“Ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta
è stata data in proposito.
Ma io non lo so,non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. “
Wislawa Szymbowska
Sfronda le molte parole che ti vengono in mente,
non farne d’una cento, ma di cento, una:
la parola è come la perla e il poeta n’è il palombaro;
non è facile cosa afferrare una perla speciale!
[Nezāmī in Khosrov-o-Shīrīn]
Eh, ironia con te la disperazione è filosofia! Ma senza di te, ahinoi, la poesia è pura (mera) melanconia. (Pietro Pancamo)
"Il poeta è prima di tutto cittadino" Antonio Fiori
"Io credo che una poesia al giorno tolga il conformismo di torno..." Narda Fattori
"Cos’è la poesia? non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu." (La tigre e la neve, R.Benigni)
LA GEOMETRIA DEGLI INGANNI
Ho acquistato un libro, un libro di racconti: LA GEOMETRIA DEGLI INGANNI, l’autore è Luca Martini, ha 37 anni, è di Bologna, l’editore è Voras di Ravenna. L’autore non è conosciuto. Dopo aver letto il libro mi dico: “Ancora per poco”.
Talvolta, ci si ritrova senza accorgersene a farsi lucidamente i propri conti in tasca per fare anche una piccola scelta: io che in questo periodo di soldi davvero non ne ho (non andrò, ahimè, nemmeno in vacanza quest’anno..) so però che non ha prezzo il talento di una persona, di uno scrittore in questo caso. Si tratta di un esordiente, è vero, almeno per la narrativa, conosco ben poco di lui praticamente nulla, ma qualcosa già posso intuire, ad esempio dal titolo “La geometria degli inganni” e dalla descrizione in quarta pagina. Mentre la scelta si avvicina, aggiungo un pizzico di curiosità per darle una spinta più decisa nella direzione inconsciamente voluta, e all’improvviso mi accorgo che…sono già affascinata sull’ipotesi di contenuto. Il “rischio di impresa” a quel punto si chiarisce: rischierò di buttare via quei pochi soldi che ho, ma rischierò anche di regalare a me stessa prima di tutto e in secondo luogo di contribuire a regalare al mondo una voce che non può restare nascosta, che le persone devono conoscere.
Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. Non ho ereditato nemmeno il ben celato furore dello scettico, il gusto del deserto del razionalista o l’ardente innocenza dell’ateo. Non oso dunque gettare pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto. (…)
Rita Charbonnier con Nino Manfredi in Parole d’amore.( Foto di Tommaso Le Pera)
Rita Charbonnier è una di quelle donne predestinate al successo, ha nel sangue il dono dell’Arte e lo manifesta attraverso una personalità poliedrica ed esuberante, quale sia essa l’attività in cui si cimenta: il teatro, il cinema, la letteratura. Dopo il successo riportato con il romanzo “La sorella di Mozart” edito nel 2006 da Corbaccio, tradotto in ben dodici Paesi, si ripresenta con questo secondo avvincente romanzo (La strana giornata di Alexandre Dumas, Edizioni Piemme, pagg.374, €.18,50 ). Ancora una storia di donne strappate all’oblio e riconsegnate alla loro verità storica.
Da Porquerolles, sulla Costa Azzurra, al porto di Genova, a poca distanza dal Rex che si prepara alla traversata atlantica; dal ponente che non c’è e obbliga il veliero a soste forzate, alla permanenza di dieci giorni all’Isola d’Elba, con i relativi episodi di abitanti fatalisti, pescatori poveri e dignitosi, musicanti che rifiutano le mance, cugini che danno una mano all’equipaggio. Dalla Sicilia fastosa, pigra e inquietante a una Malta snaturata dalla presenza inglese; da Tunisi e Hammamet, con episodi impertinenti e curiosi, alla descrizione e alle peculiarità delle case di piacere sparse per tutta la costa del mare nostrum; dalla Tunisia araba alla Turchia di Mustafà Kemal fino alla Sardegna di Cagliari e di Arbatax. E inoltre, i tentativi di definizione della civiltà mediterranea, le riflessioni di sapore storico, filosofico e morale (l’atavica saggezza, la povertà dignitosa, la solidarietà sorridente), i rapporti con Tigy, le storie tragiche e quelle divertenti ma soprattutto la luce, i colori, i suoni, i profumi, la magia, l’incanto del mare e della navigazione a vela nel racconto dell’indimenticabile crociera, dal maggio all’ottobre 1934, di Georges Simenon, a bordo dell’Araldo, goletta a due alberi con equipaggio elbano.
E Iddio disse: “Si radunino tutte le acque,
che sono sotto il cielo, in un sol luogo
e apparisca l’asciutto”. E così fu.
E Iddio chiamò l’asciutto “Terra”
e la raccolta delle acque chiamò “Mari”.
(Genesi I, 9-10)
foto di Beatrice Cignoni
primo mare
Grumi di sangue si sciolgono
nel tempio del mio tempo
e il vento di ponente mi trasporta
tra i capelli spettinati
di bambina in posa su una bitta.
La copertina della seconda edizione di ‘Antologia per una strage’
Stazione di Bologna, sala d’attesa, 2 agosto 1980, ore 10.25. “Quel mattino moriva forse definitivamente il sogno lungamente accarezzato dalla nostra generazione di realizzare una democrazia veramente matura, in cui la forza della massa non sopprimesse la personalità e la necessità del singolo, ma, al contrario, li aiutasse a risolversi”. Sono le parole che lo scrittore e giornalista ferrarese Gian Pietro Testa scrive nella prefazione alla seconda edizione di ‘Antologia per una strage’ (Minerva, Bologna, 2005).
È il romanzo d’esordio dell’autrice che nel 1999 vinse il premio Teramo.
La storia si svolge “in una cittadina antica che aderiva come una cuffia alla cima di una collina tondeggiante.” Siamo nella provincia di Teramo, dove la Falconi è nata nel 1963.
Silvia Mancini appartiene a quella gioventù annoiata che non ha ancora avvertito il proprio destino. I genitori sono riusciti a farle prendere il diploma magistrale e stanno trafficando per trovarle un lavoro. La ragazza trascorre il suo tempo passeggiando con l’amica Cinzia, una che non si fa mancare i suoi amorucci estemporanei. Rimprovera a Silvia di non fare altrettanto.
Museo Fortuny
San Marco 3780 – Campo San Beneto,
30124 Venezia
Organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dalla Vervoordt Foundation, In-finitum, prevista a Venezia, Palazzo Fortuny dal 6 giugno al 15 novembre 2009, esplora la categoria dell’Infinito nelle sue diverse accezioni, dal non-finito all’illimitato, con un approccio multidisciplinare in cui arte, scienza e filosofia di ere e civiltà diverse si incontrano e si confrontano.
1 – Rosaria Di Donato – Fiele amaro bevo ma non muoio.
2 -Fiuccia – Se sapessi abbaiare, eviterei di mordere.
3 – liliana – Visse una vita in conto terzi.