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In una specie di chiarezza mistica
( la più insopportabile forma di innocenza)
gli occhi suoi vuoti erano,
a percorrerla tutta
lungo quel nervo ombelicale
– a far da mezzeria-.
Si affoca, e si dissecca,
in una solitudo:
è l’equivalente di una corona di spine fatta di oro,
è figlia degli anni delle locuste,
squarta gli dei suoi come potesse poi disgiungersi…
Invidia allora il corpo lineare,
la morte violenta,
quel disassamento intero.
Non avrebbe ammesso parole altre,
chè nella coppa perfetta di azzurro infinito
vi era come un monumento alla perdita,
un amnesico:
si vedevano i ritratti sommersi ,
la possibilità delle stelle fisse .
( la distanza spirituale era minima,
e lei spiccava in tutta la sua nudità…)

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