona salute. Orsola accoglie Zanetta con gioia e ad entrambe pare di non essersi mai separate.
“Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.”
Quella fu la mattina in cui, proprio al di sotto di un materassino di gommapiuma rivestito di una specie di rivestimento multicolore che pareva fin incollato nonostante una cerniera attestasse che si trattava di un coprimaterasso di quelli sfoderabili– vi erano disegnati grandi fiori anonimi di quelli stampati in serie su un fondo giallastro di un tessuto rasposo ma certo lavabile a grandi temperature-
CITTÀ DI SASSO MARCONI – www.comune.sassomarconi.bologna.it/
PROVINCIA DI BOLOGNA – Circolo Culturale “Le voci della luna” PREMIO LETTERARIO NAZIONALE “RENATO GIORGI” 2009 – XV Edizione CERIMONIA DI PREMIAZIONE
Sabato 31 ottobre 2009 – ore 16.00
Sala “Renato Giorgi” – Città di Sasso Marconi
Via del mercato 13, Sasso Marconi
tell.: 347 5124366 – 349 4295503
premio Sezione A – “Silloge inedita” a
L’imperfezione dei cardini (Edizioni Le Voci della Luna), di Antonio Bassano
Sergio Sozi è letterato autentico, i classici sono la sua passione (Dante, Petrarca, Boccaccio i maestri a cui si ispira), l’integrità morale la sua ossessione. Integrità che a volte sconfina nella rigidità ma non vi è dubbio che il personaggio sia un puro, la stessa purezza che trasmette nelle sue opere di narrativa. E non è poco riuscire a mantenere un simile candore in un mondo in cui il successo è spesso frutto di compromessi. Questo romanzo pubblicato da Castelvecchi (Il menù, pagg. 106, €. 13,00) ci dà la conferma della sua vena istrionica, la facilità di scrittura, la fantasia scoppiettante che sconfina nel divertissement irriverente e beffardo.
Un sogno fatto a Biancavilla, l’utopia che vorresti realizzata
Il Comune di Biancavilla (CT) e un gruppo di giovani sta organizzando il Festival dell’utopia, una serie di seminari su come si scrive un racconto, una poesia e un articolo e sul rapporto tra utopia e letteratura. I docenti: Seminerio, Luciano Ghelfi, Loretto Rafanelli, Luca Randazzo. Il festival si concluderà con un premio intitolato “Sciascia, un sogno fatto in Sicilia”, sponsorizzato dall’Editore Adelphi. Per il concorso letterario i partecipanti saranno chiamati a scrivere la propria utopia possibile. Ecco il programma completo.
PROGRAMMA SEMINARI
Venerdì 6 novembre, ore 16.00: il poeta LORETTO RAFANELLI, bolognese (Selezione Mondello opera prima, Premio Gozzano 2002, Premio Metauro 2003, Premio Sibilla Aleramo), direttore della rivista “I Quaderni del Battello Ebbro” nonché dell’omonima casa editrice, sul tema: come si scrive una poesia?
Una delle esperienze cinematografiche piú interessanti degli ultimi lustri è costituita dal cinema di Andrej Tarkovskij. Il regista, scomparso nel 1986, propose nella sua scarna filmografia uno stile e una sintassi cinematografica del tutto originali, tanto che il suo nome è entrato a pieno diritto nella storia del cinema. La critica ha analizzato il fenomeno con attenzione. Anche per questo non voglio qui ripercorrere la filmografia tarkovskiana. Invece vorrei accennare del rapporto tra il cinema di Andrej Tarkovskij e l’opera del poeta Arsenij Tarkovskij, padre del regista.
La poesia di Arsenij Tarkovskij, da solo una diecina d’anni al centro dell’interesse in Italia (dopo la sua recente scomparsa, avvenuta nel 1989, sono state pubblicate tre raccolte di poesia e una di racconti) rivela fin dal primo approccio una complessa densità.
C’era una volta, tanti e tanti anni fa, una ballerina famosa in tutto il mondo. – Così iniziavo a raccontare le storie a mio figlio, ogni sera, quando si decideva di ritirarsi ed andare a letto, ma con una particolarità. Alla struttura che rimaneva sempre identica a se stessa dovevo, ogni sera, apportare delle varianti. Non doveva essere cioè sempre la stessa storia, perché il piccolo se ne sarebbe presto accorto e avrebbe rifiutato il seguito dell’intreccio; amava la novità, i sentieri nuovi, pur vedendo impiegati gli stessi protagonisti ai quali si era abituato. Questione di coinvolgimento, di sentire la vicenda vicino alla sua personale storia. Per questo dovevo curare d’inserirci qualche particolare del tipo, per esempio, di un bambino che andava a scuola o che aveva giocato per tutto il giorno, se lui si era distinto in questa specialità così spiccatamente infantile. Oppure se era stato bravissimo ed ora, giunta la sera, avvertiva il bisogno di riposarsi, anche il protagonista doveva in qualche modo sentire il bisogno di coricarsi per rinfrancare le forze. Cosicché stavo attento a cambiare e a mischiare le tessere del mosaico, pur restando fondamentalmente le stesse, quelle essenziali della storia. La ballerina dunque nasce da queste esigenze, sebbene la sua origine e la sua storia siano rigorosamente vere.
