COMUNITÀ SENZA COMUNITÀ di Marco Ercolani


 

 Tratto da Vertigine e misura, appunti sulla poesia contemporanea  di Marco Ercolani, La vita Felice, 2008

Elias Canetti invita il lettore a scrivere un libro di giorno e un libro di notte, senza mai confondere i tcsti: solo molti anni dopo, in tarda età, gli sarà consentito fare un confronto fra le due scritture. Un libro del giorno e un libro della notte, scritti simultaneamcnte come scambio continuo tra passato e presente, sonno e veglia, vita e morte, è ciò che il poeta progetta per il suo ipotetico lettore. «Il piacere della comunicazione inversamente proporzionale alla nostra reale conoscenza dell’interlocutore è direttamente proporzionale al desiderio di interessarlo a noi. È noioso bisbigliare ai vicini. È inutilmente tedioso scandagliare la propria anima… Ma scambiare segreti con Marte, senza fantasticare, naturalmente, è un compito degno della poesia.»
Ma qual è il compito del poeta? Chi è il suo interlocutore? “L’interlocutore” come suggerisce Mandel’stam, è “il lettore futuro”. Il messaggio nella bottiglia arriva proprio dove è necessario che arrivi. Il lettore prescelto arriverà a leggere un testo nato proprio per lui. Nasce qui l’utopia di una “comunità senza comunità”, dove i lettori trovano i loro poeti e i poeti i loro lettori, in un fecondo stare insieme, tra vivi e morti, al di qua e al di là dello specchio, compagni di illusioni diverse e di diverse forme di verità. “La forma della verità non è l’uovo, e neppure un triangolo, neppure una foglia. Ma l’uovo, il triangolo, la foglia, sono forme della verità. La sostanza della verità è unica: forse è la nostra necessità di esistere, la necessità di esistere in ogni cosa. Noi esistiamo in tutte le cose (Sinisgalli). È ancora l’autore di Furor mathematicus che ci descrive la poesia secondo leggi di cristallografia non troppo diverse da quelle che Mandel’stam cercava, nell’ossatura dei versi, come una “nuova fisica delle parole”. Si potrebbe aggiungere; la parola poetica è una “prova estrema” dello scrivere umano, oltre i manierismi e le scaltrezze della tecnica. Il poiein trasforma il linguaggio comune in accordi di parole che obbligano il lettore a sospendere qualsiasi forma di giudizio. L’azzardo si consuma fra i nessi imprevedibili della sintassi piuttosto che nell’isolata potenza della parola. I primi irradiano vibrazioni, la seconda brilla isolata. Come scrive Thomas Stearn Eliot: «Il significato è la trappola in coi il significante ti racchiude perché tu, placato dalla quiete del senso, ne assorba con orrore tutto il suono».

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8 risposte a COMUNITÀ SENZA COMUNITÀ di Marco Ercolani

  1. antonellapizzo scrive:

    Il messaggio nella bottiglia arriva proprio dove è necessario che arrivi. Il lettore prescelto arriverà a leggere un testo nato proprio per lui. Nasce qui l’utopia di una “comunità senza comunità”, dove i lettori trovano i loro poeti e i poeti i loro lettori, in un fecondo stare insieme, tra vivi e morti, al di qua e al di là dello specchio, compagni di illusioni diverse e di diverse forme di verità.

    quoto questa parte perchè mi rassicura molto e mi consola, mi piace l’idea del messaggio nella bottiglia e che tutto quello che oggi sembra perso domani verrà ritrovato

  2. sebastiano scrive:

    bellissimo libro
    seb

  3. Pingback: COMUNITÀ SENZA COMUNITÀ di Marco Ercolani | Feedelissimo

  4. Blumy scrive:

    … un libro del giorno , un libro della notte. bello sarebbe se i pensieri e i sogni (che altro non sono che pensieri animati involontari) dipendessero da noi e avessero una loro fisionomia diurna e una notturna. bello sarebbe poter parlare di notte e sognare di giorno e scrivere davvero i nostri libri del giorno e della notte e continuare ad esistere anche oltre la non-esistenza, come uovo, come foglia, come pietra …
    bell’articolo!

  5. marco ercolani scrive:

    Grazie ad Antonella, Sebastiano, Blumy. Il “messaggio trovato in bottiglia” è esattamente il senso della poesia, il trovarsi al di qua e al di là dello specchio, senza distinzione tra vivi e morti, a parlarsi. Un vecchio amico ha giudicato questo mio libro una serie di “appunti alla rinfusa”, privi di un sostegno strutturale forte. Se questo è un difetto del libro – una rapsodicità critica che non tende all’unità ma alla scelta tendenziosa e personale dei miei compagni di strada – faccio mio questo difetto e lo elevo a virtù. Proprio questo ho desiderato fare. Magari è poco. Ma ho espresso i miei gusti in quel mare magnum, tavolta fanghiglioso o clientelare, della poesia attuale, scegliendo come criterio quel senso di magia che le parole di un poeta possono donarmi e non (tanto più frequente) quel sentimento di noia nell’assistere all’esecuzione di qualche opaco esercizio metrico-letterario, da recensire con finta ammirazione.
    Grazie di cuore della lettura, a tutti. Marco

  6. sandrapalombo scrive:

    “il lettore futuro”. Il messaggio nella bottiglia arriva proprio dove è necessario che arrivi. Il lettore prescelto arriverà a leggere un testo nato proprio per lui.

    E’ vero. C’è una poetessa di un’epoca passata della quale leggo i testi quando sono inquieta. Sembrano essere stati scritti per me.

    Ercolani, lascia perdere le critiche. Accade che una serie di “pensieri alla rinfusa” arrivi e convinca più di un testo tecnico.

    Sandra

  7. marco ercolani scrive:

    D’altronde, cara Sandra, io sono convinto che un testo “tecnico” debba avere una caratteristica “fluttuante” e mai troppo “ideologica”, oppure finisce che diventa una serie di asserzioni e non un ventaglio di emozioni (calibrate, però, dalla propria intellettuale visione del mondo).
    Ciao, Marco

  8. sandrapalombo scrive:

    Concordo Marco,
    una serie di asserzioni produce un testo arido, le emozioni inserite in un contesto “calibrato” arrivano e producono oltre emozioni, riflessioni e ragionamenti.

    ( Ti ho dato del tu. Permetti?)

    Sandra

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