
Paul Klee, Zwitschermaschine (1922)
Husserl afferma che la ricerca sul senso delle cose mondane va avviata su una «nuova via», che è tematizzazione del mondo della vita in quanto terreno non solo della vita umana, ma del modo con cui essa esplicita questa sua funzione di essere «terreno». È in questo esatto punto, in cui manifesta l’esigenza di un Grund concreto e precategoriale, che, pur senza esplicitare la citazione, ricorda la frase con cui Goethe, nel Faust, traduce l’incipit del Vangelo di san Giovanni, dove il logos che è all’inizio diventa Azione (Tat). L’azione, osserva Husserl, «rende il nostro progetto ancora incerto più determinato, lo rende sempre più chiaro, promuovendone la realizzazione» [1]. Accanto all’azione, che è al principio, è però necessaria anche una riflessione metodica, così da indagare, in tutti i modi di relatività che per essenza gli ineriscono, il mondo della vita, che è «il modo in cui noi viviamo intuitivamente, con le sue realtà, così come si danno, dapprima nella semplice esperienza, e anche nei modi in cui spesso queste realtà diventano oscillanti nella loro validità (oscillanti tra l’essere e l’apparenza)» [2].
Utilizzando ancora una volta un termine goetheano, Husserl chiama stile questa capacità di cogliere il flusso “oscillante” delle variazioni dell’apparire, apparentemente inafferrabile, che è il nostro mondo della vita, in cui si uniscono l’azione e il metodo. Questo non è un orizzonte di spiegazione causale e fattuale, non è «quello di determinare se e che cosa siano realmente le cose, la realtà del mondo» e neppure «che cosa sia realmente il mondo considerato nella sua totalità, ciò che gli inerisce in generale, quali leggi strutturali a priori e quali “leggi naturali” gli siano proprie» [3]. Continua a leggere »
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