Non riesco neppure più a indignarmi, ad arrabbiarmi, a reagire. Mi prende lo sconforto, divento rinunciataria, penso che tutto è inutile.
Siamo così sciocchi, spaventati, timorosi, deboli, fragili che dobbiamo barricarci, tenere lontano coloro che non sono identici a noi, respingere, rifiutare, impedire qualsiasi contatto, ogni contaminazione che potrebbe incrinare i fantasmi delle nostre certezze.
L’altro, povero, diverso, straniero, è lo specchio di quel che potremmo essere e che solo per un fortuito gioco del destino non siamo.
La mia puttana preferita
è un tubo che s’attorciglia
su di una centralina elettrica.
Come ogni cosa che vedo per strada
non esiste e vede solo me.
Così manca di alcune cose fondamentali:
l’odore dell’assenza di dita dietro le orecchie
lo spazio fra braccio e torace per nascondervi i segreti
e un seno freddo sul quale appuntare rabbia.
*
senza progetto. 3
poi se il vento uscisse dalla sua casa
-ma il vento non ha una casa-
non è questo il punto
se ne uscisse, ecco,
a sterminare questo parco di automobili davanti a
casa
a frantumarle scuotendo gli ippocastani
a placare di sassate questa fame di stagioni
se uscisse, se riuscisse ad ammettermi
che sul davanti
ho ben più d’un cuore
1. «Aperto», vorrei soffermarmi brevemente su questa parola: come può questo «compito» rimanere aperto se fin dall’inizio chiuso e definito all’interno di un preciso discorso filosofico? Mi spiego meglio… Vorrei porre in relazione a questo statuto identitario (Bataille, filosofo) l’interrogativo che dovrebbe rimanere, secondo le vostre premesse, aperto; in tal caso, non sarebbe stato più corretto intitolare il vostro libro Bataille, filosofo? e così lasciar effettivamente essere (aperta) la domanda, lasciare il nome di Bataille aperto ad altri attraversamenti possibili?
Bataille filosofo, senza alcun punto interrogativo. Prima dell’incontro con la filosofia di Hegel, attraverso la mediazione di Kojève, Bataille era autore di un breve romanzo erotico, era un surrealista eterodosso, un lettore meditante di problematiche etnologiche, un intellettuale di sinistra. Nella seconda metà degli Anni Trenta Bataille assiste ai seminari di Kojève dedicati alla lettura della Fenomenologia dello spirito di Hegel, e da quel momento prende l’avvio tutta la produzione di Bataille: il complesso della Somma ateologica che muove dall’Esperienza interiore («che attira la sua ricerca nel punto di massima gravità» come dice Blanchot), il complesso della Parte maledetta (religione, erotismo, sovranità), i romanzi Madame Edwarda, L’abate C., le Conferenze sul non sapere, la pubblicazione dell’Azzurro del cielo.
Venerdì 23 ottobre 2009 alle ore 21 alla ex Lavanderia del “Santa Maria della Pietà” a Roma NIGREDO POESIA a cura di Nina Maroccolo. Il reading poetico si colloca come evento all’interno della collettiva d’arte contemporanea NIGREDO inaugurata il15 Ottobre presso le ex lavanderie del Santa Maria della Pietà a Roma e si concluderà il 31 dello stesso mese.
“Le mie radici si agitano in cielo, più sotto nella terra i miei frutti / Si inturgidiscono, schiumano, si sforzano / Di penetrare la vita”
WILLIAM BLAKE
L’autrice non si propone mai come portavoce di nessuno, sa bene che i percorsi sono individuali e, per una umiltà che deriva forse dalla propria insicurezza, fugge da ogni ruolo che non sia quello di rappresentare sé stessa. Ma proprio in questa umiltà, in questa insicurezza la sua scrittura acquista un ruolo più grande del semplice “raccontar-si” e passa al “raccontare” il punto di vista di chi in sé non ha ancora trovato una voce adatta.
Il "cimitero allegro" a Sapanta (Maramures - Romania), a 12 kilometri da Sighet. La morte è accolta qui con l’allegria dei colori vivaci con cui sono dipinte le croci e con gli epitaffi satirici che descrivono la vita del defunto.
I poeti cantano
malinconicamente
questa fiera;
tutti alla stessa maniera,
questa giornata grigia o nera.
(Ma si può benissimo cantare
anche in un’altra maniera).
Dice che sempre piove
un’acquerugiola trita